C’era un tempo in cui, per capire che l’estate era davvero finita e che la provincia di Cuneo stava tornando al lavoro, non serviva guardare il calendario, bastava andare alla Grande Fiera d’Estate.

Era quello il segnale, dopo Ferragosto, dopo le ferie, dopo le settimane in cui gli uffici rallentavano e le città si svuotavano: arrivava la Fiera. E la Granda, quasi all’improvviso, tornava a riempirsi di appuntamenti, di incontri, di affari, di politica.

“Ci vediamo alla Fiera” non era una frase qualsiasi.

Era un appuntamento che, spesso, non aveva nemmeno bisogno di essere fissato. Ci si sarebbe incontrati comunque. Tra gli stand, davanti a un’esposizione, in uno dei punti ristoro, lungo quei corridoi nei quali, in pochi metri, potevi incrociare un imprenditore che non vedevi da un anno, un amministratore comunale, un politico, un cliente, un ex compagno di scuola o semplicemente qualcuno che avevi incontrato, l’ultima volta, proprio alla Fiera dell’anno precedente.

Ed è probabilmente questa la prima cosa che oggi, a distanza di pochi anni dalla sua scomparsa, viene da ricordare: la Grande Fiera d’Estate non era soltanto una fiera.

Era un pezzo di provincia. Un grande appuntamento popolare, certamente commerciale, ma anche profondamente sociale. E, se vogliamo dirla fino in fondo, anche politico, nel senso vero della parola. Perché era uno dei pochi luoghi in cui la provincia di Cuneo, tutta insieme, si ritrovava.

Dal Parco Monviso a piazza d’Armi: quasi mezzo secolo di storia della città e della provincia

La prima edizione risale al 22 luglio 1976, quando al Parco Monviso venne inaugurata la prima Mostra Campionaria della Provincia Granda, dedicata agli hobby e alle attività economiche. Era un’altra Cuneo, un’altra Italia. L’ingresso era libero, c’erano spettacoli, musica e teatro e, nonostante il freddo e la minaccia della pioggia, il pubblico rispose subito. 

Da quella prima intuizione sarebbe nata una manifestazione destinata a segnare quarantacinque edizioni e quasi mezzo secolo di storia del territorio. La Fiera cambiò più volte volto e sede. Passò da piazza Boves, dove per anni venne organizzata da Milano Pubblicità di Lele Milano, quindi in piazza Martiri della Libertà, con le edizioni che videro anche il debutto della Fiera dei Formaggi.

Poi arrivò piazza d’Armi. Ed è forse questa l’immagine che, per molti cuneesi, resta più forte. Per vent’anni quell’enorme spazio fu il teatro della Grande Fiera d’Estate. Erano gli anni in cui la Fiera era anche concerti e spettacoli, con nomi come Lucio Dalla, Claudio Baglioni e Vasco Rossi, oltre a comici come Beppe Grillo e Roberto Benigni. Piazza d’Armi, oggi profondamente trasformata, negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta fu uno dei grandi spazi popolari della città e la Grande Fiera d’Estate contribuì a renderla tale.

Poi il trasferimento al Miac di Ronchi, dove la manifestazione, dal 2000 al 2016, cambiò ancora pelle, diventando sempre più campionaria, strutturata e tecnologica. Nel 2015 arrivò la 40ª edizione. Un traguardo celebrato con un libro, “40 GFE. La Fiera di Cuneo è diventata Granda”, e con una mostra che ripercorreva la storia della manifestazione parallelamente a quella della città e della provincia. Era diventata una creatura di Al.Fiere della famiglia Barolo.

Quell’anno furono 70 mila i visitatori. Un numero che, al di là delle statistiche, dice molto di cosa fosse diventata la GFE: un appuntamento fisso per migliaia di famiglie della provincia, ma anche per visitatori provenienti dal Piemonte, dalla Liguria e dalla Francia.

Non si andava soltanto a vedere gli stand: alla Fiera si tornava a fare provincia

Ed è qui che forse sta il punto. Perché chi oggi ricorda la Grande Fiera d’Estate soltanto come una grande esposizione commerciale rischia di dimenticare ciò che realmente rappresentava.

Certo, c’erano le aziende. C’erano le novità per la casa, le automobili, l’arredamento, l’edilizia, l’agricoltura, la tecnologia. C’erano le promozioni e gli acquisti. C’erano le attività che utilizzavano quei giorni per presentarsi, cercare clienti e consolidare rapporti. 

Ma la Fiera era soprattutto un enorme punto di incontro. Era il luogo nel quale l’imprenditore di Saluzzo incontrava il cliente di Mondovì. Quello di Alba incrociava l’amministratore della Valle Stura. Il politico, magari appena tornato dalle ferie, ricominciava a stringere mani e a parlare di ciò che sarebbe accaduto nei mesi successivi. Settembre, nella provincia di Cuneo, cominciava anche così.

Con la consapevolezza che bisognava rimettersi in moto

E la Grande Fiera d’Estate, da questo punto di vista, segnava quasi ufficialmente la ripresa economica e politica della Granda. Terminava l’estate e ricominciava tutto: i consigli comunali, le riunioni delle associazioni, i programmi delle categorie economiche, i progetti delle aziende.

La Fiera era il primo grande incrocio della nuova stagione. Un appuntamento nel quale non era necessario organizzare decine di incontri. Bastava passeggiare.

E, forse, è proprio questo che oggi dovremmo rimpiangere un po’ di più. Perché negli anni abbiamo moltiplicato le possibilità di comunicare e, contemporaneamente, abbiamo perso molti dei luoghi nei quali incontrarci davvero.

La Fiera che Cuneo rischiò di perdere. E che alla fine ha perso davvero

Nel 2018 Targatocn aveva raccontato apertamente il problema: Cuneo non sembrava più in grado di garantire uno spazio adeguato alla sua Grande Fiera d’Estate

Piazza d’Armi non sarebbe più stata disponibile per la trasformazione dell’area e gli organizzatori valutavano alternative, dal ritorno al Miac alla zona del Palasport di San Rocco Castagnaretta.

In gioco c’era già il trasferimento a Savigliano. E gli espositori, interrogati dagli organizzatori, in maggioranza avrebbero preferito che la manifestazione restasse a Cuneo. L’articolo di allora poneva una domanda che oggi suona quasi profetica: possibile che il capoluogo della Granda non riuscisse più a trovare uno spazio per la sua Fiera?

Nel 2019 arrivò il trasferimento a Savigliano, per la 44ª edizione. E già questo avrebbe dovuto far riflettere. Perché la Grande Fiera d’Estate era nata a Cuneo. Era cresciuta insieme a Cuneo. Aveva cambiato sedi, aveva attraversato epoche e trasformazioni della città, ma era sempre rimasta un elemento della sua identità. Poi il Covid, due edizioni annullate.

Nel 2022 il ritorno, a Savigliano, con la 45ª edizione. Nove giorni di manifestazione, nell’area fieristica di 40 mila metri quadrati, per provare a riprendere un cammino interrotto dalla pandemia. La Fiera tornò, il pubblico tornò, si cercò di ripartire. Ma fu l’ultima volta.

Una provincia come quella di Cuneo, con la sua forza imprenditoriale, con le sue aziende, con un tessuto economico che continua a essere tra i più importanti del Piemonte, non ha più bisogno di un grande appuntamento nel quale presentare se stessa?

Davvero non esiste più lo spazio per una manifestazione capace di mettere insieme imprese, innovazione, commercio, agricoltura, artigianato, cultura e territorio?

Perché la Grande Fiera d’Estate faceva esattamente questo.




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