Tfr, Meloni: «La clausola di salvaguardia non è stata abolita». Cosa è cambiato (e i dubbi sollevati dalle opposizioni)


di
Fabio Savelli

Il Pd: «Stangata silenziosa». La replica della premier: «Hanno letto l’articolo 376 del Testo unico ma non l’articolo 21 che conferma la tutela sul Tfr». Ecco chi continuerà a beneficiare delle vecchie aliquote Irpef

Polemiche, indiscrezioni che paventano un aumento delle tasse, confusione interpretativa. La materia è molto tecnica, ma riguarda tutti. Perché investe il trattamento di fine rapporto. Agganciato alla retribuzione per tutti i dipendenti, pubblici e privati. Solitamente accantonato nel particolare fondo tesoreria dell’Inps o destinato ai fondi di previdenza integrativa per spuntarne un rendimento sul lungo termine. Qui il tema del contendere, che ha finito per suscitare un vespaio di polemiche tra maggioranza ed opposizione, è la sua tassazione fiscale. Con l’ipotesi che dal 2027 potesse aumentare il prelievo in un momento di grave difficoltà per la tenuta del ceto medio, con i costi dell’energia dati in pesante risalita.

La presunta stangata fiscale

Era circolata l’ipotesi, da ambienti di opposizione, che si stesse infatti profilando una stretta fiscale sulla liquidazione dei lavoratori. Che avrebbe finito per incidere sul reddito, che seppur accantonato per l’ammontare di un mese all’anno, costituisce una dimensione rilevante della retribuzione del lavoratore. A intervenire sulla polemica è stata direttamente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, tramite un post su Facebook, ha contestato le ricostruzioni secondo cui dal 2027 il governo avrebbe eliminato la clausola di salvaguardia introducendo una «stangata silenziosa» sul Tfr. Secondo Meloni, l’equivoco nasce dall’interpretazione non corretta dell’articolo 376 del decreto legislativo 117/2026, che abroga la vecchia disposizione del 2006. Il riordino del Testo unico delle imposte sui redditi infatti non cancella la «clausola di salvaguardia». Perché se le vecchie aliquote Irpef del 2006 risultano più convenienti, il fisco comunque continuerà ad applicarle per calcolare l’imposta sul Tfr. Una tutela importante per chi ha redditi medio-alti e una liquidazione consistente. 




















































Il post adirato della premier

«Leggo alcuni post di esponenti di primo piano del Partito Democratico e non so sinceramente cosa sia più grave: se, quando li hanno scritti, fossero consapevoli di raccontare una cosa falsa oppure se non lo fossero. Ci
raccontano che dal 2027 il governo avrebbe fatto sparire la clausola di salvaguardia sul Tfr
, con una stangata silenziosa ai danni dei lavoratori. E per dimostrarlo citano trionfalmente l’abrogazione prevista dall’articolo 376 del D.Lgs. 117/2026 – attacca Giorgia Meloni -. C’è solo un piccolo problema. Quello che stanno citando è un Testo unico. E nello stesso identico decreto prima di arrivare all’articolo 376, sarebbe bastato fermarsi all’articolo 21. Al comma 11 la clausola di salvaguardia sul Tfr è lì, nero su bianco. E, nel caso non fosse abbastanza chiaro, lo stesso articolo la richiama espressamente. Quindi cosa succede davvero? Una cosa molto semplice. Il Testo unico riordina la disciplina, riproduce la clausola di salvaguardia nella nuova normativa e abroga la vecchia disposizione che sostituisce». 

La modifica normativa

All’origine dei dubbi c’è una modifica normativa collegata al riordino della disciplina fiscale. Una lettura parziale delle nuove disposizioni aveva fatto pensare alla cancellazione della clausola di salvaguardia, introdotta nel 2006 per evitare che il passaggio alle nuove aliquote Irpef penalizzasse i lavoratori al momento della liquidazione del Tfr. In realtà, la tutela non viene cancellata. Viene semplicemente trasferita all’interno del nuovo Testo unico. Il risultato è che, anche dal 2027, il lavoratore continuerà a beneficiare, quando più conveniente, delle aliquote e degli scaglioni fiscali in vigore alla fine del 2006.

