Primo di una serie di articoli in cui ci occuperemo di nucleare in Basilicata e di un sito attenzionato dalla magistratura dagli anni Novanta. Dati e passaggi ripresi dagli atti giudiziari dell’inchiesta per disastro ambientale nell’Itrec di Rotondella sono stati messi a disposizione dall’associazione Cova Contro, parte civile nel processo in corso al Tribunale di Matera

Radiazioni cosmiche, nonne, e reazioni a catena

In un locale interrato dell’Itrec, in area gestita da Sogin all’interno del Parco Waste 1, c’è un serbatoio. È il W120 (ve ne sono altri). È quello ufficiale di stoccaggio del “Prodotto Finito”, un contenitore con Uranio (U) e Torio (Th) in soluzione che la Relazione del consulente Alessandro Dodaro (ENEA), assegnato nel 2022 al Comando dei Carabinieri Tutela Ambiente e Transizione Ecologica dal Ministero della transizione ecologica per attività di supporto, ha analizzato per rilevare criticità e stato di conservazione dei serbatoi. Anche se per Dodaro è tutto ok, in un dialogo con Marco Giulio Maria Citterio di Enea emergono le preoccupazioni dei Carabinieri. “Dodaro dice a Citterio che i carabinieri sono arrivati a parlare di escursione di criticitàdel Prodotto Finito e ci potrebbe essere la reazione a catena”, evento che stando a documenti Itrec potrebbe comportare pesanti conseguenze. Uno dei parametri di sicurezza che riguarda tale reazione o escursione di criticità, è la componente fissile presente, ossia U233 e U235. Dodaro dice a Citterio che “visto che sono stronzi (riferendosi probabilmente ai carabinieri)”, ha fatto calcoli da cui emergerebbe l’impossibilità di tale reazione. Poi però, parla di Lopez, un membro dell’Arma che invece aveva fatto presente che “non si sa quanto U233 c’è perché il Th232 diventa Th233 e poi U233, e quindi ha ipotizzato che potessero avere molto U233”. Dodaro dice a Citterio d’avergli risposto che “tali reazioni si hanno nei reattori” e, mentre Citterio se la ride, continua riferendogli che ha spiegato che affinché il Th232 diventi Th233 ci vuole un neutrone e “chi cazzo glielo dà? Mi nonna? La radiazione cosmica?”. E mentre per noi la domanda che si dovrebbe porre è sul quantitativo reale di un materiale che potrebbe comportare un evento gravissimo, Citterio pensa a chiedere chi è Lopez, e Dodaro risponde che “dovrebbe essere lo scienziato del gruppo”. E chiude dicendo a Citterio che lui ha fatto la Relazione dove riporta che non c’è nulla.

Tra il nulla di Dodaro e la consulenza Pace

Nella sua Relazione Dodaro quando scrive dell’escursione di criticità e del possibile innesco d’una reazione a catena incontrollata, riportando che è stata valutata per “un sistema composto da 3.100 litri di soluzione nitrica contenete 514,73 Kg di combustibile riprocessato (TH e U) stoccato in un serbatoio cilindrico di acciaio di 3 metri di diametro e 10 metri di lunghezza”. Combustibile composto da 494,29 kg di Th, e 20,44 Kg di U, di cui 18,39 kg di componente fissile U233 e U235. Scrive che per calcolare la possibilità di una reazione a catena ha introdotto “assunzioni”. Si tratterebbe d’aver effettuato calcoli su misure non dirette ma su documentazione? Quel che sappiamo ce lo dice un documento dell’inchiesta portata avanti dal procuratore Nicola Maria Pace, che per primo aveva intuito la pericolosa situazione non solo rispetto ai serbatoi. Emerse che il W120 non era stato caratterizzato e lo si sarebbe fatto successivamente “per chiarire numerosi dubbi in ordine all’effettiva consistenza dei vari radionuclidi presenti nella soluzione”. “Idati riportati in contabilità nucleare – si legge – si riferiscono a misure eseguite nel serbatoio di contabilità (E29) via via che il liquido veniva stoccato, ma la loro precisione viene giudicata dai tecnici dell’impianto assai discutibile”. E non è tutto. “Sulla base di una misura effettuata su richiesta dell’Euratom del 1987 – continua – la concentrazione di Cesio137 potrebbe però essere di quasi 10 volte maggiore… mentre tra gli emettitori alfa andrebbe rivalutato il contributo del Th232”. È il famoso Th 232 che diventa Th233 e infine U233? Anche il volume dei rifiuti, altro parametro di sicurezza per evitare reazioni a catena, indicato in circa 3.220 litri come somma dei vari contributi successivi, sarebbe “affetto da sistematica imprecisione”. Secondo una misura del novembre ‘92 il “volume effettivamente presente sarebbe di 4.066 litri”. Tali imprecisioni sono state risolte? Il volume di liquidi in più è finito da qualche parte? E quanto incide ciò sul calcolo di una reazione a catena? Più grave e che si riporti chiaramente come in una tabella fornita non venga attribuita alcuna classificazione alla soluzione presente nel W120, mentre in precedenti documenti era “inclusa tra i rifiuti ad alta attività” che hanno bisogno di migliaia di anni per arrivare a una attività radioattiva non pericolosa per ambiente ed esseri viventi.

