Scopri le regole del Codice della Strada sul traino tra privati: come collegare i veicoli, quali luci usare e perché in autostrada rischi una multa.

Rimanere a piedi con l’automobile è un imprevisto che capita a molti. Il motore si spegne, un guasto meccanico blocca le ruote o semplicemente finisce il carburante in un tratto isolato. La prima reazione istintiva è spesso quella di chiamare un conoscente che possiede una corda robusta o un cavo d’acciaio. Si pensa che una spinta o un breve tragitto agganciati l’uno all’altro risolvano il problema senza dover sborsare i soldi per un carro attrezzi professionale. Tuttavia, la legge italiana non permette di improvvisare manovre di soccorso senza rispettare requisiti molto severi. Prima di legare due paraurti con mezzi di fortuna, bisogna porsi una domanda fondamentale per la sicurezza e per il portafoglio: «Posso farmi trainare con una fune se l’auto si rompe?».

La risposta non è un semplice sì o no, ma dipende dal tipo di strada che si percorre e dalla gravità della situazione. Il Codice della Strada disciplina infatti questa pratica con precisione, distinguendo tra una manovra di emergenza accettabile e un comportamento pericoloso che mette a rischio l’incolumità degli altri utenti della strada.

Cosa dice il Codice della Strada sul traino tra privati?

La normativa italiana affronta il tema del soccorso stradale amatoriale attraverso regole che limitano drasticamente la libertà di azione dei conducenti. Il principio cardine stabilisce che un autoveicolo è progettato per muoversi in autonomia e non per trascinare altri mezzi semoventi. La regola generale (art. 63 cod. strada) pone un limite chiaro: un autoveicolo può trainare un veicolo che non sia un rimorchio solo in circostanze del tutto eccezionali. Queste situazioni si verificano quando il mezzo non è più in grado di circolare per un’avaria o per la mancanza di componenti meccanici essenziali.

La legge distingue nettamente tra un rimorchio, che nasce per essere agganciato, e un’automobile, che invece è definita come veicolo semovente. La giurisprudenza ha confermato che il traino di un’auto da parte di un’altra auto è una possibilità remota e non deve mai diventare una modalità di trasporto abituale (TAR Lazio, sent. n. 6316/2019). Non si può decidere di trasportare una vettura da un punto all’altro della città solo per risparmiare, se non esiste una reale impossibilità tecnica di movimento. Se le forze dell’ordine fermano due mezzi agganciati senza una valida giustificazione di emergenza, il conducente rischia una sanzione amministrativa che oscilla tra 87 e 344 euro. Il legislatore vuole evitare che persone inesperte eseguano manovre complesse che richiedono invece attrezzature e competenze professionali.

Come devo legare le due macchine per non prendere multe?

Se l’automobile si blocca su una strada ordinaria e la situazione di emergenza è reale, il conducente può ricorrere al cosiddetto traino di fortuna. Questa operazione tra privati è regolata da norme tecniche che riguardano la solidità del collegamento (art. 165 cod. strada). La sicurezza della circolazione dipende interamente dalla qualità dell’aggancio tra i due mezzi. Il Codice della Strada non impone uno strumento unico, ma offre diverse opzioni:

  • una fune robusta;

  • una catena d’acciaio;

  • un cavo metallico;

  • una barra rigida.

Qualunque sia l’attrezzo scelto, esso deve garantire la massima stabilità. Un collegamento che si spezza durante la marcia trasforma il veicolo in panne in un proiettile impazzito. Oltre alla robustezza, la legge pretende la massima visibilità. L’aggancio deve essere segnalato in modo che gli altri automobilisti percepiscano chiaramente che i due veicoli sono uniti. Ad esempio, legare uno straccio colorato o un nastro riflettente al centro della fune aiuta gli altri a non tentare sorpassi azzardati o a non inserirsi nello spazio tra le due macchine. La mancanza di questi segnali chiari espone entrambi i guidatori alla sanzione amministrativa da 87 a 344 euro, poiché la scarsa percezione del traino è causa frequente di incidenti gravi.

Quali segnali luminosi servono per viaggiare in sicurezza?

La comunicazione visiva non riguarda solo la corda, ma l’intero assetto dei due veicoli coinvolti. Durante il tragitto, il conducente del mezzo che subisce il traino ha obblighi precisi per segnalare il pericolo agli altri utenti. Il metodo principale consiste nell’attivazione delle luci di emergenza, ovvero il segnale luminoso intermittente quadruplo. Se il guasto all’auto ha mandato in tilt anche l’impianto elettrico, impedendo il funzionamento delle frecce, la legge impone un’alternativa manuale. In questo caso, il guidatore deve esporre il pannello per carichi sporgenti o il classico triangolo (segnale mobile di pericolo) sul lato del veicolo rivolto verso il traffico (Tribunale Ancona, sent. n. 1634/2023).

