La Commissione europea frena sulle due richieste avanzate dal governo italiano per affrontare il caro-energia: tassazione comunitaria sugli extraprofitti delle compagnie energetiche e più flessibilità fiscale ai Paesi Ue. La crisi energetica sarà al centro dell’Ecofin di domani, venerdì 9 ottobre, dove l’Italia si farà portavoce di entrambe le proposte. La flessibilità fiscale non è tra i punti all’ordine del giorno della riunione dei ministri dell’Economia, ma il tema sarà comunque oggetto di discussione informale tra i ministri che parteciperanno al vertice. Perché i costi aumentano, mentre i profitti delle aziende e i risparmi delle famiglie si restringono.
Il 22 agosto, Germania, Austria, Polonia, Portogallo, Spagna e Italia hanno firmato e inviato al titolare delle Finanze irlandese che presiede l’Ecofin una lettera con la richiesta di una tassare gli extraprofitti energetici a livello comunitario. Finora, Bruxelles ha respinto questa ipotesi, sostenendo che solo i Paesi hanno l’autorità per tassare gli extraprofitti delle compagnie energetiche. Tuttavia, le misure approvate dalla Commissione all’inizio della guerra in Ucraina dimostrano qualcosa di diverso e, se altri Paesi dovessero unirsi alla proposta, l’esecutivo europeo potrebbe vedersi costretto a fare qualche concessione.
In merito alla richiesta di flessibilità avanzata dall’Italia per affrontare il caro energia, la Commissione risponde con la credibilità: “Dobbiamo essere davvero sicuri che questo renda il quadro concretamente migliore, perché ogni modifica ha un costo in termini di erosione della credibilità della permanenza del quadro”, ha sottolineato un alto funzionario europeo.
Anche Dublino chiede la tassa comunitaria sugli extraprofitti
Anche secondo il governo di Dublino, che ha la presidenza di turno del Consiglio Ue fino a fine anno, Bruxelles deve intervenire a livello centrale: “Visti i recenti sviluppi in Medio Oriente, i prezzi dei combustibili fossili che crescono a non finire e il costo della vita che è aumentato in modo significativo, è necessario mitigare le conseguenze negative per cittadini e bisogna tassare le società energetiche“, dice Thomas Byrne, ministro agli Affari europei dell’Irlanda, precisando che la vera questione è “come far rientrare” queste misure nel quadro fiscale europeo. Su quest’ultimo punto, il ministro dell’Economia italiano, Giancarlo Giorgetti, ha sottolineato che l’Italia non vuole mettere “in discussione l’impianto generale: dobbiamo considerare i fattori rilevanti che in qualche modo condizionano la realtà di oggi”.
Dal canto suo, la Commissione europea continua a sostenere che una tassazione sugli extraprofitti delle compagnie energetiche possa essere imposta solo a livello nazionale.
“Prorogheremo e forse modificheremo il quadro temporaneo sugli aiuti di Stato, ed estenderemo di un anno la flessibilità sulle esportazioni di metano, creando una task force per la gestione della domanda di energia. È questo il pacchetto di strumenti che la Commissione Ue può fornire agli Stati membri per far fronte al crescente costo della vita e dell’energia”, ha detto ieri, 7 ottobre 2026, il commissario europeo Dan Jorgensen a Strasburgo. “La Commissione – ha aggiunto Jorgensen – ritiene che gli Stati membri possano adottare misure fiscali sui profitti eccezionali, al fine di garantire l’equità sociale. La tassazione delle imprese rientra principalmente nelle competenze nazionali”. Il commissario ha poi sottolineato che Bruxelles “rispetterà le decisioni degli Stati membri, sosterrà i loro sforzi fornendo le migliori pratiche sulle misure nazionali e ne valuterà l’impatto sul mercato unico“.
La stessa posizione è stata ribadita dal commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis pochi mesi fa, ma il tema è rimasto al centro del dibattito per via del crescente costo dell’energia e della difficoltà dei Paesi Ue a contenere i costi senza sforare i vincoli di bilancio.
