Il sistema italiano riserva alle startup e alle PMI innovative un percorso agevolativo dedicato,
articolato in una pluralità di strumenti che, se conosciuti e sequenziati correttamente,
accompagnano l’impresa dalla fase di idea fino alle prime tappe della crescita. Il presupposto di
accesso a gran parte di queste misure è la qualifica di startup innovativa ai sensi dell’articolo 25 del
decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, che individua una particolare categoria di società di capitali,
costituite da non oltre sessanta mesi, con un valore della produzione contenuto entro la soglia di
legge, non quotate e non derivanti da operazioni straordinarie, il cui oggetto sociale sia
caratterizzato da un elevato contenuto tecnologico e innovativo. La qualifica si acquisisce mediante
iscrizione nell’apposita sezione speciale del Registro delle Imprese e presuppone il possesso di
almeno uno tra i requisiti alternativi previsti dalla norma: un’incidenza significativa delle spese di
ricerca e sviluppo, la presenza qualificata di personale altamente formato, ovvero la titolarità di
una privativa industriale o di un software registrato.
Lo strumento centrale del percorso è Smart&Start Italia, gestito da Invitalia per conto del
Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ne fa il principale canale nazionale di finanza
agevolata dedicato alle startup innovative. La misura risponde a un’esigenza strutturale: colmare il
divario di accesso al credito che caratterizza le imprese nelle fasi iniziali, quando l’assenza di storia
creditizia e di garanzie reali rende ardua l’interlocuzione con il sistema bancario tradizionale. Il
sostegno assume la forma di un finanziamento agevolato a tasso zero, concesso senza richiesta di
garanzie, che copre di norma l’ottanta per cento delle spese ammissibili del piano d’impresa e che
può salire al novanta per cento in presenza di specifiche condizioni migliorative legate alla
composizione della compagine sociale, segnatamente per le startup interamente costituite da
donne o da giovani al di sotto dei trentasei anni, ovvero con la partecipazione di un dottore di
ricerca rientrante dall’estero. Per le iniziative localizzate nel Mezzogiorno è inoltre prevista una
quota a fondo perduto che rafforza in misura sensibile l’attrattività dello strumento nelle regioni
meridionali. L’importo dei progetti finanziabili si colloca, di regola, in un intervallo che va da
centomila a un milione e mezzo di euro, e l’accesso avviene a sportello, con istruttoria in ordine
cronologico di presentazione e senza scadenze periodiche né graduatorie: una caratteristica che, se
da un lato consente di presentare domanda in qualsiasi momento, dall’altro impone tempestività,
poiché le risorse si esauriscono progressivamente e la priorità cronologica premia chi è pronto per
primo.
Smart&Start non esaurisce, tuttavia, l’ecosistema agevolativo a disposizione dell’imprenditoria
innovativa, che si compone di strumenti complementari da scegliere in funzione del profilo del
progetto. Per le iniziative prive del requisito di innovatività in senso stretto ma localizzate nel
Mezzogiorno operano strumenti dedicati all’autoimpiego e alla nuova imprenditorialità, mentre per
i giovani e le donne su tutto il territorio nazionale è disponibile la linea che sostiene a tasso zero la
creazione e lo sviluppo di nuove imprese con dotazioni e massimali specifici. In fase di validazione
dell’idea, prima ancora della strutturazione del piano d’impresa, possono inoltre intervenire
strumenti che finanziano a fondo perduto i servizi di accelerazione e di mentorship erogati da
incubatori e acceleratori certificati, talora abbinati a meccanismi di co-investimento in equity. La
scelta tra questi strumenti non è indifferente, perché coprono in parte fattispecie sovrapponibili e
non sono cumulabili sulle medesime spese: chi può documentare un’effettiva innovatività trova in Smart&Start le condizioni più vantaggiose, mentre per gli altri profili si rivelano più adatti gli strumenti alternativi.
Alla leva del finanziamento si affianca un complesso di agevolazioni di natura fiscale e regolatoria
connesse alla qualifica di startup e PMI innovativa. Il legislatore ha previsto, per chi investe nel
capitale di tali imprese, significative detrazioni e deduzioni fiscali, concepite per stimolare l’afflusso
di capitale di rischio privato verso un segmento che il mercato tende a sotto-finanziare; ha
riconosciuto un accesso prioritario e semplificato al Fondo di Garanzia per le PMI, che attenua il
rischio del finanziatore e agevola l’ottenimento del credito; ha introdotto deroghe al diritto
societario ordinario e strumenti di incentivazione del personale, come i piani di work for equity e
l’assegnazione di quote ai collaboratori, che consentono di attrarre e trattenere competenze
qualificate compensando la limitata capacità di remunerazione monetaria tipica delle fasi iniziali.
Questo insieme di misure configura un vero e proprio statuto agevolato dell’impresa innovativa,
che opera su più piani contemporaneamente.
La chiave per valorizzare appieno questo percorso risiede nella logica del sequenziamento. Gli
strumenti descritti non vanno considerati come alternative isolate da attivare una tantum, ma
come tappe di un itinerario che accompagna l’evoluzione dell’impresa: il sostegno alla validazione
dell’idea nella fase pre-seed, il finanziamento del piano d’impresa strutturato con Smart&Start
nella fase di avvio, l’attivazione delle detrazioni per attrarre investitori nella fase di rafforzamento
patrimoniale, il ricorso alla garanzia pubblica per accedere al credito bancario nella fase di crescita.
Costruire questo itinerario richiede una visione d’insieme e una capacità di pianificazione che
vanno oltre la singola domanda. Va inoltre ricordato che, anche per la startup innovativa, l’ente
erogatore non finanzia l’idea in quanto tale, bensì la dimostrata capacità di trasformarla in
un’impresa sostenibile: la solidità del business plan, la credibilità del team e la coerenza delle
proiezioni restano i fattori decisivi, e nessuna agevolazione, per quanto vantaggiosa, può supplire
alla debolezza progettuale.
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Nicola Vernaglione
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