Un video virale isola due elementi dell’udienza presentandoli come prove a discarico. L’esame dell’intera udienza mostra che entrambi i risultati hanno una spiegazione tecnica e non intaccano i riscontri del DNA

Diverse condivisioni Facebook mostrano una deposizione durante il processo riguardante l’omicidio di Charlie Kirk per il quale viene accusato Tyler Robinson. Diversi sostenitori di teorie del complotto e simpatizzanti MAGA insinuano che in realtà Robinson sarebbe un capro espiatorio. Le affermazioni espresse nella deposizione in oggetto fanno pensare che ci si basi solo sulle impronte digitali. Si tratta di un framing, dove si mostra solo una parte della storia tralasciando il resto, fornendo un’immagine parziale e distorta delle indagini.

Per chi ha fretta

  • Per quanto riguarda l’assenza di impronte utili sulla finestra dell’edificio, le riprese di videosorveglianza mostrano che l’aggressore non lo ha mai toccato.
  • Le tracce biologiche isolate da varie parti del fucile impiegato nell’agguato e sui bossoli corrispondono a quelle di Robinson.
  • La probabilità che il DNA sull’arma appartenga a Robinson è oltre 6 miliardi di volte superiore rispetto a quella di individui estranei.
  • L’analisi balistica sul frammento di proiettile recuperato dall’autopsia è risultata inconclusiva per mancanza di marcature sufficienti. Un esito tecnico che riguarda in media il 20% dei casi e non equivale a incompatibilità.

Il contesto

La trascrizione della traduzione audio presente nella clip è disponibile su TurboScribe. Le condivisioni in oggetto riportano la seguente didascalia:

Il video e il testo risultano prelevati da un post dal canale Telegram di ArsenaleKappa.

Dalla deposizione integrale risultano rilevanti soprattutto le analisi del DNA

La clip proviene da un’intera udienza preliminare (quarto giorno) nel caso dello Stato dello Utah contro Tyler James Robinson, accusato per l’omicidio di Kirk. Parliamo di una udienza durata oltre otto ore visibile integralmente su YouTube di cui è consultabile anche la trascrizione integrale.

Il breve intervento che vediamo nel filmato in oggetto mostra il sergente di polizia Jennifer Faumuina, dello Utah Department of Public Safety, interrogata dal procuratore Ryan McBride. Parliamo di una deposizione di oltre un’ora (dal minuto 04:31:08 al 05:44:55) di cui gli autori del video forniscono solo una minima parte. Segue subito dopo un contro-interrogatorio di Michael Burt, avvocato difensore di Robinson, che prosegue fino al minuto 06:12:19.

Come è possibile constatare esaminando l’intero intervento della sergente Faumuina, non si parla solo di impronte, ma anche di tracce di DNA. La sergente Faumuina e l’agente speciale Michelle Cammack a capo dell’Evidence Response Team dell’FBI hanno recuperato l’arma e l’asciugamano dentro cui era avvolta, fotografandoli sul posto. All’interno dell’arma si trovavano un bossolo esploso e tre cartucce non esplose, tutte caratterizzate da incisioni personalizzate, che la sergente Faumuina legge durante la deposizione.

Durante la perquisizione dell’abitazione in cui risiedeva Robinson gli inquirenti hanno trovato diversi elementi di valore probatorio, come cinque bossoli sopra una cassaforte nella camera degli ospiti (adiacente alla camera da letto di Robinson). Uno di questi presentava l’incisione «test shot».

La sergente Faumuina ha confermato i risultati dei test scientifici effettuati dal Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives (ATFE) e dai laboratori di medicina forense. L’analisi ha rilevato che il profilo DNA isolato da varie parti dell’arma (tra cui il calcio, le impugnature, l’otturatore, il grilletto e il mirino ottico) corrisponde a quello di Robinson.

Faumuina precisa che la probabilità di una corrispondenza con l’accusato è miliardi di volte superiore rispetto a quella che combaci con degli individui a lui estranei(05:25:04): «The DNA profile is 6.28 billion times more likely if it originated from Tyler Robinson as a contributor to the major component and three unrelated, unknown individuals than if it originated from four unrelated, unknown individuals».

