Messina – Sud chiama Nord prosegue il percorso verso le prossime elezioni regionali con la presentazione di due nuovi candidati e della nuova coordinatrice provinciale. A completare il quadro dei candidati sono Nadia Rivetti, farmacista e consigliera comunale di Rodì Milici, e Filippo Iannelli, medico e imprenditore del settore sanitario. Questa mattina, durante la conferenza stampa a Messina, nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, è stata presentata Maria Fernanda Gervasi quale nuova coordinatrice provinciale, individuata in attesa della riunione degli organi del movimento.
Ad aprire la conferenza stampa sono stati il sindaco di Messina Federico Basile e il deputato regionale Danilo Lo Giudice. Basile ha ricordato come l’appuntamento di oggi si inserisca nel percorso già avviato nelle scorse settimane con la presentazione delle liste a sostegno del “Governo di Liberazione”.
“Come avevamo anticipato a luglio, ci rivediamo oggi per la presentazione delle liste a sostegno del governo di liberazione. Abbiamo lasciato qualche casella libera, ma oggi l’occasione è quella per rinnovare l’intesa di questo mese e presentare le liste, continuando il percorso che in questi anni abbiamo portato avanti in una Messina che ci vuole vedere sempre più protagonisti” ha spiegato il sindaco di Messina.
“Continuiamo con il percorso che abbiamo cominciato qualche settimana fa, in cui abbiamo già presentato i primi pionieri del governo di liberazione, ma ovviamente continuiamo con questo percorso e oggi completiamo con gli ultimi due candidati” gli ha fatto eco Lo Giudice.
Sono quindi intervenuti i due nuovi candidati. Nadia Rivetti, farmacista e consigliera comunale di Rodì Milici, ha espresso il proprio orgoglio per la partecipazione al progetto: “La bellezza di questo progetto è sentirci tutti protagonisti e di prodigarci affinché la nostra Sicilia diventi diversa. Il percorso di Sud chiama Nord crescerà per le fasce della popolazione che meritano di essere attenzionate”.
Filippo Iannelli, medico e imprenditore di Terme Vigliatore, ha spiegato le ragioni della propria candidatura: “Ho deciso di candidarmi perché credo fortemente in questo progetto, come imprenditore ho già quello che mi serve, ma anche se in molti mi hanno chiesto ‘ma chi me lo ha fatto fare’, ho deciso di mettermi al servizio di ScN, della Sicilia e dei siciliani”.
A seguire, quindi, è stato annunciato il nuovo assetto del coordinamento provinciale, che sarà guidato da Maria Fernanda Gervasi. “Il percorso di Sud chiama Nord in questi anni ci ha portato a un exploit importante. Questo percorso va portato avanti anche a livello provinciale, ma ancor di più a livello regionale, dimostrando che le forze messe in campo fino a ora a livello cittadino e provinciale. Sono contenta di essere stata chiamata a fare la coordinatrice provinciale per un partito di ampio respiro che dobbiamo fortificare. Il lavoro sarà difficile e impegnativo. Ci sono aspettative sia interne al gruppo che esterne. Svolgere un ruolo provinciale è difficile. Mi farò carico del ruolo”, ha detto.
A chiudere gli interventi è stato Cateno De Luca, che ha inserito la presentazione dei nuovi candidati e della nuova coordinatrice provinciale nel percorso politico avviato nel 2017 e oggi proiettato sulla sfida regionale.
«Quello che stiamo costruendo oggi non nasce all’improvviso. È un percorso iniziato nel 2017, quando abbiamo cominciato a mettere insieme un progetto politico autonomo, partendo dai territori e costruendo passo dopo passo una classe dirigente e un modello alternativo ai tradizionali schieramenti. Da allora siamo cresciuti, abbiamo consolidato il nostro radicamento e i risultati elettorali ci hanno dimostrato che quella strada era quella giusta. Oggi quel percorso entra in una nuova fase e guarda alla Sicilia e al quadro nazionale con una forza e una consapevolezza diverse.
Il nostro obiettivo è chiaro: portare il gruppo delle nostre liste al 30% per creare le condizioni per raggiungere il 40% con il candidato alla Presidenza della Regione. Non è un’aspettativa campata in aria. Nel 2022, a livello regionale, il nostro gruppo di liste si attestò intorno al 18-19% e oggi ipotizziamo una crescita di circa 11 punti. È verosimile? Sì. A Messina abbiamo già dimostrato che possiamo farlo: siamo cresciuti di circa 16 punti. Saranno le prossime settimane a dimostrare la forza del progetto che stiamo costruendo.
