A chi appartiene il Guerriero di Legnano? Certamente alla città. E possiamo dire, senza temere troppe smentite, che sia uno dei simboli che più la identificano. Insieme al Castello e alla ciminiera della Manifattura, quando si pensa a Legnano è difficile non pensare a quell’uomo d’arme con lo scudo e la spada sguainata che dal 1900 domina piazza Monumento.
In questi giorni il Guerriero è finito al centro del dibattito politico per la scelta degli organizzatori del primo Legnano Pride di utilizzarlo nella comunicazione della manifestazione del 13 settembre, reinterpretandolo in chiave arcobaleno. Ma quella del Pride è soltanto l’ultima delle tante vite di un’immagine che, in oltre un secolo, è stata utilizzata, reinterpretata, vestita e trasformata nei modi più diversi: dalla politica allo sport, dalla pubblicità alle manifestazioni cittadine e sindacali, fino alla stessa rievocazione storica del Palio.
Ma Alberto da Giussano è esistito davvero?
C’è innanzitutto un paradosso: uno dei simboli più riconoscibili di Legnano è comunemente identificato con un personaggio della cui reale esistenza non abbiamo certezza.
Come aveva raccontato a LegnanoNews Paolo Chiesa, professore ordinario di Filologia Mediolatina all’Università degli Studi di Milano, nel progetto “Legnano 1176 – Una battaglia di popolo”, il nome di Alberto da Giussano compare per la prima volta nelle opere del cronista milanese Galvano Fiamma intorno al 1330-1340, oltre un secolo e mezzo dopo la Battaglia di Legnano del 29 maggio 1176.
Nelle cronache precedenti non c’è traccia né di Alberto né della celebre Compagnia della Morte che, secondo la tradizione successiva, avrebbe avuto un ruolo decisivo nello scontro contro l’esercito di Federico Barbarossa. Il silenzio delle fonti più vicine agli avvenimenti ha portato gli storici a mettere fortemente in dubbio la storicità del personaggio.
Eppure la leggenda ebbe una forza straordinaria. Alberto da Giussano forse non combatté mai a Legnano, ma nei secoli è diventato uno dei protagonisti più riconoscibili della sua Battaglia.
Dal Risorgimento alla «libertà della patria»
Molto prima di diventare il simbolo della Lega, Alberto da Giussano fu utilizzato come simbolo patriottico italiano.
Durante il Risorgimento la Battaglia di Legnano venne riletta come esempio della resistenza dei Comuni contro l’imperatore e la figura del leggendario condottiero fu assunta a simbolo della libertà della patria.
È in questo immaginario che si inserisce anche uno dei versi più conosciuti dell’Inno di Mameli: «Dall’Alpi a Sicilia, dovunque è Legnano». La battaglia medievale veniva richiamata come esempio della lotta contro la dominazione straniera e inserita nella costruzione dell’identità nazionale.
“Uniti siamo più forti”: perchè Mameli scelse la battaglia di Legnano come inno alla libertà
A Legnano questo immaginario ha assunto una forma concreta nel Monumento al Guerriero, opera dello scultore Enrico Butti inaugurata nel 1900. L’uomo d’arme con lo scudo e la spada alzata sarebbe stato identificato nell’immaginario popolare con Alberto da Giussano,

Il Guerriero diventa Legnano
Con il Novecento l’immagine del Guerriero si stacca progressivamente dalla sola memoria della battaglia medievale e diventa un vero e proprio simbolo identitario della città.
Il monumento compare nelle cartoline e nelle fotografie di Legnano e la sua immagine viene utilizzata anche nella pubblicità. Tra i materiali storici che abbiamo recuperato c’è, ad esempio, una pubblicità della Biotrofina nella quale compare proprio il monumento legnanese.
La ragione è semplice: con il passare degli anni sono diventati sufficienti la sagoma del Guerriero, la spada alzata e lo scudo per richiamare immediatamente Legnano.
Un’identificazione diventata ancora più forte attraverso uno dei marchi che hanno portato il nome della città in tutta Italia: le Biciclette Legnano.
