In Italia l’oro da investimento si compra senza IVA e, finché lo tieni in un cassetto o in una cassetta di sicurezza in Italia, non paghi nulla e non dichiari nulla. Le tasse arrivano quando lo vendi: sul guadagno paghi un’imposta sostitutiva del 26 per cento, da indicare tu nella dichiarazione dei redditi. Il punto che sorprende molti è un altro: dal 1° gennaio 2024, se non hai il documento che prova quanto lo hai pagato, il fisco considera guadagno l’intero prezzo di vendita. Vediamo le regole una per una, con gli articoli di legge.
Cosa conta come oro da investimento
La definizione sta nell’articolo 1 della legge 17 gennaio 2000, n. 7, che ha recepito una direttiva europea. Sono oro da investimento:
- lingotti e placchette di peso accettato dal mercato dell’oro, comunque superiore a 1 grammo, con purezza pari o superiore a 995 millesimi;
- monete con purezza di almeno 900 millesimi, coniate dopo il 1800, che hanno o hanno avuto corso legale nel Paese d’origine e che di norma si vendono a un prezzo non superiore di oltre l’80 per cento al valore dell’oro che contengono.
La Commissione europea pubblica ogni anno l’elenco delle monete che rispettano questi requisiti, ma la legge italiana include anche le monete con le stesse caratteristiche che non compaiono nell’elenco. Gioielli, oggetti d’arte e monete da collezione con un forte valore numismatico restano fuori.
La stessa legge stabilisce chi può commerciare oro in modo professionale: le banche e le società iscritte nel registro degli operatori tenuto dall’OAM. Prima di comprare conviene controllare che il venditore ci sia, come spieghiamo nella guida su come comprare oro fisico.
Perché l’oro da investimento non paga l’IVA
L’articolo 10, numero 11, del DPR 633/1972 rende esenti da IVA le operazioni sull’oro da investimento. Il prezzo che paghi per un lingotto o una moneta che rispetta i requisiti è quindi legato alla quotazione del metallo più il margine del venditore, senza imposta sopra.
L’esenzione vale solo per l’oro. Argento, platino e palladio in lingotti o monete non godono di un regime equivalente e scontano l’IVA ordinaria: è una delle ragioni per cui, a parità di quotazione, comprare argento fisico in Italia costa molto di più che comprare oro. Lo stesso vale per i gioielli, che si pagano con IVA anche quando sono d’oro.
Quanto paghi quando vendi: il 26 per cento sulla plusvalenza
La vendita di oro, e in generale di metalli preziosi, produce un reddito diverso ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera c-ter, del TUIR, purché il metallo sia allo stato grezzo o monetato. La plusvalenza è la differenza tra quanto incassi e quanto avevi pagato, documentato, e su questa differenza si applica l’imposta sostitutiva del 26 per cento.
Un esempio con cifre di fantasia, solo per il calcolo: compri un lingotto pagandolo 6.000 euro, con fattura, e anni dopo lo rivendi a 9.000. La plusvalenza è di 3.000 euro e l’imposta è di 780 euro. Se lo rivendi a 5.500 hai una minusvalenza di 500 euro, che secondo l’articolo 68, comma 5, del TUIR può compensare plusvalenze della stessa natura realizzate nello stesso anno e nei quattro successivi, a patto di indicarla in dichiarazione.
Il compro oro o la banca che ti acquista il metallo non trattengono l’imposta al posto tuo: la plusvalenza va indicata nel quadro T del 730 o nel quadro RT del modello Redditi Persone Fisiche, nella dichiarazione dell’anno successivo alla vendita.
Senza fattura d’acquisto si tassa tutto il prezzo
Fino al 2023 chi non aveva il documento d’acquisto poteva calcolare la plusvalenza in modo forfettario, pari al 25 per cento del prezzo di vendita: in pratica pagava il 6,5 per cento dell’incasso. La legge di bilancio 2024 (legge 213/2023, articolo 1, comma 92) ha cambiato l’articolo 68, comma 7, lettera d), del TUIR: oggi, in mancanza della documentazione del costo, la plusvalenza è pari all’intero corrispettivo della cessione.
Riprendendo l’esempio, chi vende a 9.000 euro un lingotto senza poter dimostrare il prezzo pagato si vede tassare 9.000 euro e paga 2.340 euro invece di 780. Per questo la fattura o la ricevuta d’acquisto dell’operatore, con la descrizione del pezzo, va conservata come un atto di proprietà.
Durante l’esame della legge di bilancio 2026 erano stati presentati emendamenti per una rivalutazione dell’oro posseduto, con un’imposta sostitutiva agevolata, pensata per chi non ha più i documenti. Le proposte non sono entrate nella legge 30 dicembre 2025, n. 199: la regola dell’intero corrispettivo resta in vigore.
Oro ereditato o ricevuto in dono
Per l’oro arrivato con una successione, l’articolo 68, comma 6, del TUIR prende come costo il valore definito o, in mancanza, quello dichiarato ai fini dell’imposta di successione. Per l’oro ricevuto in donazione vale il costo sostenuto da chi te lo ha donato. Se quel valore non risulta da nessun documento, il rischio è di ricadere nella tassazione sull’intero prezzo.
