Viaggio tra autorizzazioni concesse “al buio”, alberi estirpati “a casaccio” per piste di plastica, e strani viaggi in Umbria che sanno di svendita del patrimonio pubblico. Con un fronte comune di associazioni.
C’è un filo rosso – o per meglio dire, una colata di plastica e cemento – che unisce idealmente le spiagge e le pinete protette del Metapontino alle vette della Sellata-Pierfaone, lambendo il Monte Carmine ad Avigliano e i cantieri di Calvello. È il ritratto di una Basilicata ferita da una gestione amministrativa che le associazioni territoriali non esitano a definire arrogante, autoreferenziale e drammaticamente miope di fronte all’emergenza ecologica globale.
Mentre il cambiamento climatico morde la carne viva della nostra terra con siccità estreme, rubando l’acqua alle campagne e ai rubinetti dei cittadini, la politica risponde con la “plastificazione” della montagna, la privatizzazione delle risorse boschive demaniali e un sistematico dispregio delle norme di tutela ambientale.
Dalle pinete di Policoro all’Umbria: il viaggio di Carmine Cicala e le carte “segrete” della tartufaia
Un tassello particolarmente significativo di questo mosaico opaco è emerso con il viaggio istituzionale dell’assessore regionale alle Politiche Agricole, Carmine Cicala, presso gli stabilimenti della Urbani Tartufi in Umbria, colosso privato del settore idnologico. Una visita che assume una luce a dir poco ambigua se letta in parallelo con quanto sta accadendo nel Metapontino.
Qui, con il D.P.G.R. n. 96/2026 firmato dal Presidente Vito Bardi, la Regione ha riconosciuto all’ALSIA una “tartufaia controllata” di ben 143,38 ettari dibosco pubblico costiero, istituendo una privativa di raccolta a favore di privati e sottraendo il demanio alla libera fruizione dei cittadini.
Quando l’Associazione Micologica AMSCIL, per il tramite del proprio legale, ha chiesto di visionare la documentazione tecnica e le mappe del progetto, l’ALSIA ha opposto un netto diniego barricandosi dietro la necessità di tutelare presunti “segreti commerciali” e il proprio “know-how” tecnologico. Trattare una foresta demaniale pubblica – protetta da tre Zone Speciali di Conservazione (ZSC della Rete Natura 2000) – alla stregua di un brevetto industriale privato è l’emblema di un’amministrazione che si sente proprietaria del bene comune.
La vera “prova regina” del cortocircuito è scritta nel riscontro del 20 agosto 2026 firmato dall’Ufficio Compatibilità Ambientale della Regione Basilicata. Rispondendo all’ALSIA, l’Ufficio ha confessato per iscritto che per la maxi-tartufaia non è mai stata eseguita la Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA) semplicemente perché agli atti della struttura «non è mai pervenuto alcun Piano colturale della tartufaia controllata».
Com’è possibile che il Presidente Bardi abbia decretato il riconoscimento imponendo il rispetto di un Piano colturale quinquennale se l’ufficio competente per l’ambiente dichiara di non averlo mai visto? Chi ha nascosto le carte?
In questo vuoto si inserisce anche il silenzio dell’Autorità di BacinoDistrettuale, che il 17 agosto 2026 ha certificato di non aver mai ricevuto alcuna comunicazione in merito alle opere di drenaggio e regimazione delle acque previste su 143 ettari di terreno vincolato.
Sellata-Pierfaone: radici estirpate
Se a Policoro si autorizza “al buio”, sulla montagna di Sellata-Pierfaone il dispregio per la natura si fa materiale. Qui, per far posto a una pista da sci sintetica in plastica d’erba, i cantieri hanno proceduto non solo tagliando alberi, ma estirpando selvaggiamente le radici delle piante storiche. Un intervento eseguito letteralmente “a casaccio”, che compromette irrimediabilmente la stabilità idrogeologica del versante montano.
Avigliano e il “Modello Calvello”: prima i lavori, poi i permessi
Lo schema si ripete identico ad Avigliano, sul Monte Carmine, dove l’amministrazione comunale progetta una pista da sci sintetica in plastica riciclabile da utilizzare tutto l’anno senza neve, a ridosso di un’area di enorme pregio naturalistico e spirituale come il Santuario mariano del 1200. Un macroattrattore “populista” fortemente contestato dai cittadini e definito un mero “parco giochi a cielo aperto” a discapito dell’identità storica dei luoghi.
E a Calvello? L’inchiesta giornalistica di Basilicata24 svela che per la realizzazione del Geoparco i cantieri sono partiti prima ancora di ottenere le necessarie autorizzazioni paesaggistiche e ambientali. È il cosiddetto “Modello Calvello”: prima si fanno i lavori, poi si costringono gli uffici a rilasciare visti e sanatorie ex post.
Le anomalie sulla Tartufaia e lo scudo delle associazioni
In questo desolante scenario di maladministration, la Regione non ha esitato a spendere impropriamente persino il nome dello Stato. Per legittimare il sopralluogo del 27 marzo 2026 a Policoro, il Decreto presidenziale n. 96/2026 attestava che i Carabinieri Forestali erano intervenuti “demandando” le verifiche ai tecnici regionali.
Il Comando dell’Arma ha smentito questa ricostruzione per ben due volte, chiarendo che i militari hanno solo “incontrato fortuitamente” i funzionari durante un normale pattugliamento e che «nessun militare ha partecipato a sopralluoghi o verifiche tecniche». La Responsabile dell’Anticorruzione (RPCT) regionale ha dovuto confermare la smentita dell’Arma, tentando però di salvare il Decreto presidenziale declassando la falsità materiale a mera «locuzione lessicalmente impropria».
Contro questo colossale “castello di carte” si è costituito un fronte senza precedenti della società civile e del mondo scientifico. L’azione legale intrapresa da AMSCIL al TAR Basilicata è oggi sostenuta con forza da:
- Il WWF Costa Ionica Lucana, guidato da Annachiara Colucci, che ha formalmente diffidato gli enti chiedendo l’annullamento del decreto e una VIncA di II Livello per proteggere specie in pericolo di estinzione come la Lontra (Lutra lutra), la tartaruga marina Caretta caretta e il Fratino (Charadrius alexandrinus).
- L’AMIT (Associazione Micologica Idnologica Torrenova), presieduta da Mariachiara Alì, che esprime piena solidarietà contro “ogni posizione di privilegio nello sfruttamento delle tartufaie controllate”.
- L’Associazione Micologica Bresadola (AMB) di Potenza, con il Presidente Antonio Lorusso, schierata a difesa della biodiversità e della trasparenza amministrativa
- Tante altre sigle associative e singoli cittadini
Per quanto riguarda la Tartufaia, la battaglia legale approderà dinanzi al TAR Basilicata il prossimo 18novembre, ma gli esposti e le denunce per falso ideologico sono già sul tavolo della Procura della Repubblica di Potenza. Difendere questi territori non è più solo una questione di tutela botanica: è il dovere civile di strappare il futuro della Basilicata all’arroganza e all’ingordigia burocratica. FIRMATO AMSCIL APS-ETS
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Redazione Basilicata24
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