M5S programma fiscale: extraprofitti, prelievo patrimoni finanziari e tassa ricchi Ue


Meno tasse sul lavoro e sui redditi bassi e medi, più prelievo sulle “rendite finanziarie speculative” e sugli extraprofitti realizzati nei settori “caratterizzati da rendite eccezionali”, una strategia nazionale anti evasione e la promozione a livello Ue di una tassa sui super ricchi. È il cuore del quinto dei venti punti di programma da portare al tavolo della coalizione progressista che il Movimento 5 Stelle sottopone al voto degli iscritti nell’ambito di Nova. Il capitolo fiscale contiene solo una versione edulcorata della proposta più citata dagli iscritti coinvolti nei tavoli territoriali della scorsa primavera e oggetto di discussione interna tra il leader Giuseppe Conte – contrario – e la ex vicepresidente del Movimento Chiara Appendino: quella di una tassa nazionale sui grandi patrimoni. Sotto la voce “Premiare gli investimenti, disincentivare la speculazione” compare infatti un “prelievo progressivo sulle grandi attività finanziarie, con soglie elevate, ad esclusione del piccolo risparmio, previdenza e titoli di Stato”.

La frase sembra rimandare, pur lasciando indefiniti base imponibile e aliquote, a un’imposta sul patrimonio finanziario. Da cui resterebbero fuori le attività reali che sono parte rilevante della ricchezza dei più benestanti: immobili, terreni, partecipazioni in società non quotate, opere d’arte, yacht e simili. Nessun riferimento, qui, a una modifica della tassazione delle successioni, al momento bassissima tanto da fare dell’Italia un vero e proprio paradiso fiscale per gli eredi. Ma una riforma viene evocata nel documento in 12 punti per un patto generazionale che potrà essere votato dai giovani iscritti: dovrebbe finanziare una dote pubblica da 15mila euro per i 18enni ispirata alla proposta di eredità universale del Forum Disuguaglianze e Diversità.

Per la patrimoniale vera e propria si rimanda ancora una volta al livello europeo, spiegando che occorre “promuovere l’armonizzazione fiscale per i capitali in Europa, il contrasto ai paradisi fiscali e una tassazione comune sulle grandissime fortune e sulle multinazionali”. Traguardo molto lontano, considerato che le decisioni fiscali dell’Ue richiedono l’unanimità degli Stati membri. Insieme alla patata bollente delle armi a Kiev, sarà uno dei punti più delicati di confronto con gli alleati. Lo scorso fine settimana, alla Festa del Fatto alla Versiliana, l’economista Emanuele Felice ha ufficializzato una proposta elaborata nei tavoli tecnici che stanno preparando il programma elettorale del Pd: una “Zucman tax” del 2-3% sui patrimoni superiori ai 100 milioni di euro da introdurre a livello nazionale. Su cui ci sarebbe il via libera della segretaria Elly Schlein.

Strettamente legate le misure proposte in coda al quinto punto: la exit tax sui grandi patrimoni che trasferiscono altrove la residenza e lo stop alla deducibilità delle royalties verso paradisi fiscali, oltre all’esclusione dagli appalti per le “società opache”. Restando sul fisco, nel programma messo al voto non si immagina una vera e propria riforma complessiva dell’Irpef svuotata dai regimi cedolari, ma l’idea è quella di rendere l’imposta sui redditi delle persone fisiche “più progressiva ampliando scaglioni e no tax area” e “introdurre crediti d’imposta cedibili, programmati, tracciabili e anche rimborsabili anche per gli incapienti”. Oltre a prevedere meccanismi automatici di neutralizzazione del “fiscal drag” (l’incremento del prelievo per effetto dell’inflazione): si tratterebbe dunque di indicizzare scaglioni e aliquote. Immancabile la tassazione degli extraprofitti determinati da “fenomeni esterni straordinari o posizioni dominanti, a partire da energia, banche, assicurazioni, industria bellica e grandi piattaforme digitali“.

Poche novità sulla lotta all’evasione: si parla di una strategia pluriennale con obiettivi annuali e verificabili e un maggiore utilizzo integrato di fatturazione elettronica, pagamenti digitali, banche dati e intelligenza artificiale, mantenendo “il controllo umano, la privacy e il diritto al contraddittorio”. Per i soli “grandi evasori” viene proposta una stretta sulle soglie di punibilità, dove previste, “per le condotte evasive di maggiore rilevanza” e il rafforzamento di pene, confische e strumenti patrimoniali contro le grandi frodi, le fatture false, le società schermo e l’occultamento dei patrimoni. Il documento chiede inoltre di limitare i benefici premiali e le cause di non punibilità nei casi di frode fiscale più grave, distinguendoli dagli errori formali e dalle violazioni minori.

Per quanto riguarda l’economia reale, il quinto punto si apre con la promessa di un “grande piano di investimenti per la crescita” da finanziare attraverso “un fondo nazionale per la crescita capace di mobilitare volontariamente risparmio privato e capitale istituzionale verso innovazione, infrastrutture, transizione tecnologica e filiere industriali che operi con equity, garanzie, venture capital, debito e condivisione del rischio”. Che andrebbe affiancato da una “Banca pubblica per la capitalizzazione delle PMI”, che favorisca patrimonializzazione e crescita dimensionale attraverso garanzie pubbliche selettive e parziali su obbligazioni, minibond e altri strumenti finanziari facilitando l’accesso al mercato dei capitali e riducendone la dipendenza dal
credito bancario. Il settimo punto introduce altri elementi: riduzione dei costi amministrativi per le imprese e annuncia un nuovo “Statuto per le imprese”: un quadro giuridico “chiaro e moderno per rilanciare l’economia reale, le imprese che producono valore aggiunto, occupazione e innovazione, contro la dilagante finanziarizzazione dell’economia”.


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