Anche il DNA estratto dal bossolo trovato in casa corrisponde a quello di Robinson con la medesima probabilità.

Perché l’analisi delle impronte è irrilevante

Le parti della deposizione di Faumuina che i gli autori del video oggetto di verifica hanno scelto di farci sentire riguardano gli elementi che hanno prodotto risultati inconcludenti, ovvero le impronte presenti su una vetrata nella parte di edificio da cui l’assassino fugge. Infatti, l’esame dei video delle telecamere di sicurezza conferma che il fuggitivo non aveva toccato alcun vetro, escludendo la presenza di impronte utili.

Perché l’analisi del proiettile è irrilevante

La didascalia del video in oggetto cita anche un secondo elemento che parrebbe indebolire l’accusa: «L’analisi forense ha concluso che il frammento di proiettile principale recuperato dal corpo di Charlie Kirk non poteva essere abbinato in modo definitivo al fucile presumibilmente usato nella sparatoria». Il riferimento è a un’analisi comparativa condotta dal Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives (ATF) tra un frammento del rivestimento del proiettile recuperato durante l’autopsia e il fucile Mauser trovato in un’area boschiva vicino all’Università Utah Valley (UVU) poco dopo la sparatoria.

L’esaminatrice Samantha Karner, firearm and toolmark examiner dell’ATF, ha confermato durante l’udienza che la comparazione era “inconclusiva”, precisando che sul frammento non erano presenti marcature in numero sufficiente. Questo significa che non c’era abbastanza accordo né abbastanza disaccordo per stabilire se il frammento provenisse dal fucile. «Dire qualcosa di diverso da “inconclusivo” sarebbe stato inappropriato», ha dichiarato Karner. Un’affermazione diversa dalla narrazione riportata nel video e nel post oggetto di verifica.

“Inconclusivo” non equivale a “incompatibile”. Lo ha spiegato con chiarezza il procuratore Christopher Ballard ai colleghi di PolitiFact: «Non ci sono semplicemente abbastanza marcature sul frammento per trarre una conclusione in un senso o nell’altro». La professoressa Stephanie Walcott, esperta di forensica alla Virginia Commonwealth University, ha aggiunto che per ottenere un esito “inconclusivo” è comunque necessario che le caratteristiche delle rigature interne del canna siano compatibili con il frammento. Se ci fosse stata una differenza netta, l’esito sarebbe stata un’eliminazione immediata, non un’inconclusività.

Di fatto, un esito inconclusivo in questo tipo di analisi è statisticamente ordinario. Uno studio del 2022 su un campione di 79 esaminatori balistici ha rilevato che in media il 20% dei casi viene classificato come inconclusivo. La causa principale è la deformazione del proiettile, dove più è frammentato o danneggiato dall’impatto, meno marcature restano leggibili. Non è un’anomalia investigativa, è un limite tecnico dell’analisi forense su proiettili ad alta velocità.

Come già avvenuto con la questione delle impronte sulla vetrata, chi ha diffuso il video ha selezionato l’unico elemento che non ha prodotto una corrispondenza positiva, tacendo sia le ragioni tecniche dell’inconclusività sia il quadro probatorio complessivo. Il DNA corrispondente al profilo di Robinson è stato isolato sul grilletto, sulle impugnature, sull’otturatore, sul mirino ottico, sul bossolo esploso trovato nell’arma e su quello trovato nella sua abitazione, con una probabilità che tale corrispondenza sia casuale di 6,28 miliardi di volte inferiore rispetto a quella di individui estranei. L’analisi balistica inconclusiva non tocca nessuno di questi riscontri.

Conclusioni

Sostenere l’innocenza o la posizione di “capro espiatorio” di Tyler Robinson richiede di ignorare la quasi totalità dell’udienza. Chi ha creato il video ha scelto i soli elementi che non hanno prodotto una corrispondenza positiva, e in entrambi i casi ne ha taciuto la spiegazione. Di fatto, il fuggitivo non aveva toccato la vetrata e il frammento del proiettile era troppo deformato per consentire un’analisi conclusiva.

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Juanne Pili

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