Il Presidente della Camera di Commercio Italiana per la Spagna, Marco Pizzi, traccia il bilancio del 2026 e svela le sfide future tra nuovi Gruppi di Lavoro e progetti con l’America Latina. Imprese, giovani ed Erasmus: così cambia il volto della presenza italiana in Spagna
MADRID – “Credo che crescerà la richiesta di servizi pensati per chi vive a cavallo tra i due Paesi: orientamento e informazione su temi fiscali, previdenziali e professionali che toccano entrambi i sistemi; formazione, tirocini e borsa lavoro per i giovani della seconda generazione; supporto a chi vuole avviare un’impresa o una start-up in chiave italo-spagnola; occasioni di networking e mentoring per giovani professionisti. La sfida per la Camera è puntare su un’organizzazione sempre più in linea con queste nuove esigenze: ruoli e compiti chiari, strumenti adeguati e un approccio vicino alle persone, per gestire al meglio le richieste. Una comunità che cresce e si rinnova è una grande opportunità, e vogliamo farci trovare pronti ad accompagnarla”. Così Marco Pizzi, presidente della nostra Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna, traccia il cammino che, a suo giudizio, dovrà seguire nei prossimi anni l’organismo che presiede; una svolta dettata dalle esigenze che esprime una comunità, quella italo-spagnola, in continua crescita e sempre più dinamica.
Cos’è stato fatto? Cosa no? Quali sono stati gli obiettivi centrati? Quali, invece, non sono andati in porto? Perché? Queste e altre sono le domande che ci si pone ogni qualvolta ci si avvicina alla conclusione di un anno di attività. Ci si guarda alle spalle, si vede il cammino percorso e si fa un bilancio. Questo, a volte, ha il sapore agrodolce che lascia la consapevolezza delle occasioni mancate e degli obiettivi abbandonati strada facendo; altre, invece, ha il sapore dolce che accompagna la coscienza di aver svolto il proprio lavoro e di aver superato tutti i traguardi, o quasi. Qual è il bilancio della nostra Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna? Cosa è stato fatto e cosa non è stato possibile fare? Queste sono le domande che rivolgiamo al suo presidente, il quale risponde:
– È stato un anno intenso. Abbiamo gestito molte iniziative su più fronti: servizi commerciali, fiere, formazione, progettualità europea e networking.
Sul fronte fieristico, ci tengo a sottolineare la grande partecipazione di imprese italiane agli appuntamenti che abbiamo seguito: il Salón de Gourmets di Madrid, Alimentaria, in collaborazione con la Camera Italiana di Barcellona, HIP – Horeca Professional Expo e Navalia a Vigo, che per la prima volta ha ospitato un’area dedicata al Made in Italy.
Importanti anche i numeri del nostro Dipartimento Formazione: oltre 800 studenti italiani hanno svolto periodi di stage e visite in Spagna grazie al supporto e alla gestione della Camera.
Sul piano degli strumenti per le imprese, un’attività di rilievo è stata la terza edizione del Barometro sul clima e le prospettive degli investimenti italiani in Spagna, presentata a Madrid lo scorso giugno, e che, per la prima volta, ha potuto contare sulla preziosa collaborazione dell’Agenzia Italiana per il Commercio Estero (ITA). Questa importante pubblicazione sta assumendo un ruolo sempre più rilevante come guida e strumento informativo per la business community italo-spagnola e per le istituzioni di entrambi i Paesi.
La vera novità del 2026 sono però i Gruppi di Lavoro, otto in tutto, costituiti con le imprese della nostra rete: dalle infrastrutture all’energia, dall’agroalimentare alla difesa, fino alle PMI e all’Iberoamerica. Insieme alle giornate settoriali, servono ad approfondire le opportunità dei settori strategici per le imprese dei due Paesi, a dare loro strumenti utili e maggiore visibilità, e a rafforzare il dialogo con le istituzioni. L’ultimo a riunirsi è stato quello sull’Iberoamerica, in vista del Vertice che si terrà a Madrid a inizio novembre.
Un rammarico? Non aver potuto realizzare Passione Italia. La coincidenza con altri grandi eventi in città ha ridotto risorse e supporto locale e, purtroppo, non dipendeva da noi. È un appuntamento a cui teniamo molto e speriamo di riportarlo presto.
– Quali sono i programmi per il 2027?
– Andremo avanti con i Gruppi di Lavoro e con le giornate settoriali, per favorire collaborazione, intesa e nuove opportunità tra le imprese del nostro network e le istituzioni.
Poi le fiere: accompagneremo delegazioni di imprese italiane, a partire dalla nuova edizione di HIP – Horeca Professional Expo, a marzo. Continueremo a seguire i progetti formativi per gruppi di studenti italiani, nell’ambito dei programmi FSL – Formazione Scuola Lavoro, ed Erasmus+. E porteremo avanti i progetti europei, tra cui il nuovo Fashion Skill 4 Better, che promuove la transizione verde e digitale nella moda attraverso la formazione professionale.
