Al Fort de Brégançon, residenza estiva dei presidenti francesi, Emmanuel Macron ha messo la firma sotto una legge che sposta parecchio più di qualche riga nel Codice della sanità pubblica. Dal 19 agosto la Francia riconosce ufficialmente il diritto all’aiuto a morire: la legge n. 2026-794 del 18 agosto 2026 è stata promulgata dopo il via libera del Conseil constitutionnel e pubblicata nel Journal officiel. Per la prima volta una persona che rispetta determinate condizioni potrà chiedere di accedere a una sostanza letale.
La differenza rispetto alla Francia di ieri è concreta. La legge Claeys-Leonetti del 2016 consentiva, in casi precisi, la sedazione profonda e continua fino alla morte, insieme alla sospensione dei trattamenti di sostegno vitale. La nuova legge introduce un passaggio ulteriore: la sostanza avrà lo scopo di provocare il decesso e, in via generale, sarà la persona stessa ad autosomministrarsela. Quando le condizioni fisiche lo impediscono, potrà farlo un medico o un infermiere.
Chi potrà chiedere l’aiuto a morire
I requisiti sono cinque e devono essere presenti insieme. La persona deve avere almeno 18 anni, possedere la cittadinanza francese oppure risiedere in Francia in modo stabile e regolare. Deve inoltre avere una malattia grave e incurabile che comprometta la prognosi vitale e sia arrivata a una fase avanzata o terminale. Per “fase avanzata” la legge intende l’ingresso in un processo irreversibile di peggioramento che incide sulla qualità della vita.
Serve poi una sofferenza legata alla malattia, refrattaria ai trattamenti oppure giudicata insopportabile dalla persona che abbia scelto di rifiutare o interrompere una cura. Su un confine particolarmente delicato il testo è esplicito: la sola sofferenza psicologica non permette di accedere all’aiuto a morire. La persona deve infine essere capace di esprimere una volontà libera e informata.
Quest’ultimo requisito pesa parecchio. Chi presenta una grave alterazione del discernimento durante il percorso non può essere considerato in grado di esprimere quella volontà. E le direttive anticipate, già previste dal diritto francese, non possono essere usate per ottenere in futuro l’aiuto a morire quando la persona non sia più capace di scegliere e confermare personalmente. Il Conseil constitutionnel ha confermato proprio questo limite esaminando la legge prima della promulgazione.
Dalla richiesta alla decisione: ci saranno almeno due medici
La procedura comincia davanti a un medico in attività, che non può essere un familiare, il coniuge, il convivente o una persona legata direttamente al richiedente. La domanda e la successiva conferma non possono essere presentate in teleconsultazione: se il paziente non riesce a spostarsi, sarà il medico a raggiungerlo a casa o nel luogo in cui viene assistito.
Prima di formalizzare la richiesta, il paziente deve ricevere informazioni sulla propria condizione, sull’evoluzione prevedibile della malattia, sui trattamenti disponibili e sulle possibilità di accompagnamento. Il medico deve spiegare anche l’accesso alle cure palliative e, se richiesto, permettere alla persona di raggiungerle. Deve inoltre offrire al paziente e ai familiari la possibilità di rivolgersi a uno psicologo o a uno psichiatra. Solo dopo questi passaggi la domanda viene messa per iscritto, oppure espressa con un altro sistema adatto alle capacità della persona.
Poi entra in scena il collegio. Il medico che ha ricevuto la richiesta deve coinvolgere almeno un altro medico, specialista della patologia e indipendente dal primo, e un professionista sanitario o un operatore assistenziale. Possono essere chiamati anche altri sanitari e psicologi. Il gruppo valuta le condizioni cliniche, la sofferenza e la capacità di scelta; la decisione finale spetta però al medico che ha ricevuto la domanda.
La risposta deve arrivare entro 15 giorni. Se è positiva, parte un periodo di riflessione minimo di due giorni, al termine del quale il paziente può confermare la richiesta. “Minimo” è la parola utile: nessuno deve decidere allo scoccare delle 48 ore. La persona può aspettare e può ritirarsi in qualsiasi momento. Se la conferma arriva dopo più di tre mesi, il medico deve controllare nuovamente che la volontà sia ancora libera e informata.
