Distribuzione gettito IRPEF tra le diverse tipologie di contribuenti


Come si ripartisce il gettito IRPEF tra le diverse tipologie di contribuenti? L’analisi per “reddito prevalente” condotta dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali a partire dai dati MEF e Agenzia delle Entrate sui redditi prodotti nell’anno di imposta 2024

L’ultimo Osservatorio Itinerari Previdenziali sulle dichiarazioni IRPEF, realizzato con il sostegno di CIDA, consente di confrontare l’ammontare dell’imposta versata dalle diverse categorie di lavoratori e, dunque più in generale, di capire come si sostiene il nostro generoso sistema di welfare. Dalla rielaborazione dei dati MEF e Agenzia delle Entrate relativi ai redditi prodotti nel 2024 e dichiarati nel 2025 emerge innanzitutto che su una popolazione di poco meno di 59 milioni di cittadini 42,838 milioni hanno presentato una dichiarazione dei redditi. A versare almeno 1 euro di IRPEF, però, solo 34,105 milioni residenti, vale a dire poco più della metà degli italiani; il che significa che ogni contribuente “ha in carico” 1,376 abitanti.

Il totale dei redditi dichiarati nel 2025 ai fini IRPEF è ammontato a 1.076 miliardi, per un gettito IRPEF generato – al netto di TIR e detrazioni – di 216,24 miliardi (di cui 193,316 miliardi relativi all’IRPEF ordinaria), in aumento del 4,39% rispetto all’anno precedente. Crescono sia i dichiaranti sia i versanti con valori record rispetto al 2008, primo anno di rilevazione. Mentre, da un lato, salgono i contribuenti con redditi dai 20mila euro in su, dall’altro, diminuiscono i dichiaranti per tutte le fasce di reddito più basse. Ciononostante, anche per effetto di bonus e detrazioni, non ci sono variazioni sostanziali nella ripartizione del carico fiscale, che pesa soprattutto sulle spalle del cosiddetto ceto medio: su 42,838 milioni di dichiaranti il 78,67% dell’intera IRPEF è pagato da circa 12,945 milioni di contribuenti, mentre i restanti 29,893 ne pagano solo il 21,33%.

Per ripartire il totale dell’IRPEF versata tra le varie categorie di contribuenti, è possibile utilizzare la metodica del “reddito prevalente” che permette di individuare l’attività che produce la maggior parte del reddito e di attribuire di conseguenza al contribuente una specifica categoria (dipendente, autonomo, pensionato, altri percettori di reddito). Per i lavoratori subordinati il reddito da lavoro dipendente costituisce il 94,96% del reddito complessivo annuale, quindi la quasi totalità. Situazione analoga per i pensionati, con il 93,11% del reddito derivante da pensione, mentre per gli autonomi la quota oscilla fra il 90,36% degli imprenditori, il 66,18% dei lavoratori autonomi abituali con partita IVA e il 66,19% dei partecipanti in società di persone e assimilate. Infine, per la categoria “altri redditi” spicca l’83,82% dei soggetti che aderiscono a regimi fiscali agevolati come la flat tax.

Tabella 1 – Tipologia di contribuenti sulla base del reddito prevalente

I lavoratori dipendenti, che rappresentano la categoria più numerosa (23,073 milioni, il 53,86% del totale contribuenti), pagano – al netto del TIR – 102,325 miliardi, pari al 52,93% del totale IRPEF ordinaria. Guardando alle classi di reddito, i lavoratori con redditi fino a 7.500 euro (compresi negativi) sono 3,456 milioni e rappresentano il 14,98% del totale, mentre quelli con redditi tra 7.500 e 15mila euro sono 3,78 milioni, pari al 16,38% del totale.  Questo 31,36% di contribuenti non versa l’IRPEF e grazie all’effetto TIR hanno addirittura un’imposta negativa. Quelli che dichiarano redditi da 15 a 20mila euro sono 2,645 milioni e pagano un’imposta media di 1.072 euro,dimolto inferiore rispetto al costo pro capite della sola spesa sanitaria e un ammontare complessivo d’imposta pari a circa il 45% di quanto versano i 23.070 lavoratori con redditi oltre 300mila euro che pagano pro capite un’imposta di 272.589 euro l’anno, 254 volte maggiore. Questi primi 3 scaglioni rappresentano il 42,82% del totale e versano un totale di IRPEF pari all’1,82%, quasi nulla per effetto delle agevolazioni fiscali, tra cui la riduzione del cosiddetto cuneo fiscale, il TIR e altre riduzioni.

