anche Giorgetti apre alla tassazione


Il dibattito economico torna a virare verso tentazioni dirigiste che rischiano di soffocare la libertà d’impresa. L’apertura del governo all’ipotesi di introdurre un prelievo straordinario sui cosiddetti extraprofitti delle società energetiche rappresenta un grave campanello d’allarme per la tutela del libero mercato e della certezza del diritto. Invece di difendere il principio per cui gli utili sono la legittima remunerazione del rischio d’impresa, la politica cede nuovamente alla tentazione di punire il successo economico per fare cassa. Durante il vertice di Dublino, la discussione su un intervento coordinato o su azioni dei singoli Stati ha trovato il favore del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il quale ha auspicato che il consenso attorno alla proposta si allarghi, non escludendo azioni unilaterali da parte dell’Italia. «Certamente sì, è possibile ed è stato fatto in passato», ha risposto il titolare del Mef sulla possibilità che il governo muova in autonomia se l’Ue dovesse restare ferma. «Una valutazione di chi realizza profitti in una situazione così eccezionale deve essere fatta. Nella raffinazione c’è chi raffina in Europa ed esporta fuori dall’Europa a prezzi incredibili. Questi non sono profitti da un mercato normale», ha detto.

A premere in questa direzione è anche l’opposizione statalista guidata dalla segretaria del Pd Elly Schlein, che incalza l’esecutivo verso politiche di redistribuzione coatta. «Finalmente anche in Ue si discute di tassare gli extraprofitti delle società energetiche per chiedere un contributo straordinario a chi si è arricchito anche durante la crisi di Hormuz, necessario per dare sollievo a tutte le altre imprese e famiglie in difficoltà con il prezzo dei carburanti e dell’energia alle stelle. Il governo italiano dovrebbe dare il buon esempio e iniziare a farlo qui a livello nazionale». Da una prospettiva liberale, questa convergenza consociativa tra maggioranza e opposizione sul tema della tassazione punitiva dimentica che la tassazione dei profitti crea un precedente pericoloso, disincentiva gli investimenti privati e penalizza la capitalizzazione delle aziende proprio nei settori strategici.

L’esenzione del bollo

Per finanziare la misura simbolo relativa all’esenzione del bollo su auto e moto, il governo ha scelto una strada che ha subito attirato l’attenzione vigile delle istituzioni comunitarie. L’esecutivo ha infatti deciso di utilizzare le economie derivanti dai prestiti non spesi del Pnrr, scatenando le perplessità degli uffici europei in merito alle coperture di bilancio.

Per neutralizzare i dubbi sollevati da Bruxelles ed evitare contestazioni nell’ambito del Semestre europeo, il Mef ha rivendicato la piena sovranità nell’impiego di queste risorse, precisando la natura contabile dei fondi utilizzati. «I risparmi sui prestiti che l’Italia ha avuto con il Pnrr sono soldi nazionali, non risorse europee. Sono risorse del bilancio dello Stato: il governo e soprattutto il Parlamento ne dispongono come meglio ritengono», ha rimarcato il ministro dell’Economia durante i Portofino Talks. «Sono economie rispetto a progetti realizzati e sui quali sono rimasti dei risparmi che non potevano più essere destinati ad altri progetti Pnrr perché è scaduto il termine per poterli ricollocare».

L’emergenza energia

L’esecutivo ha giustificato la necessità di spazi di manovra fiscali ponendo l’accento sul drammatico costo dell’energia, che continua a penalizzare il tessuto industriale del Paese rispetto ai competitor globali. La frammentazione dei mercati energetici rappresenta un ostacolo insormontabile per la crescita e per la competitività manifatturiera.

Sottolineando le difficoltà delle aziende nazionali, il ministro dell’Economia ha evidenziato come lo scenario geopolitico stia minando la tenuta del sistema produttivo. «Ho richiamato tutti a quella che io considero un’autentica emergenza sotto il profilo economico e anche sotto il profilo della possibilità di competizione, perché il prezzo dell’energia è un po’ diverso da un paese all’altro. Lo shock delle guerre peserà sulle bollette e in prospettiva, a breve, si rifletterà inesorabilmente sulle bollette delle famiglie e delle imprese». Per questo motivo l’Italia confida che l’Unione Europea conceda una deroga temporanea al Patto di stabilità, permettendo uno sforamento massimo dello 0,6% del Pil.

Sul fronte dell’inflazione, la lettura dell’esecutivo critica la rigidità delle banche centrali, sostenendo che le strette monetarie non siano lo strumento adatto per affrontare le crisi nate dal lato dell’offerta. «Una politica monetaria restrittiva può contribuire, ma non risolve il problema», ha spiegato l’inquilino di Via XX Settembre commentando i rialzi dei tassi della Bce. «Se le due guerre in corso continuano in questo modo, l’inflazione inesorabilmente è destinata ad aumentare e l’onere del debito ha cominciato a salire in modo preoccupante».

I conti pubblici

Tutti i nodi della finanza pubblica e della sostenibilità delle misure economiche si concentrano sulla verifica dei dati contabili, fondamentale per determinare il percorso di rientro dal deficit programmatico. L’eventuale chiusura della procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo resta condizionata alle valutazioni tecniche degli istituti di statistica, chiamati a certificare il rapporto tra indebitamento e prodotto interno lordo. «Non sono fiducioso, sono speranzoso per l’Italia e per la Repubblica italiana», ha ammesso il ministro dell’Economia a margine dei lavori dell’Eurogruppo. «Non è una decisione che prendiamo noi: è una decisione che prende l’Istat. Il rigore è quando l’arbitro fischia».

Enrico Foscarini, 18 settembre 2026

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