Oggi è il 28 agosto e si celebra la memoria liturgica di sant’Agostino. E perché ne parliamo? Perché Leone XIV è il primo papa appartenente all’Ordine di sant’Agostino nella storia della Chiesa cattolica.
«Sono un figlio di sant’Agostino, un agostiniano»: Robert Francis Prevost si presentò così al mondo intero subito dopo l’elezione al soglio pontificio, avvenuta l’8 maggio 2025.
Con lui la Chiesa riscopre sant’Agostino di Ippona, uno tra i grandi padri del cristianesimo. La sua opera più famosa sono le Confessioni, la sua frase più celebre, così viene tradizionalmente riportata, è «Ama e fa ciò che vuoi».
Chi è sant’Agostino
Agostino (354-430) nacque a Tagaste, l’odierna Souk-Ahras, in Algeria. Sua madre, Monica, era una fervente cristiana, mentre il padre, Patrizio, era pagano e si convertì solo in punto di morte.
Ambizioso, intellettuale vivacissimo e capace, attraversate esperienze turbolente varie, cercò fortuna a Roma, dove giunse con una compagna e col figlio da lei avuto, Adeodato. Giusto il tempo di far conoscere qualità e voglia d’emergere ed ecco l’avventura a Milano, alla corte imperiale, con l’insoddisfazione d’un uomo che crede di cercare potere e invece insegue bisogni d’infinito e di verità.
La sua conversione al cristianesimo venne influenzata profondamente dalla predicazione del vescovo sant’Ambrogio e dalla fede incrollabile della madre. In un momento di crisi interiore, Agostino racconta nelle sue Confessioni di aver udito una voce di bambino che diceva: «Tolle, lege (Prendi e leggi)». Aprì la Bibbia e lesse un passo della Lettera ai Romani: fu l’inizio della sua nuova vita in Cristo.
Dopo il battesimo ricevuto da Ambrogio nella notte di Pasqua del 387, Agostino lascia Milano e fa ritorno in Africa. Non sa che là diventerà prete e poi vescovo. La madre Monica che l’aveva seguito sin lì al porto di Ostia s’ammala e muore. Su di lei annoterà uno dei pensieri che spiritualmente sintetizzano il succo del mistero cristiano: «Signore, non ti chiedo perché me l’hai tolta, ma ti ringrazio perché me l’hai data».
Nel 430, il 28 agosto, Agostino muore. I vescovi africani riescono a sottrarre il corpo alle profanazioni vandaliche. Portato in Sardegna, grazie a Liutprando, re dei Longobardi, sulla scia di una fama che dilaga e di acquisizioni preziose del suo pensiero, viene trasferito a Pavia dove tuttora le spoglie riposano in San Pietro in Ciel d’Oro.
Sulle orme di sant’Agostino
Tra le visite più recenti a Pavia resta viva nella memoria quella di papa Leone XIV che il 20 giugno 2026 ha camminato sulle orme di sant’Agostino, di cui si sente figlio e discepolo. Prima di lui papa Benedetto XVI il 22 aprile 2007 si recò proprio a San Pietro in Ciel d’Oro per pregare davanti alle reliquie di sant’Agostino, in un pellegrinaggio che richiamò fedeli da tutta la Lombardia. Anche papa san Giovanni Paolo II aveva visitato Pavia durante il suo lungo pontificato. E andando ancora più indietro nel tempo, si ricorda la presenza di papa Pio VII, che nel 1815 sostò in città al ritorno dalla prigionia napoleonica.
L’Ordine di sant’Agostino
L’Ordine di sant’Agostino è una delle famiglie religiose più antiche della Chiesa. Nasce nel marzo 1244, quando papa Innocenzo IV promuove l’unificazione di diversi gruppi di eremiti già ispirati alla Regola di sant’Agostino. Non è stato quindi sant’Agostino di Ippona, a fondare l’Ordine, ma è a lui e alla sua Regola che si ispira la dottrina degli agostiniani.
