Europa Verde- AVS Basilicata: “La montagna nella sua integrità, è già di per sé il naturale “attrattore”. Ciò che conta davvero è tenerla viva, custodirla e renderla capace di generare valore”
La vera sfida politica è tutta qui, capire se vogliamo consumare il territorio inseguendo un’illusione temporanea, oppure costruire futuro partendo dalla sua ricchezza più autentica. La domanda da cui partire è: non “che cosa possiamo fare alla montagna?”, ma “che cosa chiede la montagna a noi?”. È da qui che Europa Verde vuole aprire una discussione sul progetto di riqualificazione del comprensorio Sellata-Pierfaone, ad Abriola: circa 8 milioni di euro di risorse pubbliche per una nuova seggiovia, una pista da sci sintetica di 480 metri, parcheggi, area camper e nuove strutture commerciali e ricettive. Un progetto presentato come occasione per rilanciare il turismo e rendere la montagna attrattiva tutto l’anno.
Proprio per questo servono trasparenza e confronto. L’inchiesta di Basilicata24 ha sollevato interrogativi sull’iter amministrativo e ambientale. Non spetta a noi stabilire se ci siano irregolarità: spetta agli organi competenti. Alla politica però spetta chiedere risposte. E noi le chiediamo alla Regione Basilicata e al Comune di Abriola, partendo da una questione precisa: i 951 alberi che, secondo la documentazione richiamata dall’inchiesta, sarebbero destinati all’abbattimento. Se il dato è corretto, non è un dettaglio progettuale, è un pezzo di bosco. Perché? Dove? Per quali opere? Con quali compensazioni? E come si concilia questo dato con la documentazione dello screening VINCA che indicherebbe l’assenza di abbattimenti arborei? Sono domande semplici e legittime. Il Monte Pierfaone è inoltre una Zona Speciale di Conservazione della rete Natura 2000 e ricade nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano.
Non stiamo quindi parlando di un’area industriale dismessa, dove, per recuperare una situazione di degrado, si possa discutere di progettualità attraverso la Vinca. Stiamo parlando di una montagna, di una faggeta, di un ecosistema. E allora chiediamo alla Regione di rendere pubblica, in maniera semplice e comprensibile, la cartografia esatta del progetto sovrapposta alle aree Natura 2000. Quali opere sono dentro? Quali sono fuori? Quali sono le distanze? Quali sono gli impatti diretti e indiretti? Perché è stato ritenuto sufficiente lo screening VINCA? Perché non è stata ritenuta necessaria una valutazione più approfondita?E poi in fine, ci chiediamo, sempre con il dovuto candore e rispetto, se è normale che un Parco Nazionale dia un parere favorevole forse in modo troppo frettoloso mentre a chi vive il parco spesso lo obbliga a pratiche complesse?
Sono domande legittime. I progetti si discutono prima, non in pieno agosto a lavori iniziati. La nuova pista sintetica viene presentata come una delle infrastrutture capaci di rendere il comprensorio utilizzabile tutto l’anno. Ma dobbiamo avere il coraggio di chiederci: è davvero questa la strada per salvare la montagna lucana? Una pista di plastica? e le interazioni con il terreno e le acque sono state analizzate? Peraltro in un momento in cui si ha la consapevolezza di quanto fanno male le plastiche e microplastiche, sono domande legittime? E’ un modello di sviluppo già visto, illusorio e fallimentare e la montagna di cui si discute, già aveva strutture preesistenti da recuperare senza nuovo cemento e taglio di alberi.
Il bosco è il più grande rimedio contro il dramma climatico in essere e che peggiora ogni giorno come stiamo vedendo. La Basilicata non può trasformare ogni montagna in una stazione turistica o un parco dei balocchi e pensare che il turismo, da solo, produca lavoro stabile. Il futuro deve partire dal lavoro vero, produttivo muovendo dall’economia naturale e circolare della montagna. A partire dall’agricoltura, dalle filiere agroalimentari, dalla gestione sostenibile dei boschi, dalla manutenzione del territorio, dalle energie rinnovabili dentro le comunità energetiche, dalla ricerca, dall’innovazione, dalle imprese, dai servizi e dalle cooperative di comunità.
E dobbiamo parlare seriamente del dopo petrolio. Perché il petrolio finirà e non possiamo immaginare che la risposta sia il nucleare. La risposta deve essere una nuova economia lucana, capace di utilizzare le proprie risorse, con strumenti pubblici e perché no? società o aziende pubbliche o miste (si pensi per un attimo alla questione acque minerali – bene comune – dove però i privati nella sostanza sono gli unici a guadagnarci) che sono di tutti senza progettualità illusorie. Si tratta di film già visti.
Questo è il punto politico di Europa Verde-AVS. Serve una discussione seria sull’uso delle risorse, si tratta di beni comuni che non possono essere ridotti ad un progetto agostano. Capovolgiamo la prospettiva. Invece di dire “qui dobbiamo costruire una pista”, proviamo a dire “qui abbiamo un bosco che vale milioni di anni di evoluzione naturale: come possiamo costruire economia senza distruggerlo?”. Questa è la domanda cui dare una risposta. E la nostra è: investire nella montagna senza consumarla. Sentieri, cammini, ciclovie, turismo lento, educazione ambientale, recupero dei fabbricati esistenti, agricoltura di montagna, prodotti locali, piccole strutture diffuse, mobilità sostenibile e presidio forestale. Un turismo che lascia valore alle comunità invece di consumare territorio.
Per questo la domanda che rivolgiamo alla Regione Basilicata è semplice: qual è la vostra idea di futuro per questa regione? Perché una cosa è certa: la Basilicata non si salverà dallo spopolamento grazie a una pista da sci sintetica. Non sarà una nuova seggiovia a convincere un ragazzo lucano a non partire. Non sarà un parcheggio per camper a creare un sistema economico stabile. E non saranno le grandi opere, da sole, a restituire futuro alle aree interne. E allora una domanda, forse scomoda, vogliamo porla direttamente alla destra che governa la Basilicata: è davvero questo il vostro progetto per fermare lo spopolamento? Trasformare la montagna in un grande polo turistico artificiale ? Spendere milioni per infrastrutture che dovranno essere mantenute per decenni? Tagliare centinaia di alberi per costruire nuove opere? E poi sperare che il turismo risolva il problema del lavoro? Noi non ci crediamo. E non perché siamo contro la montagna, ma perché amiamo troppo la montagna per pensare che debba essere trasformata in qualcos’altro per avere valore. La Basilicata ha già una ricchezza straordinaria: boschi, acque, paesaggi, borghi, agricoltura, biodiversità e comunità. È da qui che dobbiamo partire.
La domanda non è quindi quanto possiamo costruire sulla montagna. La domanda è quanto lavoro, quanta economia e quanto futuro possiamo creare proteggendola. Per Europa Verde-AVS è da qui che deve ripartire la discussione sul Sellata-Pierfaone: prima le carte, poi le verifiche, poi il confronto pubblico e soltanto dopo, eventualmente, le ruspe. Perché una montagna che per vivere deve essere ricoperta di cemento, plastica e infrastrutture forse non è una montagna che stiamo salvando. È una montagna che stiamo consumando. E noi vogliamo una Basilicata capace di vivere della propria terra, non una Basilicata costretta a vivere sulla propria terra. Michela Trivigno e Donato Lettieri Europa Verde -AVS Basilicata
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Redazione Basilicata24
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