Oro in Italia, oro all’estero: quando serve il quadro RW
Il lingotto custodito a casa o in una cassetta di sicurezza di una banca italiana non va indicato da nessuna parte: il possesso non si dichiara, conta solo l’eventuale vendita. Non c’è nemmeno l’imposta di bollo, che riguarda conti, depositi e strumenti finanziari, non i beni fisici.
Diverso il caso dell’oro custodito all’estero, per esempio in un caveau in Svizzera. Rientra tra gli investimenti esteri da segnalare nel quadro RW per il monitoraggio fiscale; la soglia di 15.000 euro che molti conoscono vale per i conti correnti e i depositi, non per gli altri beni. L’IVAFE, invece, colpisce prodotti finanziari, conti e libretti di risparmio detenuti all’estero, quindi non riguarda il metallo fisico in sé, mentre si applica se possiedi oro tramite strumenti finanziari presso un intermediario estero. Se le cifre sono importanti, conviene far verificare la compilazione a un commercialista.
Oro fisico, ETC e altri risparmi: il confronto fiscale
| Strumento | All’acquisto | Mentre lo tieni | Sul guadagno |
|---|---|---|---|
| Oro da investimento custodito in Italia | Esente IVA | Nessuna imposta, niente da dichiarare | 26%, da dichiarare tu; senza fattura sull’intero prezzo |
| Argento, platino, palladio fisici | IVA ordinaria | Nessuna imposta | 26% sulla plusvalenza |
| ETC sull’oro in un dossier italiano | Commissioni del broker | Bollo 0,20% annuo sul dossier | 26%, trattenuto dall’intermediario in regime amministrato |
| BTP | Commissioni | Bollo 0,20% annuo sul dossier | 12,5% |
| Conto deposito | Nessun costo | Bollo 0,20% annuo | 26% sugli interessi |
Il confronto mostra perché l’oro fisico piace a chi vuole tenere un bene fuori dal circuito finanziario, ma anche il suo limite: non produce interessi e il fisco lo tassa più dei titoli di Stato. Per vedere come si sono mosse le diverse forme di risparmio negli ultimi anni, puoi leggere il nostro confronto tra argento, oro, BTP e conti, e per capire da dove viene il prezzo che ti propongono la guida sul prezzo dell’oro al grammo e all’oncia.
Domande frequenti
Devo dichiarare l’oro che tengo in casa?
No. Il semplice possesso di oro custodito in Italia non va indicato in dichiarazione. Va dichiarata solo la plusvalenza quando lo vendi.
Se vendo i gioielli della nonna pago le tasse?
La lettera c-ter dell’articolo 67 del TUIR riguarda i metalli preziosi allo stato grezzo o monetato, quindi lingotti e monete. I gioielli lavorati non rientrano in quella norma; se però vendi con regolarità oggetti d’oro, l’attività può assumere un altro profilo fiscale, e conviene chiedere a un professionista.
Ho perso la fattura: posso ricostruire il costo con l’estratto conto?
La legge parla di documentazione del costo di acquisto. Un bonifico o un estratto conto che collegano in modo chiaro il pagamento all’operatore e al pezzo acquistato possono aiutare, ma non c’è una regola che li equipari alla fattura: prima di vendere, chiedi una copia del documento all’operatore che te l’ha venduto.
Le monete d’oro da collezione sono oro da investimento?
Solo se rispettano i requisiti della legge 7/2000, prezzo compreso. Una moneta che vale molto più del suo oro per la rarità esce dalla definizione e, con lei, dall’esenzione IVA.
Cosa fare in pratica
Compra solo da banche e operatori iscritti all’OAM, conserva fattura e certificato di ogni pezzo insieme al pezzo stesso e annota dove lo custodisci. Quando vendi, tieni la ricevuta della vendita e ricordati che toccherà a te inserire la plusvalenza nel 730 o nel modello Redditi. Se l’oro sta all’estero, aggiungi il quadro RW. Per chi cerca un rendimento regolare l’oro fisico non è lo strumento adatto; per chi vuole una parte del patrimonio in un bene reale, le regole fiscali sono chiare, a patto di avere le carte in ordine.
Fonti e data di verifica
- Legge 17 gennaio 2000, n. 7, su Normattiva (definizione di oro da investimento e operatori professionali)
- DPR 26 ottobre 1972, n. 633, articolo 10, numero 11 (esenzione IVA)
- TUIR (DPR 917/1986), articolo 67, comma 1, lettera c-ter, e articolo 68, commi 5, 6 e 7, lettera d)
- Legge 30 dicembre 2023, n. 213, articolo 1, comma 92 (plusvalenza pari al corrispettivo senza documentazione del costo)
- Agenzia delle Entrate, istruzioni dei modelli 730 e Redditi Persone Fisiche 2026
Dati verificati in data 11 ottobre 2026.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link





