Eba, Eiopa ed Esma avvertono sui rischi legati a fornitori ICT esterni all’Europa. Cyberattacchi potenziati dall’AI, quantum computing e credito privato entrano nel radar della vigilanza finanziaria.
L’ allarme delle autorità di vigilanza finanziaria dell’Unione su cloud e AI extraeuropei: “La dipendenza tecnologica amplifica gli shock geopolitici”
La finanza europea è solida, ma una parte crescente delle infrastrutture digitali che la fanno funzionare resta fuori dal controllo diretto dell’Unione europea (Ue). Cloud, servizi ICT, sistemi di pagamento, infrastrutture finanziarie e, sempre più, intelligenza artificiale (AI) rappresentano una nuova superficie di rischio nella competizione tecnologica e geopolitica globale.
L’allarme arriva da Eba, Eiopa ed Esma, le tre autorità europee di vigilanza finanziaria (Esa), che nel Rapport di aggiornamento sui rischi dell’autunno 2026 mettono le dipendenze esterne tra le principali vulnerabilità del sistema finanziario dell’Unione, insieme alla crescita del private credit, alle minacce cyber e allo sviluppo accelerato delle tecnologie emergenti.
Il punto più delicato riguarda l’affidamento a fornitori di servizi ICT esterni allo Spazio economico europeo. Una dipendenza già nota, ma che secondo le autorità assume una rilevanza maggiore nell’attuale scenario geopolitico perché può “amplificare l’impatto degli shock geopolitici e dei disservizi operativi”.
Cloud e servizi ICT, la dipendenza tecnologica diventa rischio finanziario
Il problema non è semplicemente dove si trovano fisicamente server e data center. La questione riguarda chi controlla le infrastrutture, i servizi digitali e le tecnologie dalle quali dipende il funzionamento quotidiano della finanza europea.
È di fatto il problema messo al centro della campagna che Key4Biz porta avanti da novembre 2024 sull’indipendenza tecnologica e l’autonomia digitale, cioè libertà di scelta delle soluzioni e delle infrastrutture, che è alla base del controllo sui dati e della gestione dei livelli di sicurezza.
Banche, assicurazioni, fondi e operatori finanziari utilizzano infrastrutture ICT e servizi cloud forniti in larga parte da gruppi extraeuropei. A questo si aggiungono dipendenze nei sistemi di pagamento e nelle infrastrutture finanziarie: secondo le Esa, “anche mercati strategici come clearing, repo e rating del credito risultano largamente intermediati da soggetti non europei”.
Queste relazioni garantiscono efficienza, economie di scala e accesso a tecnologie avanzate, ma producono contemporaneamente rischi di concentrazione, controparte e dipendenza da regimi normativi esterni all’Unione.
In uno scenario geopolitico deteriorato, un problema tecnico, una crisi diplomatica, nuove restrizioni normative o un attacco informatico contro un grande provider potrebbero quindi propagarsi rapidamente attraverso il sistema finanziario europeo.
AI e cybersecurity, attacchi più veloci e difficili da fermare
È soprattutto sul fronte della cybersecurity che la concentrazione tecnologica preoccupa le autorità. La forte dipendenza da fornitori ICT non appartenenti allo Spazio economico europeo aumenta l’esposizione proprio mentre l’intelligenza artificiale sta modificando capacità e velocità degli attacchi.
Secondo Eba, Eiopa ed Esma, lo sviluppo dei sistemi AI avanzati “potrebbe rendere gli attacchi informatici più potenti e difficili da contenere”, permettendo agli attori malevoli di “individuare e sfruttare vulnerabilità a velocità finora impossibili”.
Il rischio è quindi doppio: l’AI diventa una tecnologia sempre più importante per la finanza, ma contemporaneamente può essere utilizzata per automatizzare e potenziare le offensive informatiche. Una maggiore concentrazione dei servizi digitali presso pochi operatori può inoltre trasformare un singolo punto di vulnerabilità in un problema sistemico.
Anche il settore assicurativo è esposto, si legge nel report: una crescita della frequenza e della gravità degli attacchi cyber abilitati dall’AI potrebbe aumentare contemporaneamente il numero delle richieste di risarcimento, creando rischi di accumulo per gli assicuratori.
Dopo l’AI arriva il rischio quantistico: una vulnerabilità potenzialmente molto più profonda
Nel radar delle autorità entra anche il quantum computing. La tecnologia potrebbe migliorare ottimizzazione dei processi finanziari, individuazione delle frodi, compliance e pricing, ma introduce contemporaneamente una vulnerabilità potenzialmente molto più profonda.
Computer quantistici sufficientemente avanzati potrebbero infatti compromettere alcuni degli attuali sistemi crittografici utilizzati per proteggere comunicazioni, transazioni finanziarie, database e blockchain.
Il passaggio più significativo del rapporto è che questi rischi potrebbero materializzarsi prima della disponibilità di applicazioni quantistiche commercialmente mature. Per banche e infrastrutture finanziarie significa che la transizione verso sistemi crittografici resistenti al quantum non può essere considerata soltanto un problema futuro.
La risposta europea: ridurre il rischio senza isolarsi
Le autorità non propongono una separazione tecnologica dell’Europa dal resto del mondo, che di fatto è impossibile allo stato attuale delle nostre capacità. Chiedono invece a vigilanza e operatori di monitorare maggiormente le dipendenze dai fornitori extra-Ue, rafforzare la preparazione alle crisi e migliorare la capacità di risposta ai rischi legati ad AI, quantum computing e cybersecurity.
Il sistema finanziario europeo, sottolineano le tre autorità, resta resiliente: banche, assicurazioni e fondi mostrano fondamentali complessivamente solidi. Ma la natura del rischio sta cambiando.
Il messaggio di base è che la stabilità finanziaria non dipende più soltanto da capitale, liquidità e qualità del credito, ma sempre più anche da cloud, software, algoritmi, sicurezza informatica e infrastrutture digitali. È qui che la dipendenza tecnologica europea può trasformarsi, in caso di crisi, da problema industriale a rischio finanziario sistemico.
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