Nel contempo ci sono le nuove frontiere aperte in questi anni dal Politecnico e cioè il settore medicale con la realizzazione di protesi o macchine d’avanguardia e un filo diretto tra università, ricerca, imprese e poli sanitari come “La Nostra Famiglia” e Villa Beretta. Guardando a questo scenario, la sezione lecchese del Politecnico dovrà investire e investirà. Naturalmente con il supporto del territorio.
In una sala del campus di via Ghislanzoni affollata di autorità, imprenditori e rappresentanti di associazioni, la rettrice dell’università milanese Donatella Sciuto e il prorettore per il polo lecchese Marco Tarabini, hanno sottolineato come il Politecnico potrà davvero rappresentare ancora un volano e sarà necessaria la collaborazione di tutti. Che significa il supporto concreto da parte delle imprese. Non necessariamente economico – è stato detto per indorare un po’ la pillola – ma che si battesse cassa era fuori discussione.
Del resto, prima di Sciuto e Tarabini, a dirlo papale papale era stato il presidente di Univerlecco Vico Valassi che, dall’alto dei suoi 89 anni sui quali ha pure ironizzato, gioca a fare il nonno, saggio sì ma che non ha più freni inibitori: «Sapete, c’è bisogno di tirar fuori soldi. Noi abbiamo due anni in cui possiamo raddoppiare quello che c’è, se raccogliamo la sfida. Certo dobbiamo mettere a disposizione risorse, come fate anche voi nelle mostre aziende».
L’incontro era stato organizzato per la presentazione del piano strategico triennale del Politecnico 2026-2028 (questi, i “due anni” al quale si riferiva Valassi). Nel suo insieme e per le sedi territoriali che – ha ricordato Sciuto – non devono ripetere in piccolo ciò che fa Milano, ma devono fare quello che Milano non fa. E la strada lecchese è quella appunto già tracciata nel settore medicale e sportivo. E se ogni polo ha la sua specificità, la linea-guida è uguale per tutti: intensificare il legame tra università e imprese.
Sciuto ha indicato quattro direzioni di intervento: le persone, la formazione, la ricerca e la responsabilità sociale «che sono circolarmente collegate». Mettendo in primo piano la necessità che i talenti vanno sì attratti e fatti crescere, ma anche trattenuti. Dando inoltre l’internazionalizzazione assodata e inevitabile e cioè richiamando in Lombardia molti ricercatori dall’estero.
Gli obiettivi – ha proseguito la rettrice – sono non scendere sotto il 96% come tasso di disoccupazione durante il primo anno dopo la laurea: attualmente siamo al 99% per gli ingegneri (significa che il numero di laureati non è sufficiente a soddisfare il bisogno) e al 97% per architetti e designer; mantenersi sulle 8500 matricole annue; portare a casa 200 milioni di euro di autofinanziamento ogni anno; essere attrattivi sulle lauree triennali. Tenendo presente che l’Italia continua a essere l’ultimo Paese europeo per numero di laureati, assieme alla Romania.
Inoltre «chi entra deve farcela – ha sottolineato Sciuto – Se ha difficoltà dobbiamo aiutarlo. E allora abbiamo studiato un sistema di intelligenza artificiale in grado di rilevare, dopo il primo semestre, le eventuali difficoltà di uno studente. Ora il tasso di abbandono è dell’8%, era del 20. Significa che il sistema ha funzionato.»
Vanno inoltre sviluppati i talenti dei giovani ricercatori, anche con percorsi all’estero «non per farli rimanere là, ma per crescere e meglio e migliorare la ricerca». Per la quale dovranno essere naturalmente aumentati i finanziamenti. Nello stesso tempo, è partita anche una formazione dei docenti per l’uso dell’intelligenza artificiale nella didattica e nella ricerca.
Dovrà essere potenziata l’imprenditorialità scientifica: troppo spesso alcuni brevetti studiati da ricercatori finiscono in un cassetto per mancanza di spirito imprenditoriale. Su questo fronte potrebbe essere utile promuovere la collaborazione che ha le idee e che le idee non le ha ma ha spirito d’impresa.
Da parte sua, il prorettore Tarabini si è concentrato su Lecco dove l’economia è ancora florida con un pil di 13 miliardi di euro che significano 40 mila euro pro capite, disoccupazione al 2,6%, esportazioni in crescita. Il problema è trattenere il personale formato: oggi il 40% si reca fuori provincia per lavorare, rivolgendosi soprattutto a Milano. Occorre dunque trattenere i talenti, ricordandoci che siamo ultimi in Lombardia per start-up: una ogni mille imprese.
La ricerca universitaria deve dunque sfociare in nuova imprenditoria – ha spiegato Tarabini – cercando una nuova direzione non più legata alla produzione metalmeccanica di massa. L’attenzione va alla cosiddetta “longevity” che non significa soltanto guardare all’invecchiamento, ma anche a una serie di interventi che possono andare in aiuto di un lavoratore: si parla di robotica. Comunque sarà anche necessario attrarre nuovi ricercatori e per fare ciò occorrono investimenti. Proprio al fine di potenziare la ricerca, una delle due nuove palazzine che completeranno il campus sarà interamente destinata a laboratori.
A questo proposito, tra l’altro, è stato aggiornato il programma dei lavori: per la prima palazzina sono già cominciati e dovrebbero essere ultimati nel prossimo febbraio, mentre la seconda dovrebbe essere pronta nel 2028.
E, tra le “chicche” sta per essere completato il “criolab”, un tunnel di 60 metri con temperatura 40 gradi sottozero per i test degli pneumatici da parte della Pirelli: «È l’unica struttura del genere al mondo.»
Per attrarre studenti, invece, è stato studiato un sistema di borse di studio che dovranno essere proprio le imprese a finanziare.
All’incontro hanno portato il loro saluto anche il sindaco Filippo Boscagli, la presidente provinciale Alessandra Hofmann e il sottosegretario regionale Mauro Piazza. Tutti hanno parlato di orgoglio e onore per la nostra città di poter contare sulla presenza del Politecnico. Piazza ha anche parlato delle cosiddette Zone di innovazione sviluppo, il progetto regionale volto proprio a favorire in alcuni territori la collaborazione tra università e imprese. E Lecco sarà una di queste zone che dovrebbe essere avviata già nei prossimi giorni.
D.C.
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