Il Guerriero sulle Biciclette Legnano
Un manifesto pubblicitario delle Biciclette Legnano, oggi conservato al Museo nazionale Collezione Salce e catalogato dal Ministero della Cultura, mostra la statua di Alberto da Giussano con spada e scudo, mentre alle sue spalle sfreccia un gruppo di ciclisti.
In alto campeggia la scritta “Biciclette Legnano”, mentre in basso compare il marchio delle Gomme Pirelli. Il manifesto, attribuito a Plinio Codognato, è datato dal catalogo ministeriale tra il 1915 e il 1925.
Già allora, dunque, l’immagine del Guerriero usciva dalla dimensione monumentale e celebrativa per diventare anche un simbolo commerciale e sportivo legato al nome di Legnano.
È un passaggio significativo: attraverso le biciclette il Guerriero non rappresentava più soltanto la Battaglia o il monumento cittadino, ma accompagnava un prodotto che portava letteralmente il nome di Legnano sulle strade.
Il Palio gli dà corpo ogni anno
C’è poi un utilizzo che a Legnano è forse il più naturale di tutti: quello del Palio, che ogni anno trasforma la leggenda in rievocazione. Nel corteo storico Alberto da Giussano non è soltanto un’immagine o un nome. Diventa un personaggio in carne e ossa, interpretato da un figurante a cavallo che guida la Compagnia della Morte, proprio secondo quella tradizione nata secoli dopo la Battaglia.
Nel 2026 a vestire i panni di Alberto da Giussano è stato Giuseppe Mauro, cavaliere originario di Galliate, chiamato a raccogliere l’eredità di Massimo Barbè. «Porterò al Palio di Legnano il ricordo di Barbè», aveva raccontato a LegnanoNews alla vigilia della manifestazione.
Giuseppe Mauro, il nuovo Alberto da Giussano: “Porterò al Palio di Legnano il ricordo di Barbè”
È forse uno degli esempi più evidenti di quanto il mito sia entrato profondamente nell’identità cittadina: un personaggio la cui esistenza storica è messa in dubbio dagli studiosi viene ogni anno fatto rivivere come comandante della Compagnia della Morte, diventando uno dei protagonisti più riconoscibili della rievocazione del Palio.
Alberto da Giussano diventa il simbolo della Lega
È però la politica ad aver prodotto una delle reinterpretazioni più conosciute e durature del Guerriero. Il legame è documentato fin dagli esordi del movimento di Umberto Bossi. Già nei primi anni Ottanta il Guerriero compariva nella comunicazione autonomista lombarda e nel 1984 entrò ufficialmente nel simbolo della Lega Autonomista Lombarda.
Lo statuto del movimento faceva esplicito riferimento alla figura di Alberto da Giussano «come rappresentato nel monumento di Legnano». Il collegamento con l’opera di Enrico Butti, quindi, non è soltanto una somiglianza grafica, ma veniva dichiarato nello stesso simbolo del movimento.
Da allora il Guerriero avrebbe accompagnato per decenni la storia della Lega Lombarda e poi della Lega Nord, comparendo sulle schede elettorali, sulle bandiere, sulle spille e sul materiale politico del Carroccio.
Un passaggio particolarmente curioso nella storia del simbolo: la figura che durante il Risorgimento era stata assunta come simbolo della libertà della patria italiana veniva reinterpretata dalla Lega come simbolo dell’autonomismo e dell’indipendentismo padano, in contrapposizione al centralismo di Roma.
Una leggenda popolare vuole addirittura che Bossi – come riporta il Corriere della Sera – avesse conosciuto quell’immagine vedendola sul telaio delle Biciclette Legnano. Al di là dell’aneddoto, il dato documentato rimane il riferimento esplicito al monumento legnanese nello statuto del movimento.
Ma il Guerriero non è stato soltanto della politica
Ridurre il Guerriero al simbolo della Lega significherebbe però dimenticare tutto ciò che è venuto prima e tutto ciò che gli è cresciuto intorno.
A Legnano è diventato sfondo di manifestazioni, iniziative, fotografie, celebrazioni e campagne di ogni genere. È stato utilizzato dallo sport, dalla pubblicità e dalla politica, reinterpretato graficamente e, in alcune occasioni, persino materialmente “vestito”. Ogni anno la contrada vincente del Palio lo ricopre con le proprie bandiere. Quest’anno è salito agli onori delle cronache anche un episodio goliardico.
Le fotografie raccolte negli anni lo mostrano con una maglia sportiva, con una bicicletta e persino con una bandiera fissata alla spada. In tantissime altre immagini la sua sagoma viene utilizzata semplicemente per dire “Legnano”, senza bisogno di aggiungere altro.
Un esempio recentissimo arriva dal Primo Maggio 2026. Nella locandina della Festa dei Lavoratori organizzata a Legnano da CGIL, CISL e UIL, il Guerriero è stato completamente reinterpretato: al posto della spada impugna una chitarra, dalla quale escono le note musicali del concorso organizzato al Teatro Tirinnanzi.
Un’immagine lontanissima dal guerriero medievale, utilizzata però proprio perché basta quella posa, anche modificata, per riconoscere immediatamente Legnano. L’Intelligenza Artificiale rende tutto più facile.
Il Guerriero arcobaleno, l’ultimo dei suoi abiti
Arriviamo così all’immagine che ha riaperto il dibattito nell’estate 2026.
Gli organizzatori del Legnano Pride hanno scelto il Guerriero per rappresentare la manifestazione del 13 settembre, rivendicando proprio il loro legame con la città.

«Abbiamo deciso di farlo nostro e di rivendicarlo perché siamo persone queer, ma siamo anche e soprattutto legnanesi», hanno spiegato. E a chi ha criticato l’immagine del monumento con la bandiera arcobaleno hanno risposto anche con ironia: «Nessun Guerriero è stato maltrattato per questa foto».
Una scelta contestata da Mario Almici, capogruppo di Fratelli d’Italia, e successivamente da Futuro Nazionale, secondo i quali un simbolo identitario dell’intera comunità non dovrebbe essere associato a una manifestazione fortemente connotata.
Il sindaco Lorenzo Radice ha invece replicato ricordando che Alberto da Giussano non è «vostro» e non è «nostro»: «È di Legnano. E Legnano è di tutti».
Gli organizzatori del Pride hanno a loro volta ripreso proprio quel verso dell’Inno di Mameli che nell’Ottocento aveva contribuito a trasformare Legnano in simbolo patriottico, reinterpretandolo nel motto della manifestazione: «Se dall’Alpi a Sicilia dovunque è Legnano, Legnano deve essere la casa di tuttə».
Un simbolo che ha attraversato epoche e idee
La storia racconta dunque qualcosa di più complesso della singola polemica di questi giorni.
Alberto da Giussano forse non è mai esistito, ma il suo mito esiste eccome. È stato l’eroe della tradizione medievale, il simbolo risorgimentale della libertà della patria, il Guerriero della città di Legnano, il volto di una pubblicità delle biciclette che portavano il nome della città sulle strade, personaggio centrale della rievocazione del Palio, simbolo politico della Lega e immagine utilizzata nelle manifestazioni cittadine. Oggi arriva anche la sua versione arcobaleno.
Il monumento, naturalmente, resta lì e appartiene alla città e alla sua storia. Ma l’immagine del Guerriero è stata utilizzata e reinterpretata nei modi più diversi, spesso attribuendole significati molto lontani tra loro.
Forse è proprio questa capacità di attraversare epoche e idee differenti a spiegare perché, a 126 anni dall’inaugurazione del monumento di Butti e a 850 anni dalla Battaglia di Legnano, quel braccio alzato e quella spada continuino a essere immediatamente riconoscibili.
Il Guerriero ha indossato tanti abiti e continuerà probabilmente a indossarne altri. Perché prima ancora di appartenere a una parte, a un partito, a una manifestazione o a una campagna, è diventato il simbolo di Legnano. E, nell’immaginario collettivo, continua a richiamare quella Battaglia di Legnano diventata nei secoli una battaglia di popolo e un simbolo della lotta dei Comuni per la libertà.
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