Mentre Bruxelles esclude che l’Ue abbia competenza sul tema, il ministro degli Esteri irlandese smentisce questa ricostruzione ricordando che una misura simile è già stata presa nel 2022, quando il Consiglio “ha adottato una misura di emergenza a carattere eccezionale e temporaneo, sotto forma di un contributo di solidarietà minimo sugli extraprofitti delle compagnie energetiche per gli anni 2022 e 2023”.
Il precedente del 2022
Nel 2022, dopo l’inizio della guerra in Ucraina e il progressivo distaccamento dal gas russo, l’Unione europea introdusse un contributo di solidarietà sugli extraprofitti del settore fossile con il Regolamento UE 2022/1854. La misura prevedeva un prelievo di almeno il 33% sulla quota di profitti che superava di oltre il 20% la media degli anni precedenti. contributo di solidarietà europeo (istituito ) permise all’Ue di raccogliere circa 28 miliardi di euro tra il 2022 e il 2023.
Quelle risorse furono impiegate principalmente in cinque macro-aree:
- Sostegno finanziario diretto ai clienti finali di energia: erogazione di bonus sociali, sussidi e sconti diretti sulle bollette di luce e gas per le famiglie vulnerabili e a basso reddito;
- Aiuti alle imprese nei settori ad alta intensità energetica: contributi economici e crediti d’imposta per le industrie “energivore” (come acciaierie, vetrerie, o aziende chimiche) per evitare chiusure e contenere l’impatto dei rincari sulla produzione e sull’occupazione;
- Riduzione dei consumi energetici: finanziamento di incentivi per la riduzione della domanda di elettricità e gas sia a livello privato che pubblico;
- Promozione degli investimenti in energie rinnovabili: sostegno economico per lo sviluppo dell’efficienza energetica e per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili (es. fotovoltaico ed eolico), accelerando l’indipendenza dai combustibili fossili russi;
- Progetti di cooperazione transfrontaliera: finanziamento di accordi tra Stati membri per condividere l’energia e stabilizzare i mercati nei momenti di picco o di carenza delle forniture.
Secondo una nota preparata dalla presidenza del Consiglio Ue in vista del confronto all’Ecofin di domani, un nuovo contributo di solidarietà generebbe entrate inferiori rispetto a quelle registrate nel 2022. La presidenza Ue suggerisce di istituire una piattaforma per un confronto costruttivo tra i Ventisette, per valutare soluzioni alternative o coordinate e intercettare i proventi straordinari delle compagnie.
Il rebus della flessibilità fiscale
La principale richiesta del governo italiano resta quella di una maggiore flessibilità fiscale ai governi, per compensare l’effetto dell’inflazione. “È ancora un dibattito lungo, perché per arrivare a risposte di questo tipo si deve trovare una convergenza tra la Commissione e gli Stati membri, ma sicuramente c’è interesse ad ascoltare“, ha detto ieri Giorgia Meloni da Spalato, in Croazia, sottolineando che anche la Grecia si è accodata alla richiesta italiana. “Non stiamo chiedendo spesa libera perché vogliamo essere particolarmente allegri, ma si deve tenere in considerazione il fatto che noi avremo nei nostri bilanci miliardi in più che dovremo spendere senza averlo deciso, e noi crediamo che questo vada oggettivamente valutato nei limiti di aumento della spesa consentita”, ha aggiunto la presidente del Consiglio.
La settimana scorsa, Roma ha incassato il ‘no’ di Bruxelles: “Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati membri” ha chiarito un portavoce dell’esecutivo comunitario in riferimento alla clausola attivata dall’Italia per le spese legate all’energia e alla difesa.
Domani, la riunione dei ministri dell’Economia dei Ventisette segnerà un ulteriore round del dibattito tra gli Stati membri e Bruxelles su come affrontare il caro-energia.
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