La Direzione del circolo cittadino del PD di Frosinone si è riunita ieri sera: per dirsi, in sostanza, che non c’era nulla da dirsi. Nessun complotto contro Angelo Pizzutelli, nessuna congiura di corridoio: la mozione degli affetti, si direbbe, ha retto. Peccato che l’unica vera notizia della serata sia arrivata di traverso, en passant, quasi per caso: il Segretario cittadino Stefano Pizzutelli, in carica da appena qualche mese, ha chiesto ai suoi un po’ di comprensione “Mi manca ancora l’esperienza”. Chapeu per l’umiltà ma la forza di un Partito dovrebbe essere proprio nella sua collegialità. O, per dirla in altre parole: il problema non è Stefano Pizzutelli ma è tutta la baracca nel suo insieme; Segreteria ed Organismi Direttivi sono previsti dallo Statuto proprio per fare squadra con lui. E la Federazione Provinciale non sta lì per fare simpatica presenza.

Sul resto, il Pd di Frosinone ha fatto quello che sa fare meglio: ha rinviato. Il vero dossier aperto non è la fedeltà ad Angelo Pizzutelli, già acquisita, blindata, ridondante fino alla noia. È la coalizione. Ed è lì che la retorica lascia il posto ai fatti, o meglio, alla loro assenza. Non c’è una coalizione, non c’è un Campo Largo, non c’è un terreno sul quale costruire il tentativo di elezione per Angelo Pizzutelli.

Il Pd ha perso tempo ed i Socialisti sono partiti ormai da mesi. Candidando a sindaco il loro vice Segretario nazionale Vincenzo Iacovissi e costruendogli intorno una coalizione con quattro liste: tre civiche ed una di Partito. A questo punto, non vogliono sentir parlare di rinunce o passi di lato.

I Socialisti sono troppo avanti

Dalla Direzione di ieri sera è emerso che il Partito Socialista ha già tolto la scaletta e preso il largo. Se il Pd vuole raggiungerlo ha bisogno di qualcuno che lo traghetti fino allo scafo del Psi. E quel qualcuno – è emerso con chiarezza – non può essere il Circolo cittadino, per quanto animato di buone intenzioni: al punto in cui stanno le cose può essere solo Roma o comunque il piano più alto. II Segretario regionale Daniele Leodori è già stato informato: è l’unico che possa mettere sul tavolo qualcosa che assomigli ad una trattativa e che abbia in cassa una vera moneta di scambio.

Gian Franco Schietroma (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

E qui il cerchio si stringe, con una punta di crudeltà che al Direttivo forse nessuno ha voluto notare: se davvero sarà il livello regionale a dover trattare con il PSI, allora le sortite degli ultimi giorni dello stesso Segretario cittadino Stefano Pizzutelli — quello delle “nessuna merce di scambio a livello regionale” — rischiano di finire agli atti come un esercizio di ottimismo prematuro.

Il Psi questa volta non cede. Non intende chiedere a Iacovissi di fare un passo di lato, come fece già anni fa per cedere il passo al candidato Pd. Ma potrebbe nascerne una questione di ‘superiore interesse del Partito‘ se il dossier dovesse approdare al tavolo nazionale. Cioè lì dove si concordano le candidature nei vari Collegi per Camera e Senato.

Battisti mette a nudo le contraddizioni del PD

La Direzione di ieri sera era stata preceduta da una serie di dichiarazioni fatte dalla Consigliera regionale del PD Sara Battisti. Non parla mai per caso o per esercizio stilistico. Se ieri ha deciso di intervenire sulla surreale situazione della candidatura a sindaco di Angelo Pizzutelli è perché ha percepito che c’è qualcosa che non torna. Sia nella forma che nella sostanza. E forse anche per mandare qualche avviso ai naviganti “distratti”.

Sara Battisti

Sul kafkiano momento che il PD sta vivendo a Frosinone, la Consigliera Battisti ha espresso due considerazioni tanto semplici (e vere), quanto di una lucidità disarmante. La prima: «Prendo atto che si sta sviluppando un dibattito interno francamente incomprensibile. La candidatura a sindaco di Frosinone di Angelo Pizzutelli è un dato di fatto». La seconda: «Mi sarei aspettata una mobilitazione da parte del segretario cittadino e di quello provinciale: manifestazioni, incontri, iniziative pubbliche. Invece, in più di un mese, non è accaduto nulla. Si continua solo a ripetere che il candidato è Pizzutelli. Ma perché?». (Leggi qui: Il PD e la Gallinella Rossa: tutti vogliono il pane, nessuno vuole impastarlo).

In queste parole è racchiusa tutta la indecifrabile architettura della vicenda.

Una candidatura ribadita all’infinito

Angelo Pizzutelli

Il concetto è stato ribadito anche durante la Direzione di ieri sera. La candidatura a Sindaco di Angelo Pizzutelli è nata all’unanimità, vale la pena ribadirlo sempre, nel circolo cittadino e nel gruppo consiliare; quindi, è stata decisa da una struttura di Partito, organizzativa e politica, autorevole e ampiamente legittimata. Il nome del signore delle preferenze a Frosinone, non è stato pescato alla lotteria della festa del Sacro Cuore, né uscito dal talent di “tu si que vales”. È il frutto di una scelta politica chiara, condivisa e formalizzata. Ca va sans dire.