Anche chi si presta a trainare l’amico ha dei doveri di segnalazione. Se il veicolo trainante possiede un dispositivo a luce gialla lampeggiante, tipico dei mezzi di soccorso, deve tenerlo acceso per tutta la durata della manovra. Questi accorgimenti servono a creare una bolla di sicurezza attorno al “convoglio” improvvisato. La corretta condotta di guida e l’adozione di queste cautele rispondono alle esigenze di sicurezza collettiva. La giurisprudenza sottolinea che non basta legare le auto, ma serve che ogni manovra sia prevedibile per chi segue o incrocia i veicoli (art. 63, comma 2, cod. strada). Un traino al buio o senza luci di emergenza è considerato un comportamento pericoloso che giustifica l’intervento immediato delle autorità.

Si può trainare una macchina in panne in autostrada?

Esiste un confine invalicabile per il traino tra privati: l’ingresso di un’autostrada o di una strada extraurbana principale. Su queste arterie, la velocità elevata e l’intensità del traffico rendono qualunque manovra di fortuna estremamente rischiosa. Per questo motivo, il legislatore ha stabilito un divieto assoluto per i privati di trainare altri veicoli che non siano rimorchi omologati (art. 175, comma 7, cod. strada). Chi tenta di soccorrere un amico agganciandolo con una fune in autostrada commette un’infrazione grave.

In ambito autostradale, la sicurezza ha la priorità su qualunque esigenza di risparmio o di velocità del soccorso. Il divieto si estende non solo alle corsie di marcia, ma anche alle rampe, agli svincoli e a tutte le pertinenze autostradali. La normativa riserva il soccorso stradale esclusivamente a imprese e enti autorizzati dal proprietario della strada (TAR Lazio, sent. n. 4994/2009). Questa riserva serve a garantire che ogni rimozione avvenga con mezzi idonei, come i carri attrezzi, e da parte di personale addestrato a gestire i flussi di traffico veloce. Se la tua auto si rompe mentre percorri un’autostrada, l’unica procedura legale e sicura consiste nel:

  • accostare il più possibile sulla corsia di emergenza o in una piazzola;

  • indossare il giubbotto retroriflettente e posizionare il triangolo;

  • contattare il soccorso stradale autorizzato tramite le colonnine SOS o il telefono;

  • attendere l’arrivo dei professionisti senza accettare “strappi” da parte di altri automobilisti privati.

Quali sono i rischi se il traino non è un’emergenza?

La legge permette il traino amatoriale solo in presenza di una incombente situazione di emergenza (art. 165 cod. strada). Questo dettaglio non è una semplice sfumatura linguistica, ma un requisito fondamentale per la legittimità dell’atto. La giurisprudenza ha chiarito che, in assenza di una reale necessità immediata, il traino tra privati si configura come un atto temerario (Corte d’Appello Roma, sent. n. 4018/2023). Spostare un’auto guasta da un parcheggio sicuro a un’officina lontana chilometri usando una corda, solo per evitare le spese del carro attrezzi, non è considerato un’emergenza.

Le conseguenze di un traino ingiustificato possono essere disastrose in caso di incidente. Se si verifica un sinistro mentre si traina un altro veicolo senza che vi sia una reale emergenza, le compagnie di assicurazione potrebbero sollevare eccezioni. La polizza potrebbe non coprire i danni causati o subiti, poiché l’operazione è avvenuta al di fuori delle previsioni del Codice della Strada. Il rischio economico supera di gran lunga il risparmio del costo del soccorso professionale. La valutazione della situazione deve essere oggettiva: l’emergenza esiste se il veicolo costituisce un pericolo immediato per la circolazione nel punto in cui si trova o se blocca il passaggio in modo critico. In tutti gli altri casi, la prudenza e la legge suggeriscono di affidarsi a chi svolge questo lavoro per mestiere.

Quando è obbligatorio chiamare un carro attrezzi?

Ci sono circostanze in cui il traino tra privati è tecnicamente impossibile o vietato dalla legge, rendendo obbligatorio l’intervento di un soccorso stradale professionale. Oltre al già citato divieto autostradale, la chiamata al carro attrezzi diventa l’unica scelta quando il veicolo in avaria ha perso organi essenziali per la sicurezza, come il sistema frenante o lo sterzo. Trainare un mezzo che non può frenare o curvare in autonomia è un suicidio stradale. Gli autoveicoli ad uso speciale per il soccorso stradale sono attrezzati per sollevare parzialmente o totalmente il veicolo, eliminando i rischi connessi al traino a terra.

Gli operatori professionali agiscono seguendo protocolli che tutelano la pubblica incolumità (Provvedimento n. 19584 del 25/02/2009). Il traino effettuato da un professionista non è considerato un trasporto eccezionale se i mezzi rispettano i limiti di massa e sagoma stabiliti (Tribunale Ancona, sent. n. 1634/2023). Affidarsi a un esperto garantisce che l’operazione avvenga con la giusta segnalazione gialla lampeggiante e con agganci meccanici certificati.

In sintesi, il soccorso privato è un’eccezione pensata per brevi spostamenti d’urgenza su strade secondarie, mentre la gestione ordinaria dei guasti deve passare per le mani di chi possiede i mezzi tecnici idonei. Rispettare questa gerarchia evita multe salate, protegge la meccanica delle auto coinvolte e, soprattutto, salva la vita di chi si trova sulla strada.




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Raffaella Mari

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