#Finsubito news – Manovra 2027: meno bonus mobili e pensioni d’oro, più risorse per ecobonus e sismabonus | Articoli


C’è qualcosa che non mi convince nel dibattito sulla Legge di Bilancio 2027.

Come ogni anno ogni categoria economica difende comprensibilmente le proprie agevolazioni, ogni settore chiede risorse, ogni intervento viene presentato come indispensabile. Ma una manovra finanziaria, soprattutto quando le disponibilità sono limitate, dovrebbe servire a compiere delle scelte. Anche difficili. in particolare dopo l’ubriacatura del PNRR che ha distribuito soldi a tutti.

Parto dall’articolo “Casa, nel 2027 meno margini per l’ecobonus tra nuovi tetti di spesa e stop al 65 per cento”, firmato da Giuseppe Latour e Giovanni Parente e pubblicato su Il Sole 24 Ore l’8 novembre 2026, che evidenzia giustappunto una contraddizione significativa: mentre si rinuncia a rafforzare gli incentivi per l’efficienza energetica degli edifici, si confermano altre agevolazioni la cui rilevanza strategica appare diversa.

Secondo la ricostruzione dei due giornalisti, riportare l’Ecobonus al 65% richiederebbe coperture per circa 150 milioni di euro all’anno. Una cifra certamente importante, ma che dovrebbe essere valutata alla luce dei benefici economici, energetici e ambientali generati dagli interventi.

Come ha approfondito Matteo Peppucci su INGENIO nell’articolo del 6 novembre 2026, “La Manovra riscrive l’Ecobonus: aliquote, tetti di spesa, tipi di interventi, asseverazioni”, il disegno di legge non si limita a confermare le detrazioni del 50% e del 36%, ma modifica anche i massimali e gli adempimenti. In particolare, propone un nuovo tetto complessivo di spesa per gli interventi di efficientamento energetico, modificando il precedente sistema dei limiti differenziati.

La questione, dunque, non è semplicemente quella di ottenere qualche punto percentuale in più di detrazione, ma di comprendere quale ruolo debba assumere la riqualificazione del patrimonio edilizio nelle politiche pubbliche.

Ecobonus: le proposte del governo in breve

Il DDL di Bilancio 2027 conferma le detrazioni del 50% per le abitazioni principali, alle condizioni previste, e del 36% negli altri casi, ma introduce modifiche significative ai limiti di spesa. In particolare:
– Ecobonus: nuovo tetto cumulativo di 96.000 euro per unità immobiliare, in sostituzione degli attuali massimali differenziati per tipologia di intervento.
– Ecobonus condominiale: limite complessivo di 40.000 euro moltiplicati per il numero delle unità immobiliari, per gli interventi agevolati sulle parti comuni.
– Sismabonus: massimale di 96.000 euro per unità immobiliare, applicabile anche agli interventi sulle parti comuni condominiali, moltiplicandolo per il numero delle unità.
– Bonus ristrutturazioni: confermato il limite autonomo di 96.000 euro per unità immobiliare.

Perché ecobonus e sismabonus sono diversi dagli altri incentivi

Non tutti i bonus producono gli stessi effetti sulla collettività.

Un intervento di efficientamento energetico può ridurre stabilmente il fabbisogno di energia di un edificio, contribuire al contenimento delle emissioni e diminuire l’esposizione delle famiglie alle oscillazioni dei prezzi energetici.

Un intervento di miglioramento sismico può ridurre le conseguenze di un terremoto, proteggere vite umane e contenere i costi futuri di riparazione e ricostruzione. In un Paese con un patrimonio immobiliare spesso vetusto e un’elevata esposizione al rischio sismico, questi interventi non sono soltanto strumenti di sostegno all’edilizia.

Sono investimenti nella sicurezza, nella resilienza e nella qualità del patrimonio nazionale.

E c’è un’ulteriore dimensione che merita attenzione: la salute delle persone.

