L’undicesima edizione di Fuori Programma Festival si svolgerà a Roma dal 21 giugno all’8 luglio prossimi. Da anni intenzionato a integrare la programmazione capitolina con un programma di danza nazionale e internazionale, il festival diretto da Valentina Marini abiterà con performance, incontri ed esplorazioni urbane vari lughi della città tra il centro e la periferia.
In un suo romanzo del 2021 Yasmina Reza scrive «Quando torna l’estate torna il tempo. La natura vi ride in faccia. Lo spirito di letizia vi scortica l’anima. Ogni estate contiene dentro tutte le estati, quelle del passato e quelle che non vedremo mai». Ci torna alla mente questo passaggio di Serge a guardare Roma nei mesi più caldi, il Tevere che sembra più “biondo” ancora nel riflesso del sole pieno, i ritmi produttivi che rallentano o alternano la propria frenesia allo scorrere dei giorni che s’arroventano, l’anatomia urbana che cerca differenti spazi di respiro e maggiore apertura verso l’esterno. I titoli e gli appuntamenti che compongono il cartellone di Fuori Programma Festival sembrano restituire questo processo di ciclica ri-appropriazione stagionale. Nato nel 2015, il festival giunge alla sua undicesima edizione confermandosi come una delle rassegne più riconoscibili e riconosciute nel contrappuntare l’estate capitolina e l’identità coreutica della città. Tutto anche grazie a una continuità di visione, che dal 2018 trova alla direzione artistica Valentina Marini, operatrice e organizzatrice culturale con un’esperienza nell’universo della danza quasi trentennale, di curatela e coordinamento tanto nel panorama nazionale quanto in quello internazionale, il cui sguardo si vuole da sempre particolarmente attento ai linguaggi delle nuove generazioni di danzatori e coreografi. Riconoscibilità si diceva e coerenza nell’applicazione di e a una prospettiva con una sensibilità al cambiamento e al rinnovamento che hanno contribuito all’assorbimento da parte del più ampio ORBITAISpellbound Centro Nazionale di Produzione della Danza (collegato alla compagnia residente Spellbound Contemporary Ballet, diretto dalla stessa Marini insieme a Mauro Astolfi, supportato da Regione Lazio e Mic). L’organicità dell’intera progettazione del calendario sembra affermarsi in una modulazione capillare, perciò in una modularità vera e propria che ha come spazi-polo il Teatro India – con il coinvolgimento delle sale e dell’Arena –, il Teatro Biblioteca Quarticciolo, Parco Tor Tre Teste, Palazzo Farnese.

Una residenza, due laboratori e gli incontri di ritrovo o dialogo. Come quello aperto che seguirà la presentazione dei tre progetti selezionati all’interno di Primi Tempi, organizzato in collaborazione con la direzione artistica partecipata under 25 di Dominio Pubblico la sera del 28 giugno e a cui parteciperanno la catanese Alice d’Urso, la danzatrice berlinese Emilia Quiñones e il coreografo Francesco Paolino. Differenti per impostazione, invece, le Esplorazioni Urbane divise in duplice appuntamento pomeridiano (il 22 e il 24 giugno) con lo scopo di scoprire sotto una nuova veste o con occhi differenti alcuni luoghi del Parco Tor Tre Teste Alessandrino grazie alla curatela di CentroCelle e di Retake Roma Alessandrino-Torre Spaccata-Torre Maura. Il Teatro Biblioteca Quarticciolo accoglierà dal 21 al 30 giugno Records – Per la prima volta nella storia del coreografo e danzatore milanese Vittorio Pagani (qui anche autore dei testi e delle proiezioni), il cui esito porterà in scena insieme a Francesca Santamaria a indagare l’idea di limite e quella di registrazione e archiviazione che il titolo reca in sé. Accanto al laboratorio di accompagnamento alla visione curato per il quarto anno consecutivo e per l’intera durata dei giorni di programmazione da teatroecritica, il 4 e il 5 luglio Irene Russolillo svolgerà al Teatro India il suo percorso laboratoriale e di audizione finalizzato all’individuazione di uno o due performer da inserire tra l’ottobre 2026 e il giugno 2027 nel cast di Forget Diplomacy, suo nuovo lavoro da sviluppare tra Italia ed Estonia.

