Duemilaquattrocento morti. È il bilancio, ancora provvisorio, della tragedia che nei giorni scorsi ha travolto i villaggi lungo la valle del fiume Trishuli, tra Nepal e Cina. Non un terremoto, come si è creduto nelle prime ore: la scossa sismica di magnitudo 4.4 registrata mercoledì mattina è stata la conseguenza, non la causa, del crollo di una porzione rocciosa che sosteneva il ghiacciaio dello Tsangbu Ri. Il ghiaccio, sciogliendosi rapidamente nella caduta per l’attrito e per le temperature più alte a quote inferiori, si è trasformato in un’ondata devastante di acqua e detriti che ha spazzato via tutto ciò che ha incontrato.
È l’ennesimo episodio di un fenomeno che i glaciologi conoscono bene e che il cambiamento climatico rende sempre più frequente: i ghiacciai che si ritirano lasciano dietro di sé bacini instabili, pronti a cedere senza preavviso.
È una tragedia lontana migliaia di chilometri dalla Ciociaria. Ma è anche, per assurdo, la cornice più utile per leggere con la giusta scala due notizie apparentemente minori arrivate in questi giorni da Anagni, Ferentino e Isola del Liri: il completamento di alcuni interventi dei Consorzi di Bonifica locali. Piccoli cantieri, se paragonati alla scala himalayana. Ma della stessa natura esatta: quella della manutenzione idraulica come argine, letteralmente, contro un clima che sta cambiando le regole del gioco ovunque. Dalle vette dell’Himalaya ai fossi della provincia di Frosinone.
Il Tufano torna a funzionare
Il Consorzio di Bonifica a Sud di Anagni ha portato a termine due interventi finanziati con fondi PNRR, entrambi nati per riparare danni provocati da eventi meteorologici estremi: la stessa dicitura burocratica che, tradotta, significa piogge sempre più intense e imprevedibili.
Il primo riguarda il ripristino del PLC del Campo Pozzi, il controllore logico programmabile che gestisce automaticamente pompe e sollevamenti. E degli automatismi della Centrale di sollevamento del Tufano, infrastruttura che serve il comprensorio irriguo a cavallo tra Anagni e Ferentino.
I lavori hanno permesso la sostituzione integrale del PLC e la revisione delle pompe della centrale e del Campo Pozzi, restituendo piena efficienza al sistema che regola l’acqua per le aziende agricole del territorio. Un impianto che, senza controllo automatico funzionante, rischia di trasformarsi in un colabrodo inefficiente proprio nei momenti in cui l’irrigazione serve di più: le estati sempre più calde e sempre più secche.
Il ponte di Villa Magna rinasce
Il secondo intervento riguarda la ricostruzione dell’attraversamento sul Fosso del Formale, in località Villa Magna, lungo via Concervino, nel territorio di Anagni. Anche qui la causa è la stessa: danni provocati da eventi meteorologici che avevano compromesso un ponte utilizzato quotidianamente da numerose aziende agricole della zona.
La ricostruzione ha previsto la posa di una tubazione “Armco“ (la tecnica che permette di far scorrere l’acqua sotto la sede stradale senza comprometterne la stabilità). Ed il consolidamento delle sponde con gabbioni metallici e massi da scogliera, per aumentare la sicurezza dell’attraversamento e favorire il corretto deflusso delle acque.
Non è un dettaglio: un ponte che cede durante un evento meteorologico estremo non è solo un disagio per chi deve attraversarlo, è un pezzo di territorio che smette di funzionare per l’agricoltura che vi gravita intorno.
Il fotovoltaico sulla sede consortile
A completare il pacchetto di interventi ad Anagni c’è un cantiere ancora in fase di ultimazione: l’efficientamento energetico della sede consortile in località Ponte del Tremio, con la realizzazione di un impianto fotovoltaico sulla copertura.
È dimensionato in modo da garantire una consistente autonomia energetica alla struttura e ridurre in modo significativo i costi di approvvigionamento elettrico. Un intervento che chiude il cerchio in modo coerente: non solo riparare i danni del clima che cambia ma anche ridurre l’impronta energetica dell’ente che quei danni deve gestire.
