Podcast
Il ko del Napoli contro il Como, il mercato e l’assenza di Scott McTominay. Ne abbiamo parlato con il giornalista Pierpaolo Petino, intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l’unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania. Nel confronto, spazio anche al possibile nuovo assetto del centrocampo, al ruolo di De Bruyne e Vergara e alle difficoltà nella costruzione dal basso.
Volevo partire dalla sfida persa inopinatamente contro il Como, però prima una battuta sulle condizioni di Scott McTominay: sapevi di questa situazione o anche per te è una novità? “Che non si trattasse delle vesciche, come hanno scritto in tanti, e che ci si fosse arrampicati su questa ipotesi rispetto all’operazione, era chiaro. Anche se, naturalmente, come sai, in questi anni la privacy dei calciatori è sempre più tutelata. Per cui, che avesse comunque l’esigenza di un’operazione delicata, anche se devo dire che l’ablazione è qualcosa di abbastanza di routine, era abbastanza chiaro. Poi, naturalmente, è venuta fuori adesso la questione, nota a tutti. Però quello che trovo sempre strano è che calciatori di questo livello, ipercontrollati, che arrivano ad avere già una carriera lunga, poi possano avere queste aritmie. Io non sono un esperto, non so se possano insorgere con gli anni, però è oggettivamente singolare che succeda. Un enorme in bocca al lupo. L’auspicio è di rivederlo quanto prima in campo. È una brutta tegola per il Napoli, però è importante che poi il calciatore recuperi pienamente la sua salute e il suo stato di integrità psicofisica. Poi si penserà al resto, si penserà al campo”.
E a proposito di campo, Pierpaolo, eri in tribuna, come di consueto, per la sfida contro il Como. Secondo te, a cosa o a chi sono principalmente ascrivibili? “Non è mai una sola circostanza. Sicuramente il piano gara di Allegri non è stato vincente, vogliamo dirla così. Il mercato non so se abbia inciso nella partita con il Como, perché comunque in campo c’era una squadra di titolari che poteva tranquillamente affrontare quella partita: gente che ha vinto negli ultimi quattro anni Scudetti e Coppe, giocatori che giocano in Nazionale. Non è questo.
Secondo me il piano gara, che era un po’ sovrapponibile a quello di Genova, ma con la variante Lang e quindi con un uomo capace, secondo Allegri, di sgusciare dietro le linee del Como, non è andato bene perché il Como non è il Genoa. Il Como è una squadra che ti è venuta a prendere alta, consapevole delle difficoltà del Napoli nella costruzione dal basso, consapevole del fatto che il Napoli negli ultimi anni continua ad avere delle criticità in difesa, nelle individualità difensive, e poi ha sfruttato questo. Detto questo, il secondo gol il Napoli se l’è fatto da solo. Quella, secondo me, è una partita che se finisce in pareggio non è uno scandalo.
Però, quando tu il piano gara non ce l’hai, faccio una brevissima riflessione che facevo con altri colleghi di Napoli: Allegri alla vigilia ha detto una cosa. Normalmente, negli anni, ho imparato che quando gli allenatori dicono delle cose mandano dei messaggi e spesso applicano il contrario di quello che dicono. In questo caso, invece, era proprio quello: cercare di sterilizzare le fonti del gioco del Como e non consentirgli di prendere ritmo e velocità, quindi controllarlo.
Io credo che, invece, l’atteggiamento migliore del Napoli, ammesso che il Napoli abbia in questo momento la condizione per farlo, dovesse essere il contrario: avere una squadra capace fin dai primi minuti di stare con i piedi nella metà campo del Como e provare ad aggredirlo dall’inizio. Il piano gara, secondo me, è quello che ha inciso più di tutto. Poi direi gli errori individuali. Se non fosse stato per quello, Anguissa quel pallone di testa nel primo tempo non lo avrebbe buttato alle ortiche. Se almeno le occasioni del Napoli non vengono sprecate, la partita si mette diversamente. Però, secondo me, è una gara che poteva finire perfettamente in parità”.
Tenendo presente anche questa situazione venuta fuori riguardo a Scott McTominay, credi che con De Bruyne in campo si potrà vedere anche un modulo diverso oppure pensi che Allegri utilizzerà il calciatore belga nei tre di centrocampo? “Io sono un po’ scettico sull’utilizzo di De Bruyne dal primo minuto. È un giocatore che, secondo me, ha un grande valore negli ultimi 30-35 minuti. Se può giocare una partita intera? Non lo so. Comunque abbiamo visto chiaramente che De Bruyne, con Allegri, prende le chiavi del centrocampo, diventa lui il riferimento, colui che costruisce il gioco. Pur agendo tra le linee, non torna troppo indietro a recuperare palla, ma è sulla trequarti che la vuole per provare a inventare qualcosa. Naturalmente, intorno a lui bisogna che si creino spazi e occasioni affinché questo non resti fine a se stesso.
