Per loro è una seconda volta al Festival d’autunno, quest’anno torneranno però per l’anteprima in programma venerdì sera nella suggestiva cornice del Castello di Squillace. Sono le Ebbanesis, al secolo Viviana Cangiano e Serena Pisa – Ebbanesis sta per le sorelle/sis di ‘e bbane/i soldi in parlesia -, che proporranno per il pubblico calabrese il loro nuovo spettacolo in duo “Ebbaneapolis”. Ci siamo fatti dire qualcosa in più in merito proprio da Serena, che nel duo è “quella con la chitarra”.
Come sta andando questo nuovo tour?
«Molto bene, abbiamo lavorato molto fino alla prima decina di agosto. Adesso si riprende molto dal 27 in poi: incredibilmente sono più pieni i mesi di settembre, ottobre, novembre che questo mese di agosto, ed è una cosa insolita che è successa a molti musicisti. Nella parte centrale di agosto ci siamo un attimo fermate. E ci siamo anche viste io e la mia amica come due amiche e non come Ebbanesis. Ci siamo fatte due, tre giorni tra bambini, mare e piscina».
Parliamo proprio di questo, di un duo di amiche anche nella vita.
«Abbiamo iniziato come attrici: se l’attitudine al canto c’era, non era già qualcosa che ci riguardasse dal punto di vista lavorativo. La scintilla, anche umanamente, è scattata proprio all’ascolto di entrambe le voci, perché c’era l’esigenza dello spettacolo teatrale di cantare insieme e quindi provammo questa “Vurria ca fosse ciaola”, dove oc’è da stare veramente l’una dentro l’altra con le voci, cioè la solita principale con la terza: unii la voce di Viviana con la mia e lei la mia con la sua e là proprio decidemmo di diventare amiche. Perché era proprio bello da sentire il suono per noi, cioè sentire le tre voci. E così umanamente poi siamo diventate amiche, poi siamo diventate colleghe».
Possiamo dire che uno dei segreti del duo Ebbanesis sia proprio questa amicizia che vi lega?
«Sì. Ti confesso che nella litigata di inizio luglio gliel’ho proprio detto (ride). Mi ha chiesto di lasciarci più spazio, di non chiedere, di non fare: “Devo sapere tutto di te, se no non saremo le Ebbanesis”. Io ho proprio detto… Perché quello è, è tutto. Ho detto: “Guarda, non facciamo più un video, non cantiamo più insieme se non siamo io e te”. È la stessa cosa, non c’è una differenza, non c’è una separazione».
Siete emerse, anche molto grazie al web e al passaparola, nove anni fa. Diciamo nel 2017, cosa è cambiato in questi nove anni? Cosa è cambiato per le Ebanesis e cosa a livello di riscontro del pubblico?
«Innanzitutto siamo cresciute e siamo invecchiate, non intendo dal punto di vista anagrafico o estetico. Io dico che siamo proprio invecchiate noi, abbiamo vissuto tante cose, siamo comunque due donne nel mondo, e questo ci ha segnato molto. Per cui più si va avanti e più regrediamo. All’inizio era tutta la scoperta di ciò che era l’amore per la tradizione, di qualcosa di molto vecchio rispetto a noi che eravamo giovani e questa voglia di portarla in giro. Adesso che siamo un po’ più grandi d’età, abbiamo sempre quella voglia di tornare nella stanzetta e quindi la “Sirenetta” e quindi le Spice Girls e quindi Laura Pausini. C’è stata questa regressione, anche il gioco che possiamo fare con Stefano De Martino è proprio un elogio alla nostra, la voglio chiamare così, scemità, che in napoletano vuol dire proprio la scemità bella, cioè la voglia di giocare. Devo dire un po’ più da me che sono un po’ più scema della mia amica, che lei è un po’ seria all’inizio delle cose. Diventando mamma, ho amplificato questa voglia di ridere: è tutto un gioco, adesso ancora di più».
E per quanto riguarda le collaborazioni che avete avuto?
«Abbiamo collaborato con Bollani, Tosca, Ivan Granatino, Massimo Ranieri, Stefano De Martino a febbraio (ride ancora, in riferimento al Festival di Sanremo). Scherzo, però una collaborazione con lui l’abbiamo in realtà già fatta perché siamo state al Bar Stella. Poi è bella questa collaborazione a distanza con lui che ci chiama nel programma “Ad affari tuoi”, ci fa le richieste, noi le ascoltiamo mentre ci guardiamo i pacchi ed è proprio questo gioco. Lui ci saluta, ci chiama, manda il pezzo, ci ha chiesto un jingle per Herbert (Ballerina, ndr). E per noi questa è una collaborazione a distanza».
C’è qualche progetto particolare che vorreste fare che non dipende esclusivamente da voi?
«Ci piacerebbe lavorare con Carlo Amleto. È un grandissimo musicista un grande pianista, tra l’altro molto comico, ironico, molto geniale e sarebbe bellissimo fare qualcosa con lui».
Parliamo di questo Ebbaneapolis, che è una crasi tra Ebbanesis, che è il vostro nome, e Neapolis, suppongo, giusto?
«Sì, in pratica non è altro che la voglia di portare questa nostra passione per tutto ciò che riguarda la tradizione, però con più leggerezza e meno impegno anche musicale. Quindi, come dicevo prima, La sirenetta o Laura Pausini cantate in napoletano fanno sorridere, e questo fa sorridere anche noi. È ovvio che il tutto parte da “Donna Cuncetta” di Pino Daniele che per noi in questo spettacolo è importante utilizzare come apertura, perché ci stiamo concentrando molto su quel tuppo nero di cui Pino Daniele parla. In questo tuppo nero ci stanno tutte le paure, ma adesso lo vogliamo sciogliere, così come vogliamo sciogliere questa nostra napoletanità che a volte ti distrugge e a volte ti fa cantare un poco. Quindi c’è un po’ di tutto, ci sta la tradizione, ci sono delle traduzioni, ci sono i nostri inediti e poi c’è quel folklore con il quale non si può concludere il nostro concerto perché essendo due voci e una chitarra, a volte cerchiamo di animare un po’ la situazione con quella tradizione che fa lo sbattimento di mani ai matrimoni, per intenderci».

Cosa vorreste aggiungere per “invogliare” il pubblico a venire a vedervi?
«Non abbiamo la pretesa di dire: “Guardate cosa stiamo facendo”. Abbiamo solo una richiesta, e penso che sia quella un po’ di tutti gli artisti, quella di far vedere alle persone di cosa noi abbiamo bisogno, perché poi quello che facciamo è una cosa che riguarda noi, un nostro amore per tutto quello che facciamo. È solo questo, ciò che invitiamo a guardare. Un amore per qualcosa che ci riguarda, che ci interessa e che se gli altri vogliono ascoltare, possono ascoltare tranquillamente. Non c’è nessuna pretesa, quindi io non posso dire: “Venite a vederci perché è meraviglioso”, no, posso solo dire: “Godete della nostra amicizia, sicuramente, e di quello che ci piace fare”. Solo questo c’è. Sì, c’è Napoli, c’è la vitalità, la comicità, l’ironia, e tutte le cose che spesso gli altri notano di noi. Però non possiamo dire noi agli altri di venire a vedere questa cosa che noi non sappiamo cosa sia».
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Roberto Tolomeo
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