Cosa significa avere più di 30 anni e vivere ancora come se fosse il liceo



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In breve: cos’è davvero l’adultescenza (e cosa non è)

L’adultescenza è un neologismo che unisce le parole adulto e adolescente. Indica persone che, pur avendo un’età anagrafica adulta, mantengono tratti psicologici, emotivi e relazionali tipici dell’adolescenza.

Non si tratta semplicemente di:

  • voler restare giovani nell’abbigliamento o nello stile di vita
  • concedersi momenti di gioco, leggerezza o passioni “da ragazzi”

L’adultescenza riguarda piuttosto la difficoltà a completare il passaggio alla maturità, per esempio quando una persona:

  • fatica a prendere decisioni impegnative (convivenza, figli, scelte lavorative)
  • resta a lungo in una condizione di dipendenza economica e affettiva dalla famiglia d’origine
  • teme vincoli stabili e preferisce lasciare tutte le porte aperte, senza scegliere davvero

Nella cultura anglosassone sono stati coniati termini come kidult, in Francia si parla di adulescent. In Italia sono entrate nel linguaggio comune etichette come “mammone” o “bamboccione”, che però spesso colpevolizzano l’individuo e non aiutano a cogliere la complessità del fenomeno.

L’adultescenza non è un capriccio individuale: riflette cambiamenti psicologici, sociali ed economici che coinvolgono intere generazioni.


Per approfondire:
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Perché crescere è diventato così difficile

Limitarsi a dire che “i giovani non hanno voglia di crescere” è fuorviante. Le ricerche in ambito psicologico e pedagogico mostrano che l’adultescenza nasce dall’intreccio di diversi fattori.

Cambiamenti sociali ed economici

Negli ultimi decenni sono cambiate in profondità le tappe tradizionali dell’età adulta:

  • l’ingresso stabile nel mondo del lavoro è più tardivo e incerto
  • uscire di casa e mantenersi da soli è spesso economicamente difficile
  • la formazione di una famiglia propria viene rimandata

Questo porta a prolungare la permanenza nella famiglia d’origine, sia per necessità materiali, sia perché la casa dei genitori resta un appoggio sicuro anche dopo rotture sentimentali o lavorative. La dipendenza economica rischia di trasformarsi in dipendenza psicologica, rendendo più complesso assumere pienamente un ruolo adulto.

Una società che teme la stabilità

Un altro fattore è culturale: la nostra epoca esalta la flessibilità continua. Avere un’identità definita, ruoli chiari, legami duraturi può essere vissuto come un possibile “limite” alle opportunità future. I passaggi di vita (coppia, figli, scelte professionali) sono sempre più percepiti come reversibili, quasi provvisori.

Questo clima rende più facile:

  • rimandare decisioni importanti
  • sentirsi sempre “in prova”, senza consolidare davvero nulla
  • vivere le relazioni come esperienze da cambiare non appena richiedono impegno

Ciò che un tempo dava sicurezza – una posizione chiara, una direzione stabile – oggi viene spesso letto come un rischio di “perdersi qualcosa”.

Riti di passaggio indeboliti

In molte culture, l’ingresso nell’età adulta è segnato da riti collettivi che sanciscono il cambiamento di status (cerimonie, responsabilità precise, riconoscimento sociale). Nelle società contemporanee, questi passaggi sono più sfumati e meno condivisi.

Quando mancano:

  • l’individuo può sentirsi bloccato in una zona grigia, né più adolescente, né davvero adulto
  • la comunità fatica a riconoscere e sostenere il nuovo ruolo
  • si perde l’idea che crescere comporti sì fatica, ma anche un valore positivo e un riconoscimento esterno

Il ruolo degli adulti di riferimento

C’è poi una domanda cruciale: che immagine dell’età adulta vedono oggi i giovani?

Se gli adulti:

  • rincorrono la giovinezza a tutti i costi
  • evitano qualsiasi limite e responsabilità
  • cercano costantemente approvazione e conferme esterne

diventa difficile per un adolescente desiderare di diventare grande. La maturità rischia di apparire solo come stanchezza, ansia e rinuncia.

L’adultescenza non riguarda quindi solo i giovani che “non crescono”, ma anche adulti che faticano a occupare davvero il proprio posto: genitori che vogliono essere amici dei figli, insegnanti che temono di dare regole, figure educative che rinunciano al ruolo di guida.

Come si manifesta l’adultescenza nella vita quotidiana

L’adultescenza non ha un unico volto. Prende forme diverse nelle relazioni di coppia, in famiglia, nel lavoro, nel modo di usare il tempo libero.

