Alla Festa provinciale del Pd l’ex segretario Pierluigi Bersani richiama l’urgenza di un programma comune su lavoro, giovani, democrazia e pace: “Serve un colpo di reni nei prossimi mesi”. In serata il confronto sull’instabilità internazionale e sulla concentrazione del potere nelle mani di chi controlla economia, intelligenza artificiale, comunicazione e media.

“Un anno fa scrivevo questo libro e sembravo pessimista ma purtroppo le cose sono andate avanti: la guerra e le politiche di potenza collegate a un salto tecnologico secolare. E allora non buttiamo via tutto di quello che ha scritto Marx: perché quando c’è un salto tecnologico cambiano i rapporti di produzione e non dobbiamo sorprenderci di certe politiche aggressive e coloniali. Guardate l’energia, oggi è nella storia: il costo aumenta sempre quando c’è un salto tecnologico”. Nell’ultima giornata della Festa provinciale del Partito Democratico arriva Pierluigi Bersani. Il suo libro “Chiedimi chi erano i Beatles. I giovani, la politica, la storia” (Rizzoli, 2025) è il punto di partenza per discutere delle prospettive della sinistra, tra storia, memoria, generosità e impegno.

Al pubblico della Morin, l’ex Ministro sulle prime cita l’enciclica di Papa Leone, un intervento che non è passato inosservato e ha posto i temi della attualità con grande lucidità: “Quando denunciando questi fenomeni dice ‘io parlo chiaro perché non venga imputato domani alla chiesa il silenzio come è stato per la schiavitù…il rischio è che una tecnologia controllata da una plutocrazia riduca a schiavitù gli esseri umani”. Bersani spazia su vari temi, sottolinea la differenza degli stipendi dei giovani laureati italiani al primo impiego rispetto agli europei (-60%) e parla di immigrazione: “Non i decreti flussi che sono un colabrodo perché la Bossi – Fini continua a produrre irregolarità”. Sinistre, liberali “veri”, sensibilità religiose, unite in una piattaforma che vale per tutta l’Europa: non è certo la prima volta che Bersani prova a tracciare la strada dell’unitarietà secondo un comune programma: “Per quanto riguarda l’Italia…bisogna mandarli a casa. Deve essere un programma di combattimento: parliamo di democrazia, immigrazione, pace e atteggiamento verso la guerra. Ci vuole uno sforzo, un colpo di reni nei prossimi mesi. I giovani? Spero nel sogno di una generazione che prendendo in mano il proprio destino prendano anche quel che rimane dei nostri valori. Perché si viene anche da lontano e il compito dei dirigenti dovrebbe essere quello di tirare su i giovani anche rinunciando a qualche sedia”. Applausi sentiti perché evidentemente la questione del turnover ha una sua fondamentale rilevanza un po’ in tutta la politica, specialmente a sinistra.

Generico agosto 2026

E a proposito di giovani, parole di stima quelle di Davide Natale nei confronti del segretario provinciale Marco Baruzzo “che porterà il Pd molto più avanti di quanto abbiamo fatto noi”. Parlando del libro di Bersani, Natale parte proprio dai giovani e delle giovani democratiche impegnate in Liguria con vari ruoli: “Se vogliamo essere utili alle future generazioni, diamo loro la forza di crescere”. Tra aneddoti, battute e, soprattutto, considerazioni più serie e quasi disperate, arriva l’attacco al governo Meloni: “L’unica cosa di cui parlano sono i numeri dell’occupazione – dice Bersani – anche perché gli altri sono tutti negativi. Peccato che oggi in Italia, nonostante abbiano avuto la disponibilità di qualcosa come 200 miliardi, si sia applicata la ricetta di un Paese in via di sviluppo: fanno lavoricchiare un po’ tutti, totalmente precari, con stipendi bassissimi e nei settori dove non esiste lo stress dell’innovazione. E questo spiega come i nostri giovani, laureati e dottorati che si vedono offrire contratti di apprendistato, ci vengono portati via. Possibile che stiamo buttando via due generazioni di fidelizzazione a un mestiere tirando su giovani che devono saltare da un posto ad un altro, da un mestiere ad un altro? Qui si è deciso di non pagare i giovani, cosa che in Europa non esiste. Chi ci governa non ha un’idea di futuro, il loro mestiere è uno solo: la rivincita storica”.

Generico agosto 2026

Eppure il centrosinistra si incarta con una certa felicità, tra primarie, leader e woke, giusto per citare il trend della settimana. E qui Bersani ricorda le sue origini alla Comunità montana, di una politica che lavorava sulla concretezza spiegando, a proposito, che “il limite del linguaggio dovrebbe essere l’educazione ricevuta in famiglia”. Sulla prospettiva elettorale: “L’ideale sarebbe stato di essere arrivati fin qui con un programma e una persona condivisa. Non facciamone un dramma, ricordiamoci che in origine il Movimento Cinque Stelle nasce contro il Pd, dopodiché c’è stato un governo fatto assieme che è piaciuto e non siamo riusciti a dare un seguito politico. Dividiamoci la colpa per bene, perché quel governo si è comportato seriamente di fronte ad una crisi economica senza precedenti: non aver seminato su quel terreno è stato un errore. Arriviamo così: a questo punto o fai le primarie o aspetti la legge elettorale ma secondo me sarebbe buona logica indicare un leader senza dover arrivare alle primarie. Il nostro o la nostra leader non deve essere un capo perché noi non siamo loro: nessuno a sinistra accetta il comando. L’identikit ideale? Decidete senza rompere troppo i c… la persona giusta è il profilo che riesce meglio a interpretare le diverse culture che sono dentro il nostro mondo. Quando arrivò Prodi non giunse il capo: era un incrocio, una persona di sinistra, un cattolico, una persona molto ferrata sulle politiche industriali”. Ripete più volte di parlare da volontario, per dare un contributo ma lo fa col piglio e con l’esperienza che il tempo è già molto avanti: “A settembre, finite le feste, bisogna partire dal programma, un programma di combattimento: una riforma fiscale, quattro norme sul lavoro che si capiscano, progressività su tutti i redditi. Diciamo almeno due tre cose su cui ce la giochiamo perché la situazione non ci consente di tirare a campare”.

