Ascoltare prima di proporre una soluzione. È questo il principio che Daniele Maroldi, presidente di BCC Valpolicella Benaco, considera centrale nel rapporto con famiglie e imprese. In un territorio che comprende alcune delle aree economicamente più dinamiche della provincia, dalla Valpolicella al Garda, la banca continua a puntare su prossimità, relazione e capacità di accompagnare le decisioni nel tempo.
Intervenuto alla 22ª Settimana Veneta della Finanza, Maroldi ha affrontato i temi della casa, degli investimenti aziendali, dell’internazionalizzazione e della continuità d’impresa, soffermandosi anche sul ruolo dei giovani all’interno del credito cooperativo.
Presidente, quali sono oggi i bisogni che raccogliete maggiormente da famiglie e imprese?
La situazione rimane complessa. Le famiglie continuano a confrontarsi con il costo della spesa, delle bollette e dei carburanti e ci chiedono soprattutto supporto per l’acquisto della casa e per mantenere sotto controllo il bilancio familiare. Le imprese hanno invece esigenze legate a innovazione, investimenti e liquidità. Ma alla base di tutto c’è lo stesso bisogno: avere un interlocutore costante, essere ascoltati e trovare soluzioni costruite sulla situazione concreta della famiglia o dell’azienda.
Le erogazioni di credito sono cresciute. Dove si concentra maggiormente la domanda?
Il trend di crescita registrato nel 2025 si è confermato anche nei primi nove mesi di quest’anno. Per le imprese vediamo richieste soprattutto per investimenti produttivi, innovazione e digitalizzazione. Un altro tema fondamentale è quello della continuità d’impresa: non significa necessariamente che l’azienda debba passare dal padre al figlio, perché possono entrare anche manager esterni. Ciò che conta è riuscire a mantenere l’impresa e il suo valore sul territorio. Sul fronte delle famiglie, invece, la casa continua a essere una delle esigenze più sentite, soprattutto dalle giovani coppie.
Avete lavorato anche su progetti specifici dedicati alla continuità aziendale?
Sì. Nei mesi scorsi è stato sviluppato a Verona un progetto che ha coinvolto le BCC veronesi insieme a Federcasse, alla Federazione delle Banche Venete, al Toniolo e all’Università Cattolica di Milano. È la dimostrazione di quanto il tema sia importante per il nostro territorio. Dobbiamo fare in modo che aziende sane possano continuare a operare anche quando cambia la proprietà o quando non esiste un passaggio generazionale diretto.
Il vostro territorio ha una forte presenza di vino, turismo, agricoltura e ospitalità. Come può una banca accompagnare queste filiere?
L’internazionalizzazione è uno degli aspetti sui quali puntiamo molto. Il settore vitivinicolo, in particolare, sta vivendo una fase complessa e ha bisogno di trovare nuovi mercati. Le imprese devono continuare a investire sulla qualità dei prodotti, sull’innovazione e sul legame con il territorio. La banca può accompagnare questo percorso, ma può anche favorire il dialogo tra aziende, associazioni di categoria e imprenditori, contribuendo alla costruzione di una rete che rafforzi l’intera filiera.
In una BCC il socio ha un ruolo particolare. Che cosa significa concretamente?
Il socio partecipa realmente alla vita della banca. Attraverso l’assemblea può dare il proprio contributo e contribuire a orientare le strategie del consiglio di amministrazione. Per una banca di credito cooperativo il rinnovamento della base sociale è però fondamentale e per questo stiamo lavorando molto sui giovani. Quest’anno abbiamo organizzato il primo evento dedicato ai soci fino a 35 anni, creando un’occasione di incontro e partecipazione. Stiamo inoltre prevedendo condizioni agevolate per favorire l’ingresso di nuovi giovani soci e i risultati ci stanno dando soddisfazione.
La casa resta uno dei problemi principali per le giovani coppie. Come le accompagnate nella scelta di un mutuo?
Quando una giovane coppia arriva in banca cerchiamo innanzitutto di avviare un percorso di educazione finanziaria. Prima di sottoscrivere un mutuo bisogna capire quali sono le disponibilità economiche, i progetti della famiglia e soprattutto quale impegno possa essere sostenibile nel tempo. Anche quando una famiglia ha già un mutuo, per esempio a tasso variabile, il principio è non aspettare che una situazione di difficoltà si deteriori: bisogna dialogare prima e cercare insieme una soluzione compatibile con le nuove condizioni economiche.
Digitalizzazione e rapporto personale possono convivere nella banca del futuro?
Devono convivere. I giovani utilizzano naturalmente di più gli strumenti digitali, mentre una parte della clientela continua a frequentare maggiormente le filiali. Anche all’interno delle nostre sedi la tecnologia consente ormai di svolgere autonomamente molte operazioni. Questo però ci permette di concentrare ancora di più il lavoro delle persone sulla relazione: quando si parla di un mutuo, di un investimento o di una scelta importante, poter avere un interlocutore davanti resta fondamentale.
La conoscenza diretta del cliente rimane quindi un vantaggio competitivo?
Certamente. Conosciamo i nostri clienti e i nostri soci, conosciamo il territorio nel quale vivono e operano e questo permette di comprendere meglio le esigenze e costruire formule più adatte alle singole situazioni. La tecnologia è importante, ma non può sostituire questa conoscenza quando bisogna prendere decisioni finanziarie rilevanti.
Nonostante la digitalizzazione avete continuato ad aprire nuove filiali anche in città. Perché?
Negli ultimi anni abbiamo aperto una filiale a Borgo Roma e una in viale Venezia perché riteniamo che in città ci siano ancora spazi importanti per il credito cooperativo. Tradizionalmente la BCC viene associata alla filiale del paese, ma stiamo vedendo che anche il modello della filiale urbana può funzionare molto bene. La risposta che stiamo ricevendo ci conferma che esiste una domanda di relazione e prossimità anche nella città di Verona.
Essere banca del territorio significa anche sostenere associazioni, sport e cultura?
Sì. Nel 2025 abbiamo realizzato 325 interventi a favore di gruppi e associazioni, per oltre 600 mila euro complessivi. Il credito cooperativo mantiene la caratteristica di sostenere anche iniziative con contributi relativamente piccoli, che però possono fare una grande differenza per un’associazione locale. È un modo per restituire valore al territorio nel quale vivono i nostri soci e clienti e contribuire concretamente alla qualità della vita della comunità.
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