Tassazione OPAS Poste su TIM: perchè è più alta delle attese e cosa fare


Tasse sull’OPAS Poste su TIM – RisparmiOggi.it


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Chi ha aderito all’OPAS di Poste Italiane su TIM si è trovato a fare i conti, al momento della liquidazione dell’operazione, con una tassazione più alta di quella che si aspettava. Da qui la pioggia di domande che da giorni imperversano nella “community” degli aderenti all’OPAS: perché sulle azioni TIM è stata calcolata una plusvalenza così elevata? Le imposte pagate in più sono davvero perse oppure c’è un effetto fiscale che si manifesta successivamente sulle azioni Poste?

A rendere pubblica la questione è stato Milano Finanza, che ha dedicato diversi articoli al caso raccogliendo anche testimonianze di investitori e approfondimenti sui conteggi effettuati dagli intermediari. La differenza individuata è nell’ordine di 0,47 euro per ogni azione TIM conferita. Un importo contenuto? No se chi ha aderito lo ha fatto con le migliaia di titoli che aveva in portafoglio.

Noi, nel nostro piccolo e nel massimo rispetto di tutte le posizioni in campo, abbiamo provato a ricostruire cosa è successo tecnicamente dal punto di vista fiscale. Perché parlare semplicemente di tasse in più rischia di essere fuorviante: al maggiore valore utilizzato per determinare la plusvalenza sulle TIM corrisponde infatti un prezzo fiscale di carico molto più elevato per le azioni Poste ricevute.

Per rispondere bisogna ripercorrere il meccanismo dell’OPAS, capire come è stato determinato il valore fiscale delle azioni consegnate e di quelle ricevute e vedere, numeri alla mano, che cosa è successo nel dossier titoli di chi ha aderito e quali possibilità ci sono adesso.

OPAS Poste-TIM: dalla adesione alla sorpresa fiscale

Come noto, l’OPAS di Poste su TIM prevedeva, per ogni azione TIM conferita, 0,218 azioni Poste più 1,97 euro in contanti. Il risultato definitivo ha portato Poste all’85,823% del capitale di TIM; per le azioni consegnate nella riapertura il pagamento è previsto il 2 ottobre.

Sul piano fiscale l’operazione non è stata trattata semplicemente come la somma tra il cash e il valore di borsa delle azioni Poste ricevute. Il nodo è il criterio usato per determinare il valore normale dei titoli. Per una persona fisica che detiene le azioni fuori dall’attività d’impresa, l’eventuale plusvalenza è normalmente tassata al 26%. In un’operazione con componente in denaro e componente azionaria occorre però attribuire un valore fiscale al corrispettivo.

Come messo in evidenza dal consulente Domenico Guercia, Consulente Finanziario Iscritto all’Albo OCF in un attenta analisi su Investing, l’articolo 9 del TUIR stabilisce per i titoli quotati un valore normale basato sulla media aritmetica dei prezzi rilevati nell’ultimo mese.

Il nodo nasce dalla risposta a interpello n. 537/2020 dell’Agenzia delle Entrate, relativa a un’altra operazione di scambio azionario, quella Intesa-Ubi. Secondo quell’impostazione, nel calcolo rilevano il denaro e il maggiore tra determinati valori normali delle azioni ricevute e di quelle conferite.

Il calcolo che le tasse in più sull’OPAS Poste su TIM

Partiamo da un dato ben preciso: 26,79 euro ossia la media aritmetica dei prezzi di chiusura delle azioni Poste Italiane nel mese precedente alla data di regolamento dell’OPAS (questo perchè per legge il valore fiscale di un titolo quotato non può essere calcolato sulla base prezzo di un solo giorno ma è frutto di una media matematica). Ebbene moltiplicando questa media per 0,218 nuove azioni Poste si ottengono circa 5,84 euro per la quota azionaria ricevuta per ogni TIM.

Aggiungendo gli 1,97 euro cash previsti dall’OPAS, il controvalore diventa pari a circa 7,81 euro per TIM.

Con il criterio “contestato” che è alla base della “lievitazione” della tassazione, invece, il parametro più elevato riferito a TIM è circa 7,66 euro. Sommando il cash si arriva a circa 9,63 euro come valore fiscale di realizzo.

Facciamo un pò di conti su numeri di rilievo: con 1.000 azioni TIM acquistate a 5 euro, usando 7.810 euro come corrispettivo fiscale, la plusvalenza sarebbe 2.810 euro e l’imposta al 26% 730,60 euro. Con 9.630 euro, la plusvalenza diventerebbe 4.630 euro e l’imposta 1.203,80 euro.

La differenza è 473,20 euro, pari a circa 0,47 euro per ogni TIM.

Non si tratta di una tassa extra applicata sul cash ma semplicemente del risultato nelle tasche dell’utilizzo di un valore fiscale di realizzo più alto. Ecco da dove nasce il pagamento di tasse maggiori di quello che ci si poteva attendere.

Perché le Poste possono finire in carico a 35,15 euro

Qui emerge il secondo lato della questione. Il maggior valore utilizzato per il realizzo delle TIM si riflette anche nel costo fiscale delle azioni Poste ricevute.

Con i valori dell’esempio, 7,6626 euro divisi per 0,218 portano a un prezzo fiscale di carico di circa 35,15 euro per azione Poste. È molto più dei circa 26,79 euro usati come valore normale.

L’investitore può quindi avere più imposte pagate subito e contemporaneamente un prezzo fiscale delle Poste più elevato. Se in futuro vendesse quelle azioni a 28 euro, emergerebbe una minusvalenza fiscale di circa 7,15 euro per azione. Il possibile beneficio, però, arriverebbe solo dopo la vendita e potrà essere utilizzato secondo le regole di compensazione, in presenza di successive plusvalenze compensabili. Rovescio della medaglia: se niente dovesse essere fatto, le tasse in più del previsto resterebbero.

Cosa può fare chi ha aderito all’OPAS

La prima verifica riguarda la contabilizzazione della banca. Bisogna controllare prezzo fiscale di scarico delle TIM, numero di Poste ricevute, prezzo fiscale di carico delle nuove azioni e imposta trattenuta.

Se i valori non tornano con il proprio dossier, conviene chiedere all’intermediario una spiegazione scritta del metodo applicato e dei riferimenti normativi. La posizione fiscale effettiva dipende infatti dal singolo investitore e dal regime fiscale adottato.

Un prelievo più elevato non significa automaticamente che la banca abbia sbagliato: gli intermediari agiscono come sostituti d’imposta e alcuni stanno applicando l’interpretazione già esistente. Proprio questa lettura è ora oggetto di discussione: Eutekne ha evidenziato l’opportunità di riconsiderare la soluzione contenuta nella risposta 537/2020 sui Intesa-Ubi.

Per chi ritiene di aver subito un trattamento fiscale non corretto, la strada concreta è quindi documentare il calcolo, contestarlo formalmente alla banca e, per importi importanti, far esaminare il dossier a un professionista fiscale. Un eventuale interpello all’Agenzia delle Entrate va valutato sul caso concreto: non esiste, al momento, un meccanismo automatico di rimborso per tutti gli aderenti. Un interpello sul caso specifico può però diventare punto di riferimento.

Poste procede con l’integrazione di TIM

Mentre chi ha aderito all’OPAS controlla la fiscalità, Poste Italiane ha già avviato la fase successiva. Il CdA del 30 settembre della quotata gialla ha infatti deliberato l’esercizio delle attività di direzione e coordinamento su TIM e ha approvato il relativo regolamento di governo operativo.

Il nuovo assetto prevede coordinamento delle politiche industriali e gestionali, condivisione degli obiettivi strategici e integrazione di attività e competenze. Poste punta a una gestione più accentrata di alcune attività per ottenere economie di scala e maggiore efficienza, mantenendo l’autonomia giuridica di TIM e delle sue controllate. Praticamente, dopo 5 giorni dal termine dell’OPAS, è già tracciato il percorso che porterà all’inserimento di TIM nel perimetro della quotata gialla.


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