La classe di reddito tra 20 e 26mila euro lordi l’anno è la più numerosa, con il 18,2% di contribuenti sul totale, e versa il 10,81% del totale, per un’imposta media di 2.632 euro che, per cittadino, diventa 1.913 euro; anche questo scaglione paga meno di quanto costi il solo SSN (5,78 miliardi a fronte di un costo di 13,577 miliardi). Ciò significa che per il solo SSN questi primi quattro scaglioni, pari al 61% dei lavoratori dipendenti cui corrispondono 19,379 di abitanti, costano 37,8 miliardi.

Proseguendo l’analisi verso le classi di reddito più elevato, emerge che i lavoratori dipendenti tra i 26 e 29mila euro di reddito sono il 9% del totale, pagano il 7,7% dell’IRPEF totale e versano un’imposta media di 3.795 euro (2.758 per abitante), più che sufficiente per il SSN e una parte della istruzione. Stesso ragionamento per i lavoratori tra 29 e 35mila euro, che sono il 13,5% del totale, pagano il 16,53% del totale IRPEF e versano un’imposta media per cittadino di 3.946 euro, dunque quasi autosufficienti per le funzioni sanità e assistenza sociale ma non per la scuola e le altre prestazioni pubbliche. Resta quindi un 16,46% di lavoratori dipendenti con redditi da 35mila in su che versano il grosso dell’IRPEF (il 63,13%). Mentre i primi 3 scaglioni si riducono numericamente, quelli da 20 a 55mila euro aumentano di 867mila unità, confermando un incremento dei redditi e un passaggio di molti lavoratori a redditi maggiori. Tra 100 e 200mila euro di reddito troviamo lo 0,97% dei lavoratori (223.824) che versano il 10,35% dell’IRPEF; quelli che dichiarano redditi maggiori di 300mila euro sono solo lo 0,10% del totale, ma versano imposte pari al 6,15% dell’IRPEF totale da lavoro dipendente.

Passando agli autonomi, categoria nella quale sono ricompresi imprenditori, lavoratori autonomi abituali con partita IVA e partecipanti in società di persone e assimilate, ovvero le persone fisiche il cui reddito deriva in gran parte da attività indipendenti, l’Osservatorio evidenzia 2.097.679 contribuenti, che versano 25,64 miliardi, il 13,26% dell’imposta ordinaria complessiva (l’11,86% considerando anche addizionali regionali e comunali).

Anche per questa tipologia di contribuenti la percentuale di chi dichiara redditi fino a 15mila euro lordi l’anno è elevata (il 29,53% del totale), con un’IRPEF media di 476 euro anno che si riduce però a 346 euro a testa per ogni cittadino, insufficiente per coprire i costi della sola spesa sanitaria. Nella classe tra 15mila e 20mila euro i lavoratori autonomi rappresentano l’11,41% dei contribuenti, pagano un’IRPEF media di 2.129 (1.547 euro a cittadino), ancora insufficiente per coprire i costi della sanità per sé stessi e per la quota di persone a carico. Sommando i primi tre scaglioni di reddito si rileva che, all’interno di questa tipologia di contribuente, il 40,94% paga soltanto il 3,14% del totale IRPEF ed è quindi totalmente a carico della collettività.