– A vostro giudizio, qual è il bilancio delle relazioni economiche tra Italia e Spagna? Quali i punti di forza e quali le debolezze?
– Direi che il bilancio è molto positivo. Nel 2025 l’interscambio commerciale ha superato abbondantemente i 70 miliardi di euro, un nuovo record storico. D’altro canto, come si può rilevare nel Barometro pubblicato dalla Camera, gli investimenti italiani in Spagna hanno uno stock di quasi 50 miliardi, con ricadute occupazionali che superano i 126.000 posti di lavoro. Quelli spagnoli in Italia hanno superato i 17 miliardi. Quella italiana in Spagna e quella spagnola in Italia sono ormai presenze strutturali, non congiunturali.
Il punto di forza è la complementarità tra i due mercati. Per anni i due Paesi si sono guardati da concorrenti, mentre oggi due economie simili, se si coordinano, non si sottraggono valore ma lo moltiplicano. Il Made in Italy è ormai dentro le catene del valore spagnole, e la Spagna offre scala produttiva, infrastrutture logistiche ed energia competitiva.
Più che di debolezze parlerei di potenziale ancora non sfruttato fino in fondo. Penso soprattutto alla Spagna come piattaforma verso i mercati latinoamericani. Le imprese spagnole hanno con quell’area legami storici, linguistici e commerciali solidi. Quelle italiane portano tecnologia, manifattura avanzata e capacità progettuale. Metterle insieme, con progetti e partnership congiunte, può generare più valore di quanto ciascuno otterrebbe da solo. Anche il quadro internazionale, con i nuovi accordi tra Unione Europea e America Latina, rende questa strada sempre più interessante, ed è una delle ragioni per cui abbiamo creato il Gruppo di Lavoro Iberoamerica.
– In che modo la crescita accelerata della nostra comunità incide sulle attività della Camera?
– Sta crescendo in modo molto significativo il numero di manager e professionisti italiani che si avvicinano al mercato spagnolo, e con loro aumentano in modo altrettanto marcato le richieste di servizi e di informazioni. È importante che chi arriva trovi interlocutori strutturati e preparati, in grado di rispondere con competenza e continuità.
La Camera fa il possibile per essere sempre pronta. Siamo un’associazione formata in prevalenza da piccole e medie imprese, come riflesso del tessuto imprenditoriale italiano, e abbiamo anche il privilegio di contare tra i soci sulle grandi aziende italiane presenti in Spagna. È una combinazione che ci aiuta a capire le esigenze di chi si affaccia al mercato e a rafforzare un’organizzazione sempre più chiara, per rispondere in modo efficace e rapido.
Quando una comunità cresce così, credo sia utile che tutti i soggetti che lavorano a supporto delle imprese abbiano ruoli ben definiti e complementari. Come in ogni azienda che cresce molto, un’ordinata ripartizione dei compiti aiuta a evitare sovrapposizioni, che possono creare disordine anche quando c’è la massima buona volontà. Più il sistema è chiaro e coordinato, più le imprese ne traggono beneficio.
– Come è cambiata l’imprenditorialità italo-spagnola e quella italiana in Spagna? Può farci un profilo dell’imprenditore italiano o italo-spagnolo socio della Camera?
– Oggi gli imprenditori italiani si avvicinano al mercato spagnolo in modo più consapevole. È un mercato molto simile al nostro e molto vicino, ma con particolarità e differenze che non vanno sottovalutate, e che oggi vengono lette meglio. Questo dipende da una conoscenza di base più solida: in molti casi l’imprenditore di oggi ha fatto in Spagna un periodo di studio o di formazione, e in questo l’Erasmus ha avuto un peso enorme. Dal 2014 oltre 260.000 studenti italiani hanno scelto la Spagna, e molti sono oggi professionisti e imprenditori che ne conoscono lingua, cultura e mercato dall’interno.
Quanto ai nostri soci, come accennato prima, non c’è un profilo unico. Ci sono le grandi imprese, praticamente tutte le grandi realtà italiane presenti in Spagna sono socie e molte siedono nel Consiglio Direttivo, poi realtà più piccole e liberi professionisti. Anche i settori sono i più vari, e rispecchiano la forte interconnessione economica tra i due Paesi.
– Quali sono i settori economici in cui vi è un’importante presenza italo-spagnola e quali quelli in cui è importante la presenza italiana?
– Il Barometro ci dice che la presenza italiana in Spagna è ampia e diversificata, non concentrata in pochi comparti. Pesa molto nell’energia, nel farmaceutico, nella logistica e nei trasporti, nell’agroalimentare e nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Ma è forte anche nelle infrastrutture, nel finanziario e assicurativo, nella moda e nella manifattura. Questa varietà settoriale si ritrova anche nei nostri gruppi di lavoro.
In molti di questi ambiti parlerei di una presenza davvero italo-spagnola, con imprese dei due Paesi che investono, collaborano e costruiscono insieme catene del valore.
Redazione Madrid
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