Distribuzione degli utili ai soci: tassazione e alternative – Studio Canino


La distribuzione degli utili ai soci comporta, nelle società di capitali, una doppia imposizione: prima sul reddito della società, poi sul dividendo percepito dal socio.

L’onere complessivo varia in funzione della forma giuridica della società e della natura del socio (persona fisica, società, ente). Per questo motivo la scelta tra distribuire, accantonare o remunerare i soci in altro modo richiede una valutazione preventiva.

Presupposti civilistici

Gli utili possono essere distribuiti solo se realmente conseguiti e risultanti da un bilancio regolarmente approvato (art. 2433 c.c.; per le S.r.l. art. 2478-bis c.c.).

La distribuzione presuppone alcune condizioni:

  • Delibera assembleare: l’assemblea che approva il bilancio decide sulla destinazione dell’utile; in assenza di delibera non sorge il diritto del socio al dividendo.
  • Riserva legale: almeno un ventesimo dell’utile netto va accantonato finché la riserva non raggiunge un quinto del capitale sociale (art. 2430 c.c.).
  • Perdite pregresse: se il capitale è diminuito per perdite, non si possono distribuire utili fino alla sua reintegrazione o riduzione.
  • Vincoli specifici: ad esempio, finché i costi di sviluppo non sono ammortizzati, si possono distribuire utili solo se residuano riserve disponibili sufficienti a coprirli (art. 2426, n. 5, c.c.).

Oltre all’utile dell’esercizio, possono essere distribuite le riserve di utili disponibili accantonate in esercizi precedenti. Gli acconti sui dividendi sono ammessi solo nei casi e alle condizioni dell’art. 2433-bis c.c.

Tassazione in capo alla società

Nelle società di capitali (S.r.l., S.p.A., S.a.p.a.) l’utile è tassato prima della distribuzione, con IRES ad aliquota ordinaria del 24%. A questa si aggiunge l’IRAP, che però si calcola su una base imponibile diversa (valore della produzione netta) e con aliquota ordinaria del 3,9%, variabile per regione e settore.

Il dividendo è quindi formato da un utile già tassato. Sommando l’IRES e la ritenuta applicata al socio persona fisica (vedi sezione successiva), il carico fiscale complessivo sull’utile distribuito è il seguente, al netto dell’IRAP:

Tabella 1 – Carico fiscale su 100 euro di utile distribuito a un socio persona fisica
Voce Importo (€)
Utile ante imposte 100,00
IRES (24%) – 24,00
Utile distribuibile 76,00
Ritenuta a titolo d’imposta sul dividendo (26%) – 19,76
Netto percepito dal socio 56,24
Carico fiscale complessivo 43,76 (43,76%)

L’esempio non considera eventuali regimi agevolativi applicabili alla società né l’accantonamento obbligatorio a riserva legale.

Soci persone fisiche

Per il socio persona fisica che detiene la partecipazione al di fuori dell’attività d’impresa, i dividendi sono redditi di capitale soggetti a ritenuta a titolo d’imposta del 26% (art. 27 del D.P.R. 600/1973).

Dal 2018, per effetto della Legge 205/2017, la ritenuta del 26% si applica sia alle partecipazioni qualificate sia a quelle non qualificate. Il regime transitorio, che consentiva la tassazione parziale in dichiarazione degli utili prodotti fino al 2017, si è chiuso con le distribuzioni deliberate entro il 31 dicembre 2022.

La ritenuta è definitiva: il dividendo non concorre al reddito complessivo IRPEF e non va indicato in dichiarazione, salvo specifici casi (ad esempio, dividendi esteri incassati senza intermediario italiano).

Se la partecipazione è detenuta in regime d’impresa (imprenditore individuale o socio di società di persone), il dividendo non subisce ritenuta e concorre al reddito d’impresa nella misura del 58,14%, tassato con le aliquote IRPEF progressive.

Soci società di capitali e holding

Quando il socio è una società soggetta a IRES, il dividendo concorre al reddito solo per il 5% del suo ammontare (art. 89 TUIR). Con l’aliquota IRES del 24%, l’imposizione effettiva sul dividendo è pari all’1,2%.

