Per il format “Blue Talk” il presidente della Confindustria spezzina racconta la crescita del gruppo, oltre 20 milioni di euro investiti in logistica e trasporto e le prospettive legate all’ampliamento del porto spezzino. “Il nostro obiettivo è continuare ad andare avanti puntando su servizi integrati e competitività”.
Il mare come risorsa da difendere, il mare come vera e propria industria, capace di generare lavoro, investimenti e sviluppo. E se fra porto, logistica, cantieristica, nautica e innovazione alla Spezia questa industria ha un peso particolare, c’è un sistema che guarda sempre più lontano, ma che deve fare i conti con infrastrutture, competitività e nuove sfide internazionali. A Blue Talk, il format settimanale di RLV dedicato all’economia del mare, l’imprenditore e presidente della Confindustria spezzina Alessandro Laghezza, ospite di Matteo Cantile, che, prima di tutto parte dagli ultimi numeri eccellenti riguardanti la sua azienda. Si parte proprio da quello, da quel + 15-16 per cento nei fatturati che rappresenta numeri importantissimi. “La nostra azienda non opera in settori a crescita rapidissima come quelli della Silicon Valley, ma opera in un settore maturo che è quello del mondo delle spedizioni e della logistica e quindi siamo doppiamente contenti perché riuscire ad avere queste performance in un settore che non ha normalmente questi tassi di crescita, vuol dire che la nostra azienda sta acquisendo un po’ di mercato, che sta muovendosi anche in direzioni che prima non aveva percorso e che riesce comunque a proporre un’integrazione di servizi e una professionalità che il mercato sta riconoscendo e premiando. Siamo molto orgogliosi dei nostri risultati che non rappresentano ovviamente in nessun modo un punto d’arrivo, ma rappresentano uno stimolo per continuare a spingere l’acceleratore e migliorare ancora in questo semestre e soprattutto nei prossimi anni”.
C’è un dato molto importante che è spiegabile probabilmente con gli investimenti che il gruppo Laghezza ha fatto, quelli nel settore logistico: con l’aumento della flotta, con i nuovi hub di Pozzuolo Formigaro e Sarzana, il gruppo Laghezza lavora molto per chiudere al meglio il cerchio: “Noi nasciamo molti anni fa come agenti marittimi e spedizionieri doganieri, quindi un’attività totalmente di servizi immateriale. Non possedevamo camion, non possedevamo magazzini, non possedevamo alcuna struttura fisica: abbiamo intrapreso il percorso prima del trasporto e poi della logistica negli ultimi 15 anni ma questo non ha cambiato il nostro DNA perché noi ci riteniamo prima di tutto un’azienda di servizi nei confronti del cliente,. Siamo degli spedizionieri, siamo degli operatori doganieri, siamo un’azienda che fa del servizio al cliente integrato il suo DNA e la sua cifra vincente. Però abbiamo anche pensato che poter disporre di strutture fisiche, poter produrre internamente una parte importante dei servizi che vendiamo e mi sto riferendo ovviamente al trasporto, al servizio container per intermodali varie e alle attività di natura logistica che svolgiamo nei nostri magazzini. Questo poter disporre e produrre internamente servizi può dare un grosso vantaggio in termini di controllo della spedizione, di qualità del servizio svolto e di capacità di fornire soluzioni complete e sicuramente integrate”.
E poi? “Da qui siamo cresciuti. Abbiamo investito molto: per dar l’ordine di grandezza nella logistica oltre 10 milioni solamente negli ultimi cinque anni e la stessa cifra più o meno, forse con qualche milione in più, nel trasporto. È un investimento molto importante che ci ha portato a essere nell’ambito del trasporto container uno degli operatori di riferimento sicuramente dai per i porti dell’alto Tirreno, nell’ambito della logistica dove siamo chiaramente più forti alla Spezia ma abbiamo un avamposto importante anche a Pozzolo Formigaro dove abbiamo fatto un investimento esplorativo l’anno scorso: i numeri stanno crescendo in maniera importante anche lì e sicuramente andremo a completare con nuove acquisizioni o probabilmente con un’espansione del sito attuale. Il tutto senza dimenticare però che il nostro core business, il porto-canale del servizio da consulenza, cresce comunque a due cifre. Sta premiando il nostro approccio basato appunto su consulenza, soluzioni porto-canali ad hoc per il cliente e crescere del 15% rispetto all’anno precedente credo che sia un successo forse ancora più forte rispetto a quello che abbiamo conseguito nella logistica e nel trasporto”. Un tema di piena attualità quello del caro carburante che non sembra arrestarsi? Indubbiamente c’è stato un impatto negativo che però in parte è moderato dal fatto che le nostre tariffe di trasporto vengono comunque adeguate in base all’incremento del carburante: questo è un meccanismo che sta funzionando, non ci ha consentito di recuperare in tempo reale tutti gli aumenti, ma ci ha consentito di far fronte alla maggior parte degli stessi. Poi c’è stato un provvedimento importante, in questo bisogna ringraziare il Ministero delle Infrastrutture, in particolare il viceministro Rixi, che ha messo a disposizione ulteriori risorse degli autotrasportatori per andare a compensare quella parte di costi che fisiologicamente non possono essere recuperati dal mercato. Quindi io credo che questo impatto in larga parte possa essere assorbito e che non andrà a indebolire i nostri conti per il 2026.
