Cybersecurity e trasformazione digitale rappresentano un binomio critico e imprescindibile per fare innovazione nel 2026.
Se al centro c’è il dato, la sfida è comprendere se la rivoluzione digitale renderà i nostri dati più o meno sicuri del passato. Perché accelerare su AI, macchine intelligenti, sensori e IoT significa anche affrontare minacce sempre più evolute: gli attacchi informatici alle infrastrutture e le violazioni della sicurezza delle informazioni rappresentano i principali ostacoli all’implementazione dei progetti di trasformazione digitale.
Si crea quindi un paradosso in cui le stesse tecnologie che permettono la crescita, aumentano l’incidenza del rischio. Eppure, come rilevato anche da Deloitte nel recentissimo report “Lo stato della GenAI Security in Italia”, mentre i ritmi di adozione dell’AI generativa aumentano di continuo, la maturità della sicurezza contro gli attacchi cyber fatica a tenere il passo.
La transizione digitale che tenta di prescindere dalla cybersecurity
Le organizzazioni devono essere consapevoli di queste criticità e affrontarle già nella fase iniziale del processo di innovazione, identificando i nuovi e possibili rischi e soppesando questi ultimi con il valore atteso dell’investimento e le nuove opportunità di business future.
Il modo migliore per affrontare tutto questo è un nuovo mindset: il digitale deve essere più sicuro dell’analogico. Ma per quale motivo le imprese non allineano le loro strategie di evoluzione con la messa in sicurezza delle loro informazioni?
- Monitorano le minacce utilizzando solo risorse interne. Si tratta di un grave errore, dalle conseguenze irrimediabili: l’universo delle minacce diventa via via più complesso e si modifica continuamente. Non è più pensabile difendere l’organizzazione una volta che si verifica l’attacco, occorre agire d’anticipo.
- Sottostimano le conseguenze collaterali di un attacco cyber. Quando si effettua la stima dell’impatto che potrebbe arrecare una minaccia nell’ambito della cybersecurity, spesso vengono presi in considerazione solo i danni “materiali” e i costi diretti, senza analizzare le perdite nel loro complesso: perdita di credibilità, crisi di fiducia da parte di fornitori, clienti e partner, diminuzione dei ricavi. Gli effetti sono devastanti e possono portare alla chiusura definitiva dell’attività.
- Pensano di non essere vulnerabili. Alcune organizzazioni ritengono di essere di dimensioni così piccole da non rientrare nel target di un attacco informatico. In realtà è vero il contrario: la vulnerabilità dei dati rende le PMI gli obiettivi ideali degli hacker, soprattutto quando si tratta di attacchi di tipo ransomware. L’economia dei cyber criminali non mira alle dimensioni dell’azienda, bensì al guadagno che può trarne. La soluzione è un attento risk assessmentdei propri asset così da individuare le misure di sicurezza più adeguate.
- Il sempreverde “Si è sempre fatto così…”. Il verbo “trasformare” implica un passaggio, una transizione, un cambiamento del modus operandi. E, come si verifica a ogni tentativo di rinnovamento, divide le persone coinvolte in due schieramenti contrapposti: quelle a favore e aperte alle innovazioni, e quelle contrarie, che vorrebbero resistere al cambiamento. Occorre avere il coraggio di abbandonare i vecchi schemi e approcciarsi al nuovo in maniera globale: nuove tecnologie devono portare con sé anche nuove metodologie e nuove regole.
Conclusione: Le aziende crescono, si digitalizzano, si espongono di più, ma non investono per tutelare di conseguenza questa aumentata esposizione.La tecnologia per la cybersecurity non manca; ciò che spesso manca alle organizzazioni è una guida capace di governarla in modo efficace, verificare se i controlli funzionano davvero e prendere decisioni consapevoli sul rischio.
Cresce l’attenzione alla cybersecurity, ma…
Negli ultimi anni il settore della cybersecurity ha registrato la più forte crescita di quote di mercato dell’ambito IT a livello globale, in particolare nel contesto delle grandi aziende e PA.
Eppure, secondo il Rapporto Clusit 2026, l’Italia si dimostra tra i bersagli preferiti dei cybercriminali, con 507 attacchi gravi e una crescita del +42% rispetto al 2024. Nel 2025 quasi 1 attacco su 10 nel mondo ha colpito il nostro Paesee le PMI del settore manifatturiero sono state l’obiettivo perfetto.Sono le persone, i dirigenti, i CdA che devono cambiare le loro abitudini: loro rappresentano gli obiettivi più vulnerabili di un’organizzazione, perché detengono le informazioni riservate, il know-how e l’intelligence aziendale, fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi.
Un’organizzazione che intende avviare un percorso di Digital Transformation efficace e affidabile non deve più relegare la Cyber Security a semplice requisito dell’ambito IT, ma deve includere le strategie di sicurezza tra gli obiettividi business per realizzare con successo i propri piani di sviluppo. La sicurezza informatica è una responsabilità che va condivisa con tutte le anime dell’organizzazione, poiché tutti avranno un ruolo nella gestione della trasformazione digitale.
La sicurezza è sempre più una questione strategica
Per garantire una governance efficace e una rapida attuazione delle scelte strategiche, è fondamentale disporre di soluzioni adeguate, flessibili e facili da mettere in atto.
L’efficacia di un progetto di digitalizzazione può essere rafforzata con l’adozione di un sistema di Identity Management che assicuri una gestione semplificata e controllata degli accessi ai propri dati, oppure spostando i propri asset in ambienti ISO27001 compliance per proteggerli da possibili violazioni o manomissioni.
Perché non c’è economia digitale senza sicurezza digitale: la cybersecurity non è più un tema tecnico, ma una scelta strategica che richiede visione, continuità e consapevolezza, soprattutto per le PMI italiane sempre più digitalizzate!
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