Una nuova biografia su padre Ezechiele Ramin. Con la forza del Vangelo


A41 anni dalla morte, padre Ezechiele Ramin – il missionario comboniano padovano ucciso in Brasile il 24 luglio 1985 – ha finalmente una biografia storica. La firma Mauro Velati, storico della Comunità di Sant’Egidio già impegnato nella causa di canonizzazione di Albino Luciani, autore di Ezechiele Ramin. Una vita che segue un sogno (Edizioni Messaggero 2026, pagg. 192, euro 21). «Non conoscevo quasi nulla di lui – racconta Velati – ma quando il fratello Antonio mi ha proposto di scrivere una biografia e mi ha affidato il materiale, la figura mi è piaciuta molto. Esistevano già diversi libri, ma mancava un approccio propriamente storico».
Il cuore del volume sono i dettagli inediti sulla morte, emersi dagli atti del processo brasiliano contro gli assassini, cui Antonio – «l’anima di tutto questo lavoro» – ha avuto accesso. «Da quei documenti emerge in modo inequivocabile l’infondatezza delle voci secondo cui Ezechiele volesse promuovere una rivolta armata dei contadini o agisse per motivazioni politiche. Si recò in quel luogo pericolosissimo perché le madri e le mogli di quegli uomini lo avevano implorato di fermarli: aveva promesso di intervenire come paciere». Sulla via del ritorno, l’agguato delle milizie dei fazendeiros: «Un’esecuzione premeditata».
Nel libro c’è tanta Padova: la famiglia, «non comune, con una madre molto religiosa e fratelli diventati custodi della sua memoria», e la Diocesi, «terreno straordinariamente fecondo», con la propensione missionaria tipica del Veneto. Formato nel clima del post-Concilio, padre Lele – come affettuosamente ancora oggi viene chiamato – non temeva di pungere la sua Chiesa: «Siamo rimasti indietro di ottant’anni con il Concilio» scriveva ai familiari nel 1984. «Oggi qualcuno usa questo tratto per definirlo “contestatore” o “marxista” – osserva Velati – ma quel vocabolario faceva parte del lessico degli anni Sessanta. L’origine di ogni sua azione era il Vangelo e la sua immensa sensibilità religiosa».
La non violenza era in lui radicatissima: «Già negli anni della formazione aveva militato nell’organizzazione “Mani Tese”, interiorizzando il pensiero non violento. Nelle poche omelie ricorreva all’immagine del chicco di grano che deve morire per portare frutto. Sceglie di recarsi disarmato al centro di un conflitto esplosivo esclusivamente per fare opera di pace». Quanto alla presunta disobbedienza, il parroco gli aveva chiesto di restare a preparare una festa: «Fu dettata da un’urgenza pastorale suprema: evitare una strage e salvare vite umane».
C’è anche una curiosità: negli anni di studio a Chicago, Ezechiele potrebbe aver incrociato il futuro papa Leone. «Una religiosa americana ha rivelato che l’attuale pontefice era stato compagno di classe di un ragazzo in via di canonizzazione. Un aneddoto affascinante, da verificare domandandolo direttamente al Santo Padre».
Che cosa dice Ezechiele Ramin ai giovani di oggi? «È la storia vera di un giovane che decide di non accontentarsi e di spendere la vita per un ideale più grande del proprio tornaconto. Ci ricorda che la vita merita di essere spesa per orizzonti alti. E ci esorta a opporci alle ingiustizie solo con il dialogo e la forza dirompente del Vangelo, rigettando per sempre le armi».

È stato ucciso a 32 anni in Rondonia

Ezechiele Ramin è nato a Padova, nel quartiere San Giuseppe, il 9 febbraio 1953. Dopo aver frequentato il liceo classico al Collegio Barbarigo, decide di diventare missionario comboniano, e dopo due esperienze significative in Irpinia e Puglia, parte per il Brasile nel 1984. Viene ucciso l’anno dopo. Quel 24 luglio era con l’amico Adilio, sindacalista, impegnato nella pericolosa assistenza ai senza terra della Rondonia amazzonica brasiliana. Stavano tornando da una riuscita missione di pace, quando subiscono un agguato da un gruppo di uomini. Visto il grave pericolo, padre Ezechiele scende dalla macchina e si avvicina: subito aprono il fuoco e lo uccidono. L’amico Adilio riesce a fuggire. Ezechiele muore a 32 anni. La sua tomba, nel cimitero Maggiore di Padova, è meta continua di visite. Per il “suo” popolo, in Rondonia, Ezechiele è già santo.

24 luglio, messa a San Giuseppe nel giorno del martirio

Anche quest’anno, nel giorno in cui è stato ucciso in Rondonia, Brasile – il 24 luglio – padre Ezechiele Ramin viene ricordato con una celebrazione eucaristica nella sua parrocchia di Padova, San Giuseppe (alle 19); presiede don Celestino Corsato.
Viene messo in risalto un elemento preciso della sua profonda spiritualità: l’impegno sociale è atto di fede, prima che gesto di solidarietà umana.

Dalla beata Eustochio a don Giovanni Nervo…

Quella di padre Ezechiele Ramin – promossa dai Missionari comboniani – non è l’unica causa che tocca da vicino la Chiesa di Padova. La Diocesi è attualmente parte attiva in cinque processi di beatificazione e canonizzazione, seguiti dall’Ufficio per le cause dei santi guidato da mons. Tiziano Vanzetto.
La più antica riguarda la beata Eustochio, al secolo Lucrezia Bellini (Padova, 1444-1469), monaca a San Prosdocimo, per la quale è in corso l’indagine in vista della canonizzazione. È già venerabile Maria Cristina Cella Mocellin (1969-1995), una madre vissuta a Carpanè, in Valbrenta: colpita da un sarcoma durante la terza gravidanza, rimandò le cure per proteggere il bambino; il decreto sulle virtù eroiche è del 30 agosto 2021. Sono servi di Dio il laico Vinicio Dalla Vecchia (1924-1954), medico e presidente diocesano dei giovani di Azione cattolica, morto cadendo dalla parete del Catinaccio; don Lucio Pietro Ferrazzi (1876-1955), per 45 anni parroco di Pernumia, «santo» per la sua gente; e don Giovanni Nervo (1918-2013), che dopo l’impegno nella Resistenza padovana e la fondazione della Scuola superiore di servizio sociale e della Fondazione Zancan, fu chiamato a organizzare la Caritas italiana, nel 1971, di cui è stato il primo presidente.
Ci sono poi quattro cause trattate in Diocesi ma promosse da altri attori. Le suore Salesie seguono quelle della beata Liduina Meneguzzi (1901-1941), missionaria a Dire Dawa in Etiopia, beatificata nel 2002 – per lei si attende il miracolo per la canonizzazione – e del fondatore don Domenico Leonati (1703-1793), che aprì a Padova scuole gratuite per le ragazze povere. I Frati minori promuovono la causa di padre Daniele Hechich (1926-2009), confessore a Cittadella e Saccolongo, per mezzo secolo segnato dalla sclerosi multipla, la cui fase diocesana è stata chiusa il 20 giugno scorso. L’associazione Amici di Guido Negri sostiene infine quella del «capitano santo» di Este (1888-1916), terziario domenicano caduto sul monte Colombara durante la Grande guerra. Per informazioni e segnalazioni di grazie si può scrivere all’indirizzo mail causesanti@diocesipadova.it


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 Andrea Canton

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