I dichiaranti tra 20 e 26mila euro lordi l’anno sono, invece, il 10,78%, pagano una imposta media di 3.445 euro (2.503 a cittadino), sono autosufficienti per la spesa sanitaria ma restano a carico della collettività per tutte le altre funzioni offerte dalla Pubblica Amministrazione. La situazione migliora con i redditi tra 26 e 29mila euro che rappresentano il 4,31% e i cui dichiaranti corrispondono 4.595 euro anno (3.340 a cittadino), ancora insufficienti per sanità e istruzione e a totale carico per il resto.  I contribuenti tra 29 e 35mila euro lordi l’anno sono il 7,07%, pagano il 3,32% del totale IRPEF, con un’imposta media per contribuente di 5.746 euro; si pagano sanità, assistenza e circa la metà della spesa per istruzione restando a carico della collettività per gli altri servizi pubblici. Sopra i 35mila euro di reddito troviamo il 36,89% dei contribuenti (contro il 16,46% dei dipendenti) che pagano quasi tutta l’IRPEF, ben l’88,88% (contro il 60,7% dei dipendenti). Anche qui, uno squilibrio difficilmente sostenibile nel tempo.

Su un totale di circa 16,306 milioni, i pensionati che hanno presentato la dichiarazione dei redditi per l’anno 2024 sono stati 13.534.816 (il 31,6% dei dichiaranti totali), quindi circa 2,7 milioni non hanno fatto alcuna dichiarazione o dispongono di un diverso reddito prevalente; quelli che pagano almeno 1 euro di imposte sono 11.323.281, in aumento rispetto al 2023 probabilmente perché possiedono altri redditi. L’imposta versata è stata pari a 60,95 miliardi di euro, pari al 28,18% del totale (comprese le addizionali regionali e comunali).

I pensionati con redditi fino a 7.500 euro sono il 7,99% del totale, pari a 1.082.035, versano lo 0,14% del totale IRPEF di categoria e pagano un’imposta media di soli 80 euro l’anno che diventano 58 euro considerando le persone a carico in conseguenza della “no tax area” che, dalla riforma fiscale del 2024, è fissata a 8.500 euro per lavoratori dipendenti e pensionati e a 5.500 euro per lavoratori autonomi. Tra 7.500 e 15mila euro, troviamo il 25,71% che versa il 3,64% dell’intera IRPEF con un’imposta media per contribuente di 638 euro (464 euro pro capite per cittadino). Questi due primi scaglioni fino a 15mila euro di reddito dichiarato comprendono il 33,7% dei pensionati, pari a 4.561.160, che complessivamente pagano il 3,78% dell’IRPEF; questi pensionati, cui corrispondono 6,275 milioni di cittadini, sono a carico della collettività per quasi tutte le funzioni.

Il successivo 14,87% dichiara redditi tra 15 e 20mila euro l’anno e versa il 7,97% del totale IRPEF per un ammontare totale di IRPEF netta di 4,857 miliardi. In sintesi, il 48,57% dei pensionati dichiara fino a 20mila euro di reddito complessivo e paga l’11,75% dell’IRPEF (contro il 40,94% degli autonomi che paga il 3,14% del totale IRPEF e i dipendenti rispettivamente il 42,82% e il 1,83%) e si trova quasi totalmente a carico della collettività. Procedendo con i redditi più elevati, da 35mila euro in su, i dichiaranti sono solo il 16,40% e versano il 49,7% (contro il 36,89% degli autonomi che pagano l’88,88% e i dipendenti, rispettivamente, 16,46% e 63,13%).

Per quanto riguarda, invece, i redditi non imputabili in base al criterio del reddito prevalente alle categorie finora esaminate (ad esempio, i redditi da fabbricati, domenicali, diversi, da tassazione separata o sostitutiva e da rendite e plusvalenze finanziarie), la pubblicazione evidenza come, pur riguardando un discreto numero di dichiaranti (4.132.490, il 9,64% del totale), i soggetti dichiaranti contribuiscano in maniera marginale al versamento delle imposte, per un totale di circa 4,4 miliardi di euro, pari al 2,23% del totale.

Significativa la ripartizione per classe di reddito, sulla base della quale si evince che l’80% dei contribuenti dichiara redditi fino a 7.500 euro lordi e versa un’imposta media di 61 euro. I contribuenti che dichiarano da 35mila euro in su sono solo il 4,22% e versano il 65%; sommando anche i redditi da 29mila euro a 35mila il 5,5% dei contribuenti versa il 71,5% di tutte le imposte; da notare come i contribuenti con un reddito superiore ai 300.000 euro paghino una imposta media di 181.694 euro, simile altre tipologie di dichiaranti.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม