I pesticidi non arrivano necessariamente all’organismo uno alla volta. Nell’ambiente e nella filiera agricola possiamo essere esposti a più sostanze contemporaneamente, utilizzate per scopi diversi: erbicidi, fungicidi e insetticidi. È proprio questa esposizione combinata, conosciuta come “effetto cocktail”, uno degli aspetti più complessi da valutare quando si cerca di capire i possibili rischi delle sostanze chimiche.

Un nuovo studio del progetto europeo SPRINT, condotto da ricercatori del Centro di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini, dell’Università di Bologna e dell’Università Radboud nei Paesi Bassi, ha osservato cosa accade quando glifosato, tebuconazolo e acetamiprid vengono somministrati singolarmente e insieme.

Perché studiare l’effetto cocktail dei pesticidi

La valutazione della sicurezza delle sostanze chimiche si basa in larga parte sullo studio dei singoli composti. Nella realtà, però, l’esposizione può essere molto più complessa.

Il progetto SPRINT ha cercato di affrontare proprio questo problema attraverso un percorso progressivo: tra i pesticidi considerati più rilevanti ne sono stati selezionati alcuni per ulteriori analisi e, dopo i test iniziali, glifosato, tebuconazolo e acetamiprid sono stati scelti per lo studio sugli animali. I tre appartengono inoltre a categorie diverse: il glifosato è un erbicida, il tebuconazolo un fungicida e l’acetamiprid un insetticida.

L’obiettivo non era quindi stabilire semplicemente se una singola sostanza fosse tossica, ma capire se l’esposizione contemporanea a più pesticidi potesse produrre effetti diversi rispetto a quelli osservati con le singole sostanze.

Come è stato condotto lo studio

I ricercatori hanno utilizzato ratti Sprague-Dawley, maschi e femmine, e hanno somministrato le tre sostanze attraverso l’acqua potabile. Un elemento particolarmente importante è che l’esposizione è iniziata durante la gravidanza, a partire dal sesto giorno di gestazione, ed è proseguita durante l’allattamento e dopo lo svezzamento fino a circa 16 settimane di età. Complessivamente sono stati utilizzati 312 ratti, suddivisi in 13 gruppi.

I ricercatori hanno creato gruppi esposti separatamente a glifosato, tebuconazolo e acetamipride e altri gruppi esposti alla loro miscela. Per ciascuna sostanza e per la miscela sono state utilizzate tre dosi: quella corrispondente all’ADI, cioè l’assunzione giornaliera accettabile, dieci volte l’ADI e cento volte l’ADI, quest’ultima corrispondente al NOAEL, il livello al quale non dovrebbero essere osservati effetti avversi negli animali sulla base dei dati tossicologici disponibili.

Sono stati quindi analizzati numerosi parametri: peso e sviluppo degli animali, mortalità dei cuccioli, maturazione sessuale, parametri ematologici e biochimici, ormoni tiroidei e alterazioni microscopiche di organi e tessuti.

I risultati

Uno degli aspetti che meritano maggiore attenzione è che alcune alterazioni sono emerse anche alle dosi comprese nell’intervallo considerato sicuro secondo i valori di ADI e NOAEL utilizzati nello studio. Quindi, nel modello animale utilizzato, sono stati rilevati alcuni cambiamenti biologici che secondo gli autori meritano ulteriori approfondimenti.

Tra i risultati più consistenti c’è l’aumento dell’AST, l’aspartato aminotransferasi, un enzima presente soprattutto in fegato, cuore e muscoli che viene utilizzato come indicatore di alterazioni tissutali.

L’AST è aumentata rispetto ai controlli in entrambi i sessi e in tutti i gruppi trattati. Nei maschi è stata osservata una tendenza statisticamente significativa all’aumento nei gruppi esposti a tebuconazolo, acetamiprid e alla miscela; nelle femmine la tendenza significativa è stata osservata per glifosato e miscela. Le differenze rispetto ai controlli sono state confermate in numerosi gruppi anche con un’ulteriore analisi statistica.

Gli autori sottolineano quindi un possibile segnale di tossicità epatica, anche se l’AST non è un indicatore specifico esclusivamente del fegato e il risultato, da solo, non permette di stabilire un danno epatico nell’uomo.

L’analisi istopatologica ha evidenziato anche alcune alterazioni a carico di diversi organi e tessuti. Nei maschi esposti a glifosato e acetamiprid è stata osservata una maggiore incidenza di lesioni a carico di cuore, pericardio e aorta, con un andamento crescente associato al trattamento. Nel gruppo esposto alla dose più alta di acetamiprid, inoltre, sono state rilevate lesioni dell’aorta in 3 delle 8 femmine adulte esaminate.

Un altro risultato riguarda il sistema genitale maschile. Considerando complessivamente le tre dosi di ciascun trattamento, i ricercatori hanno osservato lesioni che non erano presenti nel gruppo di controllo. Si trattava, tra le altre, di infiammazione, fibrosi, degenerazione dei tubuli e mineralizzazione dei tessuti testicolari.

Nel dettaglio, le lesioni sono state osservate in 5 dei 36 maschi trattati con glifosato, 2 su 36 con tebuconazolo, 4 su 36 con acetamiprid e 3 su 36 esposti alla miscela, contro 0 su 36 nel gruppo di controllo.

Si tratta di un dato interessante, ma che deve essere interpretato con cautela perché i gruppi erano piccoli e lo studio non ha misurato, per esempio, la conta degli spermatozoi nell’epididimo. Gli stessi ricercatori indicano proprio questa mancanza tra gli aspetti da approfondire in futuro.

Un risultato particolarmente evidente ha riguardato poi il tebuconazolo. Nei gruppi esposti alle dosi più basse e intermedie del fungicida è stata osservata una riduzione statisticamente significativa delle dimensioni delle cucciolate e una maggiore mortalità dei piccoli durante l’allattamento. Nel gruppo esposto alla dose più bassa, 14 cuccioli sono morti durante il periodo di allattamento, mentre nel gruppo di controllo non ne è morto nessuno. Anche alla dose intermedia sono stati registrati decessi, sebbene in numero inferiore.

È importante però notare che questo risultato non è stato osservato allo stesso modo per tutti e tre i pesticidi, né può essere automaticamente attribuito alla miscela. Anzi, proprio la miscela ha mostrato un quadro diverso.

studio pesticidi effetto cocktail

@Environment International

L’effetto cocktail

È questo probabilmente il punto più interessante dello studio. Se si parla di effetto cocktail, infatti, si possono intendere fenomeni diversi. Una miscela può produrre un effetto semplicemente additivo, cioè il risultato complessivo è compatibile con la somma degli effetti delle singole sostanze. Oppure può verificarsi una sinergia, quando la combinazione produce un effetto maggiore di quello che ci si aspetterebbe sommando i singoli effetti. Al contrario, un’interazione antagonista può attenuare gli effetti.

Nel caso dei tre pesticidi studiati, i ricercatori non hanno trovato evidenze di sinergia né di antagonismo. L’analisi della miscela ha invece indicato un comportamento compatibile con la tossicità additiva. In altre parole, la combinazione non sembra aver amplificato gli effetti delle singole sostanze oltre quanto atteso, ma nemmeno li ha annullati.

Questo è un punto importante anche dal punto di vista della valutazione del rischio: l’assenza di sinergia non significa assenza di effetto cocktail. Una miscela può infatti avere un effetto additivo e quindi contribuire alla tossicità complessiva attraverso la somma degli effetti dei suoi componenti.

I limiti

Come ogni studio sperimentale sugli animali, anche questo ha limiti importanti. Prima di tutto, è stato condotto sui ratti e il fatto che un effetto venga osservato in un modello animale non significa automaticamente che lo stesso effetto si verifichi nell’uomo.

Inoltre, i gruppi sperimentali erano relativamente piccoli: ogni gruppo di ratti F1 comprendeva 12 maschi e 12 femmine.

Ci sono poi alcuni parametri che non sono stati analizzati e che potrebbero aiutare a comprendere meglio gli effetti osservati, come la conta degli spermatozoi e ulteriori analisi ormonali e molecolari. Gli stessi autori sottolineano la necessità di approfondire i possibili meccanismi alla base delle lesioni rilevate.

Infine, lo studio ha seguito gli animali per un periodo limitato rispetto a quello necessario per valutare molti possibili effetti cronici o a lungo termine.

Pur con questi limiti, la ricerca aggiunge un tassello interessante alla discussione sulla sicurezza dei pesticidi. Il punto non è dimostrare che glifosato, acetamiprid e tebuconazolo siano responsabili di malattie nelle persone, cosa che questo studio non può stabilire. Il valore della ricerca sta soprattutto nell’aver messo a confronto, nello stesso esperimento, le tre sostanze singolarmente e la loro miscela, utilizzando anche dosi basse e iniziando l’esposizione già durante la vita prenatale.

I risultati suggeriscono che, quando si valuta il rischio dei pesticidi, guardare una sostanza alla volta potrebbe non raccontare tutta la storia. Anche in assenza di una potente sinergia, gli effetti dei diversi composti possono sommarsi.

È un risultato che rafforza la necessità di continuare a studiare come le miscele di pesticidi agiscono sull’organismo, soprattutto durante le fasi più delicate dello sviluppo.

Fonte: Environment International

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Francesca Biagioli

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