Quante tasse si pagano sulla cessione d’azienda? Tutto parte dalla plusvalenza, cioè dalla differenza tra il prezzo incassato e il valore fiscale netto dei beni ceduti, perché è su questa cifra che si calcolano IRPEF o IRES.
La forma giuridica del cedente e gli anni di possesso cambiano poi il conto finale. Una ditta individuale attiva da più di cinque anni può scegliere la tassazione separata, mentre un’azienda posseduta da almeno tre anni può distribuire l’imposta su cinque esercizi, opzione che la Legge di Bilancio 2026 ha confermato solo per aziende e rami d’azienda.
Fissare il prezzo prima di stimare l’imposta espone il venditore al rischio di incassare meno del previsto. Questa guida accompagna dalla formula all’imposta in euro, con esempi numerici da portare al confronto con il commercialista.
Come si calcola la plusvalenza nella cessione d’azienda
La plusvalenza da cessione d’azienda è la differenza tra il corrispettivo incassato, al netto degli oneri accessori, e il valore fiscale netto del complesso aziendale ceduto. Questa regola vale anche per la cessione di un ramo d’azienda.
Formula e valori da considerare
Il calcolo segue la formula: plusvalenza = corrispettivo netto − valore fiscale netto.
Corrispettivo netto significa prezzo pagato dall’acquirente meno gli oneri accessori di diretta imputazione, come spese notarili e compensi dell’advisor. Il valore fiscale netto indica invece la somma delle attività cedute al costo fiscalmente riconosciuto, al netto delle passività che passano all’acquirente.
Immobili, macchinari, beni immateriali, rimanenze, crediti e debiti ceduti rientrano tutti nel perimetro. Bilancio e dichiarazione possono riportare valori diversi, per esempio quando alcuni ammortamenti non sono stati dedotti, e in questi casi il calcolo usa il dato fiscale.
Avviamento è il nome della parte di prezzo che eccede il valore dei beni e remunera la capacità dell’azienda di produrre utili futuri. Questa voce spiega di solito la quota più consistente della plusvalenza.
Esempio di calcolo della plusvalenza da cessione d’azienda
Un’azienda venduta a 1.000.000 €, con un valore fiscale netto dei beni ceduti pari a 700.000 €, genera una plusvalenza imponibile di 300.000 €. Questa cifra coincide con l’avviamento riconosciuto dall’acquirente.
Lo stesso calcolo può dare anche un risultato negativo. Un prezzo di 850.000 € a fronte di un valore fiscale netto di 900.000 € produce una minusvalenza di 50.000 €, che il cedente può dedurre dal reddito d’impresa.
Gli annunci di vendita di attività commerciali in Italia offrono un primo termine di paragone per capire in quale dei due scenari si colloca l’azienda.
Tassazione della cessione d’azienda: quante tasse si pagano sulla plusvalenza
Ditta individuale, società di persone e società di capitali tassano la plusvalenza in modo diverso. Il titolare di una ditta individuale paga l’IRPEF e può scegliere la tassazione separata, i soci di SNC e SAS pagano l’IRPEF per trasparenza, mentre SRL e SPA versano l’IRES al 24%.
| Cedente | Imposta sulla plusvalenza | Tassazione separata | Rateizzazione in 5 anni |
|---|---|---|---|
| Ditta individuale | IRPEF ordinaria, aliquota marginale fino al 43% più addizionali | Sì, con azienda posseduta da più di 5 anni | Sì, con possesso di almeno 3 anni e opzione in dichiarazione |
| Società di persone (SNC, SAS) | IRPEF dei soci, per trasparenza e pro quota | No | Sì, con gli stessi requisiti |
| Società di capitali (SRL, SPA) | IRES al 24% | No | Sì, con gli stessi requisiti |
Ditta individuale: tassazione ordinaria o separata
Due strade si aprono per il titolare di una ditta individuale. La tassazione ordinaria somma la plusvalenza agli altri redditi dell’anno e la sottopone agli scaglioni IRPEF, con un’aliquota marginale che arriva al 43% più le addizionali.
La tassazione separata, prevista dall’art. 17, comma 1, lett. g del TUIR, è riservata alle aziende possedute da più di cinque anni. Questo regime applica l’aliquota corrispondente alla metà del reddito complessivo dei due anni precedenti, spesso più bassa di quella marginale.
Il periodo di possesso decorre dall’acquisto dell’azienda o dall’avvio dell’attività, quindi un macchinario comprato di recente non riduce l’anzianità aziendale.
Società di persone e società di capitali: IRPEF e IRES
SNC e SAS imputano la plusvalenza ai soci in proporzione alle quote, senza pagare un’imposta propria. Ciascun socio la dichiara con l’IRPEF ordinaria e non può accedere alla tassazione separata.
SRL e SPA includono invece la plusvalenza nel reddito soggetto a IRES, con aliquota del 24%. Una plusvalenza di 300.000 € comporta 72.000 € di IRES, che la rateizzazione può distribuire in cinque quote annuali da 14.400 €.