Venti gli spettacoli di cui il cartellone si compone, qui impossibile da citare nella sua interezza. Il Centro Nazionale di Produzione Danza OrbitaISpellbound e mk, Michele Di Stefano e Lorenzo Bianchi Hoesch hanno collaborato alla finalizzazione di Veduta _ Atlante Mediterraneo, progetto speciale che andrà in scena a Palazzo Farnese in una commistione tra cinema, land art, danza e musica il cui focus si centra sulla qualità della fruizione, sull’approccio alla percezione per quanto attiene a ciò che si vede e si ascolta; se mk e Di Stefano firmano anche Smoking Rooms (in anteprima nell’Arena del Teatro India l’8 luglio), è di Mauro Astolfi la coreografia di Ghostland, altra performance dello Spellbound. C’è una riflessione sull’iper pensiero contemporaneo che blocca la congiunzione tra anima mente e corpo alla base di Between the Lines che Ilyes Triki porterà in scena il 4 luglio nella Sala B del Teatro India, la cui Arena accoglierà nello stesso giorno Soul(s) Power del tunisino Hamdi Dridi, mentre in Sala Oceano Indiano poco più tardi David Zagari indagherà il rapporto tra il corpo e la gravità con Le Piquet. Ironica l’impostazione che Cristiana Morganti ed Emanuele Soavi, alla loro prima collaborazione, hanno dato a This is a Premiere per esplorare le contraddizioni del mondo della danza, le difficoltà e la ricerca del sé artistico. In prima assoluta il 6 luglio sia Duo d’Eden, coreografia del 1986 di Maguy Marin interpretata qui da due danzatori della Maguy Marin Contemporary Dance Company, sia Shadow di Alessandra Cristiani con le luci di Gianni Staropoli e la produzione di PinDoc. Secondo “episodio” del più ampio progetto Overlook Hotel è goldroom di Gruppo Nanou, mentre c’è il lirismo di una lentezza onirica a fare da presupposto compositivo e tratto estetico per Gush is Great di Production Xx. Un bilanciamento di nomi e ricerche, insomma, tra artisti le cui identità personali e professionali si inscrivono nei confini nazionali tanto quanto oltre essi.

Si legge nei presupposti concettuali di presentazione di questa edizione: «Nell’anno del Mediterraneo, Fuori Programma Festival è mosso dal desiderio di celebrare il corpo, accoglierlo come materia magmatica che agita le cavità terrestri trasudandone i tremori della pelle. Fragile e resistente, danza sul crinale delle oscillazioni del presente, tra tensione e possibilità liberatorie. Una linfa sensibile che si fonde agli spazi che attraversa, riverberando come vitalità travolgente». Sin dal principio la rassegna si concepisce come polo di congiunzione e coniugazione tra il mondo della danza e la più ampia programmazione performativa romana, tra nomi di artisti e compagnie già affermati e quelli di artisti emergenti, tra un’idea di periferia e una di centro che corrispondono altresì a luoghi fisici e modalità di attraversamento e fruizione degli stessi. Riappropriarsi di spazi o abitare diversamente luoghi già vissuti nel tessuto urbano significa per la comunità ripensarsi, ricostruirsi e modellarsi come un organismo evolutivo la cui consistenza diventa anche dimensione di scambio e di consapevolezza, sia metaforica che tangibile: «Il corpo che celebriamo è una potenza affettiva ed espansa che sovrasta la singolarità. É carne pulsante di culture, storie, immaginari, sogni. È spazio danzante come ancestrale richiamo all’esistenza».
Redazione
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione
Source link

