“Il nostro errore è stato nascere in un posto così bello”. Nelle parole del lonko Lucas Melo, leader di una delle comunità Mapuche che vivono sulle splendide rive del lago Nahuel Huapi, c’è forse la sintesi più amara di una battaglia per la terra che in Patagonia attraversa ormai diverse generazioni.
Da una parte ci sono territori di straordinario valore paesaggistico ed economico, boschi, laghi, pascoli e montagne. Dall’altra le comunità indigene che rivendicano la propria presenza ancestrale su quelle stesse terre e un diritto che la Costituzione argentina riconosce. Almeno sulla carta.+
Leggi anche: Gli indigeni Mapuche occupano la terra dei Benetton in Patagonia rivendicando il diritto ancestrale
In mezzo ci sono titoli di proprietà privata, sentenze, società, grandi proprietari e uno Stato che negli ultimi anni ha profondamente modificato le tutele di cui godevano le comunità originarie.
L’ultimo caso riguarda la Lof Kurache, comunità Mapuche-Tehuelche della provincia di Chubut, che rischia di essere allontanata da El Platero, un territorio vicino a El Maitén rivendicato dal 2019 nell’ambito di quello che la comunità definisce un processo di “recupero territoriale”. Il tribunale di Lago Puelo ha infatti accolto l’azione possessoria presentata dalla Compañía de Tierras Sud Argentino (CTSA), società legata alla famiglia Benetton, disponendo la restituzione del terreno.
La Difesa pubblica che rappresenta la comunità ha già impugnato la decisione così, al momento, la Lof Kurache continua a rimanere sul posto.
La battaglia della Lof Kurache contro Benetton
La vicenda di El Platero risale al Natale del 2019, quando alcune famiglie della Lof Kurache entrarono in una porzione di terreno appartenente all’Estancia El Maitén, di proprietà della Compañía de Tierras Sud Argentino. Per la comunità non si trattava di un’occupazione, ma del recupero di un territorio considerato ancestrale, necessario, spiegavano allora i suoi membri, alla sopravvivenza culturale, spirituale, sociale ed economica del popolo Mapuche-Tehuelche.
La versione della società è diametralmente opposta: Benetton Group sostiene che l’ingresso del 25 dicembre 2019 sia avvenuto illegalmente e ribadisce il proprio diritto di proprietà sull’area. La stessa società riferì all’epoca di porte forzate, accessi bloccati e della successiva presentazione di una denuncia alla polizia.
Quasi sette anni più tardi, il contenzioso è arrivato a una svolta e il Juzgado Único Letrado en lo Civil, Comercial, Laboral, Rural y de Minería di Lago Puelo ha accolto l’azione possessoria promossa dalla società e ordinato la restituzione del terreno.
La comunità, da parte sua, ha annunciato che non intende arrendersi. La Difesa pubblica ha presentato appello e la Lof continua per ora a presidiare El Platero. In ogni caso, il rischio di uno sgombero è concreto.
Perché Benetton possiede così tanta terra in Patagonia
Il nome Benetton ricorre da decenni quando si parla delle rivendicazioni territoriali Mapuche in Argentina. Nel 1991, Edizione Holding, la holding della famiglia Benetton, acquistò proprio la Compañía de Tierras Sud Argentino, società nata alla fine dell’800 e proprietaria di grandi estensioni di territorio patagonico.
Benetton ha sempre sostenuto la piena legittimità dei propri titoli e afferma di essersi rivolta ai tribunali per difendere diritti di proprietà regolarmente acquisiti. Dall’altra parte, diverse comunità Mapuche contestano non tanto la correttezza formale delle compravendite più recenti, quanto l’origine storica della proprietà di quelle terre: territori che considerano sottratti alle popolazioni originarie durante la colonizzazione e la formazione dello Stato argentino.
È questo il nodo che rende la questione molto più complessa di una normale disputa immobiliare. Uno dei precedenti più conosciuti risale ai primi anni Duemila e riguarda Atilio Curiñanco e Rosa Rúa Nahuelquir, famiglia Mapuche protagonista di un lungo conflitto con la Compañía de Tierras Sud Argentino per un terreno della Patagonia.
Il caso trasformò Benetton in uno dei simboli internazionali dello scontro tra proprietà privata e rivendicazioni territoriali indigene.
La Lof Kurache non è un caso isolato
Quello della Lof Kurache non è un caso isolato. Tra Villa La Angostura e Bariloche, nella provincia di Neuquén, anche le comunità Mapuche Kinxikew e Melo sono coinvolte in dispute sulla terra: nelle settimane scorse, la prima è stata sgomberata da parte dei territori contesi, mentre la seconda continua a resistere a un provvedimento analogo.
La presenza di queste comunità nell’area è stata riconosciuta nel tempo da diversi atti pubblici. Nel 2023, per esempio, l’Istituto nazionale per gli Affari indigeni aveva certificato l’occupazione “attuale, tradizionale e pubblica” di parte dei territori, senza però arrivare alla concessione di veri titoli di proprietà comunitaria.
A rendere il quadro ancora più delicato è stata, nemmeno a dirlo, la decisione del governo di Javier Milei di porre fine, nel dicembre 2024, all’emergenza territoriale indigena prevista dalla Ley 26.160, facendo così venir meno la sospensione degli sgomberi. Il paradosso è che la stessa Costituzione argentina riconosce ai popoli indigeni il possesso e la proprietà comunitaria delle terre tradizionalmente occupate. Ma quando questo riconoscimento non si traduce in titoli effettivi e si scontra con proprietà private già registrate, il conflitto finisce nei tribunali.
Per le comunità Mapuche, però, la terra non è soltanto un bene economico: è parte dell’identità collettiva, della memoria, della spiritualità e della vita quotidiana. Che valore ha il riconoscimento costituzionale delle terre ancestrali se, a distanza di decenni, molte comunità non hanno ancora ricevuto i titoli necessari a proteggerle da uno sgombero?ù
Fonte: InfoTerritorial
Ti potrebbe interessare anche:
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Germana Carillo
Source link




