Caro Sindaco,
ho letto con attenzione le parole che hai dedicato a Catanzaro Lido dopo il Consiglio comunale che avrebbe dovuto affrontare proprio le problematiche e le prospettive del quartiere e che, per le note ragioni, non si è poi tenuto.
Non voglio soffermarmi sulle responsabilità e sulle polemiche che ne sono seguite. Non credo sia questo il punto e, soprattutto, non credo sia ciò di cui Catanzaro abbia bisogno. Ecco perché ti scrivo solo ora, ad una settimana di distanza.
Ho apprezzato, invece, che tu abbia scelto di dedicare al nostro quartiere Lido uno spazio significativo del tuo intervento e abbia richiamato la necessità di un confronto serio e non strumentale. È quel che serve e vorrei provare ad avviarlo.

Un confronto serio necessariamente deve partire dalla realtà, al netto delle diverse prospettive e delle iniziative meritorie. E la realtà è che Catanzaro Lido attraversa una fase difficile: le presenze non sono quelle che ci si attendeva, alcune attività economiche sono in sofferenza, altre hanno chiuso e molte continuano a investire con fatica in un contesto che presenta ancora criticità strutturali, i residenti, ma più in generale gli utenti, lamentano, con ragione, lo stato del decoro e dei servizi.
Per questo non possiamo limitarci, ogni estate, a discutere di traffico, movida, parcheggi e singoli eventi. Dobbiamo porci una domanda più ambiziosa: che cosa vogliamo che diventi Catanzaro Lido nei prossimi dieci o vent’anni?
È una questione che, da parte mia, non nasce oggi. Nel corso della consiliatura abbiamo parlato di mobilità, Giovino, sicurezza, manutenzione, decoro e attività economiche. Abbiamo chiesto un rapporto più strutturato con commercianti, imprenditori e residenti e sostenuto la necessità di una visione complessiva del quartiere.
A distanza di anni, molte di quelle questioni sono ancora aperte. Ed è questo, più di ogni polemica, il dato che dovrebbe preoccuparci.
Ed è per questo ti rivolgo innanzitutto un invito semplice: trascorriamo assieme una sera a Lido. Non per un sopralluogo annunciato o per un appuntamento istituzionale, ma per attraversare il lungomare, percorrere le strade interne, arrivare fino a Giovino e parlare con chi lavora, investe e vive qui tutto l’anno.
Credo che vedere direttamente questa realtà possa essere più utile di molte riunioni.
Un Sindaco non può essere ovunque, ma deve sentire la propria città. Deve attraversarla, incontrarla e vedere con i propri occhi ciò che spesso non emerge dai rapporti amministrativi. E credo che oggi Catanzaro abbia bisogno di vedere maggiormente il proprio Sindaco nei quartieri e tra le persone.
Lido, in particolare, ha bisogno di essere governato, non semplicemente gestito durante l’estate.
Le parole più ricorrenti, nel quartiere, sono movida, Giovino, sicurezza. Temi mille volte affrontati, e che qui rapidamente accenno.
La movida è un’opportunità economica e sociale e non dovrebbe essere considerata un problema. Il problema nasce quando non siamo in grado di governarla con una mobilità adeguata, parcheggi, trasporto pubblico, controllo del territorio e regole certe.
Da anni discutiamo, ad esempio, del parcheggio dell’Ente Fiera, che potrebbe diventare un elemento strategico di un sistema di interscambio collegato alle zone maggiormente frequentate. Eppure ci ritroviamo davanti alle stesse difficoltà.
Lo stesso vale per Giovino, area dalle enormi potenzialità e nella quale sviluppo, viabilità, accessi, tutela ambientale e servizi devono finalmente essere ricondotti a una strategia unica.
C’è poi il tema della sicurezza.
All’inizio della consiliatura avevamo registrato con grande favore una presenza più significativa della Polizia Locale nel quartiere, presenza oggi molto meno percepibile proprio quando le esigenze del territorio richiederebbero, a mio avviso, il contrario.
Sicurezza non è ovviamente sinonimo di repressione, ma un bisogno di ogni cittadino, e non dovrebbe diventare materia di contrapposizione ideologica. Polizia e Carabinieri svolgono quotidianamente un lavoro che merita il nostro ringraziamento, ma la sicurezza è anche altro, e non è una responsabilità esclusiva dello Stato. Il Comune, com’è noto, partecipa alla sicurezza dei propri cittadini attraverso il controllo amministrativo e commerciale, la Polizia Locale, la gestione della viabilità e la cura degli spazi pubblici.
Cura dello spazio pubblico che ci porta ad un’altra questione: la manutenzione ordinaria.