Eppure, nonostante questo, per ricordare all’universo mondo che Pizzutelli è (il) candidato, nel solo mese di agosto sono intervenuti, in rigoroso ordine cronologico: Francesco De AngelisAchille MigliorelliStefano PizzutelliLuca Fantini. Non esattamente quattro avventori capitati per caso al Todis sulla Monti Lepini a fare la spesa alle quattro del pomeriggio, ma figure di vertice del partito a livello regionale, provinciale e comunale.

Achille Migliorelli con Nicola Zingaretti

La domanda delle cento pistole è: perché? Che bisogno c’è di ribadire, quasi ogni tre giorni, una candidatura che dovrebbe essere già scolpita nella roccia? Nessuno mette i cartelli del cantiere su un ponte già costruito, a meno che non ci sia il dubbio che le fondamenta stiano cedendo. In politica, paradossalmente, più una candidatura viene corazzata a parole, più tradisce la propria intrinseca fragilità.

Le due spiegazioni possibili

Senza scomodare il principale autore del movimento Samuel Beckett, le ipotetiche spiegazioni per questo teatro dell’assurdo dem, sono due e si escludono a vicenda. O l’accordo su Pizzutelli, al di là delle dichiarazioni ufficiali, non è poi così solido e condiviso. Oppure, dentro al Partito c’è chi sta lavorando per sabotarlo. Forse perché preoccupato dall’idea che un sindaco PD del Capoluogo, possa alterare determinati delicatissimi equilibri interni. Tertium non datur.

Resta poi il secondo interrogativo sollevato dalla Battisti, forse ancor più contraddittorio del primo. Da quando il nome è stato ufficializzato, il PD non ha organizzato una sola iniziativa pubblica per presentare il candidato sindaco Angelo Pizzutelli alla città.

Angelo Pizzutelli, Norberto Venturi, Fabrizio Cristofari

L’obiezione potrebbe essere, Pizzutelli non ha bisogno di presentazioni: è già conosciuto di suo. Vero. Ma nella veste di candidato Sindaco sarebbe la prima volta. In qualsiasi altra città, a meno di 10 mesi dal voto, durante le calde sere d’estate, il candidato sindaco sarebbe stato portato in giro dal suo Partito come la Madonna pellegrina, accolto dai quartieri, presentato alle associazioni, invitato alle premiazioni dei tornei di calcetto. Per Angelo Pizzutelli, invece, nemmeno un caffè offerto dal PD con qualche amico al Bar Tucci, vicino alla sede del Comune. Il Partito si è impegnato solo nell’operazione di “certificazione” della candidatura, ma nulla ha fatto per promuoverla.

Forma e sostanza

Sul piano formale, la candidatura Pizzutelli è oggi un punto fermo del PD. Ma proprio perché è un punto fermo, diventa ancora più difficile comprendere perché il Partito dedica tanta energia a ribadirlo e così poca a costruirci intorno una vera iniziativa politica per veicolare, non solo la candidatura ma anche la proposta alternativa all’attuale governo del capoluogo. Pizzutelli è il candidato. Ottimo. Ma poi? Tutto questo non è normale. E la Battisti lucidamente lo ha fatto notare.

Vincenzo Iacovissi

La domanda ulteriore diventa allora quasi inevitabile: il problema è davvero la candidatura di Angelo Pizzutelli, oppure è il modo con cui il PD la sta gestendo? Sono due cose molto diverse. Anche perché a sinistra c’è anche un altro candidato Sindaco: Vincenzo Iacovissi indicato dal PSI. La cui candidatura nessuno nel Partito ha dovuto ribadire costantemente ogni 3×2 e a vario livello. È stata ufficializzata una volta e basta. Fine delle trasmissioni (e dei giochi). E la macchina della campagna elettorale l’ha già messa in moto da un anno e adesso sta cominciando a costruire il programma, insieme alla gente, con le Primarie delle idee.

È come se due amici decidono di fare una corsa per vedere chi arriva primo e mentre uno è già partito da un pezzo, l’altro deve ancora comprare le scarpe da running.

Un dottorato in autolesionismo

Se il centrosinistra a Frosinone può vantare titoli accademici in autolesionismo, conseguiti in 15 anni di onorata carriera, fatta di divisioni e conseguenti batoste elettorali, il Partito Democratico sulla questione della candidatura a Sindaco di Pizzutelli, può aspirare, addirittura, a un dottorato di ricerca conseguito ad Harvard, nella complessa disciplina di farsi male da solo.

La candidatura di Angelo Pizzutelli è un fatto politico. La sua mancata valorizzazione, invece, è un fatto culturale: l’ennesima dimostrazione di come il PD non riesca mai a fare sintesi unitaria, vera e non di facciata, e riesca invece a complicarsi la vita, anche quando non ce ne sarebbe proprio bisogno.

C’è un candidato ma non sembra ci sia anche una strategia. La politica non vive di certificati di candidatura. Vive di consenso. E il consenso, a differenza delle dichiarazioni ufficiali, non si certifica: si costruisce.


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