Nel 1256 papa Alessandro IV istituisce ufficialmente l’Ordine, fornendogli anche di un’organizzazione centralizzata e riconosciuta. Gli agostiniani conobbero la loro massima espansione a partire dal ‘500, in coincidenza con la fioritura dell’Umanesimo. Nel ‘700, invece, quando l’imperatore asburgico Giuseppe II soppresse numerosi monasteri agostiniani e ne sequestrò i beni, l’Ordine visse un periodo di decadenza. La rinascita, a partire dalla seconda metà del secolo successivo, fu sostenuta da papa Leone XIII.
La Regola
Intorno al 388/389 sant’Agostino ritornò a Tagaste dopo la conversione avvenuta a Milano. Lì iniziò a fare vita comune, nella povertà, nella preghiera e nello studio, insieme ad alcuni compagni. A Ippona divenne presbitero e cominciò la sua vita in comune con alcuni compagni in un monastero da lui fondato. In questo periodo Agostino scrisse la Regola. Tra le indicazioni che si trovano nella Regola troviamo vivere insieme, in comunità, nella condivisione dei beni, nella povertà volontaria e nella ricerca costante della verità attraverso lo studio, la preghiera e il servizio.
Non c’è vera santità senza comunità, senza trasformazione interiore e senza carità attiva. La santità si realizza, aprendosi agli altri, vivendo con gli altri. L’Ordine ha quattro gradi. Il primo è costituito dai frati, il secondo dalle monache contemplative, il terzo da fratelli e sorelle della penitenza, il quarto dai cinturati. Questi sono laici cattolici che imitano sant’Agostino e vivono la carità agostiniana nel mondo. L’Ordine agostiniano è missionario e come tale ha diffuso il Vangelo in tutti i continenti. La divisa è una tonaca nera con cappuccio, sulla schiena la sigla O.S.A. Papa Leone XIV appena eletto ha fatto suoi lo stemma e il motto di sant’Agostino. La figura del motto: un giglio e un cuore trafitto su libro chiuso. La frase: “In illo uno unum, siamo una sola cosa (in Cristo)”.
Charitas et Scientia
Tratto distintivo dell’Ordine è l’equilibrio tra vita comunitaria, studio e missione, che si rispecchia nel motto “Charitas et Scientia” (Carità e conoscenza). La devozione a Maria e la dedizione agli studi sono tra le caratteristiche degli agostiniani. L’approfondimento della filosofia e la teologia sono la loro “eredità” culturale, assieme all’attività missionaria ed educativa. Tra le figure più celebri appartenute all’Ordine c’è Martin Lutero, che prima dello strappo con la Chiesa di Roma fu frate agostiniano. Anche Gregor Mendel, abate nato in Boemia, considerato il padre della genetica moderna, apparteneva all’Ordine.
Le opere
Tra le numerosissime opere scritte da Agostino, due sono considerate fondamentali.
Le Confessioni: un’autobiografia spirituale in forma di preghiera, dove narra la sua ricerca di Dio e il cammino di conversione. È uno dei testi più profondi mai scritti sull’esperienza interiore dell’uomo.
La Città di Dio: un’opera monumentale che contrappone la città terrena (basata sull’amore di sé fino al disprezzo di Dio) alla città di Dio (basata sull’amore di Dio fino al disprezzo di sé). Un’opera che segna la nascita della filosofia della storia cristiana.
L’eredità di sant’Agostino nella Chiesa di oggi
La festa liturgica di sant’Agostino ricorre il 28 agosto, esattamente il giorno dopo la memoria di sua madre santa Monica. È patrono dei teologi, degli stampatori, dei filosofi e degli studiosi.
Sant’Agostino è dottore della Chiesa. La sua riflessione sul male, sulla libertà, sulla grazia e sul desiderio umano di verità e felicità è straordinariamente attuale. La sua esperienza personale rende il suo pensiero accessibile anche ai cuori inquieti del nostro tempo.
Sant’Agostino appare così non come una figura lontana del passato, ma come un maestro che ancora ci parla. La sua conversione, la sua ricerca della verità, la sua attenzione all’interiorità e il suo desiderio di pace continuano a offrire una chiave spirituale per leggere il ministero di papa Leone XIV e il cammino della Chiesa nel mondo di oggi.
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Silvia Gullino
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