da Bankitalia via libera a incorporazione illimity


RAFFAELE ZINGONE, AD BANCA IFIS

Il progetto di integrazione tra Banca Ifis e illimity entra nella sua fase decisiva. La Banca d’Italia ha infatti dato il via libera “pieno e incondizionato” alla fusione per incorporazione di illimity Bank in Banca Ifis, rimuovendo uno degli ultimi passaggi autorizzativi necessari per completare un’operazione destinata a ridisegnare il perimetro e il modello di business dell’istituto guidato fino a oggi da Frederik Geertman. Il perfezionamento dell’integrazione è previsto entro la fine del 2026 e porterà con sé anche l’iscrizione in bilancio di circa 70 milioni di euro di attività fiscali differite, le cosiddette DTA, mentre viene confermato l’obiettivo di arrivare, a regime, a circa 75 milioni di euro di sinergie annue a partire dal 2027. Nella stessa giornata arriva anche il cambio al vertice: Geertman ha rassegnato con effetto immediato le dimissioni dalla carica di consigliere e amministratore delegato e il consiglio di amministrazione ha cooptato Raffaele Zingone, nominandolo all’unanimità nuovo amministratore delegato della banca.

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L’ultimo tassello di una trasformazione industriale

Il via libera di Via Nazionale arriva mentre Banca Ifis sta portando a compimento un percorso che, nell’arco di poco più di un anno, ha modificato profondamente il profilo del gruppo. L’acquisizione di illimity, completata nel 2025, non viene infatti interpretata dalla banca come una semplice operazione di crescita dimensionale, ma come il principale tassello di una trasformazione del modello industriale: da un gruppo fortemente identificato anche con il business degli NPL a una banca sempre più concentrata sul credito specialistico, sui servizi finanziari alle imprese e sul sostegno all’economia reale. L’integrazione delle attività di illimity dovrebbe consentire a Banca Ifis di ampliare il portafoglio di prodotti destinati a PMI, imprenditori e famiglie, facendo leva su competenze che spaziano dal Corporate & Investment Banking alla finanza strutturata, dai Capital Markets ai servizi per le imprese.

Il calendario dell’operazione è ormai definito. La banca aveva già indicato l’obiettivo di completare nel corso del 2026 il percorso di integrazione, dopo avere ottenuto nel 2025 il controllo di illimity e avviato la successiva fase di due diligence e armonizzazione dei processi. Il nuovo via libera dell’autorità di vigilanza consente ora di arrivare al passaggio societario conclusivo. Sul sito dedicato all’operazione, Banca Ifis indica il 9 novembre 2026, o una data successiva che sarà comunicata, come data prevista per il perfezionamento della fusione, subordinatamente agli ulteriori adempimenti societari necessari.

Settanta milioni di DTA e 75 milioni di sinergie

Il valore economico dell’integrazione si misura soprattutto nelle sinergie. L’obiettivo annunciato dal gruppo è di circa 75 milioni di euro l’anno a regime, prima delle imposte, a partire dal 2027. Si tratta di un ammontare costruito su due componenti: circa 50 milioni di euro di sinergie di costo e circa 25 milioni di euro di sinergie di ricavo. Le prime derivano principalmente dalla razionalizzazione delle strutture, dall’integrazione delle funzioni di governo e controllo, dall’ottimizzazione dei sistemi informativi e dalla revisione delle spese amministrative; le seconde dalla possibilità di aumentare la produttività della clientela di illimity attraverso l’offerta di prodotti nei quali Banca Ifis è particolarmente presente, come factoring, leasing e rental.

