L’Italia “non è un Paese per giovani”. La citazione del celebre film di Giovanni Veronesi del 2017 è d’obbligo in questo caso. Il Belpaese è destinato a diventare sempre più “vuoto” e “anziano”.
Secondo le nuove previsioni demografiche dell’Istat, la popolazione residente passerà dai 58,9 milioni del 2025 ai 55 milioni nel 2050, fino a scendere a 45,8 milioni nel 2080. Ma non è solo il numero degli abitanti a cambiare: nei prossimi decenni aumenteranno le persone che vivono sole, diminuiranno le coppie con figli e nel 2047 le coppie senza figli potrebbero diventare più numerose di quelle con figli.
Questo, in estrema sintesi, il quadro che emerge dal nuovo report dell’Istat sulle prospettive demografiche dell’Italia, con base al 1° gennaio 2025. Le previsioni descrivono un percorso di progressiva riduzione della popolazione residente che, secondo lo scenario mediano, porterà il Paese a perdere oltre 13 milioni di abitanti nell’arco di 55 anni. Circa 4 milioni di residenti in meno si registreranno già entro il 2050.
La popolazione residente destinata a calare
Nel periodo 2025-2030 la diminuzione sarà ancora contenuta, con un tasso medio annuo di variazione dello 0,1% in meno. Tra il 2030 e il 2050 il ritmo del calo salirà allo 0,3% annuo, mentre nel lungo termine, dal 2050 al 2080, il declino si rafforza ulteriormente, a un ritmo di -0,6% in media annua Lo scenario mediano dell’Istat prevede quindi il passaggio dai 58,9 milioni di residenti del 2025 a 58,7 milioni nel 2030, 55 milioni nel 2050 e appena 45,8 milioni nel 2080. Nel complesso, nell’arco dei 55 anni di previsione l’Italia perderà oltre 13 milioni di residenti, 4 dei quali entro il 2050. Il calo, sottolinea l’Istat, appare particolarmente solido anche considerando l’incertezza delle previsioni. Gli intervalli di confidenza al 90% indicano infatti che una diminuzione della popolazione è praticamente certa: già nel medio periodo nessuno degli scenari considerati ipotizza un ritorno ai livelli attuali e, nel lungo periodo, il calo è confermato in tutte le possibili evoluzioni demografiche.
Al Sud situazione negativa
Le prospettive non sono però uguali in tutta Italia. Il Nord è l’unica ripartizione che potrebbe registrare una crescita della popolazione nel breve periodo: dai 27,5 milioni di residenti del 2025 si passerebbe a 27,7 milioni nel 2030, con un incremento medio annuo dello 0,1%. Dal 2030 anche il Nord inizierà però a perdere popolazione. Nel 2050 i residenti scenderebbero a 27,2 milioni, con una variazione media annua del -0,1%, per arrivare a 24,2 milioni nel 2080 (-0,4% annuo). Nonostante il calo, il Nord manterrebbe comunque una dinamica più favorevole rispetto al resto del Paese. Nel Centro la diminuzione è già prevista nel breve periodo, anche se in misura molto contenuta. Tra il 2025 e il 2030 si perderanno circa 40mila residenti, con un calo medio annuo dello 0,1%. Tra il 2030 e il 2050 la contrazione salirà allo 0,3% annuo e la popolazione scenderà a 11 milioni. Nel lungo periodo, tra il 2050 e il 2080, il calo arriverà allo 0,6% annuo, fino a 9,3 milioni di residenti.
La situazione più allarmante riguarda il Mezzogiorno. Dalle stime sembra che la popolazione passerà dai 19,7 milioni del 2025 ai 19,4 milioni del 2030, con una diminuzione media annua dello 0,4%. Tra il 2030 e il 2050 il ritmo del calo salirà allo 0,7% annuo, portando i residenti a 16,7 milioni. Tra il 2050 e il 2080 la contrazione raggiungerà l’1% medio annuo e la popolazione scenderà a 12,3 milioni: oltre un terzo in meno rispetto al livello del 2025. Nel complesso, quindi, il processo di contrazione demografica interesserà tutto il Paese, ma con intensità molto diverse. Nel Centro e soprattutto nel Mezzogiorno la diminuzione della popolazione è confermata in tutte le traiettorie considerate. Al Nord, invece, gli scenari più favorevoli lasciano aperta la possibilità di una crescita.
Cambierà anche la struttura delle famiglie
Tra i cambiamenti più significativi riguarda la struttura delle famiglie. Nel 2047, secondo lo scenario previsto dall’Istat, in Italia le coppie senza figli potrebbero diventare più numerose delle coppie con figli. Oggi le coppie con figli sono circa 7,5 milioni e rappresentano il 28,1% del totale delle famiglie, meno di tre su dieci. Nel 2050 scenderanno a 5,8 milioni, con una diminuzione del 22,3%, e rappresenteranno appena il 21,1% delle famiglie. La riduzione interesserà sia le coppie con almeno un figlio fino a 19 anni, che perderanno oltre un milione di unità (-22%), sia quelle in cui tutti i figli hanno almeno 20 anni, in calo del 22,8%.
Alla base di questa trasformazione non ci sono soltanto i livelli di natalità previsti per il futuro. A pesare sono anche fattori strutturali, come la progressiva riduzione delle generazioni in età riproduttiva – spiega l’Istat – conseguenza della bassa natalità del passato, e il rinvio della formazione della famiglia e della nascita dei figli a età più avanzate. Si crea così un meccanismo cumulativo: generazioni meno numerose danno origine a un numero più basso di nuove famiglie con figli, anche nel caso in cui il numero medio di figli per donna non dovesse diminuire ulteriormente. Le coppie senza figli, al contrario, registrano un aumento, passando da 5,4 milioni nel 2025 a 5,9 milioni nel 2050 (+8,8%). La loro incidenza sul totale delle famiglie sale così al 21,4%.
Una trasformazione profonda della società italiana
Le previsioni dell’Istat fotografano, dunque, una trasformazione profonda della società italiana. Il calo della natalità, l’invecchiamento della popolazione, l’aumento della speranza di vita e la maggiore instabilità delle unioni stanno determinando cambiamenti significativi non soltanto sul numero degli abitanti, ma anche sul modo in cui gli italiani vivono e formano le proprie famiglie. L’Italia del 2050, secondo le proiezioni dell’istituto, avrà meno residenti, più persone sole, meno coppie con figli e famiglie mediamente più piccole. Una trasformazione destinata a proseguire anche nel lungo periodo, con una popolazione che nel 2080 potrebbe scendere a 45,8 milioni di abitanti.
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Marco Capone
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