Era il 26 agosto 1795 e, nella fortezza di San Leo, scompariva Cagliostro. All’anagrafe Giuseppe Giovanni Battista Vincenzo Pietro Antonio Matteo Franco Balsamo, e meglio noto come Alessandro, conte di Cagliostro, nacque a Palermo nel 1743.
La sua vita, caratterizzata dalla vicinanza alle arti alchemiche ed esoteriche, si concluse nella prigione in Emilia Romagna, in cui spese gli ultimi anni dopo la condanna della Chiesa Cattolica per eresia.
La nascita a Palermo e i primi anni di vita
Cagliostro nacque in via della Perciata, nell’allora Regno di Sicilia, il 2 giugno 1743 dal venditore di stoffe Pietro Balsamo e da Felicita Bracconieri. Rimasto orfano di padre in tenera età , venne accolto nell’istituto di San Rocco, dove diede i primi segni di ribellione scappando diverse volte. In seguito, venne trasferito a Caltagirone, nel convento dei Fatebenefratelli, dove iniziò il suo interesse per le erbe medicinali.
Concluso il percorso nel catanese – non è chiaro se perché scappò anche da lì o perché ne fu semplicemente dimesso – tornò prima nella sua Palermo e poi raggiunse Messina. Qui conobbe Althotas, da lui definito il suo primo maestro, con cui viaggiò alla scoperta dell’Egitto, di Rodi e di Malta, come raccontato all’interno del suo Memoriale del 1786.
Le controversie legali di Cagliostro
I problemi legali di Cagliostro ebbero inizio nel 1786, quando venne arrestato per la prima volta a Roma, dopo aver preso parte a una rissa presso la Locanda del Sole. Venne rilasciato in pochi giorni grazie all’intervento del cardinale Orsini e, due anni dopo, sposò Lorenza Serafina Feliciani, figlia di un fonditore di bronzo.
Risalgono a quel periodo le prime notizie sulle false onorificenze che vantò nel tempo, da quella di Conte a quella di Colonnello del Re di Prussia. A questo si aggiunse l’attività di falsario, per cui fu denunciato poco dopo, e che lo costrinse alla fuga verso Bergamo in compagnia della consorte e di un complice. Nonostante l’allontanamento da Roma venne comunque arrestato e, anche questa volta, rilasciato in breve tempo.
Successivamente raggiunse prima la Francia, poi Antibes e infine Barcellona e Madrid nel 1769. Il suo obiettivo, in quegli anni, fu quello di avvicinare più persone facoltose possibili, anche grazie all’aiuto della moglie, impiegata nell’attività di cortigiana proprio per questa ragione. Anche qui venne arrestato per una truffa ai danni di un quacchero e, in seguito, rilasciato grazie all’intercessione di un ricco londinese, Edward Hales, ottenuta sempre grazie a Lorenza.
Dopo continue peripezie e trasferimenti in giro per il mondo, e dopo un breve periodo di lontananza dalla moglie – che nel frattempo si innamorò sinceramente dell’avvocato francese Duplessis, denunciando Cagliostro per incitamento e sfruttamento della prostituzione – poi costretta per una contro denuncia per adulterio e abbandono del tetto coniugale a ritornare dal marito, i due si stabilirono nuovamente a Londra.
Il legame con la massoneria e lo scandalo della Collana
I problemi con la legge della coppia continuarono finché, nel 1777, vennero entrambi iniziati nella loggia massonica L’Espérance. Gli spostamenti continuarono, passando per Strasburgo, Napoli e la Costa Azzurra fino all’istituzione, pochi anni dopo, di una sua loggia, il Rito Egizio, di cui si autonominò Gran Cofto.
Nel 1785 Cagliostro fu coinvolto nello scandalo della collana di Maria Antonietta, una truffa organizzata dai coniugi De la Motte ai danni del cardinale de Rohan. La contessa De la Motte, nel tentativo di alleggerire la propria posizione, accusò Cagliostro di aver ideato il raggiro. Arrestato insieme alla moglie Lorenza e rinchiuso alla Bastiglia, Cagliostro venne però assolto dal Parlamento di Parigi nel maggio 1786. Nonostante l’innocenza riconosciuta, Luigi XVI ne ordinò l’espulsione dalla Francia e la coppia si trasferì in Inghilterra.
Il declino e la condanna a vita
A Londra Cagliostro cercò di ricostruire la propria reputazione, ormai gravemente compromessa. Il Courier de l’Europe, vicino al governo francese, avviò una campagna contro di lui ricostruendone il passato e identificandolo con Giuseppe Balsamo, identità che Cagliostro continuò pubblicamente a negare. Nel 1787 si trasferì a Hammersmith e continuò a praticare e insegnare l’alchimia, ma il suo prestigio era ormai in declino: un esperimento di trasmutazione venne smascherato come fraudolento e anche alcuni ambienti massonici iniziarono ad accusarlo di utilizzare per sé il denaro delle logge.
Da quel momento iniziò una fase di progressivo isolamento. Trasferitosi in Svizzera, perse altri sostenitori e anche la sua attività di guaritore non ottenne più il successo di un tempo. Con Lorenza attraversò quindi diverse città italiane fino a raggiungere Trento, dove il principe-vescovo Pietro Vigilio Thun credette nel suo ravvedimento religioso e favorì il suo ritorno a Roma.

A Roma, tuttavia, Cagliostro cadde nella rete di due spie dello Stato Pontificio che gli chiesero di essere iniziati alla Massoneria. Accettando, violò apertamente il divieto pontificio contro le società massoniche: fu il passaggio che preparò il terreno al suo arresto e al processo dell’Inquisizione.
Prigionia e morte di Cagliostro
Condannato nel 1791 dal Sant’Uffizio per eresia e magia, Cagliostro rischiò inizialmente la pena capitale, poi commutata da Pio VI nel carcere perpetuo. Fu trasferito nella fortezza di San Leo, dove venne rinchiuso nella durissima cella detta Pozzetto, nella quale trascorse gli ultimi quattro anni della sua vita.
Durante la prigionia alternò preghiere e manifestazioni di pentimento a crisi mistiche e violente ribellioni, mostrando un crescente deterioramento psicologico. Il 23 agosto 1795 fu trovato semiparalizzato e morì il 26 agosto, probabilmente in seguito a un colpo apoplettico. La documentazione di San Leo conferma la morte per apoplessia.
Considerato un eretico impenitente, non ricevette una sepoltura religiosa: il corpo fu sepolto senza cassa né lapide nei pressi della fortezza. Anche la sua morte alimentò però numerose leggende, contribuendo a trasformare definitivamente Cagliostro da controverso avventuriero settecentesco a figura sospesa tra storia, mito e impostura.
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Giulia Fici
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