Da dove nasce l’equivoco

Il dubbio è nato appunto dall’articolo 376 del nuovo Testo unico delle imposte sui redditi, che prevede l’abrogazione dell’articolo 1, comma 9, della legge 296 del 2006. Era proprio questa disposizione ad aver introdotto il meccanismo di salvaguardia. L’abrogazione, tuttavia, non significa che la tutela venga eliminata. La stessa previsione è stata riproposta integralmente nell’articolo 21, comma 11, del nuovo Testo unico. La norma stabilisce che, nel determinare l’imposta sul Tfr e sulle altre indennità legate alla cessazione del rapporto di lavoro, continuino a essere utilizzati, quando risultano più favorevoli per il contribuente, gli scaglioni e le aliquote Irpef in vigore al 31 dicembre 2006. Anche la relazione tecnica che accompagna il provvedimento conferma la continuità della disciplina: per lo Stato non è previsto alcun cambiamento del gettito fiscale. Non ci sarebbe quindi una nuova stretta sul Tfr.

Come viene tassato il Tfr

Il Tfr accumulato durante gli anni di lavoro non viene sommato al reddito ordinario percepito nell’anno in cui viene liquidato. In questo modo si evita che una somma maturata nell’arco di molti anni faccia scattare automaticamente il lavoratore nelle fasce Irpef più alte. Alla liquidazione si applica infatti il meccanismo della tassazione separata. L’Agenzia delle Entrate calcola un’aliquota media teorica, tenendo conto dell’ammontare del Tfr e degli anni di lavoro. Successivamente, in fase di riliquidazione, viene effettuato un confronto tra due diversi sistemi di calcolo. Da una parte viene considerata la struttura Irpef attualmente in vigore, con aliquote del 23%, 33% e 43%. Dall’altra viene simulato il prelievo sulla base delle aliquote applicate al 31 dicembre 2006: 23%, 33%, 39% per i redditi fino a 100 mila euro e 43% oltre questa soglia. Il principio è semplice: tra i due risultati viene applicato quello più favorevole al contribuente. È questo il meccanismo che impedisce alla riforma fiscale di tradursi automaticamente in un aumento dell’imposta sul Tfr.

Chi può risparmiare con la clausola di salvaguardia

La permanenza della tutela è particolarmente rilevante per i lavoratori con redditi medio-alti e alti. Il sistema fiscale del 2006 prevedeva infatti uno scaglione intermedio del 39% per i redditi compresi tra 33.500 e 100 mila euro. Nell’attuale sistema Irpef, invece, l’aliquota del 43% entra in gioco oltre i 50 mila euro. Per chi dispone di un reddito di riferimento superiore a questa soglia e ha maturato un Tfr consistente, il confronto con le vecchie aliquote può quindi determinare un risparmio fiscale al momento della riliquidazione. Per i lavoratori con redditi bassi o medi, invece, la clausola non determina generalmente un vantaggio aggiuntivo. In queste fasce, infatti, le aliquote oggi applicate sono già uguali o più favorevoli rispetto a quelle previste nel 2006. Il confronto tra i due sistemi non produce quindi ulteriori riduzioni dell’imposta.

Tfr e fondi pensione, due regole diverse

La nuova disciplina non modifica la distinzione tra il Tfr mantenuto in azienda o trasferito al Fondo di Tesoreria dell’Inps e quello destinato alla previdenza complementare. Per le somme versate nei fondi pensione continuano infatti a valere le regole specifiche della previdenza complementare. In questo caso la tassazione è agevolata e prevede un’imposta sostitutiva che può scendere dal 15% fino al 9%, in funzione degli anni di permanenza nel fondo. In sintesi, quindi, dal 2027 non è prevista una nuova stangata fiscale sul Tfr. Il riordino delle norme cambia la collocazione della clausola di salvaguardia, ma non ne elimina gli effetti: quando il vecchio sistema risulta più conveniente, il lavoratore continua a poter beneficiare delle aliquote Irpef del 2006.

15 settembre 2026 ( modifica il 15 settembre 2026 | 17:21)


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม