Dieci tappe per attraversare un paese e, nello stesso tempo, entrare nella sua memoria. Nove “sgraffiti” e un affresco per raccontare attraverso l’arte la storia di una devozione che, da secoli, rappresenta uno degli elementi più profondi dell’identità di Torre di Ruggiero. Si avvicina alla conclusione il grande progetto della “Via della Grazia – Percorso spirituale storico-artistico”, l’itinerario che dal cuore del centro storico conduce idealmente e fisicamente verso il Santuario della Madonna delle Grazie.
Un cammino urbano che restituisce per immagini il significato di Torre di Ruggiero come Civitas Mariae, mettendo in relazione luoghi, storia, fede e arte. La mappa del percorso disegna dieci stazioni disseminate lungo il paese e accompagna il visitatore fino al Santuario, punto di arrivo di una narrazione che affonda le proprie radici nella devozione mariana della comunità.
Sono le ultime, intense settimane di lavoro per Franco Pagliarulo, l’artista chiamato a trasformare i muri di Torre nelle pagine di un racconto diffuso. Già alla fine di giugno il progetto era entrato nella sua fase realizzativa, con le prime opere che cominciavano a emergere dalle superfici degli edifici e con un’idea precisa: non una semplice decorazione urbana, ma un patrimonio artistico capace di raccontare pubblicamente la memoria religiosa e culturale del borgo.
Adesso il traguardo è vicino. Restano gli ultimi lavori, i dettagli e alcune delle opere più impegnative da completare prima dell’inaugurazione dell’intero percorso. Pagliarulo sta lavorando in questi giorni a uno degli ultimi sgraffiti, dedicato proprio all’immagine del Santuario della Madonna delle Grazie, mentre il programma complessivo prevede la conclusione dei nove sgraffiti e la realizzazione dell’ultimo affresco.

È un lavoro lento, fisico, legato a una tecnica che appartiene a un’altra epoca e che oggi è diventata sempre più rara. Lo sgraffito, infatti, non ha nulla a che vedere con il graffitismo urbano contemporaneo: deriva dalla tradizione decorativa medievale e rinascimentale e nasce dalla sovrapposizione di diversi strati di intonaco, successivamente incisi per fare emergere linee, figure e contrasti cromatici. Una tecnica nella quale l’immagine non viene semplicemente dipinta sulla parete, ma viene letteralmente ricavata dalla materia.
Ed è proprio questa caratteristica a dare al progetto di Torre un valore particolare. La memoria, quasi simbolicamente, viene scavata e riportata alla luce. Le pareti diventano così parte del racconto del paese e accompagnano il visitatore verso il luogo che più di ogni altro ne sintetizza l’identità spirituale.
L’opera alla quale Pagliarulo sta lavorando in questa fase guarda direttamente al Santuario e alla definizione, ormai entrata nell’immaginario collettivo, di Torre di Ruggiero come “piccola Lourdes della Calabria”. Al centro, ancora una volta, c’è la Madonna delle Grazie.
«È il Santuario di oggi, quello che racconta e identifica la piccola Lourdes – spiega Pagliarulo –. La Madonna delle Grazie, con il suo manto, accoglie e protegge tutti: i pellegrini, gli abitanti del paese, i visitatori». Un’immagine che sintetizza lo spirito dell’intero itinerario: non una successione di opere isolate, ma un unico racconto che conduce verso il cuore mariano della comunità.
A rendere più impegnativo il lavoro di queste settimane è stato anche il grande caldo. «Non lo avevo previsto – racconta l’artista –. Mi avevano detto che dopo Ferragosto le temperature si sarebbero abbassate, ma soprattutto al mattino fa ancora troppo caldo. Per questo comincio più tardi, preparo l’intonaco intorno a mezzogiorno e poi lavoro per tutto il pomeriggio». Tempi e condizioni che fanno comprendere quanto la realizzazione di uno sgraffito sia lontana dalla rapidità delle moderne tecniche decorative: ogni superficie richiede preparazione, precisione e una lavorazione che deve rispettare anche i tempi della materia.
Accanto a Pagliarulo continua a lavorare Sabrina Abballe, la giovane assistente canadese che lo ha accompagnato durante questa esperienza calabrese e che proprio a Torre ha potuto approfondire una tecnica artistica oggi conosciuta e praticata da pochissimi.
«Ho imparato tantissimo da Franco – racconta – soprattutto una tecnica che è poco conosciuta. Ma qui ho imparato anche un po’ a essere calabrese». Poi sorride pensando alla conclusione di questa esperienza: «Porterò sicuramente Torre di Ruggiero con me in Canada. Porto con me le amicizie che ho fatto e quello che ho vissuto qui: resterà sempre nel mio cuore».
Parole che raccontano anche l’altra dimensione del progetto: quella umana. Pagliarulo e Abballe, durante la loro permanenza, sono stati accolti dalla comunità e seguiti quotidianamente nelle diverse esigenze dal sindaco Vito Roti, che ha accompagnato da vicino l’evoluzione dei lavori e la costruzione dell’intero itinerario.
Lo stesso Pagliarulo parla con soddisfazione dell’esperienza vissuta: «È andato tutto molto bene. Il ricordo è ottimo soprattutto dal punto di vista dell’accoglienza». E nel racconto dell’artista entrano anche i suoni e l’atmosfera di queste settimane: i giovani presenti per momenti di spiritualità, i canti ascoltati mentre lavorava, la curiosità e l’attenzione degli abitanti davanti alle opere che prendevano lentamente forma.
Quando gli ultimi ponteggi saranno rimossi, Torre di Ruggiero avrà dunque qualcosa in più di un nuovo percorso artistico. Avrà una narrazione permanente della propria identità, costruita lungo le strade del paese e leggibile camminando.
Dal centro storico al Santuario, le dieci tappe della Via della Grazia uniranno così arte, devozione e paesaggio urbano. La tecnica guarda al passato, ma il progetto parla anche al futuro: perché trasforma una memoria immateriale, tramandata attraverso generazioni di fedeli e pellegrini, in un patrimonio visibile e accessibile.
È questa, probabilmente, la cifra più forte dell’intervento. Torre di Ruggiero non prova a inventarsi una nuova identità per diventare attrattiva. Fa l’operazione opposta: porta sulle proprie pareti ciò che è sempre stata.
Una Civitas Mariae. Un paese che dalla sua storia conduce al Santuario. E che adesso quella strada ha deciso di raccontarla, tappa dopo tappa, attraverso l’arte.
VIDEO: https://youtu.be/QHjlSsgkcTw
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Alessia Burdino
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