Generico agosto 2026

Alle 21.30, ultimo appuntamento della festa con il dibattito “Un mondo instabile tra sudditanza e ribellione”. Sul palco con l’ex direttore del Secolo XIX Michele Brambilla, Laura Boldrini (deputata Pd e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani), Valentina Bosello (Amnesty International), Walter Massa (presidente nazionale ARCI), Andrea Orlando (consigliere regionale Pd) e Luca Pirondini (senatore capogruppo del Movimento 5Stelle). “E’ un periodo che per volontà di Donald Trump mira al caos. La guerra preventiva, l’uso della forza, la vendetta come accaduto con l’assalto di Ceuta con l’aiuto del re del Marocco sono le armi utilizzate dal presidente degli Stati Uniti – introduce Boldrini -. Meloni sospende Shengen per una crisi che in 72 ore si risolve: questa instabilità che genera o sudditanza o ribellione arriva a generare il Board of peace che è una formulazione del tutto assurda rispetto a Gaza. L’instabilità genera la sudditanza e per questo Meloni non condanna (“non condivido, non condanno”) l’attacco di Usa e Israele all’Iren. Non esiste più la diplomazia e le persone non accettano il doppio standard: perché se abbiamo messo 21 sanzioni alla Russia, non abbiamo fatto lo stesso contro Israele? Io sono orgogliosa delle centinaia di migliaia di persone che hanno sfilato per Gaza… perché c’è chi è complice e chi si ribella…”.

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Si passa presto a parlare di comunicazione, un tema che torna e che già era stato argomento nelle giornate precedenti: “Trump è l’espressione di un capitalismo che ha deciso che può fare meno della democrazia. Se oggi uno controlla social, l’Ia, la tecnologia, non serve mica un colpo di Stato ma basta orientare l’opinione pubblica, controllare i media, fare una campagna diffamatoria contro questo o quello… Ci sono insomma alcuni eletti e poi il resto dell’umanità che deve avere necessariamente meno diritti. Sono oligopolisti che vogliono controllare produzione, finanza e informazione. C’è una ribellione, è vero, non c’è ancora uno sbocco politico, una risposta internazionale”. Orlando mette in dubbio la gestione dell’Europa attuale, richiamando i socialisti a una presa di posizione. Poi Pirondini: “Da tempo il Movimento Cinque Stelle ha preso una strada, la strada di una forza politica che vuole sporcarsi le mani. Quello che stiamo facendo come Campo progressista è quello di tentare di stare meglio: se guardiamo alla politica nazionale è molto importante lavorare insieme per un obiettivo concreto. Lo dobbiamo al Paese, che non merita altri cinque anni con questo governo”.

Sulla politica estera il senatore pentastellato critica la posizione “prona” del governo Meloni, con chiaro riferimento alle politiche di riarmo, già affrontate nel pomeriggio da Bersani. Arrivando alla sospensione del diritto internazionale, Valentina Bosello ripercorre l’attacco personale subito di recente su Facebook con un commento a proposito di Carlo Giuliani al G8 che scatenò gli strali di un haters. Ma lo fa allargando il discorso: “Un attacco pesante che ho deciso di denunciare perché la cosa più pericolosa è l’impunita: altrimenti può succedere di tutto. Credo che sia un po’ quello che accade a livello internazionale: come Amnesty International ci siamo resi conto di quanto le cose siano peggiorate nel tempo. Sono stati fatti dei passi indietro enormi per quanto riguarda i diritti umani e l’instabilità ha zittito il dissenso in molti modi e in tanti paesi. Anche da noi le persone che vogliono dissentire non hanno assicurati i loro diritti. Esiste però una parte della società che non si arrende, che scende in piazza. A Gaza abbiamo assistito a un genocidio in diretta, ce l’hanno raccontato in mille modi ma noi non dobbiamo accettare tutto questo come normale”.

Walter Massa incentra il suo discorso su Cuba, prossima missione umanitaria che vedrà impegnata Arci:“Visitando entrambe le realtà, a Cuba si vive una situazione drammatica, non molto diversa da Gaza. Si moriva per le bombe, per le armi, ma anche per scarsità di cibo, per mancanza di acqua e di medicine e se volevi uscire dovevi pagare 8000 dollari per farti portare via. A Cuba tutto questo succede da tempo: tutto quello che sta accadendo oggi non sta accadendo da quando è stato eletto Trump. A Gaza hanno messo in pratica l’idea di mondo che hanno: chi ha le armi, chi ha i soldi comanda, il resto sono sudditi. E non è vero che è successo tutto negli ultimi cinque anni: lo abbiamo imparato a Genova nel 2001 quando fu distrutto un movimento che diceva proprio la cosa che fa più preoccupare chi oggi vuole andare avanti così: che un altro mondo è possibile”.


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Fabio Lugarini

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