Le parole di Pili: “Opere utili, durature e percepibili”
A commentare gli interventi è il Commissario Straordinario del Consorzio di Bonifica a Sud di Anagni, Daniele Pili, che rivendica la concretezza del lavoro svolto: «Portiamo a compimento interventi concreti che incidono direttamente sulla sicurezza del territorio, sull’efficienza del servizio irriguo e sulla capacità del Consorzio di ridurre i propri consumi e i propri costi di gestione».
Sul Tufano, Pili sottolinea come il ripristino degli automatismi restituisca «piena affidabilità a un’infrastruttura fondamentale per le aziende agricole di Anagni e Ferentino».
Mentre sul Fosso del Formale evidenzia come l’intervento coniughi «sicurezza idraulica e ripristino di una viabilità essenziale per le attività produttive della zona».

L’obiettivo dichiarato, conclude, è «trasformare gli investimenti disponibili in opere utili, durature e immediatamente percepibili dal territorio»: una definizione che vale, in fondo, come manifesto operativo per l’intero comparto consortile laziale.
Il Fibreno, sorvegliato speciale
Se ad Anagni si chiudono cantieri strutturali, più a nord, nel comprensorio del Consorzio di Bonifica Conca di Sora, il lavoro è quello quotidiano della manutenzione ordinaria: non meno importante, solo meno fotogenico.
Negli ultimi giorni gli interventi si sono concentrati sul fiume Fibreno e sull’area di via Lungo Fibreno, a Isola del Liri: operazioni con mezzi meccanici per rimuovere vegetazione e materiali che interferivano con il regolare deflusso delle acque, comprese alberature e ramaglie cadute nell’alveo e lungo le sponde, con l’obiettivo dichiarato di mantenere efficiente la sezione idraulica del corso d’acqua.
A Isola del Liri, sempre lungo via Lungo Fibreno, il Consorzio è dovuto intervenire con urgenza anche sulla sistemazione di una condotta, con lavori di scavo, ripristino e riempimento dell’area interessata, oltre a trinciatura della vegetazione ed espurgo della canaletta nella stessa zona, per liberare il tratto da depositi e crescita di vegetazione che ne limitavano la funzionalità.
“La manutenzione costante è prevenzione”
Anche in questo caso è il commissario straordinario Daniele Pili a inquadrare il senso degli interventi: «Sono interventi puntuali ma importanti, perché la manutenzione costante rappresenta il primo strumento di prevenzione e di tutela del territorio».
Pili sottolinea come il Consorzio, sotto la guida del direttore Aurelio Tagliaboschi stia lavorando «per garantire la piena efficienza della rete e dei corsi d’acqua di nostra competenza, intervenendo sia sulle urgenze sia con una programmazione ordinaria delle attività», con l’obiettivo di «assicurare risposte concrete ai territori e alle comunità».
Piccola scala, stessa logica
Nessuno, in Ciociaria, rischia di vedere crollare un ghiacciaio sopra la propria testa. Ma il principio che lega la tragedia himalayana ai cantieri di Anagni, Ferentino e Isola del Liri è più stretto di quanto sembri a prima vista: in entrambi i casi, un’infrastruttura naturale o artificiale che smette di essere monitorata, mantenuta, controllata diventa un rischio silenzioso che si accumula fino al momento in cui il clima, sempre più imprevedibile, sempre più estremo, lo trasforma in un’emergenza.
La differenza tra un ponte che regge un evento meteorologico eccezionale e uno che cede, tra una pompa che si attiva automaticamente e una che resta ferma nel momento sbagliato, si misura esattamente in questo tipo di interventi: poco appariscenti, raramente al centro dell’attenzione. Ma è lì che si gioca, ogni giorno, la sicurezza concreta di un territorio contro un clima che ha smesso di essere prevedibile ovunque nel mondo, comprese le valli tranquille della provincia di Frosinone.
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