C’è un’altra informazione che merita attenzione. Emerge da un’altra intercettazione. Uno scambio tra Dodaro e Alfredo Luce di Enea che, riporta la Procura, “la dice lunga sul buon operato e di conseguenza sulla genuinità delle conclusioni in cui è giunto (Dodaro) nella sua relazione”. Luce dice a Dodaro di “indagare su un serbatoio da 60 metri cubi (mc) in cui ci sono 3 mc di Prodotto Finito, poiché difficilmente misurabile”. Perché è difficilmente misurabile? “Poi – continua Luce – c’è una quantità di U235 che èpotenzialmenteuna quantità critica”. Dodaro risponde allora a Luce che “alcune cosegliele chiederà in maniera riservata senza farsi sentire dai Carabinieri”. Luce indica una struttura di scarico esterna al perimetro controllato e deliberatamente esclusa dai report ufficiali presentati al Ministero, e sembra proprio che il serbatoio fantasma non sia il W120 sia perché si riferisce al “serbatoio di scarico dell’impianto”, sia perché si troverebbe fuori dal recinto dell’area controllata di Sogin, essendo rimasto in carico all’Enea. Il serbatoio descritto da Luce è inoltre anche quello di cui l’ingegner Dodaro ammette privatamente l’esistenza e la criticità. “È un casino” gli dice, dichiarando esplicitamente di volerlo omettere dalla sua relazione ufficiale. “Quello – ribadisce a Luce – io non ne parlerò assolutamente…” Perché? Infine anche se entrambi i serbatoi hanno un volume di liquido simile (circa 3mc), Luce definisce la struttura “dimenticata” come un serbatoio da 60mc. mentre il W120, stando alle caratteristiche, avrebbe una capacità superiore (circa 70mc).

Il degrado dei serbatoi e ciò di cui non si può parlare

Vista la delicatezza della questione, relativa all’integrità serbatoi, già in una sentenza del 1998, si scrive che nell’aprile del ‘94 si era verificata all’interno dell’impianto Itrec la rottura di uno dei serbatoi (W140) del parco Waste 1 contenente rifiuti liquidi a bassa attività, “con conseguente sversamento di parte del contenuto sul fondo della cella dove era collocato il serbatoio stesso”. La causa? Il probabile degrado del serbatoio riferito dal consulente della Procura e da numerosi testimoni sentiti in quegli anni. Lo stesso organismo ispettivo dell’Enea, l’Anpa, informò il Ministero competente (MICA) per far fronte all’incidente, segnalando la condizione dei rifiuti liquidi, e una tendenza al peggioramento generale. “Come tutte le cose… se non si curano, se non si seguono, se non si garantisce che le condizioni iniziali vengano mantenute – scriveva – allora possono degradare”. Nell’inchiesta condotta da Nicola Maria Pace, all’udienza del giugno 1998, Mario Signorino, presidente Anpa sino al febbraio ‘98, dichiarò che la presenza per così lungo tempo di rifiuti allo stato liquido veniva considerata un fatto grave, che imponeva che si cominciasse a provvedere con grande rapidità.

“Consideravamo essenziale – disse – che si procedesse alla solidificazione di questi rifiuti”. Era infatti accaduto che il termine fissato alla data di agosto 1980 venisse prorogato all’agosto 1985 e successivamente all’agosto 1995. C’è infine un’altra intercettazione dell’ultimo procedimento penale sull’Itrec che mostra il tenore di ciò che si può dire e non dire intorno a tematiche di interesse pubblico che potrebbero avere un grave impatto su salute e ambiente. Un’intercettazione tra Ivo Velletrani di Sogin e Vincenzo Stigliano. Velletrani dice che parlerà con Citterio perché “se quelli di Enea non fanno i buoni loro di Sogin diranno tutto”. C’è dunque un rischio qualora i dati reali di concentrazione della miscela differiscano da quelli storici o qualora i volumi non corrispondano o avvengano alterazioni chimiche e fisiche all’interno del serbatoio? Il W120 è un serbatoio a geometria sicura visto che la prevenzione della criticità al suo interno dipende dal controllo della concentrazione della massa fissile e dalla presenza del Th come assorbitore naturale? Non è forse arrivato il tempo di dire tutto? Fine prima parte.


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Redazione Basilicata24

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