La sostanza potrà essere assunta anche a casa
Data e luogo saranno concordati con il medico o l’infermiere che accompagnerà il paziente. La legge permette che la procedura avvenga a domicilio, in ospedale, in una struttura sociosanitaria o in un altro luogo dove operino professionisti sanitari. La persona potrà avere accanto chi desidera.
Il giorno stabilito arriva un’ultima conferma. Il medico o l’infermiere deve verificare nuovamente la volontà della persona e assicurarsi che nessuno la stia spingendo né verso l’assunzione della sostanza né verso la rinuncia. Se emergono pressioni perché proceda, la procedura viene sospesa; nei casi previsti, il medico deve segnalare i fatti alla procura. Se il paziente cambia idea, si ferma tutto. Fino all’ultimo momento significa esattamente fino all’ultimo momento.
La regola sarà l’autosomministrazione. L’intervento diretto di un medico o di un infermiere è previsto quando il paziente non sia fisicamente in grado di assumere autonomamente la sostanza. È una distinzione inserita chiaramente nel testo e confermata dal Conseil constitutionnel.
Anche medici e infermieri potranno dire di no
La legge introduce una clausola di coscienza: i professionisti sanitari coinvolti possono rifiutarsi di partecipare. Devono però comunicarlo subito e indicare professionisti disponibili a prendere in carico il percorso. La coscienza personale rimane quindi tutelata, senza trasformarsi automaticamente in una porta chiusa per il paziente.
Il Conseil constitutionnel ha aggiunto una tutela che il testo non riconosceva espressamente: anche i farmacisti impegnati nella preparazione o nella consegna della sostanza letale devono poter rifiutare per ragioni di coscienza. Ha inoltre stabilito che una struttura privata può impedire lo svolgimento della procedura nei propri locali quando questa contrasti manifestamente con le sue finalità statutarie o con il progetto dell’istituto, a condizione che nel territorio esistano altre strutture capaci di rispondere alla richiesta.
Ogni fase dovrà essere registrata in un sistema informativo dedicato. Una commissione nazionale controllerà successivamente le procedure, raccoglierà i dati e potrà trasmettere eventuali violazioni agli ordini professionali o alla procura. Su una decisione irreversibile, il legislatore francese ha scelto una quantità piuttosto consistente di tracce da lasciare dietro di sé.
Accanto all’aiuto a morire, la Francia mette soldi sulle cure palliative
L’altra metà della riforma è arrivata qualche mese prima. Il 26 maggio è stata promulgata la legge sull’accesso all’accompagnamento e alle cure palliative, che rafforza assistenza territoriale e domiciliare, formazione dei professionisti, équipe mobili e nuove strutture dedicate. La strategia nazionale arriva fino al 2034 e prevede nuovi finanziamenti anno per anno; tra gli obiettivi compare anche quello di raggiungere almeno due unità di cure palliative per regione entro il 2030.
È un pezzo essenziale dello stesso sistema. Quando una persona presenta la domanda di aiuto a morire, il medico deve informarla delle cure palliative disponibili e, se lo desidera, facilitarne l’accesso. La scelta entra quindi dentro un percorso sanitario che dovrebbe offrire anche strumenti per controllare dolore, sintomi e sofferenza e accompagnare il paziente e i suoi familiari.
La legge sull’aiuto a morire è stata promulgata, mentre alcuni ingranaggi devono ancora essere costruiti. Un decreto del Conseil d’État definirà diversi aspetti della procedura; serviranno inoltre le regole per il sistema informativo e la commissione, l’individuazione delle farmacie e i compensi dei professionisti. La Haute Autorité de santé sta preparando le raccomandazioni sulle sostanze, sulle dosi e sulle modalità di somministrazione, con pubblicazione prevista entro la fine del 2026. È l’attuazione normale di una riforma che, per definizione, non poteva stare tutta dentro una firma.
La Francia ha quindi fissato il confine giuridico: chi può chiedere l’aiuto a morire, chi decide, chi può rifiutarsi di partecipare e quante volte quella volontà deve essere verificata. Ora viene la parte fatta di ospedali, medici, assistenza domiciliare e cure palliative. Molto meno solenne del Journal officiel, decisamente più vicina al letto di chi dovrà scegliere.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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