La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) aveva limitato questa esclusione alle partecipazioni di almeno il 5% del capitale o con valore fiscale di almeno 500.000 euro. Il D.L. 38/2026, convertito dalla L. 88/2026, ha abrogato tali soglie con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2026, ripristinando il regime precedente.

Se il socio è una società di persone commerciale (S.n.c., S.a.s.), il dividendo concorre al reddito della società nella misura del 58,14% e viene poi imputato ai soci per trasparenza.

Società di persone

Nelle società di persone (S.n.c., S.a.s., società semplici) il reddito è imputato ai soci per trasparenza, in proporzione alle quote di partecipazione agli utili, indipendentemente dalla sua effettiva percezione (art. 5 TUIR).

Il socio dichiara la propria quota di reddito ai fini IRPEF, con aliquote progressive e addizionali locali. La società resta soggetta solo all’IRAP, se dovuta.

Di conseguenza, il prelievo degli utili già tassati per trasparenza non genera ulteriore imposizione. La questione della scelta tra distribuire e accantonare riguarda quindi, sotto il profilo fiscale, essenzialmente le società di capitali.

Nelle società di persone (S.n.c., S.a.s., società semplici) il reddito è imputato ai soci per trasparenza, in proporzione alle quote di partecipazione agli utili, indipendentemente dalla sua effettiva percezione (art. 5 TUIR).

Il socio dichiara la propria quota di reddito ai fini IRPEF, con aliquote progressive e addizionali locali. La società resta soggetta solo all’IRAP, se dovuta.

Di conseguenza, il prelievo degli utili già tassati per trasparenza non genera ulteriore imposizione. La questione della scelta tra distribuire e accantonare riguarda quindi, sotto il profilo fiscale, essenzialmente le società di capitali.

Alternative alla distribuzione

L’ordinamento consente di remunerare i soci o di gestire le risorse della società con strumenti diversi dal dividendo, ciascuno con effetti fiscali e vincoli propri.

Tabella 2 – Principali alternative alla distribuzione dei dividendi
Alternativa Effetto per la società Tassazione per il socio Aspetti da valutare
Compenso amministratore Costo deducibile nell’esercizio di pagamento (art. 95 TUIR) IRPEF progressiva e contributi INPS (Gestione Separata) Delibera, congruità, cumulo con altri redditi
Trattamento di fine mandato (TFM) Accantonamento deducibile per competenza se previsto da atto con data certa anteriore all’inizio del mandato Tassazione separata (art. 17 TUIR) Data certa, congruità dell’importo
Rimborso finanziamenti soci Nessun costo; uscita di liquidità Non tassato per la quota capitale; tassati gli eventuali interessi Postergazione (art. 2467 c.c.), presunzione di onerosità (art. 46 TUIR)
Accantonamento a riserva Utile già tassato a IRES, resta in azienda Nessuna imposta fino alla distribuzione Rafforzamento patrimoniale; tassazione rinviata, non evitata
Interposizione di una holding Dividendi alla holding tassati all’1,2% (5% imponibile × IRES 24%) Ritenuta del 26% solo alla distribuzione dalla holding alla persona fisica Costi di struttura, disciplina delle società di comodo, abuso del diritto

In caso di distribuzione di riserve, l’art. 47 TUIR presume che vengano distribuiti prima gli utili e le riserve di utili, a prescindere dalla delibera, e solo dopo le riserve di capitale (non tassate come dividendo).

Le scelte organizzative motivate esclusivamente dal risparmio d’imposta possono essere contestate come abuso del diritto (art. 10-bis della L. 212/2000) se prive di sostanza economica.

Conclusioni

Nelle società di capitali la distribuzione degli utili a soci persone fisiche comporta un carico fiscale complessivo di circa il 43,76%, escluse IRAP e addizionali. Le alternative possono ridurre o differire questo onere, ma ciascuna presenta vincoli civilistici, contributivi e antielusivi.

La scelta dipende da elementi specifici: forma giuridica, composizione della compagine sociale, fabbisogno di liquidità dei soci, situazione reddituale personale e programmi di investimento della società.

 

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