Il traguardo dei 75 milioni non nasce dunque con il provvedimento di oggi, ma rappresenta la conferma di una guidance già comunicata agli investitori. Nel primo semestre 2026 la banca aveva spiegato che il percorso di integrazione stava procedendo secondo i piani e che le iniziative di efficientamento, insieme alla razionalizzazione delle strutture operative, dei sistemi informativi e delle spese amministrative, avrebbero reso visibili le sinergie di costo a partire dal 2027. Nel frattempo, l’iscrizione di circa 70 milioni di euro di attività fiscali differite rappresenta un ulteriore effetto finanziario dell’operazione, con la possibilità di generare capitale nei successivi esercizi attraverso il progressivo utilizzo delle DTA.

La macchina dell’integrazione, del resto, era già entrata nella fase operativa. Nel primo semestre dell’anno Banca Ifis aveva contabilizzato 34 milioni di euro dei 70 milioni di aggiustamenti incrementali annunciati al mercato, indicando in circa 36 milioni di euro la quota residua attesa nella seconda parte del 2026. Nello stesso periodo i costi operativi complessivi del gruppo si erano attestati a 308,8 milioni di euro, di cui 125,4 milioni relativi al personale e 172,5 milioni alle altre spese amministrative. La posizione di liquidità al 30 giugno 2026 era pari a circa 2,1 miliardi di euro di riserve e attività libere finanziabili presso la Banca centrale europea, con un Liquidity Coverage Ratio intorno al 550%, mentre il CET1 era al 13,4% e il Total Capital Ratio al 18,4%.

Zingone prende il timone

In questo passaggio si inserisce la successione ai vertici. Frederik Geertman lascia con effetto immediato sia la carica di amministratore delegato sia quella di consigliere. Al suo posto il consiglio ha cooptato Raffaele Zingone come consigliere non indipendente e lo ha nominato amministratore delegato, con effetto immediato e fino alla prossima assemblea. La scelta, secondo quanto indicato dalla banca, è stata effettuata all’unanimità e, su parere del Comitato Nomine, Zingone è stato individuato come il candidato più adatto a guidare la nuova fase di riorganizzazione del gruppo.

La nomina non arriva dal nulla. Zingone conosce infatti Banca Ifis dall’interno e ha costruito gran parte della propria carriera nel gruppo. Entrato nel 2006, ha ricoperto diversi incarichi, dalla Compliance alla pianificazione strategica e controllo di gestione, fino alla responsabilità commerciale. Dal 2015 al settembre 2019 è stato responsabile di Banca Ifis Impresa, la divisione dedicata alle soluzioni finanziarie per le piccole e medie imprese. Prima di assumere il nuovo incarico era Condirettore Generale e Chief Commercial Officer di Banca Ifis e, dopo l’acquisizione, era stato chiamato anche a guidare illimity come amministratore delegato, con il mandato di proseguirne il rilancio commerciale.

Il profilo di Zingone è quindi strettamente collegato alla dimensione commerciale e al rapporto con le imprese, un elemento che assume particolare rilevanza nel momento in cui Banca Ifis dichiara di voler accelerare proprio sul terreno dello specialty finance e del sostegno alle PMI. La banca non sta semplicemente completando una fusione societaria: sta cercando di costruire una piattaforma più ampia, nella quale le competenze di illimity possano essere integrate con quelle storicamente sviluppate da Ifis nei finanziamenti specialistici alle aziende.

Dal credito deteriorato allo specialty finance

Il cambio di passo passa anche dalla progressiva uscita dal business degli NPL. A giugno Banca Ifis aveva annunciato l’avvio di un processo competitivo per la vendita delle attività nel comparto, con l’obiettivo di arrivare al deconsolidamento del portafoglio. In quel momento il gruppo indicava in circa 1,5 miliardi di euro il valore netto contabile, o NBV, dei crediti deteriorati amministrati, concentrati prevalentemente nel segmento degli small ticket unsecured, cioè crediti di piccolo importo e privi di garanzia. Il processo di vendita, secondo quanto comunicato successivamente, aveva attirato l’interesse di una platea articolata di potenziali controparti, comprendente investitori italiani e internazionali, operatori specializzati, istituzioni finanziarie e fondi di private equity.

