Mentre il governo azzera il bollo auto dal 2027 per le utilitarie, la vera partita patrimoniale delle famiglie italiane si sposta dai garage ai passaggi generazionali.
Se l’esenzione sui veicoli a bassa potenza offre un piccolo sollievo fiscale immediato, i nodi strutturali del benessere economico privato si giocano su ben altre grandezze. Le famiglie italiane detengono oltre 12 mila miliardi di euro di ricchezza, di cui 5.400 in liquidità e strumenti finanziari (al netto dei debiti) e il resto in immobili. E una quota crescente di questo patrimonio è concentrata nelle generazioni più anziane. È la fotografia più aggiornata della Banca d’Italia, riferita a fine 2025, che rende ancora più evidente la portata della grande staffetta patrimoniale che l’Italia si prepara ad affrontare nei prossimi 20 anni.
L’impatto demografico sulle successioni
Il secondo elemento da considerare è demografico. Nel 2025 in Italia si sono registrati circa 650 mila decessi. Sulla base delle proiezioni Istat, il numero salirà a circa 700 mila nel 2030, per raggiungere un picco di oltre 860 mila tra una trentina d’anni.
Il progressivo ingresso delle generazioni del baby boom nelle fasce di età più avanzate è destinato quindi ad aumentare il numero di successioni. È su questo scenario che si può costruire una stima dell’impatto economico del fenomeno.
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Negli ultimi dieci anni il trasferimento di ricchezze è stato di circa 1.475 miliardi. Nei prossimi dieci la redistribuzione di ricchezze tramite il passaggio intergenerazionale è stimata dal centro studi e ricerche Itinerari Previdenziali in circa 1.800 miliardi: 180 miliardi l’anno. Si tratta di grandezze che comprendono beni mobili e immobili e attività finanziarie. Non rappresentano quindi soltanto la liquidità che finirà sui conti dei beneficiari. Il patrimonio immobiliare rappresenta probabilmente il capitolo più rilevante.
In Italia ci sono oltre 35,5 milioni di abitazioni. Di queste, 26 milioni sono occupate da residenti, mentre circa 9,5 milioni risultano non occupate o occupate da non residenti.
Anche in questo caso non esiste un dato ufficiale sul numero di immobili che saranno ereditati. Un calcolo costruito sulla composizione demografica della popolazione e sulla distribuzione della proprietà porta tuttavia a stimare in 5-7 milioni le abitazioni potenzialmente coinvolte in successioni nei prossimi 10-12 anni, con uno scenario centrale intorno ai 6 milioni. La stima non indica il numero atteso di successioni immobiliari, ma il numero di abitazioni che, sulla base dell’età dei proprietari e della mortalità attesa, potrebbero essere coinvolte in un trasferimento ereditario.
Attribuendo a questi immobili un valore medio prudenziale di 200-235 mila euro, nel caso di 6 milioni di unità, il patrimonio potenzialmente interessato dal passaggio generazionale arriverebbe così a circa 1.200-1.400 miliardi. Numeri che danno la misura della dimensione della staffetta patrimoniale che si prepara a interessare le famiglie italiane.
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Il peso dell’eredità per le nuove generazioni
E che assumono ancora più rilevanza se si considera il peso che l’eredità potrebbe avere sul patrimonio delle generazioni più giovani.
Secondo le stime della Banca d’Italia, per le generazioni nate tra il 1966-1975 la ricchezza ricevuta in eredità potrebbe arrivare a rappresentare circa il 40% dei loro asset, contro circa il 30% per i nati tra il 1951 e il 1965. La composizione del patrimonio rende così particolarmente importante anche il tema della pianificazione successoria. Il trasferimento generazionale riguarda infatti, accanto agli immobili, liquidità, azioni, obbligazioni, fondi, Etf, partecipazioni societarie, terreni e altri strumenti finanziari. E non tutti questi asset seguono le stesse regole.
In Italia, in linea generale, chi acquisisce per successione beni, diritti o rapporti rilevanti ai fini dell’imposta di successione deve presentare la relativa dichiarazione, salvo i casi di esonero previsti dalla legge. L’aliquota e le franchigie dell’imposta di successione dipendono dal grado di parentela tra il defunto e il beneficiario. «La struttura di questa imposta è piuttosto generosa rispetto a quella di altri Paesi europei perché ha aliquote più basse, meno progressive e franchigie più elevate», osserva Francesco Scinetti, ricercatore dell’Osservatorio Conti Pubblici italiani (Università Cattolica). Ad esempio in Germania l’esenzione massima è a 500 mila euro con un prelievo che arriva al 50%. In Francia la franchigia è fino a 100 mila euro con aliquota fino al 45%. Mentre in Italia per il coniuge e i parenti in linea retta (genitori, figli, nipoti), l’aliquota è del 4% sulla parte del valore che eccede 1 milione di euro per ogni beneficiario. Per fratelli e sorelle è del 6% sul valore che supera 100 mila euro. Per gli altri parenti fino al quarto grado e per gli affini (coniuge rispetto ai parenti dell’altro coniuge) è del 6%, senza franchigia. Per gli altri soggetti è dell’8%, sempre senza franchigia.
