Napoli-Como 1-2, il nostro Da zero a dieci: il catorcio Gabriel Jesus, l’incredibile record di ADL, l’uccisione in diretta del Var e il mistero Vergara
Zero a quelli che ‘Gabriel Jesus è vecchio, rotto, bidone, catorcio, non ci servirebbe’. Gabriel Jesus, che poi firma per il Barcellona. Gabriel Jesus, quello del City e dell’Arsenal. E allora capisci che vale tutto, che questa piazza è vittima di una sindrome di onnipotenza che, oggettivamente, non trova fondamento nella realtà. Sono gli stessi che gli fai vedere la foto di Miriam Leone e ti dicono ‘Carina, ma quelle sopracciglia’, poi li vedi nei locali provare a rimorchiare la cosa più vicina al mostro di Loch Ness che gli rivolge la parola. Eddai!
Uno come il punto da chiarire: qual è il reale obiettivo del Napoli? Vorrei davvero conoscere il parere di tutti voi, perché quello può essere il grande equivoco che rischia di avvelenare i pozzi di questa stagione. Lo scudetto? Io non credo. Il quarto posto? Ad oggi, personalmente, il massimo raggiungibile. Perché una volta fissata questa asticella, senza saltarla come Tamberi, su questa dobbiamo anche tarare le analisi. Ne ‘Il curioso caso di Benjamin Button’ il protagonista dice: “Non è mai troppo tardi, o nel mio caso troppo presto, per essere chi vuoi essere”. Ecco, forse è ancora troppo presto per sapere cosa vorrà essere il Napoli di Allegri.
Due giorni e poi finisce una delle sessioni di mercato più, ci scuseranno il termine i puristi della lingua, ‘uallarose’ che la storia ricordi, nuovo record per ADL. L’estate è quella roba degli amori folli, delle passioni ardenti, delle peripezie per darsi un bacio, sognando il colpo a sorpresa. Sogni stroncati da De Laurentiis quando presentò Allegri, un vuoto cosmico come quello del frigorifero al rientro dalle vacanze. Questa sessione di calciomercato è stata quella con meno istinti della storia recente del Napoli. Libido azzerata: ormai anche i pensieri sconci ci lasciano in visualizzato. E noi ancora a sperare nel colpo del centenario…
Tre metri dalla porta, un pallone più ammaliante dell’odore della graffa appena sfornata, e Noa Lang si accartoccia, ci va goffo. Andando oltre l’episodio, si può raccontare di qualche guizzo, ma pare sempre un’azione tronca, mutilata di una parte, senza la goduria finale. L’olandese sembra perdersi, proprio quando sta sul punto più bello, continua a darmi la sensazione di generare tanto fumo, ma cuocere poco arrosto. Nella leggerezza Gaber dice: “Prova a sollevarti dal suolo, almeno di due dita, non aver paura del volo”: il limite di Lang continua a sembrarmi emotivo, troppo bloccato, poco istinto e troppa scolarizzazione per uno con le sue caratteristiche.
Quattro metri con uno scatto, quelli che Diao prende su Olivera sul primo gol. La ‘Fascia sinistra’ potrebbe quasi essere un movimento politico, composto da chi ancora non si spiega come il Napoli abbia potuto pensare di cedere Gutierrez, senza di fatto rimpiazzarlo. Con i limiti tecnici di Olivera, ben noti, e quelli fisici di Spinazzola con un anno in più sul contachilometri. Il partito nasce per chiedere al Governo di emanare l’introduzione, viste le condizioni di straordinarie di necessità e urgenza, un Decreto Legge che obblighi De Laurentiis a comprare un terzino sinistro giovane e promettente da inserire in lista Under.
Cinque cambi e fa davvero strano non veder arrivare il momento di Vergara, il migliore a Genova. Politano è più inoffensivo di un Quokka, si limita a sgroppate sulla fascia senza mai avere davvero intenzione di far male. Eppure il momento di Antonio non arriva, Allegri lancia Neres assente da gennaio, in un momento forse troppo delicato per testarne la condizione. Il mistero è fitto, la scelta appare umanamente inspiegabile e ingiustificata. Free Vergara!
Sei e mezzo a De Bruyne, che ha col pallone un rapporto particolare, una confidenza che appartiene ancora a pochi in tutto il globo. Un esterno delizioso che mette in porta Rasmus, un cross basso che bastava crederci un pizzico in più. Insomma Kevin sembra motivato, non fa capricci da snob per le panchine e quando entra inizia a picchiettare come un Picchio alla ricerca del varco giusto. Una maglia da titolare no?
Sette giorni per capire se Badiashile potrà esserci con l’Inter, pare di sì. Il discorso sulla difesa è più ampio: che garanzie ci sono? L’ex Chelsea non sarà pronto a breve, Rafa Marin è più un contorno che un piatto principale, Beukema si trascina tutte le perplessità dello scorso anno, Buongiorno bisogna capire quando e come tornerà. Insomma, il quadro è più terrificante del ‘Saturno divora i suoi figli” del Goya. Con la scommessa Badiashile, perché di questo si tratta, il Napoli si è preso un rischio enorme, forse poco calcolato. Sono molto preoccupato.
Otto alla bellezza della giocata, purtroppo sminuita dal risultato. Quei cinquanta milioni che, per una bella fetta di tifosi nei giorni scorsi, il Napoli avrebbe buttato via prendendo Hojlund erano tutti lì, spiegati in quella giocata che è un manifesto delle potenzialità di Rasmus. La danza nello stretto, quel pallone accarezzato con la suola che ‘Higuain esci da questo corpo’, il diagonale da bomber spietato sono un trailer da cinema sul potenziale del danese. Tutte le micce, però, hanno bisogno di qualcuno che le accenda, altrimenti restano micce e il botto non arriva mai. Capito Max?
Nove volte in fuorigioco, contro lo zero del Como. Questo racconta l’atteggiamento, il baricentro e tutte quelle cose sul coraggio di Allegri in versione Don Abbondio. C’è però un altro aspetto da evidenziare: il tentativo di Orsato di ammazzare il Var. Molti dei fuorigioco fischiati al Napoli erano dubbi, solitamente si faceva concludere l’azione per eventuale revisione successiva. Oggi non più, anche a rischio di prendere decisioni sbagliate. Questo è un aspetto abbastanza inquietante tra le pieghe di Napoli-Como.
Dieci secondi di follia collettiva, un effetto domino di scelte sbagliate pari a quella di Ronald Wayne, che vendette il 10% delle sue quote Apple per 800 dollari (oggi varrebbero 400 miliardi). Rafa Marin genera il tutto, Anguissa sceglie di proseguire la strada della tragedia, che si compie puntualmente con Rrahmani, che avrebbe potuto spazzare lateralmente. Insomma, l’uscita dal basso ha un senso, ma va inserita in un contesto che la valorizza. Allegri dice: “Dovevamo capire che non potevamo rischiare, non c’è vergogna” e tiene ragione.
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