Due episodi di rabbia, registrati in cani importati illegalmente in Italia e Spagna dal Marocco, hanno riacceso l’allarme sulla malattia virale (che può infettare anche gli umani): c’è davvero da preoccuparsi e in quali casi il vaccino antirabbico diventa obbligatorio o è fortemente consigliato?

Sembrava una malattia lontana, confinata ormai esclusivamente ad alcuni Paesi dell’Africa e dell’Asia. Eppure, negli ultimi tempi in Europa si è tornato a parlare di rabbia. Nel giro di poche settimane, infatti, sono stati segnalati i casi di due cani infetti da rabbia arrivati dal Marocco in Italia e in Spagna. Nel caso italiano, il 27 maggio un cane meticcio ha mostrato gravi sintomi compatibili con la grave infezione virale che colpisce il sistema nervoso centrale dei mammiferi.

Dalla ricostruzione è emerso che l’animale era stato introdotto illegalmente dal Paese nordafricano alcuni mesi prima. Dopo l’eutanasia, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha confermato la diagnosi di rabbia e l’origine del virus. Le autorità sanitarie hanno quindi avviato la ricerca di persone e animali entrati in contatto con il cane nelle settimane precedenti, mettendo in atto una campagna straordinaria di vaccinazione per tutti i cani e i gatti del Comune di Vittorio Veneto (Treviso) come misura preventiva.

All’inizio di giugno, invece, a Melilla – città autonoma spagnola situata sulla costa settentrionale dell’Africa – è stato individuato un altro cane infetto introdotto dal Marocco e morto dopo qualche ora dalla comparsa dei sintomi.

Nessuna epidemia di rabbia, ma la vigilanza resta fondamentale

I due episodi hanno acceso i riflettori sui rischi legati alla rabbia e, in particolare, sulle possibili conseguenze dell’aggiramento delle norme sanitarie che regolano il trasporto internazionale degli animali. Parlare però di un vero e proprio “ritorno della rabbia in Europa”, come fatto da alcune testate e contenuti circolati online, rischia di alimentare un allarmismo non giustificato. Il rischio nell’Europa occidentale resta contenuto, ma questi episodi ricordano quanto sia importante non abbassare la guardia.

Negli ultimi decenni, infatti, l’Europa ha ottenuto risultati importanti nel controllo della malattia (che si trasmette soprattutto attraverso la saliva o morsi di animali infetti) grazie alla sorveglianza epidemiologica, alle vaccinazioni e alle campagne rivolte anche alla fauna selvatica. Risultati che, tuttavia, richiedono un impegno costante per essere mantenuti, soprattutto in un contesto in cui il virus continua a circolare in alcune aree dell’Europa orientale. A spiegarci perché i recenti episodi vadano letti con attenzione, ma senza farci prendere dal panico, è Marc Prikazsky, Executive Chairman di Ceva Salute Animale, quinta azienda al mondo attiva nello sviluppo e nella commercializzazione di prodotti farmaceutici e vaccini per animali:

L’Europa ha compiuto enormi progressi nell’eliminazione della rabbia terrestre grazie a decenni di attività coordinate di sorveglianza, vaccinazione e controllo. Tuttavia, i recenti sviluppi nell’Europa centrale e orientale ricordano che questi risultati non possono essere dati per scontati. Dal 2021, diversi Paesi, tra cui Polonia, Romania, Ungheria e Slovacchia, hanno registrato un aumento dei casi di rabbia sia nella fauna selvatica sia negli animali domestici, dopo anni di bassa incidenza. Le indagini scientifiche hanno evidenziato la persistente circolazione di varianti endemiche del virus della rabbia nell’Europa orientale, nonché la ricomparsa di un lignaggio virale che non era stato rilevato nell’Unione Europea. La maggior parte dei casi segnalati continua a concentrarsi nelle aree di confine con Ucraina e Moldova, a conferma dell’importanza di mantenere un’attività costante di sorveglianza e controllo della malattia oltre i confini nazionali. Sebbene il rischio complessivo per la popolazione dell’Europa occidentale rimanga basso, questi sviluppi dimostrano che la rabbia può riemergere rapidamente quando le attività di sorveglianza e vaccinazione vengono interrotte o indebolite. La malattia rappresenta quindi ancora una reale minaccia per la salute pubblica e animale e richiede una vigilanza costante. Lo storico successo dell’Europa nel contrasto alla rabbia è stato raggiunto soprattutto grazie a campagne su larga scala di vaccinazione orale rivolte ai principali serbatoi della fauna selvatica, in particolare alle volpi, e il mantenimento di questi programmi resta essenziale.