IVA, imposta di registro e IRAP
La cessione d’azienda resta fuori campo IVA (art. 2, comma 3, lett. b del DPR 633/1972) e sconta l’imposta di registro proporzionale. Le aliquote dipendono dalla natura dei beni trasferiti, con il 3% su avviamento e beni mobili e aliquote più alte per gli immobili, oltre alle imposte ipotecarie e catastali.
Questo onere ricade di solito sull’acquirente per accordo contrattuale, anche se cedente e cessionario ne rispondono in solido verso il fisco. Le plusvalenze da cessione d’azienda risultano invece in genere escluse dalla base imponibile IRAP.
Rateizzazione della plusvalenza: cosa cambia dal 2026
La rateizzazione consente di tassare la plusvalenza in quote costanti nell’esercizio di realizzo e, al massimo, nei quattro successivi. La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ha eliminato questa possibilità per i singoli beni strumentali e l’ha confermata per la cessione di aziende e rami d’azienda.
Requisiti per rateizzare la plusvalenza in cinque anni
Due condizioni permettono di rateizzare. Il complesso aziendale deve essere posseduto da almeno tre anni e l’opzione deve risultare dalla dichiarazione dei redditi dell’anno di cessione, altrimenti la plusvalenza concorre per intero al reddito di quell’anno.
Tassazione separata e rateizzazione restano alternative tra loro, perché una plusvalenza tassata separatamente si paga in un’unica soluzione.
Cessioni fino al 2025 e dal 2026 a confronto
Le nuove regole lasciano invariata la cessione d’azienda e cambiano in modo netto la vendita di singoli beni. La decorrenza riguarda le plusvalenze realizzate dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2025, cioè dal 1° gennaio 2026 per le imprese con esercizio coincidente con l’anno solare.
| Aspetto | Cessioni fino al 2025 | Cessioni dal 2026 |
|---|---|---|
| Cessione di azienda o ramo d’azienda | Rateizzabile fino a 5 quote con possesso di almeno 3 anni | Invariata: fino a 5 quote con possesso di almeno 3 anni |
| Cessione di singoli beni strumentali | Rateizzabile con possesso di almeno 3 anni | Non più rateizzabile, tassazione integrale nell’anno |
| Opzione in dichiarazione | Necessaria per rateizzare | Necessaria per rateizzare, altrimenti tassazione integrale nell’anno |
| Decorrenza | Plusvalenze realizzate entro il periodo d’imposta in corso al 31/12/2025 | Plusvalenze realizzate dal periodo d’imposta successivo (dal 1° gennaio 2026 per esercizio solare) |
| Riferimento normativo | Art. 86, comma 4, TUIR (versione previgente) | L. 199/2025, art. 1, commi 42-43 |
Contributi INPS e dichiarazione dei redditi
Artigiani e commercianti versano i contributi INPS anche sulla plusvalenza tassata in via ordinaria, perché entra nel reddito d’impresa, mentre quella tassata separatamente ne resta in genere fuori.
La scelta tra tassazione ordinaria, separata o rateizzata va indicata nel modello Redditi dell’anno di cessione. Una vendita senza intermediari richiede comunque di preparare questi passaggi con il commercialista prima dell’atto.
Azienda, ramo o quote: cosa cambia sulla plusvalenza
La forma della vendita cambia sia il soggetto che paga sia l’imposta applicata. Azienda e ramo d’azienda vengono ceduti dalla società o dalla ditta, che vende i beni e tassa la plusvalenza come reddito d’impresa.
Le quote, invece, passano dai soci all’acquirente e lasciano intatta la società. Una persona fisica che cede quote di SRL fuori dal regime d’impresa paga un’imposta sostitutiva del 26% sulla plusvalenza, come approfondisce la guida alla cessione quote SRL.
Un ramo d’azienda segue le stesse regole dell’azienda. Un carve-out aziendale serve quando l’attività da vendere va prima separata dal resto, perché definisce il perimetro e quindi il valore fiscale netto su cui si calcola la plusvalenza.
Dal valore fiscale netto alla scheda informativa
Ogni annuncio su B2Scout ha una scheda informativa con un prezzo richiesto, e quel numero anticipa il corrispettivo da cui parte la formula della plusvalenza. B2Scout dà visibilità all’annuncio tra le aziende e attività in vendita in tutta Italia e mette in contatto diretto venditore e acquirente, mentre la consulenza fiscale resta compito del commercialista.
Un prezzo più alto aumenta l’imposta, eppure resta la scelta più conveniente. Una SRL che vende a 1.000.000 € paga 72.000 € di IRES sui 300.000 € di plusvalenza e incassa comunque 228.000 € netti in più rispetto a una vendita al valore fiscale netto.
Tre elementi vanno raccolti prima di fissare il prezzo nella scheda:
- l’ultimo bilancio, da cui partire per il calcolo;
- il valore fiscale netto dei beni ceduti, da farsi indicare dal commercialista;
- la data di acquisto o di avvio dell’azienda, perché tre anni di possesso aprono la rateizzazione e cinque anni la tassazione separata per la ditta individuale.
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