Parlando di consulenza doganale, in un momento così incerto a livello internazionale, viene da chiedersi quanto possa essere fondamentale anche solo per decidere se aggredire o no un certo mercato, perché un imprenditore potrebbe avere un’idea che poi però i conti in mano potrebbero rendere diversa da come uno se lo aspetta: “Io sono partito in un contesto molti anni fa in cui si pensava che le dogane sarebbero sparite, perché venivamo dall’integrazione europea all’inizio degli anni ’90: era il periodo della globalizzazione in cui si guardava ad un mondo senza barriere, con commerci aperti e integrati – spiega il ceo dell’azienda di Viale San Bartolomeo -. Questo mondo è stato costruito sicuramente negli anni ’90, negli anni 2000, ha cominciato a entrare in crisi a fine anni Duemila. Il 2008 con la crisi di Lehman Brothers è stato il primo campanello d’allarme rispetto a quel modello, dopodiché i nazionalismi che ne sono seguiti hanno portato a iniziative come la Brexit e alla morte definitiva di quello che poteva essere l’accordo di libero scambio tra Stati Uniti e l’Unione Europea, quindi all’innalzamento dei dazi a tutti i livelli nei confronti della Cina e non solo. Il mondo doganale che avevamo avrebbe perso la propria importanza e questo mondo globalizzato aperto è diventato critico per le aziende che devono far fronte con un cambiamento continuo di condizioni, di divieti di esportazione per quanto riguarda ad esempio la Russia e determinati paesi coinvolti nelle zone belliche come l’Iran e tutti i paesi del Golfo. Ci sono poi interventi che riguardano i dazi, le tasse ambientali che vanno a incidere sul prodotto di importazione, quindi è chiaro come azienda che secondo il mercato internazionale ha bisogno di un partner che la segua dal punto di vista doganale in tutto il proprio percorso”.
La necessità è anche e soprattutto quella di cambiare pelle al mutare delle sfide e dei contesti internazionali: “Noi stiamo agendo in questa direzione, abbiamo trasformato negli anni la nostra azienda da un fornitore di servizi doganali a un fornitore di soluzioni doganali che sembra la stessa cosa ma non la è perché la soluzione comprende anche la consulenza e anche uno studio circa le migliori possibilità e opportunità che l’azienda ha da poter sfruttare. Il tutto senza soprattutto incorrere in rischi di sanzioni o di irregolarità che in questo momento sicuramente possono essere molto probabili e molto rischiose per le aziende che operano nel settore dell’import-export”. E a proposito di porto, si può dire che alla Spezia c’è un ecosistema favorevole alle aziende come la sua oppure ci sono delle critiche che si possono muovere? “Il porto della Spezia è una componente fondamentale dei risultati della nostra azienda, noi siamo nati alla Spezia molti anni fa e sulla Spezia manteniamo i nostri interessi predominanti anche se devo dire in termini di fatturato chiaramente Genova in questo momento la sta facendo da padrone. La Spezia è un porto però che ha bisogno di essere ampliato, lo sappiamo: fortunatamente tutti i progetti stanno partendo, penso al dragaggio dei fondali- E’ un porto che è arrivato al limite della sua capacità quindi più di quello che fa non è possibile fare. Però fra due o tre anni quando questi ampliamenti saranno realizzati sicuramente ci sarà un impulso fortissimo: noi aspettiamo fiduciosi questa fase perché finché non entreranno in funzione nuove banchine e quindi la possibilità di poter ospitare navi più grandi e di smaltire un maggior numero di container e di traffico in generale non possiamo aspettarci una crescita ulteriore. Ma in prospettiva, in ottica 2030, io credo che La Spezia possa tornare su un elemento di fortissimo valore aggiunto per tutto il sistema Paese, ma in particolare per la nostra azienda che spezzina è e che la Spezia ha nel cuore dove noi abbiamo la nostra sede e il nostro cervello. Quindi cervello e cuore alla Spezia e speriamo che il nostro porto in tempi brevi torni a essere quel faro di competitività che è stato per molti anni”, conclude Laghezza.
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Fabio Lugarini
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