Clara Peretti, nel suo recente articolo pubblicato su INGENIO il 2 novembre 2026, “Incentiviamo la tenuta all’aria, ma non l’aria. L’imbarazzante silenzio su salute e qualità dell’aria nelle case italiane”, sottolinea come la manovra continui a concentrarsi sull’efficienza energetica senza affrontare adeguatamente il tema della ventilazione meccanica controllata e della qualità dell’aria interna.

È una riflessione importante perché mostra come la riqualificazione non possa essere valutata soltanto attraverso il risparmio energetico, ma debba considerare anche comfort, salubrità e prestazioni complessive dell’edificio.

Naturalmente occorre evitare gli errori del Superbonus: incentivi sproporzionati, insufficiente selettività e instabilità normativa. Ma la risposta non può essere quella di rinunciare a una politica strutturale di riqualificazione.

Bonus mobili e pensioni elevate: il problema delle scelte

Nella stessa manovra viene prorogato il bonus mobili, con una detrazione del 50% su una spesa massima di 5.000 euro. È una misura che sostiene consumi, commercio e industria dell’arredamento, settori certamente importanti per l’economia italiana, come documentato anche nell’approfondimento di Peppucci su INGENIO dedicato ai bonus edilizi 2027.

Ma è legittimo chiedersi se l’acquisto agevolato di un nuovo arredamento debba avere la stessa priorità fiscale di un intervento che riduce il rischio sismico di un edificio o ne migliora le prestazioni energetiche per i decenni successivi.

Non si tratta di contrapporre le imprese del mobile a quelle delle costruzioni, ma di distinguere tra incentivi prevalentemente commerciali e investimenti capaci di generare benefici collettivi di lungo periodo.

La stessa riflessione può essere estesa alla spesa pensionistica. Una maggiore moderazione della rivalutazione delle pensioni più elevate, salvaguardando integralmente quelle basse e tutelando adeguatamente quelle medie, rappresenta un’ipotesi di redistribuzione delle risorse pubbliche che merita di essere esaminata, pur con tutte le necessarie verifiche di costituzionalità, proporzionalità ed effettivo risparmio. 

E su questo provvedimento iniziale mi sarei aspetto un’attenzione diversa da parte delle opposizioni. Nella considerazione dell’inverno demografico e dell’invecchiamento della popolazione un intervento sulle pensioni d’oro è un atto di responsabilità sociale.

Si può discutere sul merito di queste scelte. Ma è proprio questo il compito della politica: non limitarsi a prorogare ciò che esiste, bensì confrontare i benefici delle diverse misure e assumersi la responsabilità delle priorità.


Ecobonus: concentrare gli incentivi sui condomini e ripristinare la cessione del credito alle banche

C’è poi una questione che considero fondamentale: l’Ecobonus dovrebbe tornare a essere uno strumento di politica industriale e di riqualificazione urbana, concentrando le agevolazioni sugli interventi condominiali, anziché disperdere le risorse in una molteplicità di lavori sulle singole abitazioni.

È nei condomini, soprattutto in quelli costruiti prima dell’introduzione delle principali prescrizioni sul contenimento dei consumi energetici, che si concentrano alcune delle sfide più complesse della riqualificazione: intervenire sugli involucri edilizi, modernizzare gli impianti, migliorare il comfort e ridurre i consumi, attraverso interventi coordinati sull’intero edificio. Questa impostazione permetterebbe anche di valorizzare maggiormente la progettazione integrata, evitando che la riqualificazione si riduca alla semplice sostituzione di singoli componenti.

Ma per rendere davvero praticabile questa scelta occorre affrontare un secondo problema: quello della liquidità. È necessario ripristinare la possibilità di cedere alle banche i crediti fiscali derivanti dagli interventi agevolati. Il blocco generalizzato introdotto dal DL 11/2023 e ulteriormente rafforzato dal DL 39/2024, pur con alcune eccezioni, ha reso molto più difficile l’accesso agli incentivi per chi non dispone delle risorse necessarie ad anticipare le spese o di sufficiente capienza fiscale.

Non significa riproporre il modello del Superbonus. Al contrario, occorre imparare dai suoi errori, prevedendo aliquote sostenibili, massimali di spesa, controlli preventivi, verifiche indipendenti dei risultati e un sistema di cessione con regole certe, responsabilità definite e limiti programmati della spesa pubblica.

