Torniamo a Calvello, sul Monte Volturino. Parliamo del “Ripristino transitabilità pedonale della ex Pista del Binario, ubicata sul versante est e nord-ovest del Monte. Qui il Comune ha realizzato un intervento costato complessivamente oltre 226 mila euro, finanziato attraverso una misura che nasce per “accrescere la resilienza e il pregio ambientale degli ecosistemi forestali”. Poi guardiamo le fotografie dei lavori e vediamo motoseghe in azione, alberi abbattuti, escavatori dentro il bosco, lunghe porzioni del tracciato raschiate. E non si tratta di fotografie scattate di nascosto da qualche ambientalista. Le ha pubblicate lo stesso Comune di Calvello sulla propria pagina social.
Una documentazione fotografica quasi incredibile per la naturalezza con cui vengono mostrati certi interventi in uno dei luoghi più preziosi del territorio. Perché c’è un particolare:
I lavori sono stati eseguiti all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese. La stessa area ricade inoltre in una Zona Speciale di Conservazione, ZSC, e in una Zona di Protezione Speciale, ZPS, della Rete Natura 2000. Tre livelli di tutela ambientale.
E dentro quest’area le fotografie mostrano ruspe che scavano, terreno movimentato e motoseghe utilizzate per abbattere alberi. Il paradosso è quasi perfetto. Il finanziamento nasce per aumentare il pregio e la resilienza degli ecosistemi forestali. E vediamo il terreno del bosco solcato dagli escavatori, vegetazione rimossa e alberi tagliati. Ecco alcune delle foto:
Nel progetto definitivo originario del 2023, da 500mila euro, era prevista anche una piscina di divertimento. Nel successivo progetto esecutivo del 2025, quello poi appaltato, la piscina non c’è e il progetto viene notevolmente ridotto alla metà dell’importo. Hanno realizzato effettivamente solo una grattata superficiale del terreno, il lavoro effettivo è durato 4-5 giorni, ma niente piscina. Aperta e chiusa parentesi.
CHI HA AUTORIZZATO RUSPE E MOTOSEGHE?
Ed eccoci alla questione fondamentale. All’interno del Parco le utilizzazioni boschive sono soggette alla disciplina forestale e devono essere autorizzate dall’autorità competente. In Basilicata, inoltre, dal settembre 2024 i procedimenti relativi al taglio dei boschi vengono gestiti attraverso il Sistema Informativo Forestale regionale, Sif.
Siamo inoltre dentro la Rete Natura 2000, dove gli interventi devono essere preventivamente inquadrati rispetto alla loro possibile incidenza sui siti protetti, attraverso le procedure previste dalla disciplina sulla VIncA o dalle relative prevalutazioni regionali. E allora le domande sono inevitabili.
Chi ha autorizzato questi lavori? Quale procedimento forestale è stato seguito? La pratica relativa agli alberi abbattuti? Quale parere è stato acquisito per operare dentro il Parco Nazionale? Come sono stati valutati gli interventi rispetto alla ZSC e alla ZPS?
Nell’approvare il progetto, il Comune dichiara che sarebbero stati acquisiti i pareri delle amministrazioni titolari dei poteri di tutela sull’area. Ma quali pareri?
Sul Geoparco abbiamo già raccontato di lavori partiti senza autorizzazione paesaggistica, di verifiche pagate che non hanno impedito al cantiere di partire senza quel titolo, di un’autorizzazione postuma contenente riferimenti a opere che nel progetto posto a gara non compaiono.
E ancora oggi non è dato sapere se la successiva variante sia stata preventivamente sottoposta alla nuova autorizzazione paesaggistica richiesta, né quali titoli siano stati acquisiti per le nuove opere, compreso lo spogliatoio. Il Comune dice che i pareri ci sono? Li pubblichi, tutti.
E QUEGLI ALBERI CHE FINE HANNO FATTO?
Poi c’è un’altra questione. Le fotografie dimostrano che degli alberi sono stati abbattuti. Uno di quelli immortalati ha dimensioni tutt’altro che trascurabili. Quella è legna. E la legna proveniente da alberi del patrimonio pubblico ha un valore. Che fine ha fatto? Quanta massa legnosa è stata ricavata dai lavori? È stata misurata e contabilizzata? Dove è stata depositata? È rimasta al Comune di Calvello? Oppure è stata portata via dall’impresa? E se è stata acquisita dall’impresa, con quale titolo e quale valore è stato attribuito a quel materiale?
Negli atti che abbiamo esaminato finora non abbiamo trovato una risposta. Ci aspettiamo che l’Amministrazione comunale risponda nel merito delle questioni. Se non c’è nulla da chiarire, se tutto è regolare, documentato e facilmente dimostrabile, allora sarà facile rispondere alle nostre domande.
IL BOSCO NON È UN CANTIERE QUALSIASI
Questa vicenda merita attenzione anche per un’altra ragione. La montagna di Calvello non è uno spazio vuoto sul quale esercitare liberamente una benna meccanica. È patrimonio naturale, un ecosistema forestale, è parte di un Parco Nazionale, è inserita nella Rete Natura 2000. Ed è proprio per questa qualità ambientale che arrivano finanziamenti pubblici destinati alla sua tutela e valorizzazione. Per questo vedere un intervento presentato come valorizzazione ambientale tradursi nelle immagini viste impone spiegazioni molto serie. E questa è soltanto metà della storia. Vediamo il resto.
QUATTRO TECNICI NON VOGLIONO DIRIGERE I LAVORI, PERCHE’?
