La campagna elettorale per le Regionali, per il momento, la stanno facendo due che non hanno ancora deciso con chi correre. E se Ismaele La Vardera guarda a sinistra pur essendosi candidato senza la benedizione dei “compagni”, Cateno De Luca tratta con tutti senza essersi consegnato a nessuno. Entrambi organizzano, reclutano, presentano liste, fissano obiettivi. Mentre i partiti maggiori continuano soprattutto a prendere tempo.

La Vardera nel fine settimana porta ad Agrigento gli Stati generali dei civici di Controcorrente. Non sarà una riunione per soli militanti. Giuseppe Conte interverrà da remoto, sono annunciati Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli e i sindaci del Pd Roberto Gualtieri e Gaetano Manfredi. Elly Schlein non ha ancora confermato la presenza. Ma il parterre dice molto: il candidato che il centrosinistra siciliano non ha scelto riesce a convocare attorno a sé una fetta importante del centrosinistra nazionale.

È il vantaggio di essere partito prima. La Vardera ha annunciato a febbraio la propria candidatura alla presidenza della Regione e non ha aspettato che Pd, Movimento 5 stelle e alleati decidessero regole, perimetro e primarie. Ha portato Controcorrente dentro Progetto Civico Italia, la rete promossa dall’assessore romano Alessandro Onorato, assumendone anche la presidenza; e ha soprattutto incassato il risultato di Agrigento, dove Michele Sodano ha vinto le Comunali sostenuto da un campo civico-progressista. Adesso torna proprio lì per provare a trasformare quel laboratorio in qualcosa di più grande.

Non senza difficoltà. Il Pd continua a tenere aperta la strada delle primarie e il Movimento 5 stelle non ha rinunciato ad avere voce in capitolo. Ma il rapporto di forza si modifica mentre se ne discute. E La Vardera non aspetta di essere legittimato dal campo largo: cerca di rendere sempre più complicato per i suoi potenziali alleati ignorarlo.

Cateno De Luca procede dall’altro versante con un metodo ancora più materiale: riempie le caselle. A Messina ha completato un altro pezzo delle liste per le Regionali, mettendo in campo tre liste: “Sud chiama Nord per le Autonomie”, “De Luca sindaco di Sicilia” e “Liberi e Forti”. E soprattutto ha fatto quello che i grandi partiti evitano accuratamente di fare: ha detto quanto vuole prendere. Trenta per cento alle liste, 40 per cento insieme al candidato presidente. A Messina punta a quattro deputati e dice di lavorare per il quinto.

Sono numeri ambiziosi, ma la questione politica viene prima della loro attendibilità. De Luca costruisce una forza con cui presentarsi alla trattativa. Ha persino tolto la pregiudiziale che legava il confronto nazionale alla propria candidatura obbligatoria a Palazzo d’Orléans: prima vuole capire con chi e come Sud chiama Nord potrà giocare la partita delle Politiche, soltanto dopo affronterà quella siciliana. Centrodestra o centrosinistra, per ora, rimangono entrambi possibili. Con una condizione: nessuno pensi di scegliere a Roma il candidato alla presidenza e poi recapitarlo in Sicilia.

Se però si cercano i segnali, quelli più insistenti arrivano da destra. E hanno un nome: Gaetano Galvagno. Il feeling fra il presidente dell’Ars e De Luca non nasce a Ragalna. A febbraio era stato lo stesso leader di Sud chiama Nord a raccontare il patto di non belligeranza stretto con Schifani nell’autunno del 2024, indicando proprio Galvagno come “notaio” dell’intesa. A luglio il presidente dell’Ars era in prima fila alla convention palermitana del “governo di liberazione” e spiegava senza troppi giri di parole: “Cateno è un amico”. A Etna Forum Galvagno ha indicato De Luca fra i “soggetti qualificati” ai quali il centrodestra potrebbe allargare la coalizione per vincere le prossime Regionali.

Tre episodi in pochi mesi sono qualcosa di più di una cortesia istituzionale. Non fanno ancora un’alleanza, anche perché De Luca continua a considerare chiusa l’esperienza Schifani e non perde occasione per dirlo. Ma mostrano che dentro Fratelli d’Italia qualcuno ragiona già sul dopo e tiene aperto un canale con chi può mettere sul tavolo una quantità di voti tutt’altro che trascurabile. De Luca, naturalmente, lascia fare. Più interlocutori ha, maggiore sarà il prezzo politico della scelta finale.

Ed è qui che il movimento dei due outsider risalta ancora di più. Luca Sbardella e Nino Minardo, i due commissari regionali di Fratelli d’Italia e Forza Italia, restano invece fedeli al loro credo: evocare il cambiamento evitando accuratamente di praticarlo. Sbardella assicura che FdI avrebbe quattro o cinque nomi pronti per Palazzo d’Orléans, ma aggiunge immediatamente che se ne parlerà al momento opportuno. Sulla ricandidatura di Schifani dice che bisognerà capire se sia vincente e rimette comunque a Forza Italia la prima mossa. Lo stesso metodo utilizzato a Palermo davanti al cantiere aperto da Carolina Varchi.

Minardo ha almeno una posizione ufficiale: Forza Italia è favorevole al bis di Schifani. Ma considera ormai “stucchevole” parlarne e continua ad accompagnare il sostegno al presidente con richiami al merito, alla trasparenza, alla qualità della classe dirigente e alla necessità di superare scandali e vecchie pratiche. Resta irrisolta la stessa contraddizione: se serve una rigenerazione, prima o poi bisognerà spiegare che cosa debba essere rigenerato e chi debba pagarne il prezzo.

Nel frattempo l’unico candidato già dichiarato è La Vardera. E sarà interessante vedere se il ritorno dell’Ars, fissato per l’8 settembre, riuscirà a risvegliare anche l’opposizione. Sulla nuova manovra incombono circa 300 milioni di misure aggiuntive e soprattutto i fondi per gli investimenti territoriali, reincarnazione regolamentata delle vecchie “mancette”. A luglio l’algoritmo della spartizione dei 22 milioni aveva già previsto una quota per la maggioranza e una per le opposizioni. Adesso la posta in gioco è molto più alta. Può darsi che la sinistra abbia bisogno ancora di un po’ di tempo per scegliere il candidato. Di certo nessuno avrà bisogno di primarie per capire come distribuire i fondi nei collegi elettorali dei singoli deputati.

L’articolo Elezioni. Chi corre e chi dorme puoi leggerlo su Buttanissima Sicilia.


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Alberto Paternò

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