Nelle relazioni affettive e di coppia

Una persona “adultescente” può presentare alcuni di questi tratti:

  • bisogno di emozioni intense e continue, con difficoltà a reggere la routine
  • tendenza a vivere la crisi di coppia come solo distruttiva, non come occasione di crescita
  • fatica a impegnarsi a lungo termine, con passaggi rapidi da una relazione all’altra
  • idealizzazione dell’amore “perfetto” che deve soddisfare sempre e comunque

In questo contesto, rinuncia e sacrificio vengono vissuti solo in senso negativo, come se scegliere significasse sempre perdere qualcosa di indispensabile. La dimensione di progetto – costruire insieme qualcosa che richiede tempo e cura – passa in secondo piano rispetto al benessere immediato.

Nella genitorialità

Quando l’adultescenza riguarda chi è già genitore, emergono criticità specifiche:

  • difficoltà ad assumere il ruolo di guida autorevole, non autoritaria ma salda
  • tendenza a cercare nel figlio conferme affettive che dovrebbero arrivare da altre relazioni adulte
  • fatica a mantenere una posizione di alleanza con l’altro genitore, soprattutto in caso di separazione

Nei conflitti di coppia, i figli rischiano di diventare:

  • strumenti di rivalsa contro l’ex partner
  • oggetti di contesa, più che soggetti da tutelare
  • testimoni di litigi e svalutazioni reciproche che possono lasciare segni profondi nella loro crescita

Qui l’immaturità adulta non è solo un problema individuale: tocca la salute psicologica delle nuove generazioni e chiama in causa anche i sistemi di welfare, di giustizia e di sostegno alla famiglia.

Stile di vita, consumi, tempo libero

L’adultescenza è visibile anche nello stile di consumo e nelle abitudini:

  • moda e prodotti pensati per un pubblico “eterno giovane”, senza distinzione di età
  • grande spazio ad attività ludiche e videogiochi come occupazione centrale del tempo libero, non solo come passatempo
  • linguaggi che oscillano tra espressioni infantili e toni volutamente trasgressivi

Il mercato ha colto bene questa tendenza, trasformandola in stile di vita vendibile: abiti, serie tv, pubblicità che propongono l’idea di una giovinezza prolungata come ideale da inseguire. Il confine tra età diventa meno netto, ma si rischia di smarrire anche l’idea che ogni fase della vita abbia compiti e potenzialità specifiche.

Rendere di nuovo desiderabile diventare adulti

L’adultescenza non si “cura” con moralismi o slogan del tipo “ai miei tempi si faceva così”. Richiede un cambiamento di sguardo sull’età adulta e sull’educazione alla maturità.

Riscoprire il valore dell’adultità

In prospettiva pedagogica, l’età adulta non è solo una fase in cui si hanno più doveri. È un periodo con caratteristiche preziose:

  • consapevolezza di ciò che si è già costruito e di ciò che ancora manca
  • capacità di assumersi responsabilità, per sé e per gli altri
  • possibilità di scegliere in modo più autonomo il proprio progetto di vita
  • competenza nel trasformare la fatica di imparare e cambiare in motivo di soddisfazione

La maturità diventa così un obiettivo educativo, non un esito scontato. Qualcosa da coltivare:

  • nel lavoro e nella gestione del denaro
  • nel tempo libero, imparando a non vivere solo di stimoli immediati
  • nelle relazioni, sviluppando profondità e stabilità
  • nella cittadinanza, partecipando in modo responsabile alla vita collettiva

Il ruolo degli adulti come “sponde” per chi cresce

Per aiutare gli adolescenti a non restare bloccati in una crescita infinita, servono adulti:

  • presenti, non perfetti ma affidabili
  • capaci di dire “no” senza umiliare e “sì” senza abbandonare
  • in grado di reggere frustrazione, conflitti, limiti, mostrando che non sono la fine del mondo

Più che imitare i ragazzi, gli adulti sono chiamati a:

  • dare parole alle emozioni che i giovani vivono ma non sanno ancora nominare
  • testimoniare che il futuro può essere desiderabile, anche se chiede impegno
  • mostrare, con l’esempio, che le relazioni durature possono attraversare difficoltà senza spezzarsi

Educazione continua e responsabilità condivisa

L’immaturità adulta non si affronta solo cambiando le leggi o offrendo più servizi, per quanto questi aspetti siano importanti. Richiede:

  • percorsi di educazione degli adulti, non solo dei ragazzi
  • spazi di formazione alla vita di coppia e di genitore, prima e dopo la nascita dei figli
  • una riflessione collettiva su cosa significa oggi “diventare grandi”

L’educazione, in questa prospettiva, non riguarda solo la sfera privata. È un compito sociale e politico: la qualità dell’età adulta influenza la salute delle famiglie, delle scuole, delle istituzioni. L’adultescenza non è un’etichetta per giudicare, ma uno specchio che invita a chiedersi quale tipo di adultità si vuole costruire e proporre alle nuove generazioni.

Rimettere al centro una maturità viva, desiderabile e creativa è forse il passo più importante per trasformare una adolescenza senza fine in un cammino di crescita che abbia senso, per sé e per gli altri.


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