L’intervento sulla ex Pista Binario è costato complessivamente 226.918,76 euro. All’impresa ALA Progettazione e Costruzioni Generali vengono riconosciuti 173.946,02 euro di lavori. Guardate nuovamente le fotografie. Poi guardate le date: 11 novembre 2025, aggiudicazione dei lavori; 24 novembre 2025: fattura finale dell’impresa. Tredici giorni.
173.946 euro di lavori in tredici giorni. E stiamo parlando di quello che avete visto: pulizia e risagomatura di una pista nel bosco, scavi, fossette, movimentazione di terreno, vegetazione eliminata e alberi abbattuti. Non occorre essere ingegneri per avere qualche dubbio.
Per predisporre il progetto esecutivo il Comune incarica una squadra di professionisti, in tutto 6: tra agronomi, forestali, geologo, ingegnere e geometra. Complessivamente vengono impegnati oltre 23 mila euro per la progettazione. Poi arriva la fase più delicata.
Bisogna dirigere i lavori, controllarli, misurarli, contabilizzarli e metterci la firma. Ma quattro tecnici, uno dopo l’altro, rinunciano alla direzione dei lavori. Quattro professionisti. Quattro rinunce. Davanti allo stesso cantiere. E rinunciando anche al compenso relativo a quella prestazione. Perché?
Sarebbe interessante che fossero proprio i professionisti coinvolti a raccontarlo pubblicamente. Non per accusarli di qualcosa, tutt’altro. Per spiegare i motivi per cui non hanno voluto assumersi la responsabilità della direzione e della contabilità di quei lavori. Perché quattro rinunce consecutive sono un campanello d’allarme che merita una spiegazione.
L’atto finale, infatti, registra che la direzione lavori esterna viene abbandonata e che la funzione passa direttamente all’Ufficio Tecnico Comunale; dallo stesso ufficio arrivano poi contabilità finale, certificato di pagamento e certificato di regolare esecuzione. E chi dirige quell’Ufficio Tecnico?
ALLA FINE ARRIVA SEMPRE FELLONE
Un nome ricorrente nelle nostre inchieste su Sellata-Pierfaone e su Calvello.
È il tecnico che abbiamo incontrato nel Geoparco, prima come verificatore delle precedenti versioni progettuali e poi come Rup del Comune. È il Rup sotto il quale il Geoparco viene verificato, validato, appaltato e avviato senza che fosse stata acquisita l’autorizzazione paesaggistica necessaria.
È il responsabile dell’Ufficio tecnico che utilizza ripetutamente Reti S.r.l. nell’ambito dell’accordo quadro per le verifiche progettuali. È lo stesso Fellone che ritroviamo nei procedimenti del Comune di Abriola, al centro dell’altra parte della nostra inchiesta, sempre in compagnia di Reti S.r.l.
Ed è ancora Fellone che ritroviamo nella gestione dei principali appalti calvellesi che stiamo ricostruendo puntata dopo puntata. Ora lo ritroviamo anche qui. Quattro tecnici si tirano fuori dalla direzione lavori della Pista Binario. Fellone, invece, quella responsabilità se la prende.
La direzione passa all’Ufficio Tecnico. La contabilità viene approvata. Il certificato di regolare esecuzione viene approvato. E all’impresa vengono riconosciuti 173.946,02 euro.
Tutto questo davanti a un intervento che, guardando le immagini pubblicate dal Comune e la rapidità con cui viene chiusa la contabilità, solleva una domanda elementare: dove sono 174 mila euro di lavori? Si rendano pubbliche le misure e la contabilità.
Quali quantità hanno prodotto quei 173.946,02 euro di lavori contabilizzati? Il Comune pubblichi il libretto delle misure e la contabilità. Così il confronto sarà semplicissimo. Da una parte le fotografie. Dall’altra i 174 mila euro.
E INTANTO, RIPETIAMO, RESTA ANCHE LA LEGNA
Durante quei lavori sono stati abbattuti alberi. Le fotografie del Comune lo dimostrano. Dove è finita quella legna? È stata contabilizzata? È rimasta al Comune? È stata portata via dall’impresa? Quanto valeva?
Perché il paradosso rischia di diventare quasi grottesco: il Comune paga quasi 174 mila euro per un intervento nel bosco e potrebbe persino aver ceduto, senza che negli atti esaminati emerga chiaramente in che modo, il materiale legnoso prodotto dai tagli. Anche su questo attendiamo una risposta.
UNA STORIA CHE ORMAI È MOLTO PIÙ GRANDE DELLA PISTA BINARIO
Ma sarebbe un errore leggere questa vicenda isolatamente. Per capire perché poniamo queste domande bisogna tornare alle puntate precedenti. Al Geoparco, alle autorizzazioni mancanti e arrivate soltanto dopo l’avvio del cantiere. A Reti S.r.l., alle verifiche progettuali e a un accordo quadro che ricorre continuamente negli atti dell’Ufficio tecnico.
Alle imprese che ritroviamo nei maggiori appalti del Comune. Ai procedimenti di Abriola, dove ricompaiono gli stessi protagonisti. E adesso alla Pista Binario. A questo punto il problema non riguarda più una pista nel bosco. Riguarda il modo in cui vengono gestiti i lavori pubblici. Ed è per questo che continueremo a seguire le carte. Perché più leggiamo le carte, più i nomi tornano. I conti no. Le domande, invece crescono. ARRIVEDERCI
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Michele Finizio
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