È una trasformazione significativa per un istituto che negli ultimi anni ha costruito una parte importante della propria identità proprio sull’attività legata ai crediti deteriorati. La direzione indicata dal management è ora quella di concentrare maggiormente capitale, competenze e capacità commerciale su attività a maggiore valore aggiunto e su una relazione più ampia con imprese, imprenditori e famiglie. In questa prospettiva, l’integrazione di illimity assume un significato che va oltre la somma dei due perimetri: serve a portare dentro Banca Ifis competenze e prodotti che possono essere incrociati con la rete e con le specializzazioni già presenti nel gruppo.

La scommessa sulle PMI e sull’economia reale

Il cuore della nuova strategia resta infatti il rapporto con l’economia reale italiana. L’integrazione con illimity ha già prodotto le prime iniziative commerciali comuni, con l’obiettivo di mettere a sistema competenze nel Corporate & Investment Banking, nella Finanza Strutturata, nei Capital Markets e nei servizi destinati alle imprese. L’idea è costruire una banca in grado di accompagnare la clientela in una gamma più ampia di esigenze finanziarie, sfruttando la complementarità dei rispettivi portafogli e aumentando le occasioni di cross-selling. La stessa banca ha indicato nella piena integrazione della piattaforma di banca diretta e delle altre aree strategiche di illimity uno degli elementi attraverso cui rafforzare la propria posizione nel mercato del supporto alle PMI.

Il dato economico alla base della strategia è altrettanto rilevante. Banca Ifis ha chiuso il 2025 con un utile netto consolidato di 328 milioni di euro, dato che comprende anche gli effetti del primo consolidamento di illimity a partire dal 1° luglio 2025. Nello stesso esercizio era stata deliberata la distribuzione di un dividendo complessivo di 129 milioni di euro. La banca aveva inoltre stimato, una volta completata la fusione e tenendo conto delle operazioni previste, un CET1 pro-forma intorno al 14%, mantenendo quindi l’attenzione sulla solidità patrimoniale anche nel pieno della trasformazione del modello di business.

Fürstenberg entra nella nuova architettura

Accanto alla componente corporate e allo specialty finance, il gruppo sta costruendo anche un presidio più strutturato nel private banking. La nuova divisione Fürstenberg, nata dall’integrazione delle attività riconducibili a Fürstenberg SIM e Fürstenberg SGR, viene indicata dalla banca come un asset strategico per lo sviluppo del business di gestione e valorizzazione del patrimonio. Il disegno complessivo è quindi quello di una banca più articolata, capace di affiancare al credito specializzato per le imprese una proposta destinata anche agli imprenditori sul versante della gestione dei patrimoni e, più in generale, una gamma di servizi finanziari più ampia.

È in questo incastro che la nomina di Zingone acquista il suo significato industriale. Il nuovo amministratore delegato arriva alla guida del gruppo proprio mentre si chiude la fase autorizzativa della fusione e comincia quella in cui occorrerà trasformare le sinergie previste sulla carta in risultati economici effettivi. La tabella di marcia prevede il completamento dell’integrazione entro il 2026, l’emersione delle sinergie di costo dal 2027 e il pieno dispiegamento del potenziale commerciale della combinazione tra Banca Ifis e illimity.

La partita, dunque, si sposta ora dal terreno regolamentare a quello industriale. Il via libera di Bankitalia chiude una porta e ne apre una molto più impegnativa: dimostrare che una fusione da cui il gruppo si attende 75 milioni di euro di sinergie annuali può tradursi in una macchina commerciale più efficiente, in una maggiore capacità di finanziare le PMI e in un modello di banca specializzata meno dipendente dal business degli NPL. Per Banca Ifis il 2026 è l’anno dell’integrazione; il 2027 sarà quello in cui i numeri dovranno iniziare a raccontare se la nuova architettura ha mantenuto le promesse.


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