ChangXin Memory Technologies (CXMT), principale produttore cinese di memorie DRAM e quarto operatore mondiale del settore, ha citato in giudizio il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per ottenere la rimozione dalla lista delle aziende considerate collegate all’apparato militare cinese. La causa, come riportato da Bloomberg, è stata depositata presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia e coinvolge, tra gli altri, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il vice segretario Steve Feinberg e il responsabile della politica per la base industriale della Difesa, Michael Cadenazzi.

La società contesta alla base la classificazione e sostiene di non avere rapporti con l’Esercito Popolare di Liberazione cinese. “CXMT non è affiliata all’esercito cinese”, si legge nella documentazione depositata in tribunale. “CXMT progetta, produce e vende i suoi chip DRAM per uso civile e commerciale, non per uso militare“. In una successiva dichiarazione, l’azienda ha ribadito: “CXMT non è un’azienda militare e non ha alcuna affiliazione con l’esercito cinese”.

La designazione risale a gennaio 2025, quando alla Casa Bianca c’era l’amministrazione Biden. Il governo Trump ha successivamente mantenuto CXMT nell’elenco con l’aggiornamento pubblicato dal Dipartimento della Difesa a giugno. Secondo quanto sostenuto, CXMT ha passato l’ultimo anno a fornire informazioni al Pentagono nel tentativo di dimostrare l’infondatezza della classificazione e ottenere la propria esclusione.

Uno degli elementi contestati riguarda proprio l’evoluzione della posizione del Dipartimento della Difesa. CXMT afferma che a febbraio il Pentagono aveva pubblicato un avviso che prevedeva la sua rimozione dalla lista, salvo ritirarlo nello stesso giorno. L’azienda sostiene inoltre che, quando è stata nuovamente inserita nell’elenco a giugno, non avrebbe ricevuto una spiegazione adeguata del cambiamento di posizione. Nella denuncia CXMT definisce quindi la decisione “arbitraria”, priva di adeguato supporto probatorio e lesiva dei propri diritti di giusto processo.

La società contesta anche le motivazioni tecniche utilizzate inizialmente per collegarla alla base industriale della difesa cinese. Secondo la denuncia, un rapporto del Dipartimento della Difesa del 2024 avrebbe indicato tra gli elementi rilevanti il carattere dual-use delle memorie DRAM prodotte da CXMT e una pubblicità che definiva alcuni prodotti “military grade”. L’azienda sostiene però che tale pubblicità fosse stata pubblicata da un distributore non autorizzato, che avrebbe successivamente riconosciuto come errata quella descrizione.

CXMT sottolinea inoltre che le proprie DRAM rispettano gli standard commerciali JEDEC e non presentano le caratteristiche richieste ai semiconduttori destinati a impieghi militari cinesi, tra cui specifici requisiti relativi a temperatura operativa, packaging, procedure di test e supervisione militare. La società afferma anche di non possedere licenze per la produzione di componenti destinati all’impiego militare e sostiene che, se gli stessi prodotti fossero fabbricati negli Stati Uniti, verrebbero classificati per “usi esclusivamente civili”.

La posizione del Pentagono è più articolata rispetto alla semplice distinzione tra prodotti civili e militari. Nell’aggiornamento di giugno CXMT è stata indicata come direttamente affiliata al Ministero cinese dell’Industria e dell’Information Technology (MIIT) e indirettamente collegata a MIIT e SASAC, la Commissione per la Supervisione e l’Amministrazione delle Attività Statali. La presenza di memorie CXMT all’interno di sistemi utilizzati dall’Esercito Popolare di Liberazione o da apparati di intelligence cinesi, inoltre, non dimostrerebbe automaticamente che l’azienda sia un fornitore diretto di tali organizzazioni.

L’inserimento nella lista statunitense non equivale al blocco delle vendite commerciali. La designazione limita principalmente l’accesso ai contratti con il governo statunitense e rappresenta un segnale di rischio per investitori e partner industriali. È proprio questo effetto indiretto a preoccupare CXMT: secondo la società, dal gennaio 2025 la classificazione ha provocato continui danni commerciali e reputazionali. “Nessuna di queste determinazioni è supportata dai fatti, dalla legge applicabile o da un processo decisionale motivato”, sostiene l’azienda nella causa.

La preoccupazione di CXMT riguarda anche le possibili conseguenze future. Una classificazione di questo tipo viene infatti considerata un potenziale passaggio verso misure commerciali più severe, come l’inserimento nella cosiddetta Entity List del Dipartimento del Commercio, che può imporre restrizioni dirette all’esportazione di tecnologie e prodotti verso una determinata società. Per questo motivo, anche in assenza di un divieto sulle vendite commerciali, la rimozione dalla lista del Pentagono assume per CXMT un’importanza strategica.

La vicenda arriva inoltre in un momento particolarmente rilevante per l’azienda. CXMT ha registrato una forte crescita dei ricavi, aumentati dell’874% nella prima metà dell’anno, e punta nel lungo periodo a entrare nel mercato statunitense. La società è diventata anche un protagonista sempre più rilevante del mercato azionario cinese.

La causa assume quindi una dimensione che va oltre il rapporto tra CXMT e il governo statunitense. Il mercato DRAM globale sta attraversando una fase di forte pressione sui prezzi, alimentata soprattutto dalla riallocazione della capacità produttiva verso le memorie destinate ai datacenter e all’intelligenza artificiale da parte di Samsung, SK hynix e Micron. In questo contesto, i prezzi delle memorie sono arrivati a quadruplicare nell’arco di tre trimestri.

CXMT rappresenta una delle poche alternative in grado di aumentare la capacità produttiva DRAM al di fuori dei grandi produttori sudcoreani e statunitensi. Apple, inoltre, avrebbe già effettuato test sulle memorie CXMT destinate a dispositivi commercializzati in Cina, un’indicazione dell’interesse dell’industria verso la produzione cinese.

Il Dipartimento della Difesa statunitense, interpellato sulla causa, ha mantenuto una posizione prudente: “Come politica generale, il Dipartimento non commenta contenziosi pendenti o in corso“. La vicenda resta quindi affidata al procedimento giudiziario, mentre CXMT punta a dimostrare che la designazione non sia sostenuta da elementi sufficienti e che abbia prodotto conseguenze sproporzionate sul piano commerciale e reputazionale.


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