VENEZIA – Assessore Michele Zuin, ha letto? Il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi è tornato a manifestare dubbi sulla tassazione ai turisti. Lei è di fatto il “padre” del ticket d’accesso a Venezia, prima con il sindaco Brugnaro e ora con Venturini. Con voi ne ha parlato? Com’è l’interlocuzione con il ministro?
«I rapporti sono ottimi e l’interlocuzione è continua. Ci siamo visti anche pochi giorni fa al Lido e continueremo a confrontarci. Nelle parole del ministro non vedo grandi novità rispetto alle posizioni che conoscevamo: ha espresso una valutazione generale sulla tassazione legata al turismo ma, parlando di Venezia, ha riconosciuto che la sua unicità richiede un approfondimento specifico. È proprio quello che stiamo facendo. L’obiettivo è comune: tutelare Venezia e la sua vivibilità».
Sì, ma Mazzi non è favorevole neanche alla tassa di soggiorno…
«Il ministro ha espresso una posizione generale sulla tassazione turistica, non una chiusura specifica nei confronti di Venezia. Da noi l’ultimo adeguamento tariffario risale addirittura al 2015, mentre altre grandi destinazioni turistiche italiane, da Roma a Milano, Firenze, Napoli e Bologna, hanno già rivisto le proprie tariffe. Noi arriviamo a questo passaggio dopo anni di stabilità e nel rispetto delle norme. Diverso è il caso di altre città che chiedono di ampliare la forchetta delle tariffe dell’imposta o ulteriori aumenti dopo i rincari già introdotti in questi anni. Noi intendiamo far evolvere l’imposta, in accordo con le associazioni di categoria che stanno collaborando per individuare dove allocare parte delle risorse, affinché sia più aderente alle necessità delle diverse realtà territoriali di Venezia, con un’impostazione sartoriale».
Anche il governatore Alberto Stefani è contro il ticket a 30 euro. Che farete?
«Dialoghiamo naturalmente anche con la Regione e con il suo presidente. Il fatto che, allo stato, non esistano in altre realtà venete progetti simili al Contributo di accesso dimostra proprio la specificità della nostra città. C’è poi un dato di realtà: il Comune è ogni giorno in prima linea nella gestione di Venezia e conosce direttamente le conseguenze dei flussi turistici. In più si parla di incrementare le tariffe solo in determinate giornate o sopra una determinata soglia di afflusso».
Ma vi infastidisce questo tira e molla con Governo e Regione?
«Assolutamente no. Non lo considero un tira e molla, ma un confronto istituzionale nel quale è giusto approfondire tutte le posizioni. Stiamo parlando di Venezia, un patrimonio straordinario che pone problemi senza equivalenti altrove. Ognuno porta il proprio punto di vista e le proprie competenze; noi, l’esperienza quotidiana di chi deve governare la città, i suoi servizi e i suoi flussi. Alla fine si arriverà a una sintesi concreta per il bene dei cittadini».
Venezia può fare senza ticket e tassa di soggiorno?
«Certo, si può rinunciare a tutto. Ma cancellare il contributo di accesso significa rinunciare all’unico strumento concreto introdotto di gestione dei flussi turistici dopo quarant’anni di discussioni e convegni. Per quanto riguarda l’imposta di soggiorno, il cui gettito è di ben 39 milioni di euro, sarebbe insostenibile rinunciarci per qualunque città. Significherebbe far saltare il banco, con costi esorbitanti sulle spalle dei cittadini per pagare pulizia, sicurezza, trasporti, macchina amministrativa, eventi».
E quali sarebbero le alternative?
«Se si eliminano queste risorse, bisogna trovarne altre nel bilancio oppure far ricadere maggiormente quei costi sui contribuenti. In una città che sostiene costi straordinari per il turismo, noi pensiamo che questa pressione non possa finire sulle spalle dei cittadini».
Si può pensare a distribuire diversamente i benefici di ticket e tassa di soggiorno? A una destinazione diversa rispetto al mantenimento della tassa rifiuti per i residenti a livelli accettabili?
«Si può discutere di come utilizzare al meglio queste risorse, ma nel rispetto delle destinazioni e dei vincoli stabiliti dalla legge. Non sono somme che il Comune può spostare liberamente da una finalità all’altra. Il bilancio si fa con le regole vigenti, uguali per tutte le città».
L’impressione è che, malgrado il ticket, Venezia continui a essere invasa di turisti…
«È evidente, e nessuno lo nega, che Venezia continui ad avere giornate isolate di grande afflusso, ma i numeri ci dicono il contrario rispetto a possibili impressioni visive, che sono sempre soggettive e lasciano il tempo che trovano. Il contributo di accesso non è mai stato un numero chiuso: serve a conoscere meglio i flussi, governarli e soprattutto a disincentivare le giornate di maggiore pressione. Secondo i dati le giornate con almeno ventimila voucher staccati erano state quattro su ventinove nel 2024, tre su cinquantaquattro nel 2025 ed è stata una sola su sessanta nel 2026. Significa che i picchi si sono praticamente azzerati, mentre nelle altre grandi città d’arte italiane le presenze turistiche sono aumentate a doppia cifra negli ultimi anni. Da noi, invece, la situazione è sostanzialmente stabile. Se le analisi confermeranno che il contributo di accesso funziona soprattutto quando aumenta la sua capacità disincentivante, ragioneremo proprio su come rafforzarlo, anche attraverso la leva economica».
Anche sulla limitazione dell’Ue alle case per turisti il ministro è contrario. A che punto siete a Venezia?
«Stiamo studiando con attenzione la normativa europea, perché servono strumenti giuridicamente solidi. Gli uffici sono al lavoro con l’intento di contemperare i diritti di proprietà, la libertà economica di ciascuno e i bisogni della città dal punto di vista abitativo e residenziale».
Cosa farete se ministero e Regione continueranno a essere contro norme di limitazione come aumento del ticket, aumento della tassa di soggiorno, limitazione delle case per turisti?
«Continueremo a confrontarci con tutti, senza pregiudizi e con grande pragmatismo, rispettando le competenze di ciascuno. Abbiamo problemi concreti da risolvere: i picchi di presenze, i costi che ricadono sulla città, la residenzialità. Se qualcuno ha strumenti migliori del contributo di accesso, più efficaci e altrettanto solidi sul piano giuridico, siamo pronti ad ascoltarli. Ci interessa il risultato: proteggere Venezia e renderla vivibile per chi ci abita, lavora, studia e, naturalmente, anche per chi viene a visitarla. I rapporti con Regione e ministero sono ottimi. Il dialogo continua».
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