Arriva la busta paga e manca una parte. Oppure arriva l’atto, e la prima domanda è sempre la stessa: quanto possono pignorare dallo stipendio? È il punto di partenza per fare i conti con la propria situazione, perché la legge fissa limiti precisi — e perché quei limiti cambiano a seconda di chi sta pignorando.
Quanto possono pignorare dallo stipendio i creditori ordinari
Per i creditori ordinari — banche, finanziarie, fornitori, privati che hanno ottenuto un titolo esecutivo — il riferimento è l’articolo 545 del codice di procedura civile. Le somme dovute a titolo di stipendio o salario possono essere pignorate nella misura di un quinto.
Un quinto significa il venti per cento dell’importo netto. Su mille euro, duecento. È un prelievo che si sente, ma che lascia intatta la parte necessaria a vivere: è esattamente lo scopo del limite.
Quando a pignorare è l’agente della riscossione
Qui le regole sono diverse, e sono previste dall’articolo 72-ter del d.P.R. 602 del 1973. Le somme dovute a titolo di stipendio, salario o altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate dall’agente della riscossione in una frazione che dipende dall’importo:
- un decimo per importi fino a 2.500 euro;
- un settimo per importi superiori a 2.500 euro e non superiori a 5.000 euro;
- oltre i 5.000 euro si applica la misura prevista dall’articolo 545, quarto comma, del codice di procedura civile, cioè un quinto.
È una scala pensata per essere più leggera sui redditi bassi. Lo stesso articolo precisa che, quando le somme sono accreditate sul conto corrente, gli obblighi del terzo pignorato non si estendono all’ultimo emolumento accreditato con lo stesso titolo.
E se i creditori sono più d’uno?
È la situazione più comune in chi è sovraindebitato, ed è anche quella che genera più confusione. I limiti di legge non si sommano all’infinito: esistono regole di cumulo che impediscono che lo stipendio venga eroso oltre una certa soglia complessiva. Il risultato concreto, però, è che i creditori rimasti fuori non spariscono: restano in attesa, continuano a maturare interessi e torneranno a farsi vivi.
È esattamente questo il punto che rende il pignoramento una soluzione solo apparente. Chi ha dieci creditori e uno stipendio pignorato per un quinto non sta risolvendo nulla: sta pagando una parte di un debito che nel frattempo cresce, mentre gli altri nove aspettano il loro turno. In molte posizioni il pignoramento può proseguire per anni senza mai estinguere il debito.
La via d’uscita: fermare il meccanismo
Le procedure di sovraindebitamento servono esattamente a questo: a sostituire una somma di aggressioni individuali disordinate con un percorso unico che si chiude con la cancellazione del debito residuo.
Chi ha un reddito da lavoro dipendente e un debito troppo grande da sostenere ha di norma due strade. La prima è la ristrutturazione dei debiti del consumatore, se l’indebitamento è estraneo a un’attività d’impresa: si propone un piano, il tribunale lo omologa e l’omologazione vincola tutti i creditori, anche quelli che non erano d’accordo. La seconda è la liquidazione controllata, quando un piano sostenibile non c’è: il patrimonio viene liquidato e l’esdebitazione, nella liquidazione controllata, opera a seguito del provvedimento di chiusura oppure, in anticipo, decorsi tre anni dall’apertura della procedura.
In entrambi i casi lo stipendio non viene azzerato. L’articolo 268 del Codice della crisi esclude dal patrimonio liquidabile i crediti impignorabili ai sensi dell’articolo 545 del codice di procedura civile e, per stipendi, pensioni e salari, la parte che il giudice stabilisce come necessaria al mantenimento del debitore e della sua famiglia.
Il dettaglio che fa la differenza sui conti
C’è un effetto che in genere nessuno considera e che sulle posizioni di lunga durata pesa moltissimo. Dal deposito della domanda di liquidazione controllata si sospende, ai soli fini del concorso, la maturazione degli interessi convenzionali e legali fino alla chiusura della procedura, con le eccezioni previste per i crediti garantiti da ipoteca, pegno o privilegio.
Per chi ha debiti che corrono da anni e che sono cresciuti più per interessi che per capitale, è la differenza tra un debito che si ferma e un debito che continua a gonfiarsi mentre lo si paga.
Il pignoramento non è una condanna morale
Vale la pena dirlo, perché nella maggior parte dei colloqui emerge prima ancora dei numeri: ricevere un pignoramento non significa essere stati disonesti o incapaci. Le posizioni che arrivano a questo punto nascono quasi sempre dalla somma di eventi ordinari — una perdita di lavoro, una separazione, una malattia in famiglia, un’attività che non ha retto — e da finanziamenti concessi con leggerezza su redditi che non li sostenevano.
Il Codice della crisi parte proprio da questa constatazione. Non tratta il debitore sovraindebitato come qualcuno da punire, ma come una persona che va rimessa in condizione di lavorare, consumare e ricominciare. L’esdebitazione esiste per questo.
Gli errori che peggiorano la situazione
Ce ne sono tre, e si ripetono con una regolarità impressionante.
- Accendere un nuovo prestito per pagare i vecchi. Sposta il problema di qualche mese e lo ingrandisce, perché aggiunge interessi su interessi.
- Intestare beni a familiari. È l’idea che sembra più furba e che si rivela più dannosa: espone ad azioni dei creditori e può compromettere l’accesso al beneficio dell’esdebitazione, che è precluso a chi ha determinato il proprio sovraindebitamento con colpa grave, malafede o frode.
- Smettere di aprire la posta. I termini corrono comunque, e le decisioni finiscono per prenderle i creditori.
Cosa fare appena arriva l’atto
La cosa peggiore è nascondere l’atto in un cassetto e aspettare. La cosa migliore è raccogliere tutto quello che si ha — l’atto di pignoramento, le buste paga, l’elenco di tutti i debiti e di tutti i creditori — e far valutare la posizione nel suo complesso, non il singolo pignoramento.
Sul sito trova un approfondimento su come fermare il pignoramento dello stipendio, uno su quanto resta della retribuzione in liquidazione controllata e la guida al sovraindebitamento. Se vuole sapere se la sua posizione può essere chiusa invece che subita, ci scriva dalla pagina dei contatti: il primo passo è un esame preliminare della documentazione e dei termini, senza impegno. Per il contenzioso amministrativo collegato il riferimento è lo studio legale dell’avv. Elio Errichiello.
Avv. Elio Errichiello
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