La robotica sta facendo passi avanti da gigante e i costanti sviluppi dell’IA stanno portando a robot sempre più capaci, adattabili a differenti compiti ed efficaci. Non è un caso che uno degli ambiti in cui le aziende stanno investendo maggiormente sia quello della Physical AI, che permette ai robot di muoversi liberamente in spazi di ogni tipo, manipolare oggetti tramite braccia e mani robotiche e in generale creare automi in grado di competere – se non superare – in tutto e per tutto l’essere umano.

Storicamente il comparto della robotica è stato guidato dal Giappone, con aziende come Fanuc, Omron e Yaskawa, ma anche dall’Europa, che è fra uno dei principali utilizzatori di robot nell’ambito manifatturiero e che può contare su realtà di spicco come KUKA, Universal Robots e, sino a poco tempo fa, anche ABB Robotics, ora acquisita da Softbank.

Sulla robotica umanoide, però, la Cina sta correndo più di tutti e non certo con prodotti a basso costo. Fra i campioni cinesi della robotica spicca Unitree, che si è quotata alla Borsa di Shangai il 19 di agosto e ha visto il proprio valore crescere del 500%, arrivando a valere 50 miliardi di dollari

L’IA sta spingendo il mercato dei robot umanoidi

Il 19 agosto il produttore cinese ha debuttato sullo STAR Market di Shanghai a 150,8 yuan per azione e ha chiuso la prima seduta a 845 yuan: un rialzo del 460%, dopo aver toccato in apertura quota 1.100 yuan, pari a +629%. La capitalizzazione a fine giornata ha così raggiunto circa 50 miliardi di dollari, contro i 9 miliardi della valutazione fissata per l’IPO.

L’azienda ha raccolto circa 900 milioni di dollari collocando appena il 10% del capitale. La domanda degli investitori retail aveva superato di oltre 8.000 volte le azioni disponibili. Numeri difficili da spiegare guardando soltanto ai bilanci attuali. La scommessa è su quello che i robot umanoidi potrebbero diventare: la piattaforma hardware della Physical AI, capace di portare nel mondo fisico le capacità sviluppate dai modelli di intelligenza artificiale. La forma umanoide non è solamente una scelta estetica.

Unitree humanoi

Fabbriche, magazzini, uffici, utensili e postazioni di lavoro sono stati progettati per persone dotate di due braccia, due gambe e mani. Un robot con la stessa struttura può quindi, almeno in prospettiva, utilizzare infrastrutture esistenti senza richiedere la completa riprogettazione dell’ambiente produttivo. Non esiste ancora una valutazione condivisa del mercato, anche perché la robotica umanoide commerciale è agli inizi. Goldman Sachs ha stimato un mercato da 38 miliardi di dollari nel 2035, mentre Morgan Stanley guarda molto più lontano e ipotizza un settore capace di superare i 5.000 miliardi di dollari entro il 2050, con circa un miliardo di umanoidi in funzione e il 90% destinato ad applicazioni industriali e commerciali.

Più significativa per capire la velocità attesa della crescita è la previsione pubblicata nel 2026 da Bank of America Global Research: le consegne annuali potrebbero passare dalle circa 20.000 unità del 2025 a 1,2 milioni nel 2030 e 10 milioni nel 2035, con un CAGR dell’86%. In questo scenario Unitree piace agli investitori perché non è soltanto una promessa tecnologica. Nel 2025 i ricavi sono più che quadruplicati fino a 1,7 miliardi di yuan e, soprattutto, gli umanoidi hanno generato 867,8 milioni di yuan, superando per la prima volta i quadrupedi e diventando il principale business dell’azienda. Nello stesso anno Unitree ha venduto oltre 5.500 umanoidi e 18.000 robot quadrupedi; a luglio 2026 dichiarava di avere prodotto e consegnato complessivamente circa 18.000 robot umanoidi bipedi.

È una scala produttiva che oggi pochi concorrenti possono mostrare. A questo si aggiunge un altro elemento decisivo: Unitree ha portato nella robotica una logica quasi da elettronica di consumo. Modelli relativamente economici, cicli di sviluppo molto rapidi e una filiera cinese estremamente densa di produttori di motori, riduttori, attuatori, magneti, batterie ed elettronica consentono di ridurre rapidamente i costi e aumentare i volumi. Proprio questa capacità di industrializzare e produrre su larga scala rappresenta oggi uno dei maggiori vantaggi competitivi della Cina nella robotica. Unitree può inoltre contare tra i propri investitori su nomi come Tencent, Alibaba e DeepSeek, rafforzando la percezione di trovarsi davanti a uno dei campioni tecnologici scelti dalla Cina per la nuova corsa alla Physical AI.

C’è però anche molta speculazione. Già al prezzo dell’IPO Unitree era valutata circa 219 volte gli utili 2025 e 36 volte i ricavi. Dopo il balzo della prima giornata la distanza fra capitalizzazione e fondamentali è diventata ancora maggiore. E gran parte degli umanoidi venduti oggi continua a finire in università, centri di ricerca, dimostrazioni e progetti pilota, mentre sono ancora limitate le implementazioni industriali realmente scalabili. Il mercato, insomma, non sta pagando Unitree per ciò che è oggi, ma per la possibilità che diventi uno dei grandi produttori della nuova generazione di macchine alimentate dall’IA.

I robot umanoidi di Unitree

La gamma di umanoidi Unitree si è allargata rapidamente e oggi copre fasce molto diverse. Alla base c’è R1, alto 1,23 metri e pesante meno di 30 kg, proposto a partire da 4.900 dollari come piattaforma relativamente economica per ricerca ed embodied AI; sopra si colloca G1, 1,32 metri per circa 35 kg, con 23-43 giunti motorizzati e mani con controllo di forza pensate anche per attività di manipolazione.

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Il modello che ha costruito la reputazione tecnologica dell’azienda resta però H1, un umanoide full size da circa 1,80 metri che Unitree ha utilizzato soprattutto per spingere i limiti della locomozione bipede: nella configurazione originaria da 47 kg ha raggiunto 3,3 m/s, indicati dall’azienda come record di velocità per un umanoide full size, ed è stato nel 2024 il primo umanoide a propulsione interamente elettrica a completare un salto mortale all’indietro da fermo.

Nel marzo 2025 anche il più piccolo G1 ha aggiunto un primato dimostrativo, realizzando quello che è stato presentato come il primo salto mortale laterale eseguito da un umanoide. Nel 2026 Unitree ha alzato ulteriormente l’asticella: una versione modificata dell’H1, alleggerita rimuovendo testa e mani, ha toccato in test una velocità di picco di 10 m/s, molto vicina ai 10,44 m/s corrispondenti alla velocità media del record umano sui 100 metri. Si tratta però di una dimostrazione estrema di motion control, non della velocità operativa del robot commerciale.

Alle prestazioni atletiche Unitree sta ora affiancando una maggiore attenzione agli impieghi general purpose: il nuovo H2, alto 1,82 metri, pesa circa 70 kg, dispone di 31 gradi di libertà e rappresenta l’evoluzione verso una macchina più antropomorfa e adatta alla manipolazione.

E i robot dell’azienda hanno iniziato a misurarsi anche su distanze più lunghe: ai primi World Humanoid Robot Games di Pechino un team equipaggiato con H1 ha vinto i 1.500 metri in 6 minuti e 34,4 secondi, un risultato che mostra quanto rapidamente stiano migliorando stabilità e controllo dinamico, pur restando ancora molto lontani dalle prestazioni e soprattutto dalla versatilità dell’uomo nelle attività reali.


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