Nel mondo la rabbia continua a uccidere

Il successo ottenuto da molti Paesi europei nel contrastare la rabbia non deve però far dimenticare che, a livello mondiale, questa malattia continua a provocare migliaia di vittime ogni anno, non solo tra gli animali.

I casi umani registrati nel Vecchio Continente sono rari e spesso collegati a esposizioni avvenute durante viaggi in Paesi in cui il virus è ancora endemico. A livello globale, invece, la situazione resta molto diversa.

I casi di rabbia nell’uomo segnalati in Europa continuano a essere rari e sono nella maggior parte dei casi associati a esposizioni avvenute durante viaggi internazionali in Paesi in cui la malattia è endemica” – chiarisce Marc Prikazsky. – Tuttavia, a livello globale la rabbia continua a causare circa 60.000 decessi ogni anno, nella maggior parte dei casi a seguito del contatto con cani infetti. Come ricordiamo spesso, la rabbia presente in qualsiasi parte del mondo rappresenta una minaccia per tutti. Investire con continuità nella prevenzione, nella vaccinazione e nella cooperazione internazionale rimane fondamentale per raggiungere l’obiettivo globale di azzerare i decessi umani causati dalla rabbia trasmessa dai cani.

In quali casi la vaccinazione antirabbica è obbligatoria?

Fortunatamente la rabbia è prevenibile con la vaccinazione, e anche una persona che è stata esposta al virus può evitare lo sviluppo della malattia se riceve tempestivamente la profilassi post-esposizione. Per gli animali da compagnia, in particolare, esistono obblighi specifici legati agli spostamenti internazionali, mentre in altri casi la vaccinazione può essere fortemente raccomandata in base al livello di esposizione. Lo stesso vale per le persone: alcune categorie professionali e chi viaggia in aree ad alto rischio possono beneficiare della vaccinazione pre-esposizione. In caso di morso, graffio o contatto sospetto con la saliva di un animale potenzialmente infetto, però, è fondamentale rivolgersi rapidamente a un medico.

La vaccinazione antirabbica rimane uno degli strumenti più efficaci a disposizione per prevenire questa malattia mortale. Per gli animali da compagnia, la vaccinazione antirabbica è obbligatoria per i viaggi internazionali all’interno dell’Unione Europea e costituisce un requisito indispensabile per ottenere la documentazione necessaria alla movimentazione degli animali da compagnia. – sottolinea  Marc Prikazsky, Executive Chairman di Ceva Salute Animale – A seconda del Paese di destinazione possono essere previsti ulteriori requisiti, in particolare per i viaggi verso o da Paesi in cui la rabbia è endemica. Per questo motivo è consigliabile pianificare il viaggio con largo anticipo, poiché alcuni Paesi prevedono periodi di attesa, certificazioni sanitarie specifiche o l’esecuzione di test sierologici. Anche nei casi in cui non sia prevista per legge, è fortemente raccomandato mantenere aggiornata la vaccinazione antirabbica per gli animali che potrebbero entrare in contatto con la fauna selvatica, con animali randagi o che viaggiano all’estero. Prima della partenza, i proprietari dovrebbero consultare il proprio medico veterinario per verificare lo stato vaccinale dell’animale, valutare i rischi specifici della destinazione e definire le misure preventive più appropriate.

E per le persone invece? Come chiarito da Prikazsky, per gli umani la vaccinazione antirabbica pre-esposizione è generalmente raccomandata ai soggetti maggiormente esposti al rischio di contatto con il virus, tra cui medici veterinari, studenti di medicina veterinaria, personale di laboratorio, operatori addetti al controllo degli animali, professionisti che lavorano con la fauna selvatica e viaggiatori che soggiornano per periodi prolungati in aree in cui la rabbia è endemica e dove l’accesso alle cure mediche potrebbe essere limitato.

È importante sottolineare che chiunque venga morso, graffiato o esposto alla saliva di un animale potenzialmente infetto deve rivolgersi immediatamente a un medico, indipendentemente dal proprio stato vaccinale. – ricorda  Prikazsky – Un accurato lavaggio della ferita, seguito dalla tempestiva somministrazione della profilassi post-esposizione, è altamente efficace nel prevenire la malattia se effettuato senza ritardi.


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Rosita Cipolla

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