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L’attivo ereditario rilevante ai fini fiscali comprende, in linea generale, beni mobili e immobili, crediti, disponibilità sui conti e strumenti finanziari detenuti dal defunto. Restano invece fuori dall’imposta di successione, secondo le rispettive discipline, i titoli di Stato (tra cui Bot, Btp e anche di Stati Ue) nonché le somme corrisposte dalle polizze vita e le prestazioni dei fondi pensione. Questi ultimi due strumenti seguono un percorso specifico: il contraente può indicare liberamente i beneficiari (a patto di non ledere la quota riservata agli eredi con i premi/contributi pagati). I buoni fruttiferi postali hanno invece una disciplina differente: fanno parte dell’asse ereditario ma sono esenti dall’imposta di successione. Anche i Pir (i piani individuali di risparmio) prevedono, nel rispetto delle condizioni della relativa disciplina, l’esenzione dall’imposta di successione.
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Aspetti pratici e tutela della liquidità
C’è poi un aspetto più pratico da considerare. Alla morte del titolare, l’operatività sul suo conto corrente può essere limitata o sospesa dalla banca in attesa degli adempimenti necessari alla successione. Le somme possono quindi non essere immediatamente disponibili agli eredi, proprio nel momento in cui la famiglia deve sostenere le prime spese legate al decesso. Una polizza vita può svolgere, in questo contesto, una funzione diversa: in presenza delle condizioni previste dal contratto, può assicurare ai beneficiari una liquidità destinata a essere erogata secondo le procedure e i tempi della compagnia, senza dipendere necessariamente dallo sblocco delle disponibilità presenti sul conto del defunto. È una funzione che può assumere rilievo nella pianificazione familiare: assicurare una fonte di liquidità ai beneficiari nel periodo in cui l’accesso ad altre componenti del patrimonio potrebbe richiedere tempi più lunghi. Per questo, nella gestione del passaggio generazionale, non basta chiedersi quanto vale un patrimonio. Diventa altrettanto importante capire come è composto, quali strumenti lo rappresentano e attraverso quali canali passerà alla generazione successiva.
Resta infine il quadro civilistico. La legge riserva determinate quote dell’eredità ai legittimari, in particolare coniuge e figli e, in specifiche circostanze, ai genitori del defunto. La destinazione del patrimonio non può quindi essere pianificata ignorando i diritti riconosciuti dalla legge a tali soggetti, come per le polizze. Il tema diventa delicato se nel corso della vita vengono effettuate donazioni o altri trasferimenti che possono incidere sui diritti dei legittimari. La pianificazione successoria non va quindi limitata alla ricerca dello strumento fiscalmente più efficiente: intestazioni in vita devono essere valutate alla luce delle norme civilistiche sulla successione. Quando il patrimonio comprende più strumenti, anticipare queste valutazioni può diventare importante per organizzare il trasferimento in modo coerente con gli obiettivi della famiglia ed evitare, per quanto possibile, liti tra eredi. (riproduzione riservata)
Dal testamento alle holding, come scegliere gli strumenti giusti
di Filippo Molinari*
La strategia di wealth planning e i relativi effetti fiscali variano sensibilmente in funzione della composizione del patrimonio: immobili, investimenti finanziari, aziende e partecipazioni richiedono strumenti differenti.
Il punto di partenza è rappresentato dalla successione, testamentaria o legittima. Il trasferimento della ricchezza avviene secondo le regole previste dalla legge e nel rispetto delle quote riservate ai legittimari. Un’alternativa frequentemente utilizzata è la donazione, che consente di anticipare il passaggio generazionale e di accompagnarlo nel tempo. In particolare, la donazione della sola nuda proprietà permette di trasferire gli asset agli eredi mantenendone il godimento tramite il diritto di usufrutto. Sia la successione sia la donazione beneficiano oggi di un regime fiscale particolarmente favorevole: per coniuge e discendenti l’imposta si applica con aliquota del 4% sulla parte eccedente la franchigia di un milione di euro per ciascun beneficiario. Nel caso della donazione con riserva di usufrutto, la base imponibile risulta inoltre ridotta in funzione dell’età del disponente.
Quando il patrimonio comprende aziende o partecipazioni societarie, assumono particolare rilevanza il patto di famiglia e le specifiche agevolazioni previste dalla normativa successoria. In presenza di determinati requisiti, tra cui il trasferimento del controllo dell’impresa ai discendenti, il passaggio generazionale può beneficiare dell’esenzione dall’imposta di successione e donazione. Tra gli strumenti più evoluti rientra il trust, che consente di segregare il patrimonio, disciplinarne la gestione nel tempo e programmare con precisione il trasferimento ai beneficiari.
A seconda delle scelte, l’imposta di successione e donazione può essere applicata al momento dell’effettivo trasferimento ai beneficiari oppure anticipata al conferimento dei beni nel trust. Per gli investimenti finanziari, infine, un ruolo importante può essere svolto dalla polizza vita. Se strutturata correttamente, consente il differimento della tassazione sui rendimenti e l’esclusione delle prestazioni corrisposte ai beneficiari dall’imposta di successione. Infine, la costituzione di una holding familiare può favorire una governance più ordinata del patrimonio e semplificare il passaggio generazionale delle partecipazioni, consentendo di separare la gestione degli investimenti dalla titolarità degli stessi e di razionalizzare gli assetti familiari. (riproduzione riservata)
* partner dello studio legale Withers
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