Allegri ha provato a riscrivere dietro la maglia di De Bruyne il suo nome, dopo che Conte l’aveva scolorato. Praticamente aveva preso la scolorina e gliel’aveva cancellato, come fa con tutti i giocatori, dando a ognuno una maglia senza il nome, perché poi questo è Conte: privilegia in assoluto il gruppo, la squadra e non ha nessuna indulgenza verso la personalità o l’individualità. Allegri, al contrario, è uno di quegli allenatori che prova a offrire a chi ha qualità l’occasione di metterla in campo. De Bruyne è sicuramente un giocatore che in questo momento è rigenerato. Non so quanto sia possibile costruire una squadra intorno a lui. McTominay fa un gioco diverso, però dobbiamo anche dire che il McTominay visto fino a ora non è quello che ricordiamo tutti”.
Come cambiano adesso le gerarchie a centrocampo? “Dentro certamente De Bruyne, che già era predicato ad avere maggior spazio nelle prossime settimane. Sostanzialmente avremo un Napoli differente, perché senza McTominay perde un po’ di centimetri, un po’ di peso, un po’ di atletismo. E cosa farà Massimiliano Allegri?
Premesso che, facendo un riferimento puramente clinico rispetto a questi interventi, l’atleta normalmente è fermo per almeno un paio di settimane, questo poi porta ad altri tempi di recupero successivamente. Secondo me McTominay tornerà abbondantemente dopo la sosta. Siamo tra la prima e la seconda metà di ottobre, dai, mantenendoci cauti. A centrocampo De Bruyne è il sostituto naturale, quello che concepisce Allegri. Io però credo che De Bruyne, secondo me, abbia una grande intesa con Vergara. Parlano la stessa lingua, hanno la stessa grammatica calcistica. Io penso che le fortune delle squadre, più che la filosofia applicata al calcio, le facciano i meccanismi, le alchimie, le intese che gli allenatori bravi riescono a riconoscere.
Vialli e Mancini sono diventati Vialli e Mancini perché giocavano insieme, per dare un esempio e per far capire a cosa faccio riferimento. Io vedo che De Bruyne e Vergara hanno una grande intesa: uno pensa, l’altro sta facendo il movimento. Questo è molto importante, perché proprio come un giocatore come De Bruyne c’è bisogno di chi intorno comprenda quali sono i tempi e i meccanismi. Poi, sai, l’avversario, quando vede che in campo c’è una squadra capace di creargli un problema, si preoccupa. Se invece non hai una squadra capace di creargli problemi, ti attacca. Allora bisogna sempre avere questo tipo di scelta: creare nell’avversario quella condizione in cui lui ti debba controllare, quindi arretri qualche metro e tu fai la partita, oppure speculare su un eventuale controllo e provare poi in ripartenza a trovare la soluzione.
Con De Bruyne, secondo me, la seconda non è un’ipotesi applicabile. Potrebbe invece esserci un Napoli con i piedi più avanti nel campo e sarebbe anche divertente vederlo. Io, in questo momento, se posso dirti la cosa che più mi è sembrata strana, fuori luogo e magari non indovinata da Allegri, è stata proprio quella di non proporre Vergara contro il Como, e ti dico anche dal primo minuto. Era un giocatore in palla, motivato, che magari all’esordio in casa avrebbe avuto ulteriori motivazioni. Non ho capito l’ingresso di Neres e non abbiamo avuto modo di chiederlo, perché la conferenza stampa di Allegri è durata 4 minuti e 58 secondi. Un tempo assolutamente insufficiente per avere un’analisi complessiva che possa dare una chiave di lettura, quantomeno che si avvicini a quella che è stata la realtà dei fatti. Io incontro molte persone che mi chiedono, e molti mi hanno fatto questa sollecitazione: “Ma perché i giornalisti non hanno chiesto su Vergara ad Allegri?”. Io vorrei dire che mi avrebbe fatto molto piacere, ma il problema è che, finché si continuerà ad andare in questa direzione di conferenze stampa molto, molto veloci, molto stringate, molto ansiogene, con sempre lo stesso schema di organizzazione delle domande, sarà complicato. Se nei primi tre non la chiedono, è finita”.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