Anche nel collegio di Messina abbiamo fissato un obiettivo preciso: quattro seggi, considerando che la volta scorsa ne abbiamo conquistati tre con una sola lista che è riuscita a eleggere deputati. Quattro seggi sono quindi un obiettivo ragionevole, ma io lavoro per il quinto. Messina città rappresenta circa il 40% dei voti dell’intera provincia e il risultato delle ultime amministrative costituisce una base politica che nessuno può ignorare.
Nel frattempo è cambiato il metodo con cui ci stiamo muovendo sul piano nazionale. Il quadro ci consegna una situazione di sostanziale equilibrio tra centrodestra e centrosinistra e questo rende strategica la nostra posizione. Al tavolo nazionale ho tolto la pregiudiziale secondo cui si sarebbe potuto aprire un ragionamento soltanto a condizione che io fossi il candidato alla Presidenza della Regione Siciliana. Questo non significa affatto che abbia rinunciato alla Presidenza della Regione. Significa che tengo distinti i due tavoli: prima definiremo il quadro nazionale, poi si aprirà la partita siciliana.
Io non sto bussando alla porta di nessuno. Sono gli altri che ci cercano e noi discutiamo con tutti. Aspetteremo anche di conoscere il sistema elettorale definitivo e il 28, 29 e 30 ottobre, durante la nostra conferenza nazionale, presenteremo la strategia nazionale di Sud chiama Nord, invitando tutti i leader di partito.
Una cosa deve però essere chiarissima: se io mi siedo al tavolo nazionale senza imporre la pregiudiziale della mia candidatura alla Presidenza della Regione, allo stesso modo nessuno potrà pensare di arrivare in Sicilia imponendoci da Roma il proprio candidato. Il tavolo nazionale è una cosa, quello siciliano è un’altra. Il primo tempo della partita riguarda il quadro nazionale, il secondo riguarderà la Sicilia.

Oggi Sud chiama Nord viene accreditato intorno all’1,5% a livello nazionale, ma è un dato che misura ancora prevalentemente il movimento e il suo leader in Sicilia. Quando scenderanno in campo le liste il quadro potrà cambiare, anche con tutto il lavoro che faremo su base nazionale.
Se il nostro progetto raggiungerà il 30% come voto strutturato a livello regionale, inevitabilmente crescerà anche il nostro peso nazionale. E sappiamo bene che a Roma i numeri contano.
Il nostro obiettivo nazionale è altrettanto chiaro: vogliamo eleggere almeno cinque o sei deputati alla Camera e due o tre senatori. Per riuscirci dobbiamo inserirci in un quadro nazionale che consenta agli autonomisti e ai rappresentanti autentici dei territori di arrivare in Parlamento.
Centrodestra o centrosinistra? Non abbiamo pregiudiziali ideologiche. Ci interessa il quadro che ci consentirà di raggiungere i nostri obiettivi senza rinunciare alla nostra identità e alla battaglia contro l’ascarismo politico. Io non vendo la mia storia per entrare da ostaggio nei meccanismi che ho sempre combattuto. Posso sedermi a quei tavoli soltanto mantenendo la mia autonomia.
Ed è proprio per questo che in alcuni ambienti romani Cateno De Luca viene considerato “inaffidabile”: perché nessuno è nelle condizioni di garantirne il controllo. Se essere inaffidabile significa non vendere la propria storia e non farsi dettare la linea dai salotti romani, allora rivendico questa inaffidabilità.
Quanto alla vicenda di Messina, non cambierà lo scenario politico determinato dalle urne. Considero quello che è accaduto un’azione di disturbo che aveva l’obiettivo di rallentare il nostro lavoro e la crescita del progetto. Non ci sono riusciti: abbiamo continuato a rispettare le tappe che avevamo fissato e continueremo ad andare avanti.
Ho parlato di intimidazione politica e confermo quelle parole. Sappiamo anche da dove proviene, ma in questo momento non posso ancora dirlo. Mi auguro che tra qualche settimana possa mostrare, slide alla mano, alcuni passaggi che consentiranno di comprendere meglio quello che è accaduto. C’è una forte paura per la crescita di questo progetto, proprio perché non è controllabile.
Abbiamo invertito le parti: non sarò io ad andare a bussare alle porte romane per chiedere spazio o per imporre la mia candidatura alla Presidenza della Regione. Prima costruiremo il nostro peso politico, nazionale e regionale. Poi saranno gli altri a dover fare i conti con noi. L’ho detto anche a conclusione di un incontro a Palazzo Chigi: alla fine sarete voi a cercarmi e a inseguirmi in Sicilia».
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roberto
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