E proprio sulla manutenzione ordinaria credo sia necessario fare di più. Strade interne, vicoli, aree verdi e spazi pubblici in genere non possono essere lasciati all’incuria. C’è bisogno di far sentire la presenza e la cura da parte dell’amministrazione, anche nelle piccole cose, e proprio per questo continuo a ritenere ragionevole anche l’idea di destinare stabilmente al quartiere una presenza di operatori comunali.
Ovviamente non dico che nulla sia stato fatto nel corso della consiliatura sono stati raggiunti risultati che personalmente ho auspicato e che vanno al di là della semplice programmazione estiva. Penso alla prima aula studio pubblica della città, oggi in attesa che venga riaperta a settembre dopo la chiusura dovuta ai problemi di pochi mesi fa, e alla ristrutturazione esterna della sede comunale distaccata di Lido.
Ma proprio questi risultati dimostrano che, quando una proposta viene seguita fino alla realizzazione, qualcosa può cambiare. La domanda è quindi perché non siamo riusciti a trasformare i singoli interventi in una strategia complessiva.
Restano infatti aperte molte questioni: il recupero dei locali di via Fiume, l’area delle Dune, il completamento della viabilità di Giovino, il rapporto con RFI, il sottopasso, il superamento del passaggio a livello.

Non voglio disconoscere il lavoro svolto né le difficoltà incontrate, ma dobbiamo chiederci: che cosa è accaduto dopo gli incontri, i sopralluoghi e le interlocuzioni?
Troppo spesso il problema della nostra città sta proprio nel passaggio dalla discussione alla decisione, dalla decisione al progetto e dal progetto alla realizzazione.
Il futuro porto rende questa capacità di programmazione ancora più necessaria. Può essere una straordinaria opportunità, ma un’infrastruttura, da sola, non produce sviluppo. Un porto genera economia se intorno trova una città pronta ad accoglierla.
Inoltre, a mio avviso, il futuro turistico di Catanzaro Lido non può essere pensato soltanto dentro Lido, né soltanto dentro Catanzaro. La città deve costruire una relazione più forte con la fascia ionica, i comuni costieri e le aree interne, mettendo in rete mare, cultura, montagna, enogastronomia, eventi e servizi. Credo che nel merito troppo poco si sia fatto.
Lido può essere una delle porte di questo sistema. Porto, Giovino, mare, università, centro storico, costa ed entroterra non sono mondi separati: possono diventare gli elementi di una strategia unica per la crescita della città e dell’intero comprensorio.
Ma per farlo serve programmazione.
Io penso, come ho sempre sostenuto, che per il nostro quartieremarinaro siano necessari interventi capaci di muoversi su due piani: quello dell’immediato e quello di una prospettiva più lunga e ambiziosa. Occorre affrontare le criticità di oggi, certamente, ma allo stesso tempo costruire le condizioni perché la città possa vedere, in un futuro prossimo, un quartiere profondamente rinnovato.
Per farlo servono una visione e progetti all’altezza delle potenzialità di Lido: penso, tra gli altri, al recupero e alla valorizzazione dell’area del Corace e a un ripensamento complessivo dell’accessibilità e dei collegamenti con la zona dell’Ente Fiera e delle stazioni. Interventi capaci non semplicemente di risolvere singoli problemi, ma di ridisegnare pezzi importanti del quartiere e il loro rapporto con il resto della città.
Arrivati a questo punto della consiliatura, un confronto serio deve interrogarsi anche su ciò che non è stato realizzato e sui motivi per cui alcuni processi si sono fermati. Senza strumentalizzazioni, ma senza nascondersi.
Anche per questo, non ti chiedo di risolvere tutto nel tempo che rimane. Sarebbe poco serio.
Ti chiedo però di utilizzare il tempo che resta per lasciare alla città una direzione chiara: un piano per Catanzaro Lido con priorità, obiettivi, responsabilità, tempi e risorse.
Credo infatti che un’amministrazione non si debba misuraresoltanto dalle opere che riesce a inaugurare prima della fine del mandato, ma anche dalla capacità di costruire processi, assumere decisioni e lasciare una direzione che possa proseguire oltre una scadenza elettorale.
Il futuro sistema depurativo dimostra che questo è possibile. Proviamo a farlo anche per il resto.
Il quartiere non ha bisogno di essere riscoperto ogni estate. Ha bisogno di programmazione, risorse, manutenzione, presenza quotidiana, regole chiare e di un rapporto stabile con commercianti, ristoratori, balneari, associazioni e residenti.
E soprattutto ha bisogno di superare definitivamente la contrapposizione tra centro storico e quartieri. Catanzaro Lido non deve essere considerato una periferia della città, ma uno dei luoghi dai quali ripensare il futuro stesso di Catanzaro.
Per questo torno al mio invito: trascorriamo assieme una sera a Lido.
Credo che troveresti una realtà più complessa e difficile, ma anche più affascinante e ricca di potenzialità, di quella che talvolta ti viene rappresentata.
Tommaso Serraino
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Cristina Rotundo
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