Il credito fiscale dovrebbe essere acquistabile dalle banche a condizioni trasparenti, senza trasferire automaticamente su di esse gli oneri dell’incentivo o i rischi derivanti da una disciplina incerta. Si potrebbe inoltre valutare un sistema di finanziamento bancario collegato alla cessione, capace di coprire anche la quota di spesa che resta a carico dei condòmini.

La questione è anche sociale: senza strumenti finanziari adeguati, la riqualificazione rischia di diventare un’opportunità riservata ai proprietari con maggiore disponibilità economica, lasciando indietro proprio gli edifici più energivori e i condomini nei quali è più difficile raggiungere un accordo sugli investimenti.

Un Ecobonus selettivo, destinato alla riqualificazione complessiva dei condomini e accompagnato da una cessione del credito bancario rigorosamente regolamentata, potrebbe rappresentare un modello più efficace e sostenibile rispetto alla continua distribuzione di incentivi frammentati.

Non si tratterebbe di spendere senza controllo, ma di costruire una politica capace di mettere insieme risorse pubbliche, credito privato e investimenti delle famiglie, con obiettivi misurabili e un orizzonte pluriennale.

👉 Ecobonus e Sismabonus dovrebbero diventare strumenti strutturali di riqualificazione, concentrando le risorse sui condomini e rendendo gli interventi accessibili attraverso una cessione del credito bancario regolamentata.


Il problema non è trovare altri bonus, ma avere una politica industriale

L’Italia continua a discutere di incentivi edilizi quasi esclusivamente in occasione della legge di bilancio, con orizzonti annuali e frequenti modifiche delle aliquote.

La riqualificazione del patrimonio immobiliare richiede invece programmazione pluriennale, strumenti finanziari accessibili, criteri prestazionali verificabili e priorità definite sulla base dei rischi e dei benefici attesi.

Un euro pubblico destinato alla prevenzione sismica o al risparmio energetico dovrebbe essere valutato non soltanto come minore entrata fiscale, ma anche in relazione ai costi futuri che può contribuire a evitare.

Questo non significa che ogni Ecobonus o Sismabonus sia automaticamente conveniente. Significa costruire incentivi selettivi, proporzionati ai risultati e verificati nel tempo.

La manovra di bilancio è inevitabilmente un esercizio di compatibilità finanziaria. Ma è anche uno strumento attraverso il quale si determina quale patrimonio economico, ambientale e sociale sarà consegnato alle prossime generazioni.

La domanda, allora, non è quanti bonus possiamo ancora permetterci, ma quali interventi non possiamo più permetterci di rinviare.

Su questo mi aspetto che i Consigli Nazionali delle Professioni così come chi rappresenta in parlamento una visione non populista abbia la consapevolezza di incidere nella discussione sulla manovra.


Fonti e approfondimenti

1. Giuseppe Latour, Giovanni Parente, Casa, nel 2027 meno margini per l’ecobonus tra nuovi tetti di spesa e stop al 65 per cento, Il Sole 24 Ore, 8 novembre 2026 (documento fornito).

2. Matteo Peppucci, La Manovra riscrive l’Ecobonus: aliquote, tetti di spesa, tipi di interventi, asseverazioni, INGENIO, 6 novembre 2026.

3. Clara Peretti, Incentiviamo la tenuta all’aria, ma non l’aria. L’imbarazzante silenzio su salute e qualità dell’aria nelle case italiane, INGENIO, 2 novembre 2026.

4. Matteo Peppucci, Bonus edilizi: la Manovra conferma il 50% per la prima casa anche nel 2027, INGENIO, 2 novembre 2026.

5. Clara Peretti, Condomini ed EPBD IV: riqualificare il singolo appartamento senza cappotto, INGENIO, 19 agosto 2026.

6. Matteo Peppucci, Sismabonus 2025: tutti gli interventi agevolabili, INGENIO, 26 marzo 2025. Utile per